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da oggi anche in edicola come allegato a Quattroruote!-
SCRITTO IL 24 gennaio 2010 SU Low tech, RiflessioniLa Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.
Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …
The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.
… o questo qui:
Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.
In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):
No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.
È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.
Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.
Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.
Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.
Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.
Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.
Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.
Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).
A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.
Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.
La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.
Tags: cattiva informazione, cose un po' più serie, cryptology, everybody loves the internets, froci e musi gialli, ignoranza diffusa, mica scientology, negri, series of tubes
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SCRITTO IL 2 novembre 2009 SU Banane, Ffruustration, Low tech, RiflessioniIn realtà una non è una notizia molto recente, ma l’altra è abbastanza sbrigativa.
I – salvate i nostri bambini!!1

Fig. 1
Un gruppo di clown ha tirato su l’ennesimo sito di reclutamento di piccoli brufolosi con tanta voglia di pestare negri e zingari, e per Repubblica è valsa la pena pubblicare un articolo lunghissimo a riguardo, perché si sa, a queste cose in Italia siamo totalmente estranei, e ci stupiamo ogni giorno di più.
Il lato divertente però non è tanto il “come vengono presi sul serio questi qui”, anche perché dopotutto il Ku Klux Klan non fa morti dagli anni ‘60 ( tre in un decennio ), e in ogni caso la seconda ondata, quella dopo la discussa esaltazione presentata in The Birth Of A Nation ( D.W. Griffiths, 1915 ) ha mietuto molte meno vittime della prima – tanto che appunto è discutibile il fatto che un film possa avere avuto tutta questa influenza in un “revival” che non ha una significatività statistica.
In ogni caso il noto politico ( rappresentato in Fig. 1 ) ha avuto da dire la sua a riguardo. Cito:
“[...] Una pagliacciata che può diventare pericolosa: [...] ci troviamo di fronte a persone che incitano nostri cittadini a discriminare neri, omosessuali, persone dall’orientamento religioso diverso dal nostro e lo fanno su siti e canali di comunicazione internet molto utilizzati dai più giovani e visibili a tutti, compresi i bambini”. Il ministro chiede l’intervento degli “organismi preposti al controllo della Rete per evitare la diffusione di messaggi così negativi e incivili. Che, certo, non possono avere cittadinanza in un Paese profondamente democratico e maturo come il nostro”.
È una dichiarazione così ingenua che fa tenerezza. Prima sono i videogames violenti che inducono a sparare nelle scuole, poi sono i siti internet che traviano i bambini e li fanno diventare razzisti. I genitori non esistono in tutto ciò e la colpa è semplicemente delle “informazioni”, più o meno come questo fantastico gruppo di idioti che propone la soluzione finale per giustificare la loro totale assenza nella cura dei figli.
Tutte le misure su internet degli ingenuotti governatori falliscono miseramente, come la faccenda dei siti di gioco d’azzardo oscurati, per accedere ai quali basta utilizzare un DNS svizzero, come faccio io; non che giochi d’azzardo, ma è brutto pensare che Scajola abbia il minimo diritto di decidere i siti che uno può e non può visitare.
Per cui, i miei migliori auguri alla Carfagna nella sua battaglia per salvare i bambini dall’internet.
II – il DDL GelMILF
Rispetto alla 133/08 il DDL Gelmini, che è un po’ “la vera riforma” non ha creato molto scompiglio, e contrariamente alla 133, non conosco nessuno che l’abbia letta. Per chi l’anno scorso fosse in vacanza in Cambogia, linko una presentazione “esplicativa” che feci a ottobre 2008.
La 133 e il foglietto che seguì ( quello che, per intenderci, annunciava il biscottino alle università belle ) non attuò praticamente nessuno dei benefici annunciati, mentre il blocco del turnover è già una realtà.
La cosa agghiacciante è che per menate sindacali è difficile applicare lo stesso blocco alle segreterie, che in generale sono il grande dito nel culo delle università, ma è un’altra storia.
In summa, sto cazzo di DDL Gelmini di fine ottobre 2009, cosa contiene ? Dobbiamo lamentarci ?
Innanzitutto si tratta di una riforma grossa di tutto il sistema universitario, per cui ridefinisce praticamente tutte funzioni dei vari organi: facoltà, Senato, CdA, etc., ma stranamente non tocca i dipartimenti. Vengono ridotte in modo non preoccupante le facoltà ( per obbligo ) ma la cosa non è un grosso problema, anche perché basta semplicemente accorpare, e in genere la cosa può creare più problemi di quanti non ne risolva.
Viene introdotto un DG con molti poteri, che però non siede nel CdA. Una nota a margine è che i DG degli ospedali sono spesso pregiudicati. Fate 2+2.
Ci sono alcune cose fatte ad hoc per sanare particolari casi patologici, come l’assegnazione di non più di 12 CFU “a discrezione”, per cose fuori dagli esami ( prima erano 60, e succedevano cose come questa ), o come alcuni limiti ai mandati dei rettori e qualche norma in materia di conflitto di interessi fra cariche universitarie ( ironia ).
Ci sono altre modifiche leggere per quanto riguarda assegni e contratti, una grossa è che gli assegni di ricerca da parte dell’università non sono più regolati dalla stessa legge che regolamentava gli assegni degli istituti di ricerca ( INFN, ASI, etc. ), ma c’è un articolo ad hoc nel DDL di cui sopra; non che questa sia tendenzialmente una cosa buona o cattiva.
Dove sta il pericolo ? Innanzitutto una cosa è un fondo statale per borse di studio di merito, che già da sé ( statale ? No, grazie ) è una stupidaggine, ma la cosa è ancora più esplicita nel momento in cui i canoni di attribuzione sono ministeriali.
Perché è una cosa pericolosa ? Perché innanzitutto gli Istituti di Studi Superiori in Italia non hanno prodotto nulla di rilevante di recente, niente a paragone con Princeton o l’europea ENS di Parigi ( o di Lione ), eppure godono di finanziamenti statali “privilegiati”, per cui già da ora per uno studente meritevole fuori dal circuito è difficile avere incentivi. Nel caso di una borsa statale sarebbe un bel problema nel momento in cui ci fossero privati e fondazioni ( dall’ENI alle varie fondazioni che fanno ricerca in ambito medico ) che offrono borse e premi di laurea nello stesso ambito, questi avrebbero una concorrenza abbastanza impari da parte dello Stato, per cui offrire incentivi non sarebbe una cosa conveniente, e chi risultasse fuori dai canoni statali sarebbe estromesso.
