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Scritto il 12 giugno 2010 in Low tech
Oltre alle varie cazzate da fanboys e loro complementari ci sono tante cose buone e cattive sulla Apple e le sue politiche.
Ovviamente serviva un incipit decente per parlare delle cattive, delle buone se ne parla già troppo – qualcuno mi spieghi perché i TG hanno fatto tutta quella pubblicità gratuita all’iPad !
Per quanto riguarda le decisioni aziendali blindanti, Apple è il fratello minore di Microsoft che ha capito come non farsi sgamare, anche se ogni tanto gli va storto. Non è una novità che Apple e Google siano in guerra, e da un po’ ( precisamente da questo evento ), ma è una novità che Apple sia finita nelle grinfie dell’antitrust per un errore un po’ da principianti.
È noto che Google abbia un grosso monopolio sulla pubblicità nel web, e in seguito alla recente acquisizione di AdMob la cosa non è diminuita. È noto che ad Apple non piace rimanere indietro, per cui anche loro han deciso di mettersi in proprio. Fin qui nessun problema, chiunque ha il diritto di tirar su la propria azienda di pubblicità; il piccolo problema arriva quando per un capriccio aziendale lo sviluppatore che ha un iPhone ma per qualche motivo ha un’ossessione per AdMob è costretto ad usare i canali di pubblicità Apple, pena la morte – o semplicemente la non approvazione del suo programmino.
È chiaro che nessuno è obbligato a usare l’App store, per cui uno potrebbe dire “se non ti piacciono i termini vai altrove”, ma d’altra parte è anche vero che Apple non incentiva più di tanto i canali alternativi, per cui con tutta questa faccenda sembra di essere tornati al periodo in cui la difficoltà di usare un browser che non fosse Internet Explorer su Windows – confrontabile col decimo problema di Hilbert – costò molto cara a Microsoft, e per un bel po’.
C’è da dire però che l’antitrust si lamenta solo quando il piatto è molto ricco. Ad esempio, una polemica altrettanto recente riguarda sempre i termini dell’App Store in materia di licenza di uso, abuso, reverse engineering, etc. del software che si acquista. In poche parole, i termini d’uso Apple non vanno tanto d’accordo con la GPLv2, che è una licenza popolare in molti programmi e librerie ( persino Doom, non so se in parte o interamente, per quanto riguarda la versione per iPhone ), che quindi possono essere destinate a venire domate dal banhammer.
Un discorso analogo vale anche per “comprare musica su iTunes”. In effetti a ogni evento musicale Apple c’è sempre questa sorta di enorme circle jerk in cui si elogia Steve Jobs per i brani venduti sul iTunes store – personalmente non conosco nessuno che ne abbia comprato uno pagando – perché “in questo modo non si uccide la creatività”. In realtà sarebbe più corretto dire che “in questo modo non si uccide l’industria musicale”, il fatto che poi le due cose siano equivalenti non è ovvio ( anzi, è falso ).
Un valido controesempio risale a un bel po’ di tempo fa e si chiama Flashbulb. In un’intervista a febbraio 2008 racconta un po’ cosa vuol dire vedere i propri dischi in vendita su iTunes senza aver firmato nessun contratto; oltre all’intervista che merita, sentitevi un po’ l’ultimo disco che è uscito qualche giorno fa, ed è abbastanza bello.
Come nota a margine, tale intervista risale a prima che in uno dei soliti circle jerks – esattamente un anno dopo – Steve Jobs annunciasse orgoglioso la rimozione delle restrizioni DRM dai brani comprati via iTunes; dopotutto certe volte l’impopolarità fa fare scelte misteriose. Chissà se un giorno si sfileranno la scopa dal culo e spurgheranno un po’ anche i termini dell’App Store, e le varie altre cosucce un po’ oscure.
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Scritto il 17 giugno 2009 in Low tech
Una cosa che si fatica sempre a capire è come mai dietro ai supporti ottici ( CD, DVD … ) ci sia una sorta di atteggiamento protettivo nei confronti di quello che ci si deve mettere dentro.

Suona familiare ?
Quando c’erano i floppy era fin troppo facile farne copie, faceva quasi sentire in colpa; coi CD è diventato un po’ più complicato perché la lettura era energeticamente molto meno dispendiosa della scrittura e i masterizzatori commerciali hanno raggiunto un prezzo abbordabile scandalosamente in ritardo.
Nonostante ciò la lettura non aveva grossi problemi e le copie si potevano comunque fare localmente, fra software e videogames, tanto che i .rar magici circolavano su internet senza problemi; per i CD audio si è dovuto aspettare un paio d’anni, e il boom delle reti di filesharing.
Nel frattempo sono arrivati i DVD, e con loro la massiccia inculata del CSS e dei codici regione e l’oscura regola “il cliente avrebbe sempre ragione, se la smettesse di lamentarsi”. Fortunatamente aggirare il sistema di protezione che associano i dischi al “posto in cui vivi” ( sembra quasi una barzelletta ) fu un giochino da 16enni, e chiunque usava Linux nel periodo del boom del DeCSS ne era al corrente.
Copiare DVD rimane un po’ una seccatura perché per qualche strano motivo i dischi vergini più grandi di 5GB non sono mai stati diffusi, ma anche qui, nessun grosso problema, come sanno più o meno tutti.
Nel frattempo la discomafia ha iniziato ad armarsi, dal fronte legale e tecnico, e con l’introduzione di HD-DVD e Blu Ray arriva l’annuncio che “i sovversivi verranno fermati per sempre”.
