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un blog come gli altri, ma meglio-
SCRITTO IL 26 febbraio 2010 SU Banane, RiflessioniLe posizioni di Giovanardi riguardo alle droghe sono arcinote, esattamente come è arcinoto il risultato delle sue decisioni, anche quelle del compagno Fini, che nonostante la redenzione (quale?) rimane cofirmatario di varie leggi ridicole sempre in materia di droga e immigrazione, una appunto col suo amichetto Giovanardi.
Il risultato è chiaramente nullo. I tossici esistono ancora, i centri di recupero pure, chi lucra sulla droga pure, e così via. Questo post potrebbe essere comodamente un copiaincolla di qualcosa che scrissi tempo fa, che però riguardava l’UNODC, che, come Giovanardi, è un organismo parassita inutile che costa un sacco di soldi alla collettività.
Nella foto del post precedente c’era Feynman, in questa qui sopra c’è Paul Erdős; perché ? Perché Erdős fra i vari modi di essere eccentrico aveva dai cinquant’anni in poi una buona esperienza in fatto di MDMA e derivati e dei suoi effetti sul “dimostrare teoremi” (ipse dixit). Lungi da me limitarmi a dire che Erdős e Feynman hanno lasciato un’impronta maggiore nella storia dell’umanità di quella che Giovanardi avrebbe potuto lasciare sin dalla sua nascita, mi piacerebbe che lui – e quelli che purtroppo lo seguono – si rendano conto che esattamente come tutti i vari tossici dell’ultim’ora sfruttano il loro rapporto con la droga per promuoversi, loro fanno esattamente la stessa cosa in senso opposto, con la differenza che mentre sfigati come Morgan che per altro vanno a Porta a Porta per confessarsi non hanno chances di vedere le loro posizioni ufficializzate in qualche modo, purtroppo Giovanardi può scrivere leggi e sproloquiare su tutti i canali che vuole – tutto ovviamente a spese altrui.
Oltre ai soliti luoghi comuni (con un bel fondo di verità, ci mancherebbe) che sulla droga i suoi compagni di partito (quello vecchio e quello nuovo) hanno una lunga tradizione di fare i froci col culo degli altri, mi piacerebbe segnalare due cose interessanti.
La prima è un disegnino sulle cifre che riguardano i morti per droga (in Gran Bretagna). È bene innanzitutto notare che per l’appunto la politica del nostro governo (e quello precedente, etc.) in materia è “se crepano di overdose son cazzi loro, e se non crepano vanno in galera”; agli inglesi le cose non vanno tanto diversamente, e questo infatti spiega il basso profilo dei morti per eroina e alcool – naturalmente si contano solo effetti diretti, non incidenti stradali e suicidi. Leggermente diverso è il discorso della coca, per la quale i morti riportati sono due terzi di quelli effettivi, mentre più ridicolo è il caso della marijuana e dell’ecstasy – le quali cause di morte comunque sono difficili da appurare – in cui addirittura c’è un ingigantimento mediatico della mortalità.
La seconda cosa è questo video.
L’intervistato è Jeffrey Miron, noto per questo genere di posizioni, che per ora non hanno portato a molto perché è chiaro che non c’è razionalità che tenga quando i Giovanardi di tutto il mondo ricoprono posizioni politiche importanti. Il discorso di Miron è in buona parte economico, e in termini di convenienza è difficilmente opinabile: processi inutili e guardia di finanza costano, ed è bene tenerli in servizio perché per l’appunto i soldi che li pagano non vengono dalle tasche di Giovanardi – o chi per lui -, quindi sprecare non è un problema, soprattutto ora che grazie alle misure anticrisi siamo tutti più ricchi che mai.
Oltretutto, che accuse ridicole, “Annozero fa propaganda alla droga”, come se la droga fosse un partito.
Tags: antipropaganda, lawlforkids, le facce della droga
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La procura di Bergamo ha deciso che visto che “thepiratebay fa perdere millions of dollars a non si capisce bene chi” è bene imporre ai provider un relay di tutto il traffico verso thepiratebay.org a 127.0.0.1. In altre parole, hanno bloccato thepiratebay in Italia.
Di nuovo? Sì, di nuovo. Non voglio perdermi troppo in seghe mentali, mi limito a dire che gli idioti che hanno proclamato tale verdetto hanno preso un grosso abbaglio. Le sentenze di questo tipo sono delle sanzioni a un colpevole che non esiste, che ha commesso un reato che non esiste, un po’ come le bestemmie.
D’altra parte, se questo provvedimento funzionasse, non potrei mai raccontarvi un modo efficace per scavalcarlo, nell’attesa che cambino IP e risulti di nuovo raggiungibile. Innanzitutto, se andate all’Università (o in qualche altro ente pubblico in cui le reti siano poco monitorate) potete comodamente andare su thepiratebay.org da lì, perché il provvedimento colpisce solo i provider, dunque i privati.
In caso contrario potete provare con un proxy HTTP da qui. Per usarlo è bene usare un file .pac come quello che incollo di seguito.
function FindProxyForURL(url, host)
{
if (shExpMatch(host, "*thepiratebay.org"))
return "PROXY INDIRIZZO:PORTA";
return "DIRECT";
}Incollate quelle righe in un file che chiamate “proxy.pac” sostituendo ovviamente IP e porta del proxy al posto di INDIRIZZO:PORTA ( e.g. 127.0.0.1:3128 ). Come si associa il .pac al browser forse è bene che lo sappiate, ma fortunatamente l’Università di Pavia ha una bella guida ( ovviamente dovete mettere il vostro .pac, mica il loro ).
