seppuku un blog bruttissimo
  • Scritto il 23 giugno 2010 in Low tech

    È una storia abbastanza vecchia quella di Apple che fa i rebranding di cose già note e le spaccia per supermegafigate; l’esempio più noto è Spaces, della cui innovativa originalità parlai a suo tempo – c’è da dire che le mie critiche distruttive dell’epoca ora si sono alquanto attenuate.

    iOS 4.0 è la nuova release del sistema operativo per iPhone, che grazie al terrorismo psicologico Apple – e ai vari fanboys ai quali probabilmente mi dovrei includere visto questo post – persino l’aggiornamento del sistema operativo di un cellulare è una cosa cool che deve far discutere.

    La cosa buffa è che tra tutte le grandi novità la migliore non viene da Apple, ma dall’iPhone dev team che ha rilasciato redsn0w a tempo di record per permettere agli sfigati come me di usarlo. Già che ci sono se a qualcuno serve, il jailbreak con redsn0w di un iPhone 3G ( non 3GS ) è semplicissimo:

    1. Installate il firmware nuovo da iTunes senza nessun problema.
    2. Se vi serve l’attivazione – tipo blocco del gestore – avrete il cellulare in “solo emergenze”, totalmente inutilizzabile, pazienza; se no dovrebbe funzionare senza problemi.
    3. Avviate redsn0w dandogli in pasto il firmware appena installato ( sta in ~/Library/iTunes/iPhone Software Updates/ ).
    4. ?
    5. PROFIT!

    È stato anche rilasciato ultrasn0w nuovo per cui anche per chi ha il gestore bloccato ( come me ) non ci sono problemi.

    Ma quindi dopo tutte queste menate su come si sblocca iOS 4 c’è anche qualcosa da dire di fico sul sistema in sé ? Sì e no: fra tutte le varie novità – anche utili – è difficile capire se ce ne sia qualcuna degna di nota.

    Il multitasking, che col jailbreak funziona anche sull’iPhone 3G, è utile, però se uno vuol fare il nerd e fare in modo che il telefono non sia costantemente sovraccarico, cosa che porta a conseguenze spiacevoli come l’attesa di 5″ per leggere gli SMS, e cose simili, dopo aver gingillato per un po’ bisogna chiudere i vari programmi. Questa era già una seccatura negli smartphones Nokia primordiali ( e.g. 6600 ), ed è più un bug che una caratteristica. In effetti sarebbe una cosa intelligente stabilire quali applicazioni uno vuole tenersi in background ( telefono, Skype, iPod ) e quali possono essere avviate ogni volta ( impostazioni, Mail ), ovvero “quando premo il tastino si devono chiudere”.

    Certo, senza un analogo ufficiale prima uno non aveva manco una minima idea di quali applicazioni effettivamente rimanevano aperte e quali no, per cui a sto multitasking gli darei una stellina, anche se di sicuro non vince il premio originalità.

    Le cartelle, gli sfondi e gli aggiornamenti a Mail ( e molto altro ) sono le classiche robe da fighetti che non ci fanno un cazzo in una major release perché non sono una pensata da Alan Turing, sono le classiche cose che si potevano implementare da tempo ma non s’era mai fatto, perché queste cose si dilazionano a scopo di marketing; probabilmente fra un po’ uscirà l’iPhone 5 con la batteria rimovibile – cosa presente in tutti i cellulari da 10 euri – e sarà anche quello un grande evento per i fanboys; prometto che in tal caso non scriverò un post ad hoc !

    Alcune caratteristiche tendenzialmente utili sono i miglioramenti alla fotocamera, anche se quella del 3G fa piuttosto cagare, per cui lo zoom è inutile, e il “coso per i video” è inutilizzabile; inoltre il Bluetooth da “inutile meno uno” passa a “inutile meno due”, con la possibilità di usare una tastiera esterna. Che cazzo se ne fa uno di usare una tastiera con l’iPhone ? Se hai le dita grosse e non riesci a scrivere comprati un cellulare più grande !

    Altre cose invece non sono né intelligenti e né utili ( wow, non vedevo l’ora di regalare delle applicazioni ad altri ), mentre è imbarazzante che cose che invece lo sono, anche se è più un “era ora” che un “è belliffimo”, non sono minimamente citate, come la possibilità di mandare documenti alle applicazioni che lo supportano tramite iTunes, senza doversi fare il culo con SSH o cose peggiori.