Le ultime parole famose: non solo il sistema di cifratura degli HD-DVD era andato a farsi fottere, ma la discomafia ha perso una dopo l’altra tutte le ingiunzioni tentate ( o intentate ) nei confronti di chi diffondeva le chiavi, come se al resto del mondo fregasse qualcosa del DMCA1.
Ora arriva l’ennesima stronzata; non contenti di aver perso braccia e gambe, i giullari della discomafia decidono che la copia personale è una “concessione” per l’utente, e per verificare la legittimità della copia ritentano ancora il giochino precedente, coscienti della sua più totale impenetrabilità.
La cosa divertente è che l’autenticazione della copia è fatta analogamente all’autenticazione di certi software: un virus ( di quelli buoni eh, non di quelli cattivi ) contatta il server della lobby di turno e, fondamentalmente, gli chiede il permesso, che non è detto sia gratuito.
Le domande extra a questo punto sono le solite:
- Quanto tempo prevedono che duri tutto ciò, prima dell’uscita di un crack ?
- A quale “diritto” si dovrebbero appellare i produttori per impedire su scala mondiale che qualcuno sfrutti il prodotto acquistato a suo piacimento ?
Dopotutto è un po’ come proibire di tagliare le carote ad uno che acquista un set di coltelli.
Forse un giorno anche loro impareranno che the harder you try, the harder you fail.
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Scritto il 8 maggio 2009 in Low tech
Per la serie “wait, what”, ecco l’ultima trovata della MPAA per farsi deridere forsennatamente scoraggiare chi rippa DVD a scopo educativo.
L’idea è che siccome fare una copia di un DVD per qualsiasi motivo è proprio da stronzi, un modo “amichevole” è registrarlo con una telecamera puntata sul televisore.
Oltre al ridicolo della faccenda ci sono un paio di cose incomprensibili. Ad esempio, in quale misura riprendere con una telecamera non costituisce una violazione del copyright ? In nessuna, visto che è una cosa comunque illegale, per cui volendo fare i pignoli, la Corleone Motion Picture Gang sta istigando le persone all’illegalità, con un tacito “non vi denunceremo”.
Secondariamente, come hanno intenzione di accertarsi che qualcuno sia così idiota da rispettare una roba simile ?
La risposta è sempre la stessa: non ne hanno nessuna intenzione.
Altrove, tempo fa avevo accennato un po’ alla nuova ridicola legge francese denominata GESTAPO HADOPI che regolamenterebbe in modo nazista liberale il traffico su Internet, violando più o meno in tutti i modi consentiti la privacy degli utenti.Fortunatamente non solo le persone intelligenti l’hanno ritenuta un’autentica stronzata, ma persino il parlamento francese, per cui è stata bocciata. Ovviamente, siccome le Motion Picture Mafia non rientrano fra le persone intelligenti, ci ritentano, esattamente come le mosche che sbattono sui vetri sperando di uscire, prima o poi.
Probabilmente proprio a causa della collusione fra i vari partiti “riformisti” e le MPM al secondo tentativo la legge passerà, se suonerà la sveglia a casa di chi dovrebbe votarla.
L’ultima novità a riguardo però è questa qui; ovvero, un tizio che lavorava alla TF1 è stato licenziato per “differenze strategiche” col suo datore di lavoro perché aveva mandato una email ad un parlamentare in cui esprimeva il suo dissenso nei confronti della nuova legge.
La cosa ironica è che tutto ciò era dovuto ad un giro incredibile di questa sua email che dal ministero era ritornata “per vendetta” alla TF1, per avvisarli che fra i loro dipendenti si nascondeva un terrorista!!
La cosa ancora più ironica è che alla luce di tutto ciò in Francia si può perdere il lavoro “per sbaglio”1 solo per aver criticato un disegno di legge non ancora ufficiale, quindi di nessun valore.
Che dire, certe volte stare in Italia conviene.
_______________- ovviamente avendo imparato da “al di qua delle Alpi”, l’Union pour un Mouvement Populiste ha ritrattato, perché “non si sarebbero mai aspettati che sarebbe successa una cosa simile”.
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Scritto il 18 aprile 2009 in Senza categoria
In questi giorni il ministero delle infrastrutture e il ministero dell’interno sono occupati in riunioni a quattro mani per decidere il criterio per truccare gli appalti per la ricostruzione in Abruzzo, benché qualcuno si sia anche curato di blaterare cose come “il timore che la criminalità organizzata allunghi le mani sugli appalti è reale”; dopotutto “timore” è troppo negativo, diciamo “opportunità” e siamo più ottimisti !
Non solo, in un paese in cui per qualche motivo la NATO si è dimenticata di esportare la democrazia non si fa altro che parlare di pirati, e ulteriori cose noiose; dopotutto il fatto che una sorta di criminalità organizzata sequestri a discrezione le navi che passano nei paraggi, beh, è una cosa inaccettabile, la questione dei diritti umani in Somalia può anche stare li dov’è, tanto lo sanno tutti che i negri fanno danno dovunque vadano, quindi almeno se rimangono lì e si ammazzano fra loro siamo più contenti.
Comunque nessuna di queste due è la notiziona del secolo, ne parla già abbastanza Libero.