Una soluzione un po’ più affidabile ( i proxy vanno e vengono ), ma molto più rognosa, è avere accesso SSH ad una macchina dalla quale thepiratebay.org è raggiungibile. Nel mio caso fortunatamente è così. Una soluzione abbastanza semplice – ma un po’ sbattimento – è creare un tunnel ssh verso quella macchina.
Innanzitutto occorre installare squid sul computer remoto, in modo che esso stesso faccia da proxy; nel mio caso ha su Debian per cui il setup di default di squid va bene ( apt-get install squid3 e via ). Ci sarebbero un po’ di cose da configurare per renderlo sicuro, ma si può soprassedere senza problemi.
A questo punto aprite un terminale sul vostro computer e digitate
ssh -N -L 3128:127.0.0.1:3128 SERVER_REMOTODopodiché dovete sempre importare il .pac ( questa volta con indirizzo 127.0.0.1:3128 ) e dovreste riuscire a connettervi. Un’alternativa che in generale è molto utile ( magari non in questo caso ) è fare un tunneling di tutto il traffico, senza bisogno di passare per squid, e in questo caso il comando è semplicemente
ssh -N -D PORTA_LOCALE SERVER_REMOTOIn questo caso 127.0.0.1:PORTA_LOCALE diventa il vostro proxy SOCKS e il traffico è ( come nella circostanza precedente ) interamente cifrato.
Se non avete capito niente di tutto ciò, beh, potete sempre aprire un gruppo su facebook e piagnucolare. Se siete riusciti a far funzionare il trucco vi invito a diffonderlo, se invece avete un’idea migliore segnalatemela.
Tags: cose inutili, HAHA, lawlforkids, lulzkillers, roba da schifosi nerd, series of tubes
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Re:
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SCRITTO IL 21 dicembre 2009 SU BananeMarcello Veneziani condivide con Forattini la presenza nella versione per nazicattolici di Indovina Chi (che tolti i politici conta pochi membri che abbiamo raggiunto un qualche traguardo nella loro vita); il senso comune dice chiaramente che criticare lettori – e redattori – del Giornalino è come farsi saltare in aria alle paraolimpiadi e incolpare i NAR, ciononostante la letterina della domenica, dopo aver attirato una fantastica zerg rush, ha bisogno di qualche divertente commento.
L’articolo, in pieno stile del Giornalino, è il solito attacco al compagno Fini, di quelli che piacciono aiggiovani di FI, perché come sapete tutti, Fini è diventato uno stronzo – ma Veneziani non era mica di AN ? Ah, già, deve aver mollato Fini perché è diventato un commie. Anche Napolitano è diventato uno stronzo, ma non ho ancora capito perché.
Fortuna che Veneziani mi dà un sacco di delucidazioni: innanzitutto la lettera parla di violazioni della Costituzione, poi però in poche righe vengono tirati fuori “problemi della gente comune”, che poco hanno a che vedere con violazioni della Costituzione. La prima bomba riguarda il finanziamento pubblico ai partiti, della quale sovrabbondanza a quanto pare sono responsabili i tre personaggi citati. Non sono responsabili in nessun modo Governo e Parlamento ( due entità la cui distinzione esiste solo sulla carta, ma di questo MV non se ne cura ), e nello specifico non sono assolutamente responsabili super elastic bubble plastic e i paladini della PA virtuosa, da Tremonti a Brunetta. MV è distratto e, per dirne una, ignora anche l’intervento dell’IdV per quello che riguarda il finanziamento pubblico all’editoria di partito, evidentemente i suoi padroni non la pensano esattamente come lui. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con la Costituzione comunque è un mistero.
MV parla anche della legge elettorale, della quale si parla spesso da un po’, ignorando che tale legge fu emanata da un governo che era sostanzialmente isomorfo a quello attuale; la quale, ad ogni modo non è stata bocciata per incostituzionalità, per cui anche qui il dubbio rimane.
Non pensate che sia vostra competenza sollevare la necessità di regolare la Rete, di stanare le sacche di illegalità, le violazioni e le incitazioni alla violenza che si celano in siti, blog e Facebook, sollecitando una severa regolamentazione che impedisca l’imbarbarimento tecnologico della nostra società? [L'ha scritto davvero, purtroppo non me lo sto inventando]
In una parola: “no”.
È difficile che MV, venendo dalla formazione “spuma, Superga, olio di ricino e pulizia etnica”, possa pensarla in altro modo; fortunatamente per quello che riguarda Internet è in buona compagnia, fra massoni, ex-extraparlamentari militanti e dittatori di popolati Paesi asiatici.
Nell’ultimo paragrafo della prima pagina si leggono le solite hit dell’estate di troppi anni fa sulle toghe rosse e su quanto sconfinino in ambiti che non gli competono. Nel primo della seconda pagina invece ci sono un paio di imprecisioni. Che vengano pronunciate due sentenze in contraddizione non è una novità e soprattutto non riguarda solo il suo padrone. Ad esempio, qualcuno ricorderà questo fatto, che tempo dopo è stato seguito da una sentenza esattamente opposta per un’altra persona. Sfiga. Porgo i miei migliori auguri a MV nella sua lotta per la consistenza delle sentenze della Cassazione.
