Mi sono perso qualcosa

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Dice il saggio:

Un medico alla Sanità, un militare alla Difesa, un magistrato alla Giustizia. Sono scelte banali e stucchevoli.

In effetti con l’animaletto da circo alla Funzione Pubblica, il gorilla picchiatore alla Difesa, l’eunuco alla Cultura (una figura arcaica, tanto che è stata rimossa dopo un po’) e la cortigiana all’Istruzione il governo precedente è stato molto più creativo.

Scambio di ostaggi

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Fini: “Romano dovrebbe dimettersi”
Romano: “Insolente, me ne vado se se ne va lui”

A parte che “insolente”, come “pusillanime”, è una di quelle parole che si leggono solo su Topolino, ma è commovente vedere il coraggio di Romano nel suo essere pronto a sacrificarsi in questo modo valoroso. Per la Patria, per il capo, Saverio; baciamo le mani.

Opinioni, libertà, e altre stronzate

A me Nonciclopedia ha sempre fatto cagare. Non lo dico per fare quello “contro”, mi faceva cagare già da tanto, e non, come dice Wu Ming, perché ironizza su Anna Frank. Non sto ad ammorbare nessuno sul fatto che sono in estremo disaccordo con Luttazzi (ed eventualmente anche Wu Ming) sul fatto che per quello che mi riguarda la libertà di espressione è una cosa ben più importante di una non chiaramente definita “morale”, benché è chiaro che la vita è fatta di compromessi (e.g. se racconto la classica “un negro e un ebreo si buttano da un palazzo, chi cade prima?” in un tribunale ne pagherò giustamente le conseguenze).

Una cosa è da riconoscere però; internet rende tutti stupidi. A nessuna persona che geneticamente ha dei buoni neuroni fa ridere la centotrentesima battuta su Chuck Norris o l’ennesima finta citazione di Oscar Wilde.

Che poi, come giustamente dice Wu Ming (non so se dire “dice Wu Ming” o “dicono Wu Ming” o metterci l’articolo per cui accontentatevi, o voi che leggete), nei confronti di Nonciclopedia non c’è stata nessuna censura, esattamente come non c’è stata nei confronti di Wikipedia. E i due casi non c’entrano un cazzo l’uno con l’altro. Del primo non mi frega nulla; fortunatamente è fregato qualcosa ad altri, fra cui uno che ha scritto un resoconto tristemente divertente. Il secondo caso merita un po’ più d’attenzione, visto che le reazioni sono state più sofisticate di “LOL VASCO ROSSI MERDA”.

Per chi fosse stato a mettere bombe in qualche moschea in questi giorni, Wikipedia è in sciopero della fame tipo Pannella per colpa del DDL sulle intercettazioni, e il comunicato un po’ prolisso è questo qui. Qualcuno dice “chi cazzo se ne frega di Wikipedia, sono ben altri i siti che rischiano”, ed è vero. Il problema però non è che i siti rischino o meno, perché tutti sanno bene che su internet la legislazione ha sempre buchi. Ad esempio, non è ben chiaro cosa succeda nel caso la residenza fisica del sito web sia fuori dall’Italia (non esistono ancora le e-rogatorie), per cui un trasloco può essere sufficiente a curare tutti i mali.

Il problema è che mentre molti sono stati rapidissimi a gridare alla censura – problema estremamente scavalcabile in Unione Europea – non si sentono lamentele tanto frequenti sul contesto in cui avviene tutto ciò. Questo è un pezzo del contesto, ad esempio.

Aggiungo una seconda parte della patata bollente, che già avevo sinteticamente e cripticamente espresso ieri. Questa legge, assieme a molte altre, è l’ennesimo calcio in faccia a tutti quelli che vogliono buttarsi nel business delle telecomunicazioni in Italia, che platealmente favorisce (od obbliga?) la fuga all’estero di qualunque tipo di impresa in materia. È vero che le parole non contano un cazzo, che “il governo del fare” è una presa per il culo fin da quando in tenera età Dell’Utri andava a succhiarlo al boss di turno, però dove cazzo è Confindustria quando serve? Devono essere troppo impegnati a supplicare Marchionne, li capisco pure.