Da un po’ di tempo a questa parte si sta svolgendo una serie di processi fallimentari che coinvolgono una serie di organizzazioni mafiose incazzate contro persone a caso, per reati inesistenti.Il reato in genere contestato è un’agevolazione al ridimensionamento – per esigenze comunitarie – del fatturato di tali organizzazioni mafiose, analogamente a quanto accade più o meno sempre per inventori e produttori di tecnologie in obsolescenza, con la piccola differenza che quando si parla di “libera concorrenza fra imprese private” paga chi ne esce sconfitto, mentre quando la circostanza coinvolge da una parte un piccolo gruppo di aziende in forte collusione col settore pubblico ( tramite la SIAE in Italia, ad esempio ) e dall’altra parte un gruppo “non importa quanto numeroso” di singoli individui, beh, in quel caso per la seconda squadra è una specie di partita a Blackjack, se superi il 21 sei fuori.
Va da sé che rimanendo dentro non si vince nulla. Non solo, le regole cambiano giorno dopo giorno, e non perdere diventa sempre più difficile.
Il riferimento è evidentemente alla discussa vicenda su The Pirate Bay. Prima di parlare di questo è bene citare un paio di fatti. I discografici infatti tendono a sciogliere nell’acido le notizie scomode, e ne riporto alcune di seguito:
- Qualcuno si ricorderà di quando la Universal fece causa ad una donna che con una telecamera dalla qualità oscena fece un video al suo bambino di qualche mese che ballava con sotto una canzone di Prince. Senza andare troppo nei dettagli, la donna ha vinto la causa, nonostante l’enormità di leggi che di fatto depenalizzano il comportamento criminale di certe organizzazioni.
- Sempre l’anno scorso, dopo una serie di litigi sul fatto che distribuire musica in un modo che per qualche motivo non va bene ai discografici rappresenta una qualche forma di “reato”, sono sono letteralmente rotti le palle anche certi giudici, arrivando anche a suggerire sanzioni nei confronti degli avvocati RIAA intenti a portare avanti cause milionarie contro singoli studenti.
- A peggiorare le cose, qualcuno si ricorderà di quando Sony fu messa letteralmente in ginocchio per aver riempito di virus i CD audio che distribuiva, perdendo una dopo l’altra tutte le cause possibili. Il risultato fu non solo l’annientamento software del virus anti-copia ( permettendo di fatto di copiare il CD ), ma anche un quantitativo imbarazzante di rimborsi e multe.
La recente sentenza contro The Pirate Bay ha fatto sufficientemente discutere, anche se probabilmente nel modo sbagliato.
Innanzitutto non si capisce di cosa sia colpevole un tracker di BitTorrent che è un servizio di condivisione di file, e buona parte del contenuto non è disponibile illegalmente. Sarebbe pressappoco come chiudere un provider perché fra i suoi clienti ci sono un sacco di pedofili: a questo punto si potrebbe anche fare causa a tutti i negozi e i ristoranti che hanno dato da mangiare ai pedofili stessi, consentendogli quindi di vivere.
L’invenzione spassosa è che The Pirate Bay “fa i soldi a spese dei discografici”, al contrario dei discografici, invece, che fanno spesso soldi a spese del contribuente tramite, ad esempio, il pizzo SIAE sui CD vergini, che è una cosa assolutamente insensata soprattutto perché molti CD e DVD sono usati per i backup di foto, video e documenti, oppure semplicemente le tonnellate di finanziamento pubblico usate non solo per i dipendenti SIAE ( che per quello che mi riguarda possono anche perdere il lavoro di colpo e fare la fame per il resto della loro vita ), ma anche per le case di produzione e distribuzione, che probabilmente quei soldi li dovrebbero utilizzare per finanziare e produrre film, piuttosto che pagare gli avvocati.
Questi – e il fatto che ad oggi il tracker non è stato sequestrato – sono fondamentalmente i motivi per cui le probabilità che il ricorso di The Pirate Bay venga accolto sono piuttosto elevate, e loro stessi sono sufficientemente fiduciosi.
Dopotutto è una guerra che si chiuderà per sfinimento, e gli sprechi stanno pian piano superando gli utili, per cui …
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Ieri, in Germania, un mitomane ispirato da passati avvenimenti in Finlandia e, soprattutto, oltreoceano, ha pensato bene di tentare di battere il record nazionale, fallendo miseramente. Se anziché 16 ne avesse fatto fuori un paio in più …
La cosa divertente della faccenda è che il “serial killer per cinque minuti” è stato etichettato dai media come un grande campione coi “videogiochi violenti”, cosa che non stupisce più di tanto. Credo che pensare che un membro dei “comitati per genitori ritardati” di quelli che si occupano di censurare film e musica possa essere veramente un genitore di qualcuno fa venire i brividi.
Dopo la nota a margine, giorni fa mi è caduto l’occhio sulla nuova legge sul diritto d’autore in Francia, che Ars etichetta come “toughest in the world”.

Di che si tratta ? Globalmente non c’è niente di nuovo, ma ci sono due punti piuttosto imbarazzanti che nessuno fino ad ora aveva tentato di aggiungere.
- Criminalizzazione di chi non cifra la sua rete WiFi a dovere.
- Wireless pubbliche con whitelist ( i.e.: è consentito traffico solo verso certi indirizzi )
A prescindere dalle considerazioni su quanto una cosa del genere sia lesiva per le libertà individuali, tutto ciò solleva un paio di problemi.