Per quanto riguarda le bestemmie, MV ignora che sono già illegali. Non si capisce quali siano queste temerarie dichiarazioni politicamente scorrette che a suo dire sono punite con la decapitazione: forse si riferisce a cose come “negri di merda” o “islamici di merda“, non capisco.
L’ultima invettiva noiosa di MV riguarda la solita giustizia lenta, che fortunatamente è lenta anche per il suo padrone. Ancora non si vedono riforme che cerchino di sveltire le procedure magari evitando di scarcerare pedofili e stupratori a costo di salvare proprio il suo padrone, però anche su questo porgo i miei migliori auguri a MV nella sua crociata liberale.
Per quello che mi riguarda auguro a MV di ritrovare la bussola e al Giornalino di continuare nella sua opera di diffamazione di chiunque ritenga opportuno, perché altrimenti come fanno i commentatori a continuare il loro bukkake virtuale, sarebbe ingiusto !
L’amore vince sempre sull’odio, ma purtroppo la plastica non tollera le punte di ferro.
Tags: cattiva informazione, epic trolling, HAHA, lawlforkids
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La Sega Nord, oltre ad essere un partito di (e per) bifolchi, è uno dei più importanti placebo del nostro paesello. In 15 anni di esistenza mainstream sostanzialmente non hanno mai fatto un cazzo di rilevante, se non l’avere intascato vagonate di denaro pubblico nei vari “gettoni” dal consiglio comunale di Vergate sul Membro al Senato, e magari aver fatto cadere un governo.

PROTIP: non è il nuovo logo della lega
Dopo gli innumerevoli provvedimenti sull’immigrazione (che non hanno risolto nessun problema), qualche tentativo di coprifuoco nelle città (che ormai, passata la moda, è fallito), e tutte le altre varie stronzate delle quali i telegiornali (nazionali) sono intasati da un po’ di tempo a questa parte, è arrivata l’ennesima puttanata grande idea.
È noto che in Italia internet si è diffuso intorno al 2007, e da allora è sinonimo di MSN, facebook e YouPorn, per cui non ci si può stupire se la classe politica – di qualsiasi fazione – rispecchi la popolazione italiana anche nella conoscenza della rete. È in questo spirito che il mio ex-militante di Democrazia Proletaria preferito ha tirato fuori una proposta per regolamentare “cortei e Internet”.
Tralasciando quanto riguarda i cortei, la cosa che ha scatenato tutto è un giochino flash – ora oscurato, ma per altro fatto neanche troppo bene – in cui chiunque poteva provare l’ebbrezza di smontare il viso di super elastic bubble plastic con statuette assortite senza incorrere in pene di vario tipo o articoli capziosi1 sul Giornalino.
Ovviamente la schiera di parassiti che potrebbero spendere buona parte delle mazzette da parlamentare in un corso di dizione ignora che esistono una caterva di siti web in cui è possibile ammirare decapitazioni, torture, e tante altre cose, for your own entertainment, e chiaramente essendo spesso materiale che viene da guerre e altre “situazioni complicate” è tutto perfettamente legale – un esempio erano gli innumerevoli video di decapitazioni che giravano su ED2K nel pieno della guerra in Afghanistan. Per cui le scelte sono due: nessuno fra i naziecommies verdi ha la minima idea di tutto ciò (non mi stupirei), oppure semplicemente “le immagini violente” sono un problema solo quando riguardano il loro padrone.
Ricordate Fojba 2000? Dovendo fare confronti è “un pochino meno innocuo” di un gioco come “spacca la faccia a Berlusconi”, eppure è ancora online. E con esso le migliori banche dati di barzellette razziste, foto di malformazioni e malattie variegate, video di torture ed esecuzioni.
È abbastanza ovvio che una proposta facile come “oscuriamo i siti violenti” non risolve proprio nulla, perché i partiti placebo sono costretti a fare proposte placebo. Quello che invece è meno ovvio è che il fatto che il fatto che un video di una decapitazione circoli su internet sia un problema inesistente: oscurare un sito scomodo non fa sparire l’idea che c’è dietro, e bloccare il traffico dei video di Abu Ghraib non farà sparire le torture; sarebbe un po’ come, che so, chiudere gli occhi e pensare intensamente che la mafia non esiste, o semplicemente pregare per i poveri e i deboli ed essere convinti di aver fatto qualcosa di produttivo.
Per quanto riguarda la parte operativa della legge in sé le cose sono piuttosto confuse. Lo stesso articolista di Repubblica non si rende conto che i tre Paesi citati in cui esistono “filtri” ( Cina, Iran ed Emirati Arabi Uniti ) hanno dei governi totalitari e sono sostanzialmente fuori da accordi internazionali che riguardano, fra le varie cose, anche “possibili limitazioni della libertà di espressione”. L’unico caso di oscuramento “tollerato” in Italia riguarda i siti di gioco d’azzardo, cosa che comunque è bypassabile usando DNS di un paese in cui il fisco non è un “modo per farla pagare ai cittadini”.