A riprova di tutto ciò, il DDL non riforma minimamente gli enti per il diritto allo studio, che sono una schifezza tutta italiana, e continua con la barzelletta delle tasse scaglionate per “ambito” ( “i letterati non hanno laboratori, per cui pagano di meno” ).
Non che mi aspettassi una riforma in questi due sensi, ma se la parola chiave è meritocrazia si vede proprio che è l’ennesima riforma scritta da avvocati che non hanno mai messo piede in un’università.
L’altra faccenda grave è che mentre su certe cose il DDL è molto minuzioso ( assegni di ricerca, contratti a tempo determinato, durata dei mandati, diritti e doveri degli organi, etc. ), su altre è molto vago.
Ad esempio, tutta la faccenda delle borse è affidata ad una sola ( oscura ) s.p.a.; la questione “valutazione” è delegata all’ANVUR, che ha un sito che ricorda molto le tabelle dei laureati in scienze politiche con le ossa grosse perché conoscono la derivata prima della funzione coseno: ovvero, il DDL non si occupa di tutto ciò, la chiave è affidare tutto ad una sola agenzia esterna; si chiama metodo italiano.
Come questi casi ce ne sono altri; i biscottini di merito del FFO ( il famoso 7% da destinare alle università fighe ) non hanno ancora una ripartizione precisa, gli incentivi e le “cose che rendono un partecipante a un concorso più bravo di un altro” sono accennate, nel senso che non sono “a discrezione”, ma sono “da definirsi”; quando ? Boh.
In sintesi, non ci sono grosse novità, era prevedibile che la fantomatica riforma non riformasse un cazzo, ma il problema fondamentale è che la 133 è stata molto sbrigativa, e le promesse di scioglimento dei nodi su tagli e ripartizione meritocratica sono rimaste tali. Ma vabe’, è pur sempre la Gelmini, che c’aspettavamo.
Per concludere: tutto ciò merita una protesta ? La risposta è sì, ma da parte delle categorie più colpite, che non sono gli studenti o gli ordinari ma sono gli assegnisti, i post-doc e i ricercatori ( a contratto e non ).
Se non protestano il silenzio assenso sarà un problema loro.
Per la cronaca, ecco il DDL, per chi lo vuole leggere.
Nota a margine: sempre riguardo copypasta fallimentari del modello americano, il DDL è sufficientemente nazista su certe cose ( assunzioni, scadenze dei mandati, etc. ) ma quando parla di partecipazione dei privati nei CdA delle università non pone una quota d’ingresso. È più importante verificare che non ci siano conflitti di interessi fra organi della stessa università o impedire che entrino a far parte di un CdA persone eventualmente incompetenti – o comunque di competenza non certificata, visto che non è richiesta – che non hanno versato un centesimo nella cassa dell’ateneo ?
Tags: analrchia, distruzione universitaria, HAHA, ignoranza diffusa, lawlforkids, lol-eat-x, series of tubes
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Mi è capitato sott’occhio un articolo sul clima, e contrariamente a tutti gli articoli sul clima che si leggono tutti i giorni questo è particolarmente buffo, per cui è degno di qualche commento.

Al Gore presenta CURRENT
L’articolo si intitola “Contro l’impostura climatica e i suoi araldi”, ed è di Carlo Ripa di Meana. Come molti degli articoli a tema energetico pubblicati sul sito dell’iBL, gli autori sono globalmente degli “araldi contro l’impostura climatica”, per parafrasare e rigirare il titolo. Il motivo principale dell’accanimento contro le tesi sul riscaldamento globale è … beh, non c’è un motivo principale. Ripa di Meana non è un climatologo, ed essendo un politico, posso citare Michael Crichton e il suo popolare talk “The Case for Skepticism on Global Warming“:
I was also raised in a scientific tradition that regarded politics as inferior: If you weren’t bright enough to do science, you could go into politics.
Del resto, come dargli torto ? Ripa di Meana cita in vari punti il talk di Crichton, ma questa riga deve averla saltata. L’inizio del discorso è una buffa successione di “non credo”, che è una cosa strana da sentire da uno che si fa portavoce della critica contro “l’ambientalismo come una religione”.
A sostegno di tesi inesistenti ci sono un sacco di cose esilaranti:
- La denigrazione di rivali particolarmente stupidi, con citazioni del tipo “Come i terroristi non possono presentarsi nei media, così gli scettici sulla questione climatica non dovrebbero avere il diritto di parlare pubblicamente contro la teoria del riscaldamento globale” o “Ogni volta che qualcuno muore in seguito alle alluvioni in Bangladesh, un dirigente di una compagnia aerea dovrebbe essere trascinato fuori dal suo ufficio e annegato”. Il messaggio è: se un sostenitore di una determinata tesi dice cazzate, quella tesi è automaticamente falsa.
- Esagerare le posizioni altrui per provare le proprie tesi, ad esempio prendendo come una “smentita” un appello di cento scienziati rivolto ad Obama. È chiaro che più che la validità della tesi in sé l’appello mette in discussione la significatività del fenomeno, ma probabilmente “fa lo stesso”.
- Aggiungere qualche inaccuratezza qua e là. Freeman Dyson ad esempio da “sostenitore” è diventato “massimo oppositore”, mentre dalle sue dichiarazioni si capisce chiaramente che lo scetticismo è dovuto a questioni puramente metodologiche, che è esattamente il parere di più o meno tutti quelli che sanno perfettamente la differenza fra scienza e religione, a differenza di Ripa di Meana e di molti Verdi ( di cui ha fatto parte ).
- Citare fonti “contro” senza valutarne l’attendibilità. Ad esempio, “L’Ambientalista Scettico” ( di Bjørn Lomborg, che non è uno “scienziato” ma un economista ) ha ricevuto apprezzamenti praticamente solo da stampa non-scientifica, mentre molta stampa scientifica l’ha demolito; forse è colpa del fatto che la “scienza ufficiale” è una grande loggia massonica.
Insomma, ogni volta che politici ed economisti parlano di quanto abbia senso ( o meno ) una teoria su qualcosa a loro totalmente estraneo c’è sempre da commentare; soprattutto quando in Italia c’è chi si lamenta del fatto che i think tanks non sono un’entità riconosciuta come negli USA.
La seconda parte dell’articolo invece è una recensione dei vari provvedimenti anche in materia di energia delle varie amministrazioni che hanno iniziato a darsi da fare, prima su tutte probabilmente quella statunitense, ma con un discreto seguito; su questo poco da dire, frecciatine a parte. È da notare che a proposito di energia l’Italia è ferma al 1990 e non accenna a schiodarsi, però probabilmente anche dire queste cose è diventato roba da talebani ambientalisti.