Per quanto riguarda la libertà di espressione, questa legge non cambia un cazzo per quello che riguarda internet, ai fini pratici, sappiamo perfettamente quale è il problema principale, e spaventa un po’ vedere che tutti si sono buttati su Wikipedia solo perché rischiano di non poter più fare i copiaincolla per le tesi triennali.

Sì, lo so che volete sapere chi cade prima fra un negro e un ebreo, ma vi lascerò tirare a indovinare.

In galleria

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Lungi da me spezzare una lancia in favore della Gelmini ma la storia del tunnel mi ricorda un po’ l’allegra faccenda di Borghezio che difende Anders Breivik; analogamente a Borghezio che niente di più ha fatto che ostentare le idee del suo partito (e degli elettori di esso), la Gelmini ha esternato una chiaramente diffusa palese ignoranza e mancanza di intelligenza, logica e senso comune, perché diciamoci la verità, nessuna di queste tre cose sono necessarie per una carriera politica. Facciamoci quattro risate, ma il problema è molto più largo.

London calling

Non vivo a Londra e non ho bene idea delle varie interpretazioni da dare a tutto il disastro successo in questi giorni, tuttavia a parte i soliti paragoni idioti che si leggono su vari giornali (vanno dall’Iran alla Siria fino quasi quasi al popolo viola o ai grillini) ci sono un paio di cose notevoli che fanno un po’ storcere il naso essendo la Gran Bretagna più vicina a noi di quanto non lo sia l’Iran.

La prima è la gogna mediatica cui sono sottoposti i vari “vandali”. Diremo “beh che cazzo vuoi, se non vuoi finire in prima pagina su un giornale magari fottere una TV al plasma da un edificio in fiamme non è l’idea migliore”. Possibile. Non ci crea però qualche problema il fatto che la flagranza di reato sia stata sostituita interamente dalla CCTV? Forse Banksy aveva ragione.

La seconda è la reazione di parte del lato borghese di Londra (molti miei conoscenti fra essi), che incanala il dispiacere del vedere in fiamme la città in cui vivono in un atteggiamento servile nei confronti delle istituzioni che già hanno un ruolo nel malcontento generale ma probabilmente non han gestito il tutto nel migliore dei modi. È anche grazie all’approvazione degli indigeni in effetti se i vari social network usati dalla polizia per fare la caccia all’uomo hanno tonnellate di visite.

Questo ha come conseguenza una cosa che in Italia sarebbe molto spiacevole, ovvero che benché si critichi Cameron gli si fa la propaganda migliore del mondo, perché non solo è efficace ma è anche gratis, nonostante sia lui che BoJo siano tornati a casa a sommosse praticamente finite, per cui difficilmente si possono attribuire i meriti della soluzione, ammesso che non abbiano emanato direttive ufficiali via Skype.

C’è solo da chiedersi se il fatto che le disparità sociali possano sfociare in disordini di questo tipo sia naturale, comprensibile, ingiustificabile, o quello che ci pare. Di certo c’è che come al solito le autorità quando si tirano fuori questioni tecnologiche sparano una caterva di stronzate, ma stavolta non vale nemmeno la pena commentare.

Double standards

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Se questa è la logica allora quel cane di De Corato, cui a quanto pare piace spalar merda sui morti‚ dovrebbe brindare agli anni ’70, in cui tanti aggressori si sono fatti fuori a vicenda, così parzialmente ripulendo l’Italia.

Indignazione globale

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Sta girando un po’ ovunque questo grafico, la cui parte più controversa è probabilmente l’impiego della regressione coi minimi quadrati. Come sempre niente in contrario sullo spalare merda sulla politica (italiana ma non solo), però sarebbe meglio avere i dati sull’estero. Quelli dell’Italia, almeno per la Camera dei Deputati, sono qui.