    Che dire, per fare il democristiano della situazione, a suo tempo dissi cose abbastanza razionali sul perché la maggior parte delle persone che dicono “l’iPhone fa cagare” parli per partito preso; stavolta però mi sembra che l’aggiornamento tanto pubblicizzato – persino Repubblica ne parla – sia più che altro un “adeguarsi agli standard”.

    Meno male che è gratis !

    Tags: ,
  • Scritto il 18 settembre 2009 in Low tech

    Pensavo meno, in realtà è passato un anno e mezzo da questo post, che a questo punto merita qualche aggiornamento.

    Foglie

    Quando ho sentito che con la 10.6 non ci sarebbe stato nessun cambiamento ho subito pensato “era ora”. Anche quando ho sentito il prezzo; tuttavia, per colpa degli imperdonabili ritardi dell’Apple Store di Pavia mi sono dovuto arrangiare in altro modo.

    Non aggiungere nulla di vistoso in genere porta a fare grandi passi avanti, anche perché spesso a rendere tutto “migliore” è un’aggiunta inaspettata ( o meno ) nel backend; un esempio fu il complesso HAL/D-Bus su Linux qualche anno fa, che avrebbe dato un bel colpo di grazia all’usabilità di Windows, se solo i distributori di hardware si fossero degnati di distribuire driver ( o quantomeno specifiche ) in tempo.

    Snow Leopard non porta rivoluzioni di nessun tipo, almeno in apparenza, però ci sono svariate cose interessanti.

    Installazione, etc.

    Purtroppo quasi tutto dica sull’installazione è distorto dal fatto che l’ho eseguita ( sputando sangue ) via USB.

    Una cosa inedita è la possibilità di installare senza riavviare. Ovviamente è una balla, perché nel giro di 5 secondi il computer si riavvia comunque; in realtà non me ne ero nemmeno accorto, infatti quando ho visto il monitor spegnersi ho dato sfogo ad una colorita gamma di bestemmie.

    In ogni caso è possibile installare sopra Leopard senza formattare, e contrariamente a quanto si può leggere on the net, non è una cattiva idea e non funziona male. Non si perdono dati, non si perdono programmi, etc.

    Cosa c’è di nuovo ?

    Ci sono due cose che si notano:

    • Occupa meno
    • È più veloce

    Il tutto è imputabile principalmente al fatto che il supporto ai PowerPC è stato buttato nel cesso, col benestare di tutti i possessori di suddette macchine. Con tutto quello che ne consegue; ad esempio eliminato la distribuzione dell’intero OS con binari Universal a prova di idiota; dopotutto sarebbe stato sufficiente semplicemente distribuire due versioni, ma a questi qui piace unificare le cose.

    Se no poi di che ci si vanta quando il sistema occupa la metà ?

    Per il discorso “velocità” mi piacerebbe avere più voce in capitolo perché gran parte dei cambiamenti riguardano il layer di base a 64 bit, e avendo un Core Duo sono brutalmente estromesso dal club.

    Niente di nuovo sull’interfaccia, se non qualche inezia e una tamarrissima ombra blu nelle finestre di Exposé.

    Ad essere sincero non sono mai riuscito a trovare un uso utile per Quick Look; per vedere testi e immagini le applicazioni rispettive sono sufficientemente veloci. Ora si possono zoomare le icone direttamente dal Finder, come su GNOME, e l’anteprima viene via via riscalata; si può ingrandire un PDF fino a poterlo leggere e sfogliare le pagine “dall’icona”. Carino, ma totalmente inutile per chi ha cartelle con più di 4-5 files.

    Davvero non c’è niente di nuovo ?

    Nella recensione di Leopard sono stato relativamente categorico su QuickTime e da allora non ho mai cambiato opinione. La nuova versione – che nulla ha a che vedere con la vecchia, nemmeno nel codice – è tutt’altra cosa. Per cominciare, funziona.

    Apple ha la mania di eliminare il più possibile le preferenze, per cui c’è un po’ da lavorare, anche perché per ora la nuova versione ha addirittura meno features della vecchia, ma per lo meno è completamente gratis; è abbastanza evidente come si siano sentiti stringere il culo dall’onnipresenza di VLC e MPlayer, per cui prima o poi un lettore decente bisognava tirarlo fuori.

