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Scritto il 29 ottobre 2009 in Scienza
A parte “a Marrazzo piace il” e le spassose primarie del PD non è successo niente di interessante negli ultimi giorni; non che questi due avvenimenti lo siano, ma di sicuro sono divertenti, per cui è tanto di guadagnato.

Che cazzo c'entra?
Per i veri sfigati, una notizia decente è questa qui. Per gli altri, dovete accontentarvi del disegno. Purtroppo l’astrofisica mi annoia, per cui la cosa sembrerà molto meno interessante, anche se è incredibile come la rivelazione di un solo fotone può far titolare un articolo “teorie di quantum gravity spazzate via da un’esplosione di raggi gamma”. Lungi da me ovviamente poter dare un giudizio tecnico autorevole.
In poche parole, quello che succede è che l’unificazione delle teorie delle interazioni fondamentali è un’orgia di modelli che si basano sul fatto che “quello che succede fra due cose grandi come pietre non succede fra due cose molto più piccole”, per cui le simmetrie del mondo reale (e anche a livello di particelle) potrebbero non manifestarsi (“rompersi”) se si aumenta molto lo zoom, per colpa di effetti di vario tipo. Nella fattispecie la cosa riguarda la scala di Planck (la lunghezza di Planck è circa 10-33 cm).
Quale sarà il modello vero ? Boh.
Una fonte di raggi gamma ci ha regalato un fotone molto energetico, per essere un fotone, che dopo il suo lungo viaggio, a quanto pare, da un punto di vista relativistico si è comportato meglio di quanto chi si occupa di quantum gravity potesse sperare, tanto che la conclusione (sempre che appunto il ragionamento sia corretto) è che se questi effetti ci sono allora non si fanno vivi se non a distanze confrontabili con la lunghezza di Planck, che è pressappoco “un milione di milardi di miliardi” di volte più piccola della più piccola lunghezza “facilmente” misurabile.
Questo servirebbe in teoria a buttare nel cesso i vari modelli di quantum gravity che prevedono una rottura dell’invarianza di Lorentz (leggasi “cose buffe che storpiano le nozioni di spazio e tempo usuali”) in scale umane, e sarebbe una gran cosa, visto che son proprio tanti; il lato antipatico è anche l’approccio da ultras (o da massoneria) dei sostenitori di tutti i vari modelli.
In effetti ci si accorge che in ambito scientifico le cose non vanno quando diminuiscono le persone che fanno stime e conti e aumentano quelle che dicono “io credo che”.
L’avevo detto che non era successo niente di interessante, e soprattutto, che erano 22 giorni che non aggiornavo il blog.
Tags: la fisica è brutta, noia, spaghetti physics -
Nonostante non pulluli sempre di grandi notizie come questa qui, recentemente il Corrierino ha pubblicato un articolo simpatico, alla solita maniera:
- Si cerca una notizia scientifica interessante a caso: non è prioritario che sia d’attualità
- La si recensisce avendo cura di mostrare in modo dolcemente ingenuo1 dimostrando di dover venire incontro alle capacità mentali di quella grande fetta di redazione che non capirà mai un cazzo dell’argomento
- Infine, cosa fondamentale, non si pubblica nel modo più assoluto nessun link di riferimento
Finché si fa del becero opinionismo sulla strage di Erba la cosa è più che accettabile, però non è questa la situazione.