Per il resto le cose divertenti finiscono, se non il continuo cercare alleati a destra e a sinistra, come questa spettacolare leccata di culo:
Ma forse la più efficace analisi e denuncia di questa manipolazione affidata alla comunicazione mediatica, tv, radio, video e giornali e riviste, l’ha sviluppata nel suo libro recente Pianeta blu non verde – Cosa è in pericolo: il clima o la libertà?, Vaclav Klaus attuale Presidente della Repubblica Ceca, tra i maggiori economisti viventi, che ci esorta a sfidare l’impostura “che non deve rimanere senza risposta da parte dell’opinione pubblica che ragiona razionalmente”.
Non mi sono chiari i limiti dell’insieme dell’opinione pubblica che ragiona razionalmente, probabilmente io non ne faccio parte.
Che dire, un disastro. Questo è quello che succede quando anziché prendere il politico come una sorta di specie “meno sviluppata” gli si dà una penna in mano e gli si chiede un bell’articolone dettagliato contro la moda del momento. Non è necessario provare la propria tesi, basta citare qualcuno che sia contrario e che abbia fatto qualche ricerca ( discutibile o meno, tanto mica la leggo ), dopotutto “il politico di queste cose non se ne deve occupare”.
La cosa più allucinante della faccenda – e tengo ancora una volta a sottolinearla – è che benché Crichton avesse pienamente ragione quando parlava di “Ambientalismo come una Religione“, l’atteggiamento dei più che si oppongono alla Jihad ambientalista è totalmente indistinguibile da quello dei talebani verdi. Non ci si oppone all’idea ma ci si oppone a chi la sostiene.
Tutte queste sono considerazioni che non hanno nulla a che vedere con le opinioni che chicchessia possa avere riguardo all’ambiente, perché se è vero che è tollerato che le persone abbiano opinioni calcistiche riguardo a vari campi della scienza ( “credo” / “non credo” ) è colpa di una pessima divulgazione ad opera di persone che dovrebbero occuparsi d’altro, e di una classe politica che anziché rivolgersi a chi di queste cose dovrebbe occuparsene spesso sceglie di legiferare “alla cieca”, servendo su un piatto d’argento agli scettici dell’ultim’ora di tutto il mondo l’opportunità di dire la propria, perché “tanto lo fanno tutti”.
Fortunatamente – per quanto riguarda l’Italia – il Senato ha votato qualche mese fa una mozione promossa da un banchiere, un imprenditore e un avvocato e sostenuta ( ovviamente ) da altri avvocati e imprenditori, fra cui Franco Orsi ( quello della fantastica legge sulla caccia ), Domenico Nania ( sette legislature ) e Marcello Dell’Utri.
Il contenuto e i toni della mozione sintetizzano alla perfezione tutto il discorso della politica factotum che non fa altro che combinare disastri, ed è la stessa politica che Ripa di Meana disprezza – citando tacitamente Crichton – ad esempio, nel caso della messa al bando del DDT e, in generale, in tutti i momenti in cui “la fede ha scavalcato la ragione”.
Resta da capire che cazzo ne capisca Dell’Utri di climatologia, di sicuro nel raccontare balle è un professionista.
Tags: cattiva informazione, env, ignoranza diffusa, liberismo for dummies, manbearpig, ottimo giornalismo
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Mentre in Iran ci sono seri problemi a uscire di casa e in Italia il pedopresidente ha difficoltà con la comunione, altrove ci sono un paio di news interessanti.
La prima arriva da Nature, ed è una tesi che sulle prime mi sembrava un po’ far-fetched; l’articolo originale è comparso tre giorni fa sul Washington Post, e riguarda una ricerca su come una sorta di analisi statistica analoga a quella che si compie sui messaggi cifrati, svolta su “una serie di numeri apparentemente casuali”, può evidenziare dei pattern che contraddistinguono numeri truccati.

"Preoccupati per la libertà di stampa in Iran" ... ?
Il caso in questione è la recente tornata elettorale in Iran, in cui nelle cifre meno significative ( le ultime due, su cinque o sei ) ci sono svariate ripetizioni, mentre in teoria le varie cifre dovrebbero essere equiprobabili: per intenderci, se un candidato si aggira “sui 1250 voti” la probabilità che ne prenda 1253, 1247, 1249 o 1261 è pressoché la stessa. È chiaro che se a truccare i dati non è un generatore sufficientemente efficiente di numeri casuali, ma una persona o anche un gruppo di persone, analisi di questo tipo possono fornire risultati interessanti.
Una ricerca a riguardo, con un po’ di grafici, è questa qui; è leggermente diversa dall’articolo del Washington Post, perché invece che analizzare le ultime cifre significative analizza le prime, mostrando delle interpolazioni sulla curva della legge di Benford, che dice che “in molte analisi di dati” le occorrenze delle prime cifre significative non sono equiprobabili. Per intenderci, la prima cifra significativa è un terzo delle volte “1″, oppure, meno frequentemente, “2″, e così via.
La conclusione è uno scostamento “quasi certo” ( significatività < 0.007 ) dall’ipotesi di dati non truccati. Ovviamente tutto ciò non fa capire a sufficienza quanto effettivamente l’esito sia stato manipolato, e se il governo iraniano – come ha in parte ammesso – abbia truccato i dati in modo determinante, anche se a parte le solite dichiarazioni tragicomiche dei vari capi di Stato che era da un po’ che non ventilavano il palato, quello che si sta vedendo in questi giorni per le strade di Teheran non è di certo un segnale felice.
La seconda novità riguarda l’eolico, e “cosa fare per rivedere in modo cosciente il piano energetico di una nazione”, che per l’articolo sono gli USA, ma si può fare un discorso analogo per la Francia, la Gran Bretagna, la Germania e la Scandinavia.
È vero che l’energia eolica è indubbiamente la più scomoda fra le rinnovabili. Non sempre presente, le pale non sempre funzionano a dovere, sono pesanti e occupano un sacco di spazio. È anche vero che non è da tutti i giorni fare una pianificazione decente che evidenzi “dove conviene piazzare i generatori” e “quanti ce ne vorrebbero – in modo ottimale – per dare un risultato soddisfacente”.
Il risultato è una sovrastima oltre il verosimile; “ricoprendo il ricopribile si produce venti volte l’energia che si consuma”, dove “il ricopribile” è praticamente tutto tranne le aree densamente popolate, quelle ghiacciate, e quelle eccessivamente irregolari. Tornando nel mondo reale non è niente di nuovo scoprire che un investimento significativo sull’eolico può portare vantaggi, ma nessuno sembra averci pensato abbastanza fino ad ora.