    Ciononostante QuickTime X permette di fare screencast del desktop, che è una di quelle cose che “quando serve non c’è mai”, per cui yeah.

    Nello spirito dei ritocchi “qua e là” l’aggeggio di configurazione delle reti continua a ricevere qualche aggiustata, soprattutto nel settore WiFI, in cui sia l’autenticazione che l’eventuale segnalazione di timeout sono diventate più rapide.

    Finder è stato totalmente riscritto in Cocoa imitando nel modo più fedele possibile la versione precedente, difatti è pressoché impossibile accorgersi della differenza, se non per il fatto che ( come tutto il resto ) è stato farcito di animazioni.

    Cose più serie

    Una cosa che non avevo notato di Leopard ( che mi ha precettato l’uso di iTerm ) è che il Terminale di OSX ha le tabs ed è più configurabile del previsto, quindi vale la pena fare un mea culpa e notarlo ora.

    D’altra parte, veniamo davvero alle cose più serie. Le versioni di default di gcc e Python sono rispettivamente 4.2 e 2.6. Mi sarei aspettato gcc 4.4, ma è evidente che Apple va verso un’altra direzione. Nella fattispecie, quella direzione era già annunciata dai tempi di Leopard e si chiama LLVM, solo che all’epoca non capivo un cazzo e la cosa mi era di scarsa utilità.

    Fondamentalmente, LLVM è un piccolo progetto Open Source che consiste in una VM che “simula” cose a basso livello; più che un intero computer, una CPU, ad esempio, per cui l’idea è che il compilatore non deve più compilare da sé in linguaggio macchina “al meglio”, ma è sufficiente che deleghi la cosa a LLVM. Apple spinge la cosa più in là con clang, che è un compilatore C interamente costruito su LLVM, compatibile con gcc.

    A prima vista sembra che una cosa del genere vada pesantemente a scapito della performance. In realtà facendo un paio di prove coi miei soliti programmini si nota che la versione compilata con llvm-gcc è leggermente più veloce. Per dirne una, anche Adium compila più velocemente.

    Per cui, con Leopard è iniziato tutto ciò, ora senza essercene accorti è diventato praticamente “la via migliore”.

    XCode 3.2 non è un gran passo avanti rispetto alla versione precedente, ma “col nuovo motore” si vedono cambiamenti anche all’esterno, come, finalmente, dei messaggi d’errore utili da parte del compilatore.

    In realtà i cambiamenti a livello di backend sono proprio tanti, però solo qualcuno è degno di nota, per un elenco esaustivo c’è l’ottima recensione di Ars Technica.

    Conclusioni

    Snow Leopard è la versione migliorata di Leopard, e ormai tutte le “novità” funzionano a dovere: Spaces funziona, Stacks è diventato quasi utile, etc.; il punto è che l’unico motivo per cui un comune mortale cui non può fottere di meno del fatto che tutto ormai è a 64bit e si regge su una VM a basso livello dovrebbe comprare la nuova versione è il prezzo, unito alla consapevolezza che “fra un po’ Leopard non sarà più supportato”.

    Questo è anche confermato dal fatto che Snow Leopard è installabile senza problemi sopra Leopard, in modo che non ci siano scuse per rimanere indietro.

    Come detto varie volte, da fuori sembra praticamente una release minore, per cui non ha senso dire “ehi, aggiornate, vale proprio la pena”; poco ma sicuro entro qualche mese diventerà un obbligo, per ovvi motivi.

    Tags: ,
  • Scritto il 23 giugno 2009 in Low tech, Scienza

    Mentre in Iran ci sono seri problemi a uscire di casa e in Italia il pedopresidente ha difficoltà con la comunione, altrove ci sono un paio di news interessanti.

    La prima arriva da Nature, ed è una tesi che sulle prime mi sembrava un po’ far-fetched; l’articolo originale è comparso tre giorni fa sul Washington Post, e riguarda una ricerca su come una sorta di analisi statistica analoga a quella che si compie sui messaggi cifrati, svolta su “una serie di numeri apparentemente casuali”, può evidenziare dei pattern che contraddistinguono numeri truccati.

    Brogli ?

    "Preoccupati per la libertà di stampa in Iran" ... ?

