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Criticare il PD è un po’ come aprire il fuoco con un kalashnikov in un pollaio, ma a chi non piace vincere facile …
Ci sono stati un po’ di buffi avvenimenti di recente, e tutti hanno avuto reazioni non meno buffe.
Il primo avvenimento è che grazie al governo del “meno tasse per tutti” che ha problemi con le quattro operazioni da ragioneria la pressione fiscale è salita ulteriormente. No, non è questo il primo avvenimento, il primo avvenimento è che il governo del “meno tasse per tutti” e degli imprenditori prestati alla politica – ehi ma non erano così anche i capoccia delle imprese statali nell’URSS ? – ha deciso che era urgente aggiungere un nuovo ministero.
Tutti si sono limitati a chiedere le dimissioni di tale ministro “perché era sotto processo”; come se fosse l’unico e il primo. Legittimo, per carità, ma nessuno s’è posto un problema come “ehi, che cazzo è il ministero del federalismo ?”, e magari “chi lo paga ?”. Certo, legittimo chiedere le dimissioni di un avanzo di galera, molto meno legittimo dire “Chapeau a Brancher” ( Bocchino ), come se un criminale fosse un esempio da seguire “perché almeno si fa processare”. Addirittura Repubblica lanciò un sondaggio “Brancher: dimissioni o processo?” come per legittimare il fatto che una cosa esclude l’altra.
Il PD s’è dato a un’orgia di commenti anche abbastanza gradevoli, a un giorno di distanza però da una grande dichiarazione di quelle “popolari” fatte proprio per prendere voti:
Commentando la proposta avanzata dal leader Udc Pier Ferdinando Casini nell’intervista a Repubblica per un “governo di larghe intese”, Enrico Letta precisa che per il Pd “una preclusione c’è ed è molto chiara”: l’esclusione di Silvio Berlusconi: “Se c’è una preclusione è che chi ha guidato sino ad adesso il governo si faccia da parte”.
Apperò, “escludiamo Berlusconi da un futuro governo”. Questa sì che è una cosa incisiva; quindi magari fino a dieci giorni fa l’avrebbe incluso ? Fantastico. Oltretutto Letta, come molti altri, sembra non essersi reso conto che l’UDC è affidabile come un signore di mezza età con le mani insanguinate che vende gelati nel suo camion arrugginito. Sarebbe divertente che Bersani spieghi a quei pochi che ancora si fidano di lui quale sarà il programma di governo della coalizione PD-UDC; magari dopo Mastella faranno Cuffaro ministro della giustizia, perché no ? E Cesa ministro della sanità.
Magari potrebbero anche chiedere l’appoggio a Forza Nuova, è sempre uno 0.5% in più, e poi sono anche loro all’opposizione ora !
La terza faccenda non è un avvenimento in sé, ma è una sorta di leitmotiv spassoso. Visto che siamo in una situazione indecente, affidiamoci a un gruppo di stronzi che a quanto pare per quindici anni hanno fatto governare i loro gemelli cattivi. “Votiamo gli emendamenti dei finiani” a una legge che loro non hanno mai ostacolato fino a due minuti fa; è una grande idea, in effetti. In realtà credo che i liberalissimi finiani siano quelli della Fini-Giovanardi e della Bossi-Fini, ma forse è un altro Fini.
Dopotutto se l’UDC è il gelataio un po’ ambiguo, gli ex AN sono suo fratello che è appena uscito di galera, “ma ora è pulito”.
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Beh, per una volta notizie fresche.
Cosa succede ? Niente di che, Vendola, da buon presidente amico del federalismo anche nelle decisioni amministrative, non nelle chiacchiere da zappaterra, ha preso la discutibile decisione di estromettere gli obiettori di coscienza dai consultori pubblici ( modifica: giustamente mi si fa notare che non vengono tutti deportati, ma “integrati” con non obiettori ).
Premesso che indubbiamente rappresenta una scelta che espelle buona parte dei rompicoglioni che creano problemi a chiunque vada in un consultorio perché semplicemente negano un servizio spacciando la loro volontà per un impedimento ideologico; ciononostante questa decisione non è la migliore possibile.
Prima di tutto perché la sanità pubblica è composta – purtroppo o per fortuna – anche da quelle persone, per cui siccome la figura dell’obiettore è riconosciuta per legge, un’azione del genere ha un che di discriminatorio, e secondariamente perché persino un obiettore potrebbe avere l’intelligenza per muovere una critica del genere, e niente è peggio di sentire una frotta di cattolici integralisti che si sentono discriminati – questa volta, purtroppo, a ragione.
Proporrei a Vendola soluzioni un po’ più semplici e meno naziste. Una, ad esempio, è fissare una linea: l’obiettore esiste, ma non può non garantire un certo livello di assistenza, ad esempio gli anticoncezionali; sei obiettore e non vuoi somministrare anticoncezionali ? Hai sbagliato mestiere; nessun razzista lavora con Medici senza Frontiere, nessun vegetariano ha allevamenti o macellerie; non c’è nessuna differenza. Se invece tutto ciò non ti va puoi sempre lavorare dalle suore, oppure in Lombardia.