AND NOW FOR SOMETHING COMPLETELY DIFFERENT
Hai comprato dall’estero un iPhone 3G ( magari bloccato ) e lo vuoi aggiornare al firmware 3.0 ? Nessun problema !
- Scarica PwnageTool dal sito della iPhone Dev Team
- Prepara l’opportuno firmware crackato in modalità “esperto”, per assicurarti che siano attivati “attiva il telefono” e “aggiorna la baseband” ( e magari liberati del logo con l’ananas che fa schifo )
- Quando ti chiede se hai già PWNATO l’iPhone digli di no; segui le istruzioncine
- Fai un backup da iTunes in modo da salvare contatti, sms, etc.
- Aggiorna, ma assicurati di avere una wifi a tiro
- Scarica ultrasn0w tramite Cydia
- Riavvia !1
A me dava continuamente il diabolico errore 1600 mentre cercavo di aggiornare il firmwaree ( quinto passo ); per liberarvene installate il firmware 3.0 ufficiale ( non funzionerà, ovviamente ) e poi prova a ricreare quello crackato.
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SCRITTO IL 3 maggio 2009 SU BananeÈ molto chiacchierato l’ultimo rapporto di Freedom House che declassa l’Italia a “paese parzialmente libero”, per quanto riguarda l’informazione. Detto in parole povere, il resto del mondo si è accorto che la stampa italiana è fatta per metà di pesci abissali e per l’altra metà di pesci abissali venduti.
Le notizie più lette più recenti riguardano le costose scarpe di Michelle Obama in un evento che riguardava la povertà, e l’annuncio -preventivo- di un divorzio che farà parlare ancora per molto la stampa autorevole italiana, dal Corrierino a Novella 2000. Tre dei primi cinque articoli più letti del Corrierino di oggi riguardano per l’appunto questa gran notizia, un altro è una specie di articolo di gossip sempre in materia governativa, e un altro ancora riguarda Sergio Castellitto, un attore che il resto del mondo non invidia.

Istallazione
Si possono aggiungere altre cose. Ad esempio, ad accompagnare la recessione c’è un’escalation di idiozia palpabile dentro e fuori dalla televisione; basta girare su un qualsiasi aggregatore di blogs con immaginette del centrodestra. Innanzitutto è abbastanza curioso vedere che ci sono ambiti in cui la pubblicità è totalmente gratuita, ma leggendo i vari contenuti si trovano cose che vanno dalle analisi di economisti alle prime armi ( in genere solo militanti di partito con alpiù un diploma di ragioneria ) alla “cronaca” che riguarda in genere xenofobia à la Resist Comics e “quanto è brutto Dario Franceschini”.

E tutto ciò solo nei titoli.
Spostandosi verso l’attualità si trovano le varie misure inesistenti contro la recessione, perché l’Italia se ne tirerà fuori meglio degli altri Paesi semplicemente aspettando, gli operai che continuano a morire come mosche, i negri che stuprano e uccidono, persino all’aria aperta, e così via.
Tolta la questione FIAT-Chrysler, che non deve sorprendere più di tanto, visto il precedente TATA-Jaguar ( e Land Rover ) l’attualità italiana è più o meno quella di un paese est europeo un paio di anni dopo la caduta del muro, contando le questioni inerenti la stampa e la collusione della criminalità organizzata con … tutto; raccogliamo i pezzi, ma attenzione agli sciacalli.
I titoli dei giornali esteri sembrano leggermente diversi, ma se non lo sono i titoli spesso sono diversi comunque gli intenti.
Su Nature di questa settimana c’è un pezzo relativamente corto che si intitola Obama Says More Money; c’è l’intenzione di portare gli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL, che è anche uno dei vari obiettivi UE che alcuni si son dimenticati, come il paese che santifica letteralmente una persona tascabile arrogante che si è fregiato del merito di aver ridotto le assenze per malattia dei dipendenti pubblici con una legge che gli taglia lo stipendio – wow, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe finita così. Da notare che l’Italia è anche uno dei pochi posti in cui le consulenze tecniche sono occupate solo da avvocati ed economisti, e questo è il motivo per cui l’ultima parola sui piani energetici e sulle leggi inerenti le telecomunicazioni provocano costantemente disastri.
Ovviamente non c’è speranza che al TG1 ci sia qualcuno con una laurea vera, o quanto meno con un cervello vero, perché nessuno ha mai chiesto a Gasparri – quando scrisse l’omonima legge – come tecnicamente avesse intenzione di intervenire nei confronti dei proprietari di reti wireless, visto il divieto di fuoriuscita delle onde elettromagnetiche nel suolo pubblico. Questo vale per molte altre leggi, però la cosa ironica è che non solo l’unica voce mainstream a riguardo è Beppe Grillo, ma nessun partito di opposizione parla di queste cose; chissà perché …
Tornando agli USA, la scelta è vista di buon occhio da tutti, anche se visto che buona parte ( due terzi ) di quel 3% andrebbe al settore privato, che è lo stesso settore privato in ginocchio, beh …
In materia di energia sempre su Nature si legge di un impegno del Giappone riguardo al solare; in breve, i giapponesi sono un po’ incazzati per aver perso il primato ( cedendolo prima alla Germania e poi alla Spagna ) della produzione di energia solare, e quindi hanno un po’ di voglia di riscattarsi.
Tutto ciò nonostante le perdite colossali di Toyota e Mitsubishi e la recessione che colpisce un po’ tutto.
Probabilmente la frase che colpisce di più è “Germans do it because it is profitable, but there’s no profit for the Japanese”, dritta dal ministero per l’energia.
L’unica notizia di attualità che riguarda l’Italia è il centenario di Rita Levi Montalcini.
Per il resto è impossibile leggere in qualche giornale novità in ambito scientifico o di ricerca, perché è ben più importante sapere dove sarà il pastore tedesco nelle prossime due settimane, e al Corrierino online le novità scientifiche arrivano più tardi di quanto arrivino a me; a questo punto potrebbero assumere me a scrivere nella pagina scientifica, tanto per come stanno le cose ora …
È impossibile leggere novità di questo tipo perché non ce ne possono essere, visto che i problemi in generale sono ben più gravi, economici e sociali.
Beh, che dire, se tempo fa si poteva dire che chi parlava di “rovine” era catastrofista ora ci si può accontentare di dire che, tutto sommato, l’Italia è il primo dei Paesi in via di sviluppo.