Oltre a confermare infatti che i sostenitori del libero mercato e del “liberalismo” sono quelli che ci credono meno di tutti, perché se decisioni totalmente irrilevanti come “criptare o meno la mia wireless” devono essere l’ago della bilancia sulla mia fedina penale evidentemente c’è qualcosa che non va, beh, è altrettanto evidente che le priorità di un Paese non sono cosa poi tanto nota.
Facendo un ragionamento puramente qualitativo ( anche se sarebbe interessante analizzare un po’ di dati ), le parti coinvolte, per chi della materia non capisce un cazzo, sono esclusivamente due: l’uomo qualunque e la major discografica: nel caso francese addirittura era una sola casa discografica che ha scatenato tutto.
L’uomo qualunque scarica il nuovo disco di Katy Perry da bittorrent, e la major si incazza per questo. Katy Perry fa vari tour mondiali e le sue canzoni sono bene o male su una tonnellata di pubblicità e programmi televisivi. L’ultimo disco ha anche venduto parecchio.
Non sembra quindi che ci siano grossi problemi, considerato anche che il fatturato di negozi online come l’iTunes Store ha una quantità di zeri imbarazzanti.
A questo punto più o meno chiunque potrebbe dire che il mercato si è bene o male assestato su un certo equilibrio, e anche se una major discografica fosse in perdita, o fosse anche costretta a chiudere, non sarebbe un grosso problema, molte grosse aziende sono fallite negli ultimi anni, per cui …
Il problema però si complica, perché a tutto ciò si aggiunge una terza parte, i cui interessi in questa materia coincidono con quelli dell’uomo qualunque: i provider; quelli che in altri casi erano i soliti stronzi che offrivano un servizio pietoso ora hanno grandi motivi per essere incazzati.
Tutte le bozze di legge sul diritto d’autore infatti comprendono un bel pugno in faccia ai provider che non “denunciano” o non “staccano la spina”. Le norme sulla privacy vanno bene per la criminalità organizzata, mentre sono “immorali” per chi scarica il disco di Katy Perry da internet, quelli vanno messi in galera, e poi alla gogna.
Tuttavia, è chiaro che non è solo una questione di moralità, perché le perdite delle case discografiche non sono niente, confrontate a quelle dei provider, i quali comunque finché la cosa non sarà gestibile individualmente ( wireless cittadine, nazionali, etc. ) offrono un servizio pressoché irrinunciabile, perché chiunque usa internet per motivi di studio o lavoro. Non solo: in questo modo oltre a far crollare i provider che non si vedono più pagato il canone, si rischia di far pagare a una famiglia intera il reato di un singolo, perché il papà dell’uomo qualunque che scaricava il disco di Katy Perry magari riceve 40 email al giorno che deve controllare quasi costantemente anche da casa.
In Nuova Zelanda è stata approvata tempo fa una legge simile e un provider si è pubblicamente rifiutato di adeguarsi; il governo, come un po’ ovunque, è più amico di certe persone che di altre, per cui non si è di sicuro schierato “dalla parte di chi ci vive”; la cosa drammatica è che quello che i governi non vedono è che schierarsi con business in putrefazione perché la comunità, il progresso o il mercato, che dir si voglia, li hanno già decapitati da un po’, è una specie di suicidio economico, perché una volta che il vinile fu messo in obsolescenza nessuno si occupò di privilegiare la produzione di LP in favore dei CD.
Questo caso non ha nessuna differenza, perché fino a prova contraria la proprietà intellettuale è come Babbo Natale o Gesù: non esiste, e scrivere libri, fare disegnini, e mettere in galera chi la pensa diversamente non cambia di sicuro le cose.
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Scritto il 19 gennaio 2009 in Low tech, Riflessioni
Rieccoci in tema di diritto d’autore, la materia che non interessa a nessuno, e nessuno ne è informato, ma non è un problema.
Di recente Apple ha spammato in lungo e in largo il suo addio al DRM. Tuttavia, siccome noi abbiamo una potenza di calcolo cerebrale superiore a quella di una libellula, o di un moderatore di macity.net, ci siamo resi facilmente conto che Apple si è liberata del DRM esattamente come super elastic bubble plastic si è liberato del conflitto di interessi.
Ultimamente però abbiamo scoperto che l’eccessiva difficoltà di processi logici complessi quali “causa ed effetto” supera enormemente il buffer dei cervelli della RIAA, tanto che durante la solita causa contro il solito stronzo che aveva messo su un motore di ricerca per torrent, non hanno assolutamente idea di quali siano i danni che gli spetterebbero:
It is possible that RIAA requests $47,000 because Dove’s services are worth $77,768.82 to RIAA, the difference between the full amount of economic loss RIAA claims ($124,768.82) and the amount it is willing to accept if Dove agrees to participate in a public service announcement ($47,000). But RIAA does not offer this explanation. Nor does RIAA adequately prove that its members’ total actual losses were $124,768.82. RIAA only proves that the first 20 of the 183 total albums on Dove’s server are held by record labels that are RIAA members; there is no such proof as to the remaining 163 albums.Also, RIAA uses $7.22, the average wholesale price of a digital album in 2005, to calculate its loss, but it is unclear whether member copyright holders would receive the full $7.22 as profit or only a portion of that amount. Further, if the reason RIAA decreases its request from the alleged total economic losses of $124,768.82 to $47,000 is because Dove’s services are worth $77,768.82, RIAA’s request problematically assumes that every illegal download resulted in a lost sale. On the other hand, if the value of Dove’s services is not the basis for RIAA’s “conservative” $47,000 request, RIAA has essentially requested an arbitrary amount.