Un’altra idea è non regolamentare affatto iniziare a vedere l’obiezione di coscienza per gli anticoncezionali come un disservizio arbitrario, con tutto quello che ne conseguirebbe. È ammissibile che l’aborto sia ( tutt’ora ) un tema controverso e non si auspica che chiunque la debba pensare in una certa maniera prefissata, perché se no si ritorna sul leitmotiv dei cattolici discriminati, ma uno stronzo al servizio pubblico che non vende anticoncezionali perché è uno stronzo deve assumersi le sue responsabilità, per cui deve poter essere denunciato come uno che non fa parte del suo lavoro.
Può anche essere un interessante esperimento sociale per valutare se effettivamente al mondo frega più dell’etica medievale o del non proliferare inutilmente.
Ovviamente la scusa dei direttori degli Ordini dei Medici che “l’obiezione di coscienza sta nel nostro codice deontologico” è una scusa, perché il medico razzista potrebbe vedere un danno all’umanità nella moltiplicazione di esseri di razze inferiori, e quindi il codice deontologico di “non nuocere” gli imporrebbe di farli abortire.
Su, Nichi, anche se sei anche tu cattolico, non fare questi passi falsi che avranno il solo scopo di farti odiare dai chierichetti …
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Scritto il 15 giugno 2010 in Lols
Il titolo sembra una presa per il culo, eppure è vero; gli alieni sono atterrati, sono fra noi, e sono cristiani ! E come se non bastasse, hanno anche un blog …
La UCCR è un’associazione di simpatici giuggioloni che si dedicano part-time a trollare la UAAR e a dare ( rispettosamente ) del nazista a qualunque seguace della satanica associazione. Personalmente non sono iscritto alla UAAR perché mi secca ricevere una rivista in cui si discute su quanto sia bello non essere credenti, anche se molto probabilmente sono dei bravi fanciulli.
In ogni caso, perché UAAR, perché sta gente ? Per colpa di questo post, che in preda all’insonnia mi accingerò a commentare; si intitola “dieci buoni motivi per non iscriversi alla UAAR”. Come tutte le liste di dieci cose pullula di cagate perché dopo il terzo motivo si finiscono le idee, però vogliamo dargli una chance.
1. Perché tutela i diritti civili degli atei e degli agnostici insultando i credenti e chi si professa cristiano
Il motivo non è tanto valido; gli insulti di chi non si stima in genere vengono presi positivamente. È pieno di religiosi che mandano all’inferno – o scomunicano – non religiosi; è ovvio che un non credente che viene scomunicato possa (debba!) ritenere la cosa irrilevante. Allo stesso modo un credente non deve sentirsi insultato da un infedele privo di anima. Anche quando dicono che “la UAAR difende i suoi associati e attraverso di essi insulta e discrimina quotidianamente chiunque si professi credente, creando un clima di tensione e di odio”, beh, la cosa è irrilevante. Oltretutto prendere in giro e discriminare sono due cose diverse, per chi non è vissuto in parrocchia – ouch, l’ho fatto di nuovo.
2. Perché difende e promuove l’ateismo mascherandosi dietro il termine laicità e schierandosi contro i Padri del liberalismo
Non sono abituato a leggere più di una riga di chi si mette a sproloquiare su liberalismo, laicità e ateismo; è noioso. E tutto il corpo del secondo motivo non mi smentisce. C’è una profonda intolleranza per l’opinione contraria – tipica di chi ha la verità rivelata … e ovviamente non mancano le parole “Benedetto Croce” a sostegno della propria tesi. Anche questo: irrilevante. Se il fatto che “si schierano contro i padri del cristianesimo” fosse stato il motivo principale per non far parte delle Bestie di Satana i giornali non ne avrebbero parlato molto; quando non si hanno appigli …
3. Perché valorizza le concezioni del mondo incredule e razionali, imponendosi nella società come nuova confessione religiosa
Se la UAAR avesse i numeri per imporsi come nuova confessione religiosa non esiterei ad iscrivermi. Irrilevante, ma principalmente falsa – e, per la prima parte, “è un’opinione come un’altra”. Paradossalmente l’elaborazione del punto in sé qualche argomentazione decente ce l’ha – in effetti mi sfuggiva che l’UAAR sulla carta si dichiarasse un’associazione religiosa.
4. Perché diffonde informazione laicista e scientista, riproponendo antiche leggende nere anticattoliche
Non ho idea di cosa voglia dire “scientista”, principalmente perché l’epistemologia è più rilevante per il lettore di MicroMega che per chiunque si occupi di scienza (di quelle vere). Quando parlano di “antiche leggende nere anticattoliche” penso si riferiscano alla caccia alle streghe (è una leggenda?) o all’inquisizione (anche quella?). “I credenti vengono insultati e definiti irrazionali, ignoranti e creduloni”; dire che una persona sia spesso propensa a perdere la propria razionalità in materia etica e religiosa è una constatazione, e in Italia quando si parla di cristiani in particolare c’è spesso la conferma sperimentale.