    Il caso in questione è la recente tornata elettorale in Iran, in cui nelle cifre meno significative ( le ultime due, su cinque o sei ) ci sono svariate ripetizioni, mentre in teoria le varie cifre dovrebbero essere equiprobabili: per intenderci, se un candidato si aggira “sui 1250 voti” la probabilità che ne prenda 1253, 1247, 1249 o 1261 è pressoché la stessa. È chiaro che se a truccare i dati non è un generatore sufficientemente efficiente di numeri casuali, ma una persona o anche un gruppo di persone, analisi di questo tipo possono fornire risultati interessanti.

    Una ricerca a riguardo, con un po’ di grafici, è questa qui; è leggermente diversa dall’articolo del Washington Post, perché invece che analizzare le ultime cifre significative analizza le prime, mostrando delle interpolazioni sulla curva della legge di Benford, che dice che “in molte analisi di dati” le occorrenze delle prime cifre significative non sono equiprobabili. Per intenderci, la prima cifra significativa è un terzo delle volte “1″, oppure, meno frequentemente, “2″, e così via.

    La conclusione è uno scostamento “quasi certo” ( significatività < 0.007 ) dall’ipotesi di dati non truccati. Ovviamente tutto ciò non fa capire a sufficienza quanto effettivamente l’esito sia stato manipolato, e se il governo iraniano – come ha in parte ammesso – abbia truccato i dati in modo determinante, anche se a parte le solite dichiarazioni tragicomiche dei vari capi di Stato che era da un po’ che non ventilavano il palato, quello che si sta vedendo in questi giorni per le strade di Teheran non è di certo un segnale felice.

    La seconda novità riguarda l’eolico, e “cosa fare per rivedere in modo cosciente il piano energetico di una nazione”, che per l’articolo sono gli USA, ma si può fare un discorso analogo per la Francia, la Gran Bretagna, la Germania e la Scandinavia.

    È vero che l’energia eolica è indubbiamente la più scomoda fra le rinnovabili. Non sempre presente, le pale non sempre funzionano a dovere, sono pesanti e occupano un sacco di spazio. È anche vero che non è da tutti i giorni fare una pianificazione decente che evidenzi “dove conviene piazzare i generatori” e “quanti ce ne vorrebbero – in modo ottimale – per dare un risultato soddisfacente”.

    Il risultato è una sovrastima oltre il verosimile; “ricoprendo il ricopribile si produce venti volte l’energia che si consuma”, dove “il ricopribile” è praticamente tutto tranne le aree densamente popolate, quelle ghiacciate, e quelle eccessivamente irregolari. Tornando nel mondo reale non è niente di nuovo scoprire che un investimento significativo sull’eolico può portare vantaggi, ma nessuno sembra averci pensato abbastanza fino ad ora.

    AND NOW FOR SOMETHING COMPLETELY DIFFERENT

    Hai comprato dall’estero un iPhone 3G ( magari bloccato ) e lo vuoi aggiornare al firmware 3.0 ? Nessun problema !

    • Scarica PwnageTool dal sito della iPhone Dev Team
    • Prepara l’opportuno firmware crackato in modalità “esperto”, per assicurarti che siano attivati “attiva il telefono” e “aggiorna la baseband” ( e magari liberati del logo con l’ananas che fa schifo )
    • Quando ti chiede se hai già PWNATO l’iPhone digli di no; segui le istruzioncine
    • Fai un backup da iTunes in modo da salvare contatti, sms, etc.
    • Aggiorna, ma assicurati di avere una wifi a tiro
    • Scarica ultrasn0w tramite Cydia
    • Riavvia !1

    A me dava continuamente il diabolico errore 1600 mentre cercavo di aggiornare il firmwaree ( quinto passo ); per liberarvene installate il firmware 3.0 ufficiale ( non funzionerà, ovviamente ) e poi prova a ricreare quello crackato.

    _______________

    1. l’iPhone, non il computer, cazzone !
    Tags: , , , ,
  • Scritto il 8 marzo 2009 in Low tech

    Sull’iPhone un sacco di gente dice la sua, perché fondamentalmente è un prodotto Apple, e come ogni prodotto Apple divide le persone in due.

    I primi sono i “bambini ritardati”, che sono un po’ le cash cows di Apple, la quale li munge costantemente perché sa perfettamente che qualsiasi prodotto gli va bene e loro si fanno mungere senza batter ciglio. È un po’ come il racket della prostituzione, ce n’è sempre per tutti.