Per quanto riguarda i siti registrati in Italia, verrebbero inevitabilmente spostati all’estero, in una misura analoga a quanto accade in Francia grazie alle varie leggi spazzatura ( HADOPI & co. ), danneggiando così i provider.
Per i siti registrati all’estero si sente la parolina magica: “rogatorie”. Il fatto è che se la Svizzera non ha mai regalato a nessuno i dati degli evasori italiani – probabilmente nessuno glieli ha chiesti – non c’è motivo per cui un provider estero dovrebbe perdere clienti per colpa di un capriccio firmato da un fricchettone che camuffa le scartoffie del suo vecchio adorato movimento extraparlamentare con una cravatta verde.
Le reazioni sono state per lo più negative, ma quelle più buffe sono quelle della fantomatica Farefuturo, che per Fini è il proverbiale laser per togliere le proverbiali svastiche che aveva tatuate sulla proverbiale fronte, e quella di Gentiloni, che in comune ai vari ministri per le telecomunicazioni e per l’innovazione aveva la più totale incompetenza in materia – ah no, è vero, lui aveva un blog, che figata – e non sorprende tanto che entrambi siano d’accordo sul fatto che provvedimenti simili siano una “limitazione della libertà”.
Che dire, un mesetto e ce ne dimentichiamo tutti, e viviamo tutti felici e contenti, fino al prossimo tormentone.
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SCRITTO IL 2 novembre 2009 SU Banane, Ffruustration, Low tech, RiflessioniIn realtà una non è una notizia molto recente, ma l’altra è abbastanza sbrigativa.
I – salvate i nostri bambini!!1

Fig. 1
Un gruppo di clown ha tirato su l’ennesimo sito di reclutamento di piccoli brufolosi con tanta voglia di pestare negri e zingari, e per Repubblica è valsa la pena pubblicare un articolo lunghissimo a riguardo, perché si sa, a queste cose in Italia siamo totalmente estranei, e ci stupiamo ogni giorno di più.
Il lato divertente però non è tanto il “come vengono presi sul serio questi qui”, anche perché dopotutto il Ku Klux Klan non fa morti dagli anni ‘60 ( tre in un decennio ), e in ogni caso la seconda ondata, quella dopo la discussa esaltazione presentata in The Birth Of A Nation ( D.W. Griffiths, 1915 ) ha mietuto molte meno vittime della prima – tanto che appunto è discutibile il fatto che un film possa avere avuto tutta questa influenza in un “revival” che non ha una significatività statistica.
In ogni caso il noto politico ( rappresentato in Fig. 1 ) ha avuto da dire la sua a riguardo. Cito:
“[...] Una pagliacciata che può diventare pericolosa: [...] ci troviamo di fronte a persone che incitano nostri cittadini a discriminare neri, omosessuali, persone dall’orientamento religioso diverso dal nostro e lo fanno su siti e canali di comunicazione internet molto utilizzati dai più giovani e visibili a tutti, compresi i bambini”. Il ministro chiede l’intervento degli “organismi preposti al controllo della Rete per evitare la diffusione di messaggi così negativi e incivili. Che, certo, non possono avere cittadinanza in un Paese profondamente democratico e maturo come il nostro”.
È una dichiarazione così ingenua che fa tenerezza. Prima sono i videogames violenti che inducono a sparare nelle scuole, poi sono i siti internet che traviano i bambini e li fanno diventare razzisti. I genitori non esistono in tutto ciò e la colpa è semplicemente delle “informazioni”, più o meno come questo fantastico gruppo di idioti che propone la soluzione finale per giustificare la loro totale assenza nella cura dei figli.
Tutte le misure su internet degli ingenuotti governatori falliscono miseramente, come la faccenda dei siti di gioco d’azzardo oscurati, per accedere ai quali basta utilizzare un DNS svizzero, come faccio io; non che giochi d’azzardo, ma è brutto pensare che Scajola abbia il minimo diritto di decidere i siti che uno può e non può visitare.
Per cui, i miei migliori auguri alla Carfagna nella sua battaglia per salvare i bambini dall’internet.
II – il DDL GelMILF
Rispetto alla 133/08 il DDL Gelmini, che è un po’ “la vera riforma” non ha creato molto scompiglio, e contrariamente alla 133, non conosco nessuno che l’abbia letta. Per chi l’anno scorso fosse in vacanza in Cambogia, linko una presentazione “esplicativa” che feci a ottobre 2008.
La 133 e il foglietto che seguì ( quello che, per intenderci, annunciava il biscottino alle università belle ) non attuò praticamente nessuno dei benefici annunciati, mentre il blocco del turnover è già una realtà.
La cosa agghiacciante è che per menate sindacali è difficile applicare lo stesso blocco alle segreterie, che in generale sono il grande dito nel culo delle università, ma è un’altra storia.
In summa, sto cazzo di DDL Gelmini di fine ottobre 2009, cosa contiene ? Dobbiamo lamentarci ?
Innanzitutto si tratta di una riforma grossa di tutto il sistema universitario, per cui ridefinisce praticamente tutte funzioni dei vari organi: facoltà, Senato, CdA, etc., ma stranamente non tocca i dipartimenti. Vengono ridotte in modo non preoccupante le facoltà ( per obbligo ) ma la cosa non è un grosso problema, anche perché basta semplicemente accorpare, e in genere la cosa può creare più problemi di quanti non ne risolva.