In sintesi, non hanno idea di che cazzo stiano facendo, perché fondamentalmente la procedura con cui discografici e mafiosi della proprietà intellettuale cercano di marcare il territorio è sempre la stessa.
- Scegli uno stronzo che ti dà fastidio
- Incazzati
- Prendi un dado a sei facce
- Lancialo tre volte, ottieni tre numeri, x1, x2, y
- Porta in tribunale lo stronzo e chiedigli x1,x2 * 10y $
- ?
- Profit!
Il punto è che non sempre queste cause hanno un lieto fine, e quindi spesso lo stronzo suddetto la galera se la fa davvero. Non ho mai capito come queste normative imbarazzanti si concilino con l’idea di “land of the free”, e le solite tamarrate da Michael Bay o Chuck Norris.
Che dire, almeno su questo l’UE ce l’ha più lungo, almeno perché le due leggi più infami di tutte qui non sono ancora arrivate; forse devono ancora esportarle bene, sarà colpa della crisi.
Logic clearly dicatates that the needs of the many outweigh the needs of the few.
Davvero ?
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Scritto il 14 gennaio 2009 in Low tech, Riflessioni
Qualche tempo fa c’è stato il solito Macworld, l’imperdibile evento del mese, talmente imperdibile che chi non l’ha seguito dovrà aiutarmi a finire questa frase.

La scritta celebrativa sul sito di Apple riguarda su una cosa che non ha avuto un gran dibattito, perché ovviamente l’uscita dei nuovi MacBook Pro 17″ è un evento molto più importante.
In breve, la scritta dice che Apple è ben lieta di aver abbandonato l’oscuro sistema di cifratura1 di una buona fetta di brani musicali dell’iTunes Store, quello che impediva appunto ai suddetti brani di essere letti da cose che non fossero iTunes e iPod; il messaggio è “contrariamente agli altri figli di puttana illiberali fascisti che usano ancora lucchetti che privano voi proletari dei vostri diritti, noi siamo dalla vostra parte”.
EFF.org ha ovviamente avuto qualcosa da dire a riguardo, perché il gioco del “siamo dalla vostra parte” non è poi così coerente come può sembrare alle scimmie dattilografe dei forum dei fanboys Apple. Ad esempio, la prima domanda possibile poteva essere “perché non vi siete accorti subito del ‘fallimento anticipato’ di una scelta simile ?”, dopotutto tutte le compagnie che hanno adottato sistemi simili ne sono rimaste inesorabilmente fottute ( ad esempio Sony, che piange ancora ), quindi non ci voleva molto ad accorgersene.
Le altre polemiche di EFF.org sono varie e ben calibrate, tipo
- Apple uses DRM to lock iPhones to AT&T and Apple’s iTunes App Store;
- Apple uses DRM to prevent recent iPods from syncing with software other than iTunes (Apple claims it violates the DMCA to reverse engineer the hashing mechanism);
- Apple claims that it uses DRM to prevent OS X from loading on generic Intel machines;
- Apple’s new Macbooks feature DRM-laden video ports that only output certain content to “approved” displays;.
- Apple requires iPod accessory vendors to use a licensed “authentication chip” in order to make accessories to access certain features on newer iPods and iPhones;
- The iTunes Store will still lock down movies and TV programs with FairPlay DRM;
- Audiobook files purchased through the iTunes Store will still be crippled by Audible’s DRM restrictions.
Ovviamente, come è un classico per quanto riguarda proprietà intellettuale e DRM, non è dato di sapere all’utente finale cosa effettivamente possa fare con le cose che scarica o che compra, mentre i divieti sono ben chiari, ma spesso illeciti. L’esempio topico riguarda il reverse engineering dei vari marchingegni che tutte queste corp usano per rompere le palle all’utente finale ( iPhone bloccato, chip per autenticare i monitor più belli degli altri, etc. ).
A riguardo, la legislazione statunitense è piuttosto chiara, mentre quella UE non lo è affatto; ci hanno provato, non ci sono riusciti, però cercano continuamente di far credere con fini operazioni di terrorismo mediatico che sbloccare l’iPhone o decriptare un brano di iTunes sia illegale e stalinista in qualsiasi posto.
Dal canto suo Apple ha un’ottima strategia di non-interventismo nei confronti di chi disobbedisce, perché a differenza di idioti come Sony e Universal, Apple sa bene che una causa persa in materia di DRM è un terribile vaso di Pandora, e per un’azienda che vende perfettamente grazie all’immagine sporcarsi in questo modo potrebbe essere un triste e sanguinoso seppuku2.
La lotta contro il DRM non è finita, ma dopotutto se è un modo efficiente per far fallire chi ci investe, beh, perché no ?
_______________- non tanto oscuro, il crack è stato annunciato in concomitanza con la sua pubblicizzazione
- lo sapevo che sarei riuscito ad infilarla da qualche parte
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Scritto il 21 giugno 2008 in Cultura, Low tech, Musica, Riflessioni
L’Europa attraversa un periodo di crisi.
Ce ne siamo accorti perché la Turchia è in semifinale.
Mi hanno detto che anche in Italia son successe tante cose, come una specie di divieto assoluto nell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche. Onestamente un po’ mi rode la cosa perché mi eccitava l’idea di avere orecchie parassite mentre parlavo di figa con amici al telefono; pazienza, dovrò accontentarmi.
Detto ciò, su Internet si parli di cose che riguardano Internet.