Dopo una lunga e inutile premessa l’articolo in questione, su un sito un pochino più decente, è questo qui; il titolo è Spooky memory at a distance with quantum teleportation, e si riferisce a questa pubblicazione.
C’è un motivo particolare per cui questa notizia non è così tanto interessante come potrebbe sembrare a prima vista, ma prima occorrono un paio di paragrafetti di premessa.
Il teletrasporto quantistico è una procedura strettamente legata al concetto di “stati entangled”, che sono una delle conseguenze controintuitive più “elementari” della meccanica quantistica. Gli stati entangled sono più o meno i colori di due palline colorate, una rossa e una verde, che un maniaco porta sempre appresso. So con certezza che tale maniaco ha sempre addosso due palline colorate, ma gioca sempre con una sola, l’altra la tiene nascosta: quando lo incrociai per strada una volta giocherellava con la verde, per cui sapevo perfettamente che in tasca aveva la rossa. Dunque l’informazione su uno stato ( il colore della pallina “scoperta” ) mi regalava necessariamente informazione sull’altro.
Quest’esempio semplificato crolla miseramente se si pensa che in realtà gli stati quantistici sono più infami del previsto; ad esempio, se il maniaco mi regala la sua pallina verde io continuo ad avere informazione sul colore di quella che invece ha tenuto, ma se decido di colorare la mia pallina di rosso non è assolutamente detto che anche la sua pallina rimanga rossa.
Perché ? Perché sì. Colorando la mia pallina di rosso non ho fatto altro che trasferire informazione a distanza dalla sua alla mia, in modo da averne una copia perfetta.
Il problema, appunto, è che il teletrasporto quantistico non è altro che un trasporto distruttivo di informazione, fra un oggetto e un altro; non vengono trasportati gli oggetti, ma gli stati, per cui sorgente e copia devono preesistere in partenza ed essere “simili” ( accontentatevi di “simili” per ora ), per cui tralasciando le ovvie difficoltà di calcolo per il teletrasporto di un organismo vivente – occorrerebbe trasportare una manciata ( miliardi di miliardi di miliardi ) di informazioni da una parte all’altra, e la cosa non è al momento pensabile in un periodo verosimile2 – occorrerebbe avere un blob informe che abbia più o meno le stesse caratteristiche quantistiche di una persona su cui si vada a trasferire l’informazione.
Chi si aspettava “la gran figata” rimarrà un po’ deluso, perché non vedrà alcun uso a breve termine della cosa.
Chi invece sa più o meno di cosa si parla sa che il teletrasporto quantistico non è una novità, nemmeno da un lato sperimentale, ma questo esperimento è il primo ( o uno dei primi, non sono mica un solidista ! ) teletrasporto a “lungo raggio”3, usando come unici ingredienti un atomo sorgente, un atomo destinazione, e un laser, come veicolo di informazione.
La cosa elegante, appunto, è rappresentata dal trasferimento di informazione elementare ( manipolabile ) a lungo raggio, che è una perla per il calcolo quantistico, visto che in questo caso non sono state usate cose schifose come “interazioni nucleari”, che proprio per il cortissimo raggio d’azione ( un milione di miliardi di volte meno ) non rappresentavano il massimo della praticità.
I “computer superveloci” di cui parla il Corrierino sono già quindi realtà ( seppure in forma di prototipi che non funzionano così tanto bene, ma tempo al tempo ), però con una tecnologia di questo tipo, sperando che evolva in precisione e in decenza di condizioni sperimentali – magari una temperatura maggiore di -200 °C sarebbe una cosa carina – di sicuro si possono fare numerosi passi avanti.
_______________- come quei ragazzini che volevano costruire una scala verso il paradiso per rivedere il loro amichetto morto
- si arriva a svariate volte l’età dell’universo, per un gatto, o per una persona
- un metro, per ora
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c
5Per la serie spaghetti physics, mi sembrava utile condividere stralci dei momenti di ilarità nei postumi delle lezioni di relatività.

M.C. Escher, "Relativity"
Tutti sanno più o meno cosa sia la velocità di propagazione della luce, anche se non tutti sanno che c non è solo quello, ma per ora è sufficiente così. Ovviamente dato che è considerevolmente più alta della velocità massima di una Lamborghini a chicchessia non importerà tanto perché non la cosa non tocca direttamente quasi nessuno.
Ci si è chiesti dunque “cosa succederebbe se c fosse dell’ordine di qualche metro al secondo ?”; facciamo anche 10, per comodità.
Sono sicuro che altri sfigati si sono posti la stessa domanda e avranno dato tante risposte. La risposta più ovvia è che trattandosi solo di unità di misura il mondo andrebbe semplicemente molto più lento, ma d’altra parte gli abitanti lo percepirebbero alla stessa velocità, per cui non cambierebbe nulla.
Però è più divertente pensare che “un giorno ci si svegli e la luce è molto più lenta”. Beh, innanzitutto sarebbe un grosso problema per le telecomunicazioni, perché qualsiasi mezzo di locomozione potrebbe veicolare una gran quantità d’informazioni in modo più conveniente, ma d’altra parte lo stesso mezzo di locomozione non solo non potrebbe superare 10 scarsi metri al secondo ( 36 km/h ). Non solo, anche solo per raggiungerli servirebbe un’energia incredibile !
Un altro problema sorgerebbe dalla dilatazione dei tempi, perché se io vado a fare la spesa e torno a casa rischio di non trovare il mio coinquilino, ma con tutta probabilità non trovo più nemmeno la casa perché se sono andato sufficientemente veloce potrebbero essere passati anni ! Ma dopotutto potrei anche non trovare il supermercato, perché potrebbe essere sparito anche quello.
In un discorso analogo se aspetto l’autobus non appena lo vedo arrivare ( potrei anche non vederlo arrivare visto che va veloce quasi quanto la luce ) vedo una specie di quadrato piatto che si avvicina per poi allungarsi improvvisamente quando si ferma davanti a me. Ma d’altra parte l’autista dell’autobus avrebbe lo stesso problema perché potrebbe non trovare più nessuno a casa e come lui tutti quelli che prendono l’autobus; quindi qualsiasi interazione sociale fuori di casa sarebbe totalmente pregiudicata e sarebbe un mondo molto complicato, e per giunta sarebbe impossibile “lavorare da casa” perché le telecomunicazioni sarebbero lentissime.
Insomma, sarebbe tutto poco produttivo e molto triste … ma non sarebbero solo quelli i problemi, a livello fondamentale sarebbe tutto un gran macello.
Ma non ce ne occupiamo, dopotutto la fisica fa schifo.
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