Viene introdotto un DG con molti poteri, che però non siede nel CdA. Una nota a margine è che i DG degli ospedali sono spesso pregiudicati. Fate 2+2.
Ci sono alcune cose fatte ad hoc per sanare particolari casi patologici, come l’assegnazione di non più di 12 CFU “a discrezione”, per cose fuori dagli esami ( prima erano 60, e succedevano cose come questa ), o come alcuni limiti ai mandati dei rettori e qualche norma in materia di conflitto di interessi fra cariche universitarie ( ironia ).
Ci sono altre modifiche leggere per quanto riguarda assegni e contratti, una grossa è che gli assegni di ricerca da parte dell’università non sono più regolati dalla stessa legge che regolamentava gli assegni degli istituti di ricerca ( INFN, ASI, etc. ), ma c’è un articolo ad hoc nel DDL di cui sopra; non che questa sia tendenzialmente una cosa buona o cattiva.
Dove sta il pericolo ? Innanzitutto una cosa è un fondo statale per borse di studio di merito, che già da sé ( statale ? No, grazie ) è una stupidaggine, ma la cosa è ancora più esplicita nel momento in cui i canoni di attribuzione sono ministeriali.
Perché è una cosa pericolosa ? Perché innanzitutto gli Istituti di Studi Superiori in Italia non hanno prodotto nulla di rilevante di recente, niente a paragone con Princeton o l’europea ENS di Parigi ( o di Lione ), eppure godono di finanziamenti statali “privilegiati”, per cui già da ora per uno studente meritevole fuori dal circuito è difficile avere incentivi. Nel caso di una borsa statale sarebbe un bel problema nel momento in cui ci fossero privati e fondazioni ( dall’ENI alle varie fondazioni che fanno ricerca in ambito medico ) che offrono borse e premi di laurea nello stesso ambito, questi avrebbero una concorrenza abbastanza impari da parte dello Stato, per cui offrire incentivi non sarebbe una cosa conveniente, e chi risultasse fuori dai canoni statali sarebbe estromesso.
A riprova di tutto ciò, il DDL non riforma minimamente gli enti per il diritto allo studio, che sono una schifezza tutta italiana, e continua con la barzelletta delle tasse scaglionate per “ambito” ( “i letterati non hanno laboratori, per cui pagano di meno” ).
Non che mi aspettassi una riforma in questi due sensi, ma se la parola chiave è meritocrazia si vede proprio che è l’ennesima riforma scritta da avvocati che non hanno mai messo piede in un’università.
L’altra faccenda grave è che mentre su certe cose il DDL è molto minuzioso ( assegni di ricerca, contratti a tempo determinato, durata dei mandati, diritti e doveri degli organi, etc. ), su altre è molto vago.
Ad esempio, tutta la faccenda delle borse è affidata ad una sola ( oscura ) s.p.a.; la questione “valutazione” è delegata all’ANVUR, che ha un sito che ricorda molto le tabelle dei laureati in scienze politiche con le ossa grosse perché conoscono la derivata prima della funzione coseno: ovvero, il DDL non si occupa di tutto ciò, la chiave è affidare tutto ad una sola agenzia esterna; si chiama metodo italiano.
Come questi casi ce ne sono altri; i biscottini di merito del FFO ( il famoso 7% da destinare alle università fighe ) non hanno ancora una ripartizione precisa, gli incentivi e le “cose che rendono un partecipante a un concorso più bravo di un altro” sono accennate, nel senso che non sono “a discrezione”, ma sono “da definirsi”; quando ? Boh.
In sintesi, non ci sono grosse novità, era prevedibile che la fantomatica riforma non riformasse un cazzo, ma il problema fondamentale è che la 133 è stata molto sbrigativa, e le promesse di scioglimento dei nodi su tagli e ripartizione meritocratica sono rimaste tali. Ma vabe’, è pur sempre la Gelmini, che c’aspettavamo.
Per concludere: tutto ciò merita una protesta ? La risposta è sì, ma da parte delle categorie più colpite, che non sono gli studenti o gli ordinari ma sono gli assegnisti, i post-doc e i ricercatori ( a contratto e non ).
Se non protestano il silenzio assenso sarà un problema loro.
Per la cronaca, ecco il DDL, per chi lo vuole leggere.
Nota a margine: sempre riguardo copypasta fallimentari del modello americano, il DDL è sufficientemente nazista su certe cose ( assunzioni, scadenze dei mandati, etc. ) ma quando parla di partecipazione dei privati nei CdA delle università non pone una quota d’ingresso. È più importante verificare che non ci siano conflitti di interessi fra organi della stessa università o impedire che entrino a far parte di un CdA persone eventualmente incompetenti – o comunque di competenza non certificata, visto che non è richiesta – che non hanno versato un centesimo nella cassa dell’ateneo ?
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SCRITTO IL 16 settembre 2009 SU Banane, Ffruustration, Low tech, RiflessioniQuesto spassoso video ha fatto un bel giro negli ultimi giorni, ed è la prova di come un intervento farcito di umorismo anni ‘60 e nessun contenuto possa scaturire applausi scroscianti. Principalmente è perché la gente ride ancora per Fantozzi, ma probabilmente un uomo delle fattezze di Brunetta che sbraita e gesticola farebbe morire d’invidia anche Tod Browning.