Non è una novità che l’Europa intera abbia svoltato a destra; quello che invece è una novità è il fatto che un sacco di persone abbiano sottovalutato l’effetto boomerang delle famigerate lettere C o P dei partiti di governo di certi Paesi. Mi spiego meglio: la Forza Italia francese – loro non hanno avuto Salò, però fortunatamente anziché La Russa e Ronchi hanno Le Pen – si chiama “Unione per un Movimento Popolare”, che ricorda molto l’idea del “Popolo della Libertà”, ha quest’aria di futurum esse, di “work in progress”, di “stiamo lavorando per voi”, che noi giovani di sinistra non abbiamo. Vero è che la tanto odiata Ségolène aveva una dialettica che farebbe impallidire qualsiasi matematico timidino, però questo Sarkozy piaceva proprio tanto, anche se, beh, l’Italia si sarà dimenticata Tangentopoli, ma la Francia si è ugualmente dimenticata la questione “racaille” di periferia dell’ungherese di seconda generazione.
Fatto sta che l’ungherese può fare tutte le leggi che gli pare, esattamente come fa il piazzista di Arcore, con l’unica differenza che la Francia, volente o nolente, ha un sistema giudiziario. È per questo motivo che le varie leggi delle scimmie dattilografe nostrane non mi fanno paura.
Ed è per questo stesso motivo che mi fa paura questa legge. Non tanto perché l’ungherese e il suo circo si siano dimenticati del fatto che il Parlamento Europeo ha bocciato qualsiasi tipo di normativa che legalizzasse qualsiasi tipo di estorsione da parte di “grosse aziende”, ma perché il “Cirque du Soleil” non si rende conto del danno che una legge simile potrebbe creare in un Paese che la fa veramente rispettare.
Esempio banale: in Italia la soglia tollerata di campo elettrico emesso da qualsiasi “aggeggio” è 10 Volt/metro, a quanto ricordo. Un cellulare in fase di connessione supera questa soglia. Se ci fosse un qualche ramo della polizia che si occupasse di far rispettare questo limite verrebbero messi sotto accusa tutti i produttori di cellulari e, ragionevolmente, anche tutte le persone che infrangono inesorabilmente il limite. Succederebbe un putiferio, prevedibilmente.
In Gran Bretagna è successo un fatto esilarante. Come si può capire dall’articolo, ascoltare qualcosa a volume troppo alto rappresenta una violazione del diritto d’autore, ma è chiaro che la cosa è molto più spassosa quando il delinquente è un poliziotto che sicuramente viveva in un bel mondo in cui i dipendenti SIAE ( o RIAA, a scelta ) sono trattati esattamente come quelli che chiedono il pizzo nei negozi. Il risultato è che le varie stazioni di polizia britanniche sotto accusa hanno platealmente ostentato il dito medio agli estorsori, e sono moderatamente convinto che avranno la meglio, più o meno come l’hanno nove volte su dieci le casalinghe che hanno a che fare coi don della RIAA.
Una legge simile in Francia rappresenta una novità, oltre che un pessimo modello da seguire. È più che provato che il P2P è l’unica cosa che concilia socialismo, liberismo e meritocrazia, ma il piccolo problema è che il liberista è il bambino con dei bei giocattoli pronto a dare fuoco a chi ne ha di più belli, e quindi finché il divino mercato mi regala Augusto Pinochet siamo tutti contenti, quando però arriva a dare torto a me lo siamo molto di meno: per quale motivo ? Perché sappiamo tutti che Justin Timberlake faccia cagare e che nessuno sopra i sette anni si comprerebbe un disco originale ( non è esattamente vero, anche perché vende molti dischi, ma è fondamentalmente perché i suoi fan non sanno usare eMule ) perché non è ovviamente un prodotto di qualità assodato, come possono essere i Radiohead o i Pink Floyd, ma finché si continuerà ad iniettare queste carcasse nel mercato qualcuno continuerà a vivere, perché, per farmi mandare una bella rosa rossa dal friedmaniano di turno, il mercato è letteralmente imbavagliato dai voleri di certe cosche che non fanno altro che nuocergli immischiandoci dentro cellule morte, defibrillatore alla mano, e alla fine della fiera qualcuno dovrà pagare.
Dopotutto è così che Cosa Nostra tira avanti da un sacco di tempo.
Queste sono le “leggi vergogna nascoste”, ideate dai movimenti “popolari” che tanto popolari non sono, visto che è più che chiaro che il popolo chiede a gran voce il fair use, perché il gelataio con le sue compilation sa sicuramente distinguere un cono con la nocciola da una canzone di Duffy molto meglio di quanto non lo sappia fare il nostro ungherese gnoccamunito. È una cosa spassosa poi, perché sono curioso di vedere lo zelo della Gendarmerie nel rovinare la vita dei teenagers che si vogliono scaricare Alyzée, o forse l’ungherese sta copiando il modello “massì, ‘sta legge la scrivo poi decido un po’ che farne” dal suo amico che vende tappeti in zona Cologno Nord ?