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Quake V
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SCRITTO IL 6 aprile 2009 SU Riflessioni, ScienzaGiorni fa ( 1 aprile ) ho letto questa notizia:
«Prevedo un terremoto». E un ricercatore scatena la psicosi tra l’Aquila e Sulmona
Oggi leggo questa notizia:
Terremoto in Abruzzo: 92 morti accertati, 100 mila sfollati e 1.500 feriti1
C’è qualcosa che non va in tutto ciò. Se la stampa italiana è uno sciame di pesci abissali con enormi difficoltà di elaborazione di un qualsiasi tipo di pensiero, in linea di massima si può pensare che abitiamo in un paese pieno di gente stupida, e la cosa non dovrebbe creare troppi problemi. Quando però la lieta commediola non termina con una gag con la regina Elisabetta o con un “malinteso” ma con novantadue morti sotto un ammasso di macerie forse anche i pesci abissali capiscono che c’è qualcosa che non va bene.
Siccome io mi fregio dell’onore di non appartenere all’infame categoria, ero curioso di vedere un paio di cose per approfondire la vicenda.
La prima cosa è che Guido Bertolaso è un medico, e non si capisce bene a che titolo sia capace di dire frasi come la seguente:
lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere
È vero, e non è una logica molto contorta, perché comunque Bertolaso rientra in quel 95% di italiani che vive di favolette per bambini.
La cosa cui né Bertolaso né i pesci abissali del Corrierino hanno dato alcun peso è la seguente. Se una previsione su una scommessa la cui posta in gioco è una monetina da -.10€ si dimostra falsa non è una tragedia. Se invece una previsione su un terremoto di entità relativamente catastrofica si dimostra falsa l’unico danno è psicologico ( e quindi riparabile, bando a credenze varie ); se invece si rivela vera, beh, abbiamo capito; dopotutto è troppo facile ora chiedere agli sfollati se un falso allarme terremoto vale la pena o no, col senno di poi.
Una falla dei discorsi di Bertolaso è che parla senza cognizione di causa, un po’ come gli editorialisti del Corriere. Ovvero, non essendoci da nessun altra parte un giornalista scientifico con più di due neuroni funzionanti che gli chieda “ehi, ma a che titolo dice cose del genere ?” nessuno si preoccupa di smentire il capo della protezione civile, perché non è costume.
Per quanto riguarda la negazione esplicita dell’imprevedibilità dei terremoti, il discorso non è così semplice, ma ancora, Bertolaso queste cose non le può sapere perché dal suo CV si evince solo ed esclusivamente che si è occupato di emergenze, ma non della parte relativa a previsione e prevenzione delle stesse.
Vediamo un paio di metodi “verosimili” a nostra disposizione, uno di carattere “fisico”, un altro di carattere “statistico” geologico.
La profezia
Molto incautamente, tal Giampaolo Giuliani, che ha ricevuto un avviso di garanzia per il falso allarme del 1 aprile, aveva utilizzato un metodo basato sulle fluttuazioni della radioattività ambientale nei dintorni ( temporali, ovviamente ) di un terremoto. Il fondo di radiazione ambientale è in gran parte dovuto al radon, che è l’elemento radioattivo più abbondante in natura, perché è un prodotto di decadimento di altri elementi ( ad esempio il Radio 226 ) presenti nelle rocce, e questo è uno dei motivi per cui “la vita all’aria aperta” è un po’ meno sana del previsto, se l’aria aperta sbatte su una piana gargantuesca di rocce granitiche.
Long story short, se viene rilevata una serie di fluttuazioni dei conteggi di radioattività che si discosta significativamente dalla “stabilità”, evidentemente c’è qualcosa che non va nel sottosuolo.
Il problema di questo metodo, a spanne, è che non c’è una garanzia “di vita o di morte” nella previsione dell’epicentro, perché il radon che arriva ai rivelatori può fare un po’ il cammino che vuole lui; tuttavia se effettivamente la correlazione fra fluttuazioni di radioattività e “probabilità di terremoto” è evidente, è già un gran risultato stabilire bene o male le zone interessate. Questo è accaduto, però non è sufficiente.
Un altro problema ( e questo lo dichiara chi ha messo a punto il metodo ) è che non è possibile stabilire con precisione il “quando” preciso, e l’errore può andare dalle ore ai giorni. Questa è una gran fregatura, e Giuliani se ne è reso conto.
Una cosa ironica della faccenda è che cercando su internet si recupera persino una tesi di dottorato risalente al 1978, quindi è sufficientemente evidente che non è una cosa recente.
Cose più recenti
Un metodo più recente, secondo me più interessante e meno da fisico sperimentalaccio, riguarda l’analisi dei dati sismologici per cercare trend particolari in periodi arbitrari precedenti ad un terremoto, a meno del rumore di fondo. È una tecnica relativamente recente e a quanto dicono gli autori di alcune pubblicazioni a riguardo ( [1] e [2] ):
Calibrating the method with the data for one region provides a tool for predicting an impending earthquake within that region. Our analysis of the data for a large number of earthquakes indicate an essentially zero rate of failure for the method.
I dettagli del metodo non sono troppo comprensibili per il lettore medio del Corrierino, ma fondamentalmente non si discostano troppo da “quello che si fa di solito”, ovvero:
- Si analizza il fondo in un bel po’ di circostanza
- Si quantifica il fondo
- Si ipotizza un determinato trend per l’attività immediatamente antecedente il terremoto
- Vediamo se funziona
In questo caso, posto che il metodo funzioni, si può anche stimare la posizione dell’epicentro, visto che in genere è difficile che fluttuazioni anomale in Alaska siano correlate ad un eventuale terremoto a Lisbona.
Due problemi però rimangono; uno è il solito “quando”, perché anche qui un errore di 24 ore ( anche se la ricerca parla di tempi minori ) rischia di seminare panico in un’area molto vasta, soprattutto perché comunque il tempo per le rocce passa un po’ molto più lentamente che per noi.
Il secondo è dovuto al solito legame fra correlazione e causalità, ovvero “come distinguere i segnali di terremoto dai falsi allarmi”, e questa è una cosa che si può raffinare con un’analisi fenomenologica via via maggiore, però è piuttosto ovvio che è difficile eliminarla del tutto.
A questo punto sta solo alla coscienza di chi vive in una regione sismicamente attiva decidere se vale la pena subire qualche falso allarme una volta ogni tanto per rischiare di salvare qualcuno se l’allarme è vero.