A quanto pare il problema dello spettacolo in Italia non è che iniziative valide non vengano finanziate perché comuni e regioni sono troppo impegnate a spendere soldi in film porno e aerei per i loro dipendenti, o che, ad esempio, le “scuole” di arte e musica seguano un modello elitario e ottocentesco ( e così anche i teatri ). Il problema è che “ci sono i Festival che si mangiano i soldi” e c’è “la mafia dei direttori d’orchestra”.
Ah già, “confrontatevi col mercato”. Non si capisce bene in che modo, nel momento in cui anche la promozione è cosa difficile visto che le discomafie sono amiche di tutti i governi di destra del mondo, per cui è difficile promuovere un disco autoprodotto senza incappare in normative buffe. Dopotutto era il 2004 quando fu approvato in Italia il decreto Urbani, anche se fortunatamente delle leggi ce ne si dimentica presto. È un po’ il solito discorso del liberismo “fai da te”. Siamo liberisti, ma buttiamo soldi ( pubblici ) in guerre prive di tornaconto economico, siamo liberisti, ma gli sprechi per processi e guardia di finanza valgono più della deregulation.
Fortunatamente la Francia non fa eccezione. Finalmente, con l’opposizione di socialisti e comunisti, è passata la legge Hadopi II. In breve, era una sorta di analogo delle three-strikes laws che si vedono negli Stati Uniti, però applicata al file sharing via internet. Posso essere contento per aver azzeccato la mia previsione ( “al secondo tentativo passerà” ), però per il resto c’è da piangere.
I due punti famigerati già citati ( quelli sulla cifratura delle WiFi e sulle whitelists obbligatorie di stampo cinese ) sono rimasti. Come si vede dall’articolo di Le Monde è rimasto anche il nocciolo della legge, che era l’eventualità di “rescissione forzata” del contratto col provider.
L’unica cosa che è cambiata è che l’operazione effettiva di “staccare la spina” non poteva essere compiuta da una sorta di internet police invisibile perché la cosa era in contrasto con la normativa UE sulla privacy, ma anche, come espressamente detto da alcuni membri del governo francese, da “un’inezia”, come la Costituzione del 1789.
Stavolta ci vuole un giudice, ma con una sorta di formalità, visto che a quanto pare per emettere il verdetto non è necessario un processo completo.
La punchline spettacolare è ad opera del nipote dell’ex-presidente, che da “indipendente uomo di spettacolo vicino ai socialisti” è passato all’UMP; che dire, uno che piacerebbe al PdL:
[cette loi va] protéger le droit face à ceux qui veulent faire du Net le terrain de leurs utopies libertariennes.
“Contro chi vuole fare della rete il terreno delle proprie utopie libertarie”. Sempre il solito leitmotiv, il laissez-faire va bene solo in certe circostanze. Purtroppo Mitterrand junior e il resto delle persone non capiscono che l’unico diritto da tutelare in rete è, qualora fosse richiesto, il compenso per l’offerta di connettività ad internet – è comunque l’erogazione di un servizio -, e qualora appunto tale servizio possa essere decentralizzato e gratuito in rete non esistono altri “diritti naturali” che non siano regolati dai termini d’uso delle varie entità interne ( la compravendita dei domini, i filtri dei server di posta, etc. ), e non c’è Hadopi che possa dimostrare il contrario.
L’introduzione del “giudice in persona” frenerà abbastanza l’applicabilità della legge. S’aspetterà i risultati.
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SCRITTO IL 17 giugno 2009 SU Low techUna cosa che si fatica sempre a capire è come mai dietro ai supporti ottici ( CD, DVD … ) ci sia una sorta di atteggiamento protettivo nei confronti di quello che ci si deve mettere dentro.

Suona familiare ?
Quando c’erano i floppy era fin troppo facile farne copie, faceva quasi sentire in colpa; coi CD è diventato un po’ più complicato perché la lettura era energeticamente molto meno dispendiosa della scrittura e i masterizzatori commerciali hanno raggiunto un prezzo abbordabile scandalosamente in ritardo.
Nonostante ciò la lettura non aveva grossi problemi e le copie si potevano comunque fare localmente, fra software e videogames, tanto che i .rar magici circolavano su internet senza problemi; per i CD audio si è dovuto aspettare un paio d’anni, e il boom delle reti di filesharing.
Nel frattempo sono arrivati i DVD, e con loro la massiccia inculata del CSS e dei codici regione e l’oscura regola “il cliente avrebbe sempre ragione, se la smettesse di lamentarsi”. Fortunatamente aggirare il sistema di protezione che associano i dischi al “posto in cui vivi” ( sembra quasi una barzelletta ) fu un giochino da 16enni, e chiunque usava Linux nel periodo del boom del DeCSS ne era al corrente.
Copiare DVD rimane un po’ una seccatura perché per qualche strano motivo i dischi vergini più grandi di 5GB non sono mai stati diffusi, ma anche qui, nessun grosso problema, come sanno più o meno tutti.
Nel frattempo la discomafia ha iniziato ad armarsi, dal fronte legale e tecnico, e con l’introduzione di HD-DVD e Blu Ray arriva l’annuncio che “i sovversivi verranno fermati per sempre”.