    I secondi sono i “bambini piagnucolosi”, che sono i peggiori nemici dei bambini ritardati, e sono i maggiori benefattori del settore marketing di Apple, sfruttando inconsapevolmente il metodo super elastic bubble plastic: “continuate a martellare con le vostre opinioni, quando la gente smetterà di starvi dietro si creerà un effetto valanga irreversibile, e qualsiasi cazzata – vera o falsa – diciate cadrà a mio favore”.

    smoking_crack-smjpg1

    Se riuscite a risparmiare sul costo del telefono ecco cosa potete fare con quello che non avete ancora speso !

    Siccome da pochi giorni sono entrato anche io nel club dei possessori sfigati posso raccontare un po’ di cose a riguardo.

    Come averne uno ?

    È chiaro che chi reputa 500 euro un prezzo disonesto per un telefono / palmare non ha tutti i torti. È anche vero però che è più che possibile trovarne uno spendendo significativamente meno; il piccolo problema è che siccome è un oggetto molto richiesto e l’offerta è relativamente ridotta a causa della pratica oscura del “ti blocco il telefono con un gestore a mia scelta e tu ti fotti”. Questa cosa fa incazzare un sacco di gente, ma ha un primo effetto collaterale impressionante: una levitazione pazzesca dei prezzi su eBay, a causa dell’ingente quantitativo di persone che, non potendone comprare uno sbloccato o meno nel loro paese, devono arrendersi a eBay; per cui si trovano vendite di iPhone a più di sei centoni, per chi è pronto a sborsarli.

    Non è il mio caso, ovviamente, perché non sono un idiota, anche se a causa dei pezzi di merda della dogana il mio “significativamente meno” è rimasto sempre “significativamente meno” ma un po’ meno significativamente.

    Per cui, per chi si chiede come si fa ad avere un iPhone 3G a basso costo: ARRANGIATI.

    Ma è bloccato ?

    Ovviamente, anche se sinceramente mi aspettavo che la procedura di sbloccaggio fosse molto più semplice, e non solo, per cui darò un paio di informazioni utili.

    1. Gli iPhone “bloccati” non sono solo “bloccati” nel senso che non li puoi usare con un gestore telefonico diverso, ma sono “bloccati” nel senso che hanno veramente funzionalità limitata, per cui, per chiunque abbia a cuore poter utilizzare l’iPhone come utilizzerebbe un palmare, consiglio vivamente di non tenerlo bloccato per più del tempo necessario a sbloccarlo, perché ogni minuto in più è una perdita di tempo ( e di soldi, se avete pagato uno smartphone più di 400 euri ( i.e.: VI HANNO FOTTUTO ) ).
    2. Lo sbloccaggio consiste in due passaggi poco chiari. Il primo è, ovviamente, l’installazione di una versione “generosa” del sistema operativo, tramite un programmino che si chiama PwnageTool, che modifica il firmware originale ( il 2.2.0, perché il 2.2.1 fa brutti scherzi, almeno a questa data ). Il secondo passaggio è l’installazione di un altro programmino che si chiama yellowsn0w, che si deve installare direttamente dall’iPhone; id est, andate da un amico che ha una wifi funzionante e su internet qualcuno vi spiega un paio di righe da aggiungere da qualche parte per installare quel programma. yellowsn0w è semplicemente un demone che, lanciato al boot, sputtana il blocco del gestore e vi fa mettere la SIM che volete.
    3. Qui arrivano un paio di dolori. Se avete installato il firmware 2.2.1 da iTunes siete fottuti, almeno all’8 marzo 2009: usate il 2.2 !; inoltre, la SIM non deve essere vecchia quanto la mia ( era una TIM da 32kb di 8 anni fa circa, lo leggete comodamente dietro la scheda ), perché altrimenti, come molti telefoni di nuova generazione – pare – non ve la leggerà, e quindi dovrete buttare “investire” altri 10€ in una scheda aggiornata.

    Una volta riusciti nell’impresa avete un telefono che potete usare un po’ come vi pare.

    Veniamo quindi alle cose un po’ più serie.

    Cose un po’ più serie

    L’iPhone è un ARM, per cui è un’architettura non ignota e di default monta lo stesso Darwin di Mac OS X ( una versione un po’ più vecchia a dire il vero ), con un po’ di cosucce interessanti.