Ovviamente non mi spreco nemmeno di chiedere a qualunque pesce abissale di non riportare dichiarazioni prive di cognizione di causa, perché sarebbe proprio troppo, e probabilmente non capirebbero nemmeno.
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Tags: cattiva informazione, ignoranza diffusa, la fisica è brutta, ottimo giornalismo, super elastic bubble plastic
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SCRITTO IL 21 marzo 2009 SU Low tech, RiflessioniCome ogni cultura radicata su profonde tradizioni umaniste, quando si parla di “progresso” l’Italia è un po’ il bimbo che non capisce le cose alla prima e anche se si applica non brilla più di tanto; la cosa può essere una congettura ma ha ampia verifica quando si parla più o meno di qualsiasi cosa, dal piano energetico nazionale ( affidato ad altri paesi ) ai vari scandali di guaritori e vannemarchi d’ogni sorta, riguardo ai quali il problema non è culturale, perché è poco rispettoso pensare che solo i ritardati si rivolgono a un guaritore o a un 166 per i numeri del lotto, ma è puramente legale, perché “questi truffatori imbrogliano la gente”.

Lo stesso ragionamento è largamente applicabile in modo interdisciplinare, e la questione privacy ne è un esempio particolarmente spassoso.
Uno dei lati positivi della vita in un paese tutto sommato più o meno democratico e densamente popolato ( e governato ) da poveri ignoranti è che quasi tutti i problemi personali di ciascuno hanno spesso una soluzione immediata ed economica. Questo è dovuto alle due ipotesi, ovvero: molte cose non sono regolamentate perché chi governa non ha la minima idea della loro esistenza, e ciò è dovuto alla loro scarsa diffusione.
Un esempio era la Salvia Divinorum, ma poi se ne sono accorti.
Cosa c’entra la Salvia Divinorum con la privacy ? Beh, in Italia la regolamentazione sulla privacy è molto meno generosa nei confronti dei “violatori” rispetto a quanto non lo sia negli USA o in altri paesi anglosassoni, il cui spirito “liberale” si scontra contro il grosso muro del nazionalismo secondo cui su certe cose il bene della Nazione può calpestare il bene dell’individuo.
Difatti, in nome dell’antiterrorismo e puttanate analoghe, un sacco di cose sono proibite negli Stati Uniti, come ad esempio quello che si chiama strong cryptography, che è quell’insieme di algoritmi altamente resistenti, in modo intrinseco, alle più disparate tecniche di decifrazione; chi ha avuto modo di mettere le mani sulla crittografia a vario livello per sistemi unix fra il 2001 e il 2005 si sarà più o meno reso conto di tutto ciò.
Nel 2009 in Italia la magistratura ha scoperto Skype, e la cosa è imbarazzante visto che è più o meno dagli anni ‘80 che girano voci di “dati cifrati” nella cultura pop, fino anche a Matrix; il problema è che tutto ciò che non si capisce è fantascienza, per cui nessuno si metterebbe in testa che cifrare un messaggio in modo pesantemente sicuro sia effettivamente una cosa fattibile “gratuitamente”. Tutto ciò solleva più o meno gli stessi problemi che gli USA affrontarono una decina di anni fa, e spacca più o meno in due l’opinione pubblica – e la politica – che non ha la minima idea di cosa stia parlando.
Logicamente dalle intercettazioni alla privacy nella PA – e non solo – il passo è sufficientemente breve, visto che spesso, come è capitato a Pavia, si delega una buona parte delle faccende che riguardano il web a ditte esterne, le quali “promettono” di non mettere mano su dati sensibili, anche se è ovvio che senza un minimo di cifratura questa garanzia può senza problemi venir meno, soprattutto per il fatto che una legge non ha nessun valore se non viene fatta rispettare in qualche modo, e assicurarsi di ciò può essere più costoso del previsto.
La cosa ironica è che nessuno si rende conto di tutto ciò e si cerca di correre a ripari senza risolvere minimamente il problema ( e non è difficile rendersene conto ), dalle leggi sulle intercettazioni, a schiere di docenti che piagnucolano sul fatto che Google possa leggere le loro email.
Che dire, ignorance is bliss, dopotutto perché imparare da sé a tutelarsi quando si può benissimo chiedere al governo di farlo e poi lamentarsi del risultato ?
Tags: analrchia, HAHA, ignoranza diffusa, roba da schifosi nerd
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SCRITTO IL 26 febbraio 2009 SU Banane, Riflessioni, ScienzaÈ assodato da non poco tempo che il governo attuale sia un tripudio di bimbi speciali e di premi Nobel mancati alla nascita, ma la fila di idee idiote si sta allungando a vista d’occhio, e sarà difficile parlarne in un post solo, per cui probabilmente se ne parlerà ad oltranza poi.

HELP !
Il primo è l’ennesimo accordo da campagna elettorale sul nucleare, sul quale vale la pena spendere un paio di parole.
Premessa
La prima parola è un “hahaha” nei confronti dell’incredibile quantità di zecche che dall’alto di lauree che vanno da “giurisprudenza” a “filosofia” ( acquisite o in fieri ) piagnucolano sul fatto che in Italia serve “fare ricerca sulle rinnovabili”.
Quello che queste persone in effetti dimenticano è che la ricerca sulle fonti rinnovabili non si fa da sola, ma oltre ai fondi servono le risorse umane, e la carenza di laureati in ambito scientifico in Italia non è solo dovuta allo scarso incentivo allo studio ( o, appunto, alla mancanza di fondi ), ma spesso anche ai buchi nel cervello delle suddette persone che con l’emisfero destro si lamentano perché il solare è sconosciuto in Italia, mentre col sinistro piagnucolano dei loro 3 in matematica al liceo.
Veniamo ora a fatti più attuali, il capitoletto che potrei intitolare “le stronzate dei bimbi speciali di Forza Italia”.
Le stronzate dei bimbi speciali di FI
Cito:
Eravamo protagonisti del nucleare negli anni ‘70, poi per il fanatismo ideologico di una parte politica abbiamo interrotto la costruzione di due centrali che erano vicine ad essere completate. Ora la Francia con grande generosità apre a noi e ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l’80% del loro fabbisogno con il nucleare, un’energia pulita in un sistema di sicurezza che consente ai francesi di pagare l’energia che consumano la metà di quanto pagano gli italiani.
Dalla quantità di stronzate in così poche righe è evidente che chi parla, oltre ad essere un noto giurisperito è anche un noto massone. Diamo i numeri:
- “Eravamo protagonisti del nucleare negli anni ‘70“: questa è la balla #1; fino al 1986 in Italia si contavano 4 centrali nucleari funzionanti. In Francia fino agli anni ‘60 se ne contavano 9. Ora sono oltre 50.