Le ultime parole famose: non solo il sistema di cifratura degli HD-DVD era andato a farsi fottere, ma la discomafia ha perso una dopo l’altra tutte le ingiunzioni tentate ( o intentate ) nei confronti di chi diffondeva le chiavi, come se al resto del mondo fregasse qualcosa del DMCA1.
Ora arriva l’ennesima stronzata; non contenti di aver perso braccia e gambe, i giullari della discomafia decidono che la copia personale è una “concessione” per l’utente, e per verificare la legittimità della copia ritentano ancora il giochino precedente, coscienti della sua più totale impenetrabilità.
La cosa divertente è che l’autenticazione della copia è fatta analogamente all’autenticazione di certi software: un virus ( di quelli buoni eh, non di quelli cattivi ) contatta il server della lobby di turno e, fondamentalmente, gli chiede il permesso, che non è detto sia gratuito.
Le domande extra a questo punto sono le solite:
- Quanto tempo prevedono che duri tutto ciò, prima dell’uscita di un crack ?
- A quale “diritto” si dovrebbero appellare i produttori per impedire su scala mondiale che qualcuno sfrutti il prodotto acquistato a suo piacimento ?
Dopotutto è un po’ come proibire di tagliare le carote ad uno che acquista un set di coltelli.
Forse un giorno anche loro impareranno che the harder you try, the harder you fail.
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SCRITTO IL 12 giugno 2009 SU Banane, RiflessioniCome era da prevedere, e come ripeto incessantemente da sempre e ovunque, l’ennesima volta che un gruppo di scimmie dattilografe legiferano su qualcosa legato al traffico di informazione, il disastro risultante è di proporzioni titaniche.

Punti di vista
La violazione della privacy di chicchessia assume nomi diversi a seconda delle circostanze; stalking, origliare, intercettare, sniffare, infiltrarsi.
Se pensate che una delle parole sia legata ad una cosa cui siete dediti ( chi più chi meno ) siete pesantemente fuori strada.
Detto ciò, ci sono varie entità interessate a violare la privacy di altre persone, per scopi diversi. I maniaci sessuali, per preparare l’attacco; i ladri, per studiare le vittime; la digos, per abitudine ( e per studiare le vittime ); la magistratura, per altri motivi.
Detto ciò ( di nuovo ), sembrerebbe che ci sia un grosso interesse da parte di chiunque per tutelare come possibile la propria privacy; uno può tenere alla sua proprietà, alla sua fedina penale, alla corretta pianificazione di un attentato, o semplicemente al proprio corpo. Sfortunatamente non mi occupo di casseforti o di armi semi-automatiche portatili, però posso dire qualcosa riguardo alla privacy legata all’informazione, sia essa digitale o analogica ( telefoni, etc. ).
Ultimamente è passato il tanto annunciato quanto discusso emendamento alla legge in materia di usi e consumi delle intercettazioni telefoniche; il governo l’ha ovviamente promosso come “tutela della privacy”, ma siccome siamo convinti che ce ne sono tanti tipi e altrettanti interessi coinvolti, forse è bene chiarire quale riservatezza in particolare sia stata violata in passato dalla mancanza di questa legge; trascuriamo totalmente lo sproloquio di cifre su costi e “cittadini intercettati”, perché sarebbe una totale mancanza di rispetto persino per la più nobile delle demenze.
C0ntrariamente agli Stati Uniti la legge italiana sulla privacy è sufficientemente generosa; negli USA è persino proibita la “strong cryptography“, nel senso che è proibito cifrare dati al un punto che il governo – se volesse – non potrebbe decifrarli senza una chiave; il significato è “puoi cifrare i tuoi dati, ma in tutti e soli quei modi che il governo è capace di crackare”.
In Italia è legale il traffico di informazioni cifrate su qualsiasi livello, tanto che qualsiasi gruppo di persone che abbia fatto bene i conti può far circolare informazioni sulla pianificazione di un attentato alla luce del sole e scampare qualsiasi perquisizione, perché non avendo dati in chiaro su cui basarsi diventa impossibile avere anche il minimo indizio di reato per poter ottenere un mandato.
In questo senso una difesa per la propria privacy su vari fronti ( email, instant messaging, etc. ) c’è già, e chi lo sa la sfrutta; il punto su cui fa leva la normativa sulle intercettazioni telefoniche è che di solito le persone sentono di “non avere nulla da nascondere” e l’ingenuità popolare illude il boss mafioso di comunicare nella più totale riservatezza con un telefono, purché non ci siano altre persone nella stessa stanza.
In altri termini, la stessa ingenuità popolare è quella che illude il tuo vicino di casa che mette una chiave WEP nella sua wireless così come illude il tizio che scarica i porno davanti a te pensando che un monitor scuro e un’attenta visuale periferica della stanza in cui vi trovate sia sufficiente a garantirgli una qualsiasi riservatezza.
In sintesi, un qualsiasi stralcio di legge sulle intercettazioni1 è una sorta di legge ad idiotam, nel senso che si premia l’arroganza e la presunzione di chi continuerà a fare cazzate senza alcun problema di “riservatezza” e non ha né l’intelligenza e né le palle di informarsi su come tutelare da sé la propria privacy, e come chiunque ha già notato, agevola in un qualche modo la criminalità.