    È un unix, quindi supporta tutto il subsystem unix e più o meno tutte le cose compilabili su Darwin, per cui la prima cosa da fare per un nerd che vuole smanettare su un iPhone è andare a vedere come funziona l’installazione di pacchetti che non venga dallo schifoso iTunes app store; in effetti una delle due applicazioni che installa PwnageTool si chiama Cydia, che non è altro che un front-end ad apt !

    Sì, lo stesso apt di Debian; è abbastanza divertente vedere dei .deb installati su un coso che è comunque Apple.

    A questo punto installare cose come OpenSSH e un terminale non desta più tante sorprese. La rottura di palle è che la tastiera dell’iPhone non funziona splendidamente sul terminale e quindi si è un po’ lenti a fare tutto, ma ovviamente usando ssh da un portatile le cose cambiano abbastanza.

    Non ho ancora provato l’SDK, però in virtù dell’unixosità dell’iPhone è verosimile che si possa fare praticamente tutto quello che si può ( e vuole ) fare con un qualsiasi computer, senza però perdere la totale integrazione con l’ambiente user-friendly di OSX.

    Questo ovviamente vuol dire un sacco di cose. Potenzialmente può essere usato per scrivere documenti – in qualsiasi formato – leggere, programmare, etc.; è chiaro che nessuno è così matto da programmare direttamente su un iPhone, però in termini di applicazioni è altamente personalizzabile, e su questo c’è poco da dire.

    Quando implementeranno il copia/incolla, magari, ci sarà ancora meno da dire.

    Vale la pena ?

    Dipende. Se non hai capito un cazzo delle riflessioni fatte fino ad ora ( o semplicemente non ti interessa ) allora si tratta di sicuro di un cattivo affare.

    Probabilmente è anche un cattivo affare se i tuoi risparmi sono 500€ e li usi interamente in un iPhone, però è anche vero che le cazzate che si leggono su internet come “non può fare video” e “non puoi usare IM1” sono pura mitologia.

    _______________

    1. MSN, AIM, e compagnia bella
    Tags: , , ,
  • Scritto il 6 dicembre 2007 in Ffruustration, Low tech

    Qualcosa di cui parlare c’è sempre, e mi piacerebbe fare una rettifica ad un mio post precedente riguardo al “dialogo fra scienze”, ma non interesserà tanto quindi non la faccio perché faticherei più di quanto non abbia già fatto fino a questa parola.

    Leopard

    Ho avuto modo di procurarmi la nuova versione di Mac OS X, nota un po’ a tutti come Leopard.

    Devo dire che morivo dalla curiosità, perché a sentire di tutti gli schizzi di sperma fra gli Apple aficionados ( cosa che non mi sembrava affatto una novità ) e le dichiarazioni di Steve Blowjobs su “the most advanced Operating System ever made” un po’ l’ardore di pensare “ma sarà davvero così figo ?” viene.

    Detto fatto, un po’ in ritardo.

    Che dire ? Beh, un pochino di cose.

    Installazione e prime impressioni

    Non mi è piaciuto affatto il fatto che mi abbia costretto a formattare, e anche non formattando non ci sarebbe stato verso di fare un aggiornamento come si deve, poiché la strategia è un po’ quella precolombiana di fare “il backup del vecchio sistema in un’altra cartella”. Ma fortunatamente questo l’ho scoperto dopo aver fatto un backup di tutta la roba nella mia home elemosinando memoria in giro per la casa, quindi dal “forse posso fare un aggiornamento tranquillo” s’è passati a “mavaffanculo”.

    Riavviando ci si trova davanti al solito terzo grado, fin qui niente di male.

    Prima nota dolente: quando arriva la schermata della connessione ad Internet, noto l’ennesimo taglio al codice del sistema: scompaiono i dettagli del “come devo mettere la password di una wireless”. Per cui da abituato al codice esadecimale buttato lì devo ripiegare alla sola “password WEP” che è 0xAABBCCDD ( con lo “0x” all’inizio ) che probabilmente per me e per chi dirà “ma che cazzata” è una cazzata, ma magari non lo è per tutti, e questo fa girare le palle perché non gli costava niente lasciare la selezione.

    Ciononostante, bravi bravi, la wireless funziona molto meglio, e sembra avere molti meno problemi di Tiger, e anche la batteria sembra durare un pelino di più.