5. Perché è un grande spazio di incontro e confronto tra i non credenti ma un luogo di chiusura ottusa verso chi tenta un dialogo sulle ragioni della sua fede
Tolte le opinioni negative (“chiusura ottusa”, “i soliti luoghi comuni che la storia laica ha promosso ed esagerato”, etc.) le argomentazioni si accorciano; potevano chiamarlo “4 motivi per non iscriversi alla UAAR” … In ogni caso, non è compito di un’associazione dialogare con le altre, soprattutto se contrapposte; dipende dagli obiettivi che l’associazione ha. Personalmente evito spesso di parlare con filosofi di questioni epistemologiche, anche qui è una faccenda sperimentale, been there, done that.
6. Perché dà visibilità a quei non credenti saturi di odio anticlericale e discriminatorio che sarebbero altrimenti emarginati dal dialogo civile
E proprio quando si incazzano per gli attacchi personali, ecco un attacco personale ! Si incazzano perché “certi atei” fanno cose “sotto compenso economico”. Quale è il problema ? Come se le bibbie fossero gratis. E il fatto che “avversario” (parlando di sé) abbia la “a” maiuscola è conturbante.
7. Perché dopo 24 anni di pressante esistenza è poco conosciuta in Italia e totalmente sconosciuta all’estero
Pressante esistenza ? In ogni caso aspettavo la conferma della legge rossa di Godwin1 e questo punto 7 me ne regala una spettacolare, che gioia ! Anche qui, sono pochi gli iscritti, non iscrivetevi: i membri di Amnesty International ad ora sono 2.2 milioni in tutto il mondo, la sezione italiana ne fa meno di 90,000 ( quella svizzera 45,000, tanto per dire ); pochini, probabilmente nemmeno Amnesty vale la pena.
8. Perché nonostante una ventennale lotta quotidiana non è stata ancora capace di interessare veramente la popolazione italiana
Questo punto è identico al precedente, con un paragone a Comunione e Liberazione che fa venire i brividi.
9. Perché non cresce abbastanza nonostante famosi presidenti onorari e l’impegno quotidiano sotto compenso economico di un numeroso staff
“Different names for the same thing”. Anche qui si parla del cattivo dio denaro, in cui è noto che i cattolici non credano. È per quello che le suore Paoline pagano l’ICI come tutti, è per quello che dopo la morte nel 2005 non sono più usciti libri di Giussani, è per quello che la Chiesa Cattolica non fa pubblicità per avere l’8‰, è per quello che i preti lavorano gratis e sopravvivono solo grazie alle donazioni, è per quello che la Compagnia delle Opere e lo IOR non esistono. “Gli accessi al sito esplodono anche grazie ai blogger credenti che prendono spunto dai loro articoli per confermare la loro fede”, esattamente come gli accessi al loro avranno un aumento grazie a questo post, il web funziona anche in questo modo; è un motivo valido per non iscriversi alla UAAR ?
10. Perché vuole snaturare la società italiana
“Snaturare la società italiana” diffondendo l’ateismo ? C’è un’implicazione che il cattolicesimo debba essere ad ogni costo parte della natura italiana ? È un po’ il discorso che fa Forza Nuova, che però poi non parla di “radici culturali e liberali” – non so cosa sia una “radice liberale”.
In realtà è chiaro che a me non importa niente di difendere la UAAR, si difende senza problemi da sé; la cosa che però ha un minimo di rilevanza è vedere dove riescono a spingersi i soliti allocchi che piagnucolano perché non tutti al mondo la pensano come loro, e perché con questo decalogo – che, come ho già scritto, aveva un qualche contenuto per i soli primi quattro punti – e i vari altri post ( “ancora guai per il volgare clown Daniele Luttazzi”, ah no, non è un attacco personale, è una constatazione ) mostrano con feroce ironia come non ci sia una laurea che insegna ad essere divertenti o ad argomentare in modo serio.
Oltretutto parlano di un discorso del papa all’università di “Resemnburg”, forse volevano dire Regensburg … chissà perché ma mi ricorda proprio questa immagine.
_______________- la legge rossa di Godwin è quella variante della legge di Godwin che afferma che in ogni discussione su internet in italiano il numero di frasi impiegate per arrivare a un’analogia con una dittatura comunista è quasi certamente finito
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Scritto il 7 giugno 2010 in Lols, Riflessioni
Sì, non è perché hanno abbordato un’altra nave e c’è qualcosa di rilevante da dire, ma sulla vicenda della Mavi Marmara ci sono state un po’ di evoluzioni divertenti.
La prima è che mentre parte delle future persone che contano dei Radicali e molti altri non hanno perso tempo per piagnucolare per i poveri israeliani che vengono sempre bersagliati dall’opinione pubblica internazionale, i poveri israeliani – tramite l’ufficio stampa del governo – non hanno perso troppo tempo per preparare la loro risposta sotto forma di un video su YouTube ( non diciamo JewTube che se no siamo “pacifinti” ).
La strategia è che prima si mandano dei militari ad ammazzare delle persone; se gli altri criticano si fa un video in cui