Cito un’altra perla che viene da un altro Paese civile schiavizzato dai populisti, soprannominata affettuosamente “legge Grande Fratello“, che regolamenta una verifica costante del traffico telefonico / Internet da parte di enti governativi. Spero che a nessuno sia venuto in mente un paragone ridicolo col decreto sulle intercettazioni in Italia; ad ogni modo qui la cosa divertente che chi venera gli zombie di Betlemme ha difficoltà ad elaborare è sempre la solita: “non verrà praticamente monitorato il traffico nazionale”, dicunt. Peccato che non tutti perdano tempo sul Vangelo e magari hanno un minimo di conoscenze di informatica, e, nella fattispecie, di uno strumentino chiamato traceroute. Cito le parole di chi tempo fa mando “a fanculo” ( senza mezzi termini ) i discografici svedesi:
Anybody who has the slightest clue about how telephony or the Internet works know this to be absolute bollocks. E-mail and telephone calls take the shortest route from a topological view, which is never the same as how the bird flies. Practically all mobile phones are bounced across the country borders for tariff regulation reasons, and anything on the Internet… well, let me put it this way: a guy in Sweden just tested what the route was between two of his rooms in the same apartment (which had different service providers), and the closest route went through Spain. While technically all traffic will not be wiretapped, it’s the lion’s share and close enough to all.
Inoltre pare che la fase di monitoraggio fosse iniziata già da tempo a discapito delle varie convenzioni sui Diritti Umani ( non sono solo torture e pedofilia ) e, udite udite, della Costituzione Svedese.
Detto del tutto fra parentesi, ironia della sorte, il leader del Partito Pirata è un ex-”giovane liberaldemocratico” ( una specie di UDC senza i mafiosi e i cocainomani, probabilmente sarebbe rimasto solo Follini, se non se ne fosse andato via ), non un comunista, questo dovrebbe far pensare in positivo a noi che la lotta per il copyleft e il fair use è prettamente “nell’interesse della popolazione” ( e non è un veicolo per la rivoluzione bolscevica come qualcuno crede da entrambe le parti ), mentre, in negativo, ai suoi ex-compagni, riguardo al fatto che forse tanto “popolari” non sono.
È buffo.
Vedere che in Paesi con vita politica invidiabile succedano queste cazzate mi fa versare una lacrimuccia sul fatto che la mancanza di un sistema giudiziario tutto sommato non è un gran male, dopotutto avendo poche chances di subire stupri o, non avendo un negozio, estorsioni non so cosa mi potrebbe capitare di così brutto.
Si dice che ognuno ha il governo che si merita, però se francesi e svedesi non hanno minimamente previsto effetti su questa soglia di ridicolo ( soprattutto i francesi ) quando sono andati alle urne, beh, si vede che si son dimenticati di fare i compiti a casa.
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Due novità di recente dal fronte “cose di cui non potrete mai parlare con una donna” ( se pensate che sia una considerazione maschilista e siete capaci di contraddirmi potrei esservene grato ).
La prima ha un paio di giorni e arriva da Seagate. In realtà l’idea era pubblicarla fra le news dall’oltretomba ma non c’entrava poi così tanto. Chi ha vissuto in un Paese industrializzato negli ultimi sei mesi conoscerà di sicuro gli SSD, o, per fare i conservatori, dischi a stato solido. Il nome non dice molto perché ammesso che non si inizi ad immagazzinare memoria nell’acqua ( qualcuno ci tenta ) tutti i tipi di supporto di dati sono fino ad ora solidi; bando alle cazzate, per SSD si intende il supporto di dati su un semiconduttore, piuttosto che un disco magnetico o robe rotanti rumorose e delicate. Inutile dire che un computer senza parti meccaniche è il futuro, che dopo aver accantonato i tubi catodici e i floppy ( e, per dati “al volo”, anche i supporti ottici, CD e DVD ) sicuramente buttare via anche le testine del disco rigido rappresenta un grosso passo avanti.
Svantaggi ? Beh, tutti quelli di ogni nuova tecnologia. Dimensioni, durata, consumo e, last but not least, costi. Ma dopo aver fatto la versione Web 2.0 di Neapolis, dove sta la novità ?
La novità arriva da Seagate, che detiene il monopolio nella produzione di dischi rigidi nel mondo. Seagate, che ha a cuore il mercato così come ha a cuore il progetto, guarda di buon occhio il progresso dei dischi a stato solido. Non tanto perché abbiano fiducia nella tecnologia e nel “bene comune” ( non sia mai ), ma perché confidano nella lentezza dello sviluppo di novità in materia, e inoltre, come ogni azienda che detenga un monopolio di qualcosa, confidano nell’avere il culo parato da una manciata di brevetti. Non la vedo grigia, esattamente come la bolla di sapone DRM, perché il mercato è molto più potente di chi vi partecipa, e dunque Seagate potrà fare causa come, quanto e a chi vorrà, ma dubito che contro Samsung e Intel si possa instaurare una battaglia così grossa in tribunale.
La cosa interessante da vedere è come si sia sempre più disposti a vendere come oro colato una tecnologia antiquata e a difenderla con i denti anche a costo di rallentare economia e progresso tecnologico; così accade per il diritto d’autore e la diffusione della cultura, così accade per i brevetti e i dischi a stato solido.
È abbastanza divertente che nessuno parli di tutto ciò, ma dopotutto è difficile che in Italia cose simili facciano notizia. Non si può pretendere che la persona media abbia la minima idea della differenza fra un byte e un watt, però forse un po’ di senso comune anche su queste cose non guasta. O forse donne e motori fanno molto più figo, devo aver sbagliato tutto.
La seconda notizia è un po’ meno da comuni mortali, per cui tutti i comuni mortali possono smettere di leggere qui.
Non qui, una riga più in alto.