    Interfaccia

    Le migliorie all’interfaccia non sono tante, fortunatamente. Quando si stravolge una GUI raramente si ottengono risultati decenti, anche se spesso è l’unico modo per far venire su qualcosa di decente, è molto meglio procedere per piccoli passi, ed è questo quello che l’ha messo nel culo a Windows Vista e che invece ha favorito molto GNOME che, per citare un caso clinico, in tre versioni che apparentemente avevano “non tanti cambiamenti” ha ribaltato dal giorno alla notte il desktop di Tomas. Il mio non tanto perché generalmente curo la grafica, ma quando “non te ne può fregar di meno” vedere che un desktop è “stiloso by default” è un segno che qualcosa sta andando bene.

    E Leopard non fa eccezione. La trasparenza della barra, contrariamente ai piccoli sfigati che rimpiangono la tinta piatta ( e che poi cambieranno idea e si inginocchieranno sui ceci ), è una cosa gradevole e leggibile. Inoltre, per fare il verso alle ormai ubique tecnologie di compositing presenti sui sistemi open, è un po’ tutto farcito di trasparenze hardware e quelle cose sbrilluccicose che piacciono tanto ai bambini. Inoltre, pochi cazzi, la nuova dock è veramente carina.

    Finder è stato totalmente rivisto, ma, onestamente, tutte queste “gran figate” non ce le vedo, ma parlerò di alcune cose a breve. Le icone di default sono infinitamente meglio di quelle di Tiger e di Panther ( per le cartelle, ovviamente, le altre non sono cambiate poi tanto ), mentre la menosità a delta di Dirac centrata delle super-icone 512×512 non ha riscosso tanto successo, perché, insomma, chi se ne frega, tuttavia tutto ciò ha uno scopo, che è appunto il prossimo paragrafo.

    QuickLook

    “Opening files is so 1990′s”, dicono. Peccato che QuickLook, oltre ad essere una cosa relativamente merdosa che apre i file “plain text” senza antialiasing ( ci sta anche “non-antialiased text is so 30′s” a questo punto ), visualizza l’anteprima solo di un paio di tipi di documenti, fra i quali ovviamente ci sono i PDF ( e di sicuro anche quelli di iWork ), ma non certo, ad esempio, i Déjà-Vu che sono uno standard “di chi legge testi scientifici online”. Ovviamente la cosa interessa poco “alla media”, ma fa incazzare il fatto che evidentemente fare un plugin sia un palo nel culo. Tale plugin non era disponibile per “anteprima” su Tiger ( il visualizzatore di default ) e non posso minimamente sperare che sia disponibile ora.

    Per chi sta pensando “chi se ne frega dei Déjà-Vu” c’è un “ma”. Coverflow mi mostra le anteprime dei video, le immagini, i documenti, e le icone giganti delle applicazioni ( wow, utile ), che sono cose apprezzabili. Tuttavia mi sembra una specie di manata in faccia il fatto che se apro un video qualsiasi con quicktime che non sia un mp4 mi chieda qualche codec astruso che su una qualsiasi distribuzione Linux moderna o è in dotazione o è di sicuro molto più semplice da scaricare.

    Stendiamo un velo pietoso su QuickTime ovviamente, che nemmeno la versione a pagamento ( ridicolo che la versione in dotazione sia shareware, così era su Tiger, così è su Leopard ) abbia il supporto per le playlist ma possa fare cut-n-paste di video. E stendiamo un velo pietoso sulla totale assenza di codec.

    Ma il velo più pietoso va steso su QuickLook che non apre gli XviD dopo aver installato il codec, cosa che sicuramente avrà una soluzione, ma un pacchetto da 129€ non deve avere questi problemi. Analogamente non apre vari file, ma non ci ho perso tanto tempo. Altra nota dolente: le icone dei file di QuickTime ( oltre che di altro ) sono tremendamente sgranate. E il messaggio è “quando dovete pubblicare una nuova feature, assicuratevi che sia integrata”. Di solito lo coglievano, ma questa volta se ne sono quasi dimenticati.

    Spaces

    Spaces è un po’ il motivo per cui volevo passare a Leopard. Usavo una schifezza poco integrata che si chiamava VirtueDesktops, quindi volevo qualcosa di figoso e nativo.

    My two cents: Spaces fa cagare.