- “il fanatismo ideologico di una parte politica“: questa è la balla #2, e per smentirla è sufficiente cercare da qualche parte e vedere le percentuali dei “sì” per quel referendum; non solo, per il “sì” ( per l’abrogazione ) si schierarono ufficialmente anche PCI, PSI e DC, e la cosa parla da sé. Fra l’altro il referendum è stato fatto subito dopo Chernobyl; che è un po’ come attaccare l’Afghanistan dopo l’11 settembre.
- “ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l’80% del loro fabbisogno con il nucleare“: questa è la balla #3, ma sono convinto che sia detta in buona fede, come quelle cose che può dire chiunque parli di argomenti che non conosce. È abbastanza vero che la Francia ha tutte le centrali che vuole per soddisfare eserciti e imperi, però la IEA la pensa un po’ diversamente riguardo alla provenienza delle risorse che queste centrali utilizzano; in parole povere, se hai un sacco di centrali nucleari ma devi comprare da terzi parte dell’uranio, sei a metà dell’opera, ma l’altra metà non te la regala lo spirito santo.
Ho già parlato un’altra volta di nucleare, per cui alcuni dati li potete andare a recuperare nell’altro post, con tanto di fonti1.
Ehi, ma ci stanno fregando ?
Nonostante le usuali balle del gommoso brianzolo, questa farsa del “nuovo piano nucleare italiano”, che a prima vista potrebbe sembrare una buona notizia ( soprattutto per chi è tendenzialmente a favore, come me ), in realtà sembra di essere un nuovo affare Alitalia, e gli indizi sono diversi.
Il primo indizio è che chiunque voglia parlare di nucleare si dovrebbe rivolgere in primis ai suoi ricercatori, al CNR e alle Università, prima che ad un leader politico di un altro paese; queste cose le faceva l’Unione Sovietica con “gli stati amici”, per cui è comprensibile che si facciano anche qua. Non solo, la Francia ha 60 centrali e un piano che va avanti dagli anni ‘50: altri tempi, e altro budget, dunque non sembra l’esempio più immediato da cui copiare, sarebbero addirittura meglio l’Iran o l’Armenia.
Cazzate a parte, questo è esattamente l’interesse che hanno in Università e Ricerca persone con un livello di istruzione molto basso.
Il secondo indizio è che la prima centrale verrà attivata ( forse ) nel 2020. Chi non è Claudio Scajola e non ha grosse difficoltà con le tabelline si può benissimo rendere conto che i circa 60GW di potenza installata in Italia rimarranno lì dove sono, col petrolio in aumento in questi anni, e ammesso che un disastro di proporzioni epiche non uccida il 90% della popolazione e faccia crollare il fabbisogno energetico, “forse ci siamo svegliati un po’ in ritardo”.
Dunque ?
Non c’è molto altro da dire, perché è abbastanza splendidosplendente che è dal 1987 che non ci si occupa di energia in Italia; negli USA quando Obama vuole rivedere il piano energetico si rivolge ad un premio Nobel, noi invece ci accontentiamo e scegliamo Scajola, che non si capisce bene che qualifiche abbia.
Lo stato attuale è che per l’ennesima volta ci si sta affidando ad un altro Paese che per quanto abbia un piano energetico decente di sicuro non ha intenzione di fare della filantropia, you do the math.
Aggiungo due cose.
- La Francia, che non è la Franciacorta, è la stessa Francia cui è stata regalata Alitalia; in più pare che in oltralpe siano oltremodo incazzati per la questione TAV, chissà se c’è un legame …
- Meglio Sarkozy o Gheddafi ? Entrambi in queste condizioni possono staccare la spina ( o chiudere il rubinetto ) e lasciare l’Italia col culo per terra; anche qui c’è l’imbarazzo della scelta.
_______________- sul post vecchio aggiungo qui un chiarimento, che è stato esaurito in un mio articolo su Kronstadt #41 ( pagina 6 ), ma non sul blog: le percentuali sul rapporto produzione / importazione indicano che 95% è quasi un perfetto equilibrio, ma non un’autosufficienza energetica, perché “si produce tanto quanto si importa”; l’autosufficienza energetica è raggiunta solo dai Paesi che sono prevalentemente esportatori, quali Australia, Russia, Algeria, etc.; tutti i dati comunque si possono vedere qui, anche se non sono di facilissima interpretazione.
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SCRITTO IL 23 febbraio 2009 SU Banane, Ffruustration, RiflessioniLe headlines delle testate in ogni mezzo di comunicazione italiano hanno una divisione netta che separa il sensazionalismo dalla notizia di una certa rilevanza, e la cosa separa anche due target ben definiti, costruiti ad hoc, con cura, nel corso degli anni.

Per comodità chiamerò i due insiemi A e C, dove C sta per coglioni, e A sta per altri. Non è un discorso classista, perché è sufficientemente risaputo che la stupidità media di una massa numerosa è stata più volte co-responsabile di grandi disastri.
l’exhibit A è quello che cerca di divulgare un minimo di cose riguardanti le nuove leggi vergogna ( testamento biologico, riforma della giustizia ), o magari portare alla luce poco noti fatti di cronaca ( condanna Mills, etc. ); il problema della fetta A è che a causa della “forza della ragione” in questo blob è contenuto un altro sottoinsieme ( non denso in A, fortuantamente ) non troppo illuminato, che unisce le leggi vergogna alla massoneria e ai cerchi nel grano: certo, non che prima non fossero collegate le due cose – leggi vergogna e cerchi nel grano, ovviamente – ma chiunque pensi che allo stato attuale un qualunque ex membro di una qualsiasi organizzazione eversiva, quali il gommoso brianzolo o il miglior Fabrizio “testa di cazzo” Cicchitto, che parla di criminalità più o meno come Mengele poteva parlare di mala sanità, beh chiunque pensi che un ex-piduista abbia bisogno di rivolgersi ad un’altra associazione segreta per attuare qualsiasi piano diabolico probabilmente vive su Betelgeuse, e l’intensità della sua interazione gravitazionale con quella di Betelgeuse deve avergli fortemente dato alla testa.
Ma il problema non è la polarizzazione dei mezzi di stampa, questo è un discorso che fanno già in tanti, e ormai è entrato a pieno titolo nello scatolone delle cose irreversibili.