Si parla da un sacco di tempo di web standards compliance e di come Internet Explorer abbia miseramente fallito quest’obiettivo più o meno da quando esiste. Chi progetta siti web ha sempre questo bel da fare e sa bene che eseguire costantemente questi test è più o meno come ingoiare una focaccia intera facendola passare dalle narici.
Sappiamo più o meno tutti cosa fosse il test Acid2. È una faccina orribile che sfrutta innumerevoli e imbarazzanti righe di CSS e di JavaScript che su Internet Explorer non si è mai discostata dal look di Goatse.cx, e non so bene se al momento abbia raggiunto la decenza. Quello che so è che una buona parte dei nuovi browser passa questo test senza problemi.
Da poco son venuto a conoscenza di Acid3, che è tipo il 2, ma con un sacco di aggiornamenti riguardanti DOM2, CSS3 e SVG ( per le quali il supporto su IE è nella stessa scatola dove hanno dimenticato il supporto per le PNG con canale alpha ). È divertente vedere come Webkit sia stato il primo motore a pubblicare una beta che passasse il test ( e, ironia della sorte, anche a correggerne un bug ), non perché sia spassoso il fatto in sé, ma perché è interessante vedere come Apple, Opera e Mozilla Foundation, oltre chiaramente ai tanti sviluppatori freelance che vi collaborano, pagati o meno, nello spirito del Software Libero ( per quanto riguarda i primi e i terzi ), si diano tante pene per dare fede agli standard, ed è altrettanto interessante notare in che misura Microsoft se ne fotta.
Qualcuno deve svegliare Steve Ballmer e dirgli che siamo nel 2008 e con Apple che guadagna terreno, per non parlare del software che ormai è onnipresente, anche grazie a trucchi non esattamente corretti, beh, forse la corsa agli standard web non è poi la solita fissa da fricchettoni, anche se la lista di cose di cui Microsoft deve tragicamente tenere conto si fa sempre più lunga.
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Scritto il 3 febbraio 2008 in Banane
Improrogabili impegni istituzionali mi hanno vincolato ad una totale demolizione della mia vita sociale. Fortunatamente anche la mia vita on the internets è rimasta “un po’ giù”, quindi c’è una specie di equilibrio.
Due novità in questi giorni !
È passata totalmente inosservata una modifica alla legge sul diritto d’autore di quando ancora avevamo un governo. Come da copione, i soliti talebani che barcollano ma non mollano hanno posto una feroce opposizione alla cosa.
Sì, perché la nuova legge ha una clausola che permette il libero “traffico” di opere protette dal diritto d’autore ad uso personale, perché esse siano “degradate”. Su questo termine c’è stata una bella rissa, con Beppe Grillo e altra gente che non conosce nessuno a demolire il “degrado”, in quanto porta ad una “limitazione della libertà”. Fosse anche vero, mi piace pensare a questa legge come ad una prima fuga dal decreto Urbani, che è stata una delle tante leggi ridicole ( ma dopotutto si tratta di leggi ridicole ad opera di persone ridicole ) del precedente governo.

Ma dopotutto non si nasce tutti intelligenti, e questa nuova legge ha avuto un effetto boomerang terrificante. Infatti non tutti i politici sanno cosa sia una trasformata di Fourier, per cui la parola “degradato” ha un significato molto “moderno”, visto che qualsiasi taglio di frequenze rispetto al “formato originale” rappresenta un degrado di un brano, e lo stesso vale per la compressione video ( in maniera molto più complicata ), per cui ora si tratta di attendere un decreto ministeriale che classifichi bene cosa vuol dire “degradato”.
Già uno dei boss della mafia dell’industria musicale ha lanciato una dichiarazione che sa molto di “non vi preoccupate, la famiglia è ovunque”, riguardo al fatto che la FIMI è “tranquilla” perché si è sicuri che il decreto ministeriale farà giustizia.
Per quello che mi riguarda ho seri dubbi che, visto che l’intelligenza media in Parlamento è più bassa della media italiana, qualcuno sappia cosa comporti una codifica tramite analisi di Fourier e sappia quantificare il “degrado”. Dopotutto si tratta più o meno delle stesse persone secondo cui per essere a norma con la propria rete wireless di casa propria occorre tappezzare muri e pavimento di uno strato di sei-sette dita di pimbo.
Staremo a vedere, non ho molta fiducia, ma sono piuttosto curioso.
La seconda novità riguarda una grande iniziativa culturale di un ristretto numero di turisti della scienza. Credetemi, queste sono le nuove frontiere dello splatter, quando ho visto quell’articolo ho trattenuto a stento le lacrime.
Il problema non è tanto che quattro sfigati che secondo la tradizione italiana “hanno voce in capitolo perché hanno una laurea” firmino una lettera del genere, ma che la cosa venga presa in considerazione, ma di questo se ne è già parlato in vari frangenti. Fortunatamente sono arrivate due dichiarazioni profondamente contrarie ( e anche piuttosto pesanti ! Ehi, stiamo diventando un paese dove su certe cose si discute ? ), da parte del mio concittadino Gavino Angius ( beh, fortuna che non s’è tutti come Cossiga ), e dalla radicale Rita Bernardini.
Continuo a sostenere ridicolo che le stesse persone che vorrebbero dare fuoco un po’ a tutti i vari “sospetti di ambiguo orientamento sessuale” applaudono una ripugnante masochista che si frusta e dorme su una tavola di legno mentre fa degli strani discorsi privi di alcun fondamento scientifico su quella che lei definisce “etica”.
E su Giuliano Ferrara conviene tacere.
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