    È forse la delusione più forte di Leopard. Non ha nessun tipo di personalizzazione salvo l’angolo di attivazione e la possibilità di scegliare quale modificatore ( melina, alt, ctrl ) premere in contemporanea alle frecce per cambiare desktop, combo che io ho sempre ripudiato perché ti vincola su due mani, e in questo non ci sono né “se” né “ma”, se non il fatto che usare la melina può agevolare in quanto si ripiega sulla sola mano destra, ma non va affatto bene visto che si sa che qualsiasi destrorso ha la sinistra molto più sviluppata della destra, su una tastiera di computer, e anche se non fosse così rimane comunque che Spaces fa schifo.

    Che cazzo me ne faccio di riordinare i miei desktop e di scegliere quali applicazioni avviare in quali desktop ( unica cosa decente, devilspie su Linux è tremendamente inutilizzabile ), se non posso scegliere né i tasti da usare, né cambiare desktop col mouse in modo rapido, poiché non c’è un applet per la barra menu decente ?

    Applicazioni varie

    Mail ha avuto numerosi miglioramenti, ma non ho idea di quali siano perché il 75% delle cose pubblicizzate è inutile, il 23% è ridicolo, e il restante 2% probabilmente riguarda alcuni “facelift” dell’interfaccia in sé.

    Di buono c’è che l’importazione delle caselle di posta è stata quasi indolore, salvo l’aver dovuto spostare a mano praticamente tutti i messaggi.

    Mail tutto sommato mi piace, funziona bene, è leggero e avvia in un paio di secondi, cosa che non fa nessun altro client, probabilmente. Inoltre ha eliminato le solite cartelle che tutti si chiedevano a che cazzo servissero, nel 2007, ossia “bozze” e “posta in uscita”, e questa è una delle piccole cose che indica una specie di progresso. 

    “Anteprima” ( non so come altro chiamarlo ) penso sia stato totalmente riscritto. Permette di fare modifiche basilari delle immagini, anche se ha delle impostazioni di default un po’ ridicole. È più che utilizzabile, è molto meglio della versione precedente, thumbs up. Peccato manchi sempre il supporto per i .djvu, ma questo non è un regresso, quanto, uno stallo.

    “Stacks” è una specie di idea che soffre del “failure by design” ben noto in casa Microsoft. Non ha nessuna utilità per cartelle numerose, né per quelle non numerose. È tremendamente scomodo, anche se ha un’animazione di attivazione relativamente tamarra.

    PhotoBooth ha un po’ di novità, ma insomma, chi cazzo se ne frega, è un programma per farsi le foto con la webcam.

    È imbarazzante poi vedere che non c’è un editor di testo decente. Non mi aspetto emacs, ma TextEdit ha bisogno di qualche sano miglioramento. Cosa c’è di positivo ? Legge .doc e .rtf, e questa è una cosa piuttosto comoda.

    Conclusioni

    Cosa manca ? Un sacco di roba. Manca un client IM multiprotocollo decente: non è una novità che Adium sia così usato, e il fatto che Apple stia sfondando in Europa non li ha spinti manco un po’ ad aprirsi a reti come MSN molto più usate di AIM, in modo da rendere iChat qualcosa di usabile anziché qualcosa di ridicolo, come invece è ora. Non è una novità infatti che Adium e Skype da soli siano presenti in quasi tutti i mac di tutte le persone che conosco.

    Manca un supporto nativo per codec e formati non necessariamente esotici, cosa che non mi aspetto da un pacchetto di software libero, ma esigo da qualcosa di proprietario e studiato nei minimi dettagli come è Mac OS. Inoltre mi farebbe piacere il supporto per un filesystem come ext2 che è “un po’ ovunque” ormai, dal successo che sta avendo Linux in qualsiasi ambiente.

    Tuttavia: il backend di tutto, a livello kernel e non solo, ha ricevuto miglioramenti imbarazzanti. Non solo la wireless, ma il bilancio energetico e le ottimizzazioni fra avvio ed esecuzione programmi mi hanno sorpreso, e non poco.

    Non posso dare stelline, farebbe un po’ ridere, ma nonostante abbia detto peste e corna di quasi tutte le novità ( non mi sono espresso su Time Machine che suona abbastanza figo ma non l’ho potuto usare ) sono abbastanza soddisfatto di quest’aggiornamento, è “nuovo nuovo” e ha un sacco di cose che lo fanno notare, come la fluidità nelle animazioni e nel compositing, che è qualcosa che su Linux s’è ben lungi dall’ottenere.

    Però mi spiace tanto, perché per quasi 150€, non ci siamo. Non ci siamo affatto

    Tags: ,