Il problema è “come un fenomeno mediatico fabbricato ha un risvolto sociale materiale potenzialmente pericoloso”, e la citazione in testa a questo post la dice lunga. L’insieme C ha giocato un ruolo determinante in un sacco di cose, prima su tutte il voto e l’elezione di giunte di colossali teste di cazzo che hanno approvato con pochi problemi ordinanze liberticide un po’ come volevano loro, senza curarsi di avere il consenso di una buona parte del popolo, perché, come dice Borat, “consent is not necessary”. Quali ordinanze ? Beh, l’allegra storiella dei parchi di Novara, ad esempio, oppure la libera circolazione a Verona, che è consentita, in genere, a meno di non mangiucchiare niente in giro, o di non venire massacrati di botte e ammazzati da persone che prima di menarti erano universalmente dei “bravi ragazzi”.
L’ultima novità appunto è la regolamentazione di una cosa potenzialmente non regolamentabile e pericolosa. Quello che il ministro dell’interno non dice, essendo un leghista con una laurea in giurisprudenza, è che il pacchetto sicurezza già approvato tempo fa non ha avuto nessun effetto sulla criminalità in Italia, se non quello di renderla stazionaria, o di aumentarla lievemente provando che fare incazzare la gente con leggi liberticide e inutilmente repressive aumenta la criminalità, perché la tensione non genera tranquillità.
L’insieme A, appunto, non demorde, e fresco della vicenda Reggiani e di tutti i cattivi romeni in Lazio, decide di fare mobilitazione, prima su failbook, “per far vedere quanto siamo incazzati”, poi con le ronde, fomentati dalla Sega Nord.
E appunto, un’altra cosa che il ministro dell’interno non considera, è che l’istituzionalizzazione delle SA ronde crea ulteriore caos normativo qualora si debba valutare se una ronda che sgozza un gruppo di albanegri o devasti un negozietto fricchettone di pakistani lo faccia con cognizione di causa o meno, e tutto ciò senza andare a considerare l’eventuale infiltrazione di estremisti politici ( ammesso che ci siano anche ronde di “moderati” ) o di criminalità organizzata, perché a quel punto sarebbe difficile valutare anche quello.
Ma la ciliegina sulla torta è che probabilmente nessuno dei coglioni1 firmatari di questo decreto in fieri ha la minima idea dell’esistenza o meno di un rapporto di causalità fra l’istituzionalizzazione delle SA e la diminuzione ( prevista ? ) della criminalità, perché probabilmente è un optional.
In summa: mentre l’avvocato Mills viene condannato per essere stato corrotto dall’uomo invisibile, e mentre un sacco di ragazzine infraottantenni continuano a venire seviziate in lungo e in largo senza troppi problemi, assistiamo felici e spensierati ad un’iniziativa che non avrà nessun effetto per le ragazzine infraottantenni, ma nel frattempo sarà un gran belvedere per chiunque voglia girare in una qualsiasi città a farsi i cazzi suoi.
Il popolo delle libertà, fuck yeah.
_______________- dove “coglioni” non sta necessariamente per “cattivoni” o per “non intelligenti”, ma proprio per “coglioni”, e non sono necessariamente quelli dell’insieme C già discusso
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SCRITTO IL 21 dicembre 2008 SU Ffruustration, LolsHo sempre avuto un pessimo rapporto con aerei e aeroporti – nonostante la palese necessità per motivi geografici – anche se devo dire che questa nostra relazione travagliata è sempre meglio di qualsiasi cosa abbia a che vedere col mare.
Prove continue di questa relazione travagliata si trovano dentro e fuori dall’aereo.
La prima è l’ingente quantità di stronzi che spinge per arrivare prima ai controlli di sicurezza, salvo poi dimenticarsi, casualmente, che “togliere tutti gli oggetti metallici” vuol dire effettivamente “togliere tutti gli oggetti metallici” e non “prova un po’, tanto prima o poi smette di suonare”. Sono convinto che se si fosse spillato un euro a ciascuno di questi idioti a quest’ora Alitalia sarebbe salva.
La seconda cosa, e ben più grave, è la solita politica nei confronti dei dispositivi elettronici tollerati a bordo. Fortunatamente non sono l’unico ad essersene accorto:
What is the point of making me turn off my iPod? I guarantee you that it does not interfere with the airplane’s instruments (or if it does, I have made life very difficult for some pilots recently by breaking this rule)
Anche io devo evidentemente aver reso la vita difficile ad un sacco di piloti a causa della mia pigrizia nello spegnimento del mio cellulare. È una cosa un po’ incomprensibile, per due motivi.
Il primo è che “non esistono riproduttori non-digitali di suoni”, non li fanno più almeno dagli anni ‘30; persino i giradischi hanno componenti elettronici. Ma probabilmente per riproduttore non digitale si intende una radiolina, la quale comunque è un ricevitore radio FM, quindi di sicuro ha molto più a che vedere con “onde e interferenze” di quanto non lo abbia il mio iPod. Lo stesso valga ( modulo eeePC e MacBook Air ) per “computer portatili non collegati a stampanti o lettori di compact disc”: ma chi cazzo collega la stampante ad un portatile ? Su un aereo, per giunta !
Il secondo motivo è che fondamentalmente nessun apparecchio di consumer electronics è capace di interferire con le strumentazioni di bordo, perché chi ha assegnato le frequenze non è un pirla, e sa perfettamente che se effettivamente ci fosse l’eventualità che un iPod ( non si sa bene in che modo ) interferisca con la strumentazione di bordo di un aereo di sicuro il “piccolo inconveniente” non sarebbe mai passato inosservato: qualcuno ha mai sentito parlare di un incidente aereo per colpa di una radiolina FM ? Io no.
C’è però un’altra cosa che non avevo assolutamente preso in considerazione: gli ammaraggi di aerei di linea sono pura mitologia. O meglio, lo sono gli ammaraggi in cui ci possono essere dei superstiti. Sempre lo stesso Levitt dice:
At least going back to 1970, which by my estimation encompasses over 150 million commercial airline flights [negli Stati Uniti], there has not been a single water landing! (Some planes explode and fall into the water, but he couldn’t find anything resembling a water landing where any of those instructions might help you.)
Beh, forse la pantomima coi giubbotti salvagente potrebbe anche essere evitata, anche perché a quanto pare non è mai stata utilizzata “nell’improbabile occorrenza di un ammaraggio”.
Chiudo con una perla comparsa sull’Ecommunist qualche tempo fa, che non dovrebbe fare poi tanto ridere …
Tags: HAHA, ignoranza diffusa, onde magnetiche negative
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