Ovviamente agevola solo quelli stupidi, che sono statisticamente quelli che hanno più agganci in Parlamento, ma ci dobbiamo pur accontentare …
_______________- Tralascio in tutto il discorso la parte ridicola che riguarda la pubblicazione delle intercettazioni, perché per fortuna ne hanno già parlato abbondantemente
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SCRITTO IL 27 settembre 2008 SU Banane, RiflessioniTags: cattiva informazione, lawlforkidsAggiornamento dell’ultim’ora: guardavo giusto adesso che questo è il post numero 100. Grazie per le visite, i commenti, gli apprezzamenti e le hate mail; in particolare ringrazio quelli che mi leggono assiduamente senza i quali ( probabilmente ) sarei portato a credere che i miei post non li legge nessuno, e quindi ( probabilmente ) non sarei nemmeno motivato a scrivere.
Era una roba che volevo scrivere da tempo, qualcosa che in effetti possono scrivere tutti, tanto che mi manterrò breve per evitare troppe “opinioni” che magari potrebbero impedire ai soliti poveracci pieni di pregiudizi di leggere uno qualsiasi dei miei post.
Ultimamente tra le varie divertenti fusioni in Italia, quella già avvenuta del PD e quella che adventura est del PDL, non si fa altro che parlare di bipolarismo, o addirittura bipartitismo.
L’oggetto di questo post è la cazzata magistralis che esce dalle bocche di svariati membri dei suddetti partiti, ovvero: “il sistema bipartitico porterebbe l’Italia al passo con le altre grandi democrazie mondiali”.
Premetto che farò anche l’errore di perdere per strada il significato della parola “democrazia” in quanto gran parte delle “grandi democrazie del mondo” ( Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Spagna ) sono monarchie, per cui farò finta di includere anche questi Stati nel discorso.
Ebbene, sono diversi i motivi per cui questa è una cazzata magistralis, il primo in ordine di visibilità colpisce i piddini, ed è l’inquadrare esclusivamente gli Stati Uniti come esempio di “grande democrazia”, pensando, probabilmente, che tutti gli altri Paesi del mondo siano più o meno come gli USA. Lasciamo da parte il fatto che gli Stati Uniti hanno praticamente solo due partiti ( in realtà ce ne sono più di due ) dai tempi di Lincoln, e anche durante la Confederation i partiti erano più o meno due per parte: ciò lascia intuire che gli USA non sono un Paese che si è convertito al bipartitismo perché era una buona idea, ma semplicemente così hanno iniziato e così son rimasti, e se la cosa funziona, perché cambiare ?
Il secondo motivo, e questo richiede un po’ di ricerca, è che se uno va a vedersi i vari risultati delle elezioni di qualche Paese a caso in Europa e non, ha l’ennesima prova che chiunque rilasci una dichiarazione in TV parli a ruota libera, così, senza freni.
Prendiamo casi in cui parlare di bipartitismo è significativo. Le ultime elezioni in Giappone, Germania, Australia e Svezia danno due grandi partiti sopra il 20-30%, più svariati altri sotto. Questo ovviamente non pregiudica l’esistenza di altri partiti, tanto che in Svezia ne abbiamo ben 5 minori oltre il 5% ( più del 30% complessivo ), e quindi il peso è indubbiamente non trascurabile, per cui non possiamo affatto dire che in Svezia ci sia un significativo bipartitismo. Anche in Germania la sinistra ( Die Linke ) fa invidia a quella italiana, e nel 2005 prese ben l’8%, che è comunque una cifra decisiva in un Parlamento con un sistema più o meno proporzionale.
Gli esiti delle amministrative in Gran Bretagna invece ci han fatto capire che un Paese sta bene anche con tre partiti, e su questa linea sono anche Norvegia e Irlanda, con ben tre partiti sopra il 10%. In Norvegia nelle ultime elezioni parlamentari il distacco fra Progressisti e Conservatori era circa 8% ( 22 e 15 rispettivamente ), cosa che può rendere ammissibile un sorpasso in un’eventuale crisi, esattamente come è successo in Gran Bretagna fra Laburisti e Liberaldemocratici.
In Francia e Canada invece le cose sono profondamente diverse. Tutti hanno l’idea della Francia come grande sistema bipartitico perché “a conti fatti al ballottaggio finiscono sempre due partiti”: grazie al cazzo, è per quello che si chiama ballottaggio. Si dimentica però che alle presidenziali 2002 Le Pen superò Jospin e il ballottaggio fu fra l’UMP di Chirac e il Front National, che è una specie di AN col leader che non gioca a fare il liberaldemocratico dei poveri; non solo, si dimenticano anche le cifre delle presidenziali 2007, in cui i partiti oltre il 10% erano quattro, tanto che l’esito rimase incerto fino alla fine perché ci fu il giochino di “dialogo” coi centristi di Bayrou che si erano presi il 18%, contro il 31% dell’UMP e il 25% dei Socialisti. Le presidenziali 2002 furono molto più divertenti perché tutti i partiti si mantennero sotto il 20%.
In summa, sono ben pochi i Paesi con un sistema bipartitico, e non si può certo dire che Francia, Canada e Gran Bretagna siano Stati ingovernabili, posti in cui si viva male, o che, in generale, la politica locale faccia schifo.
Poi, chiaramente, ognuno dice quello che gli pare, dopotutto siamo pur sempre in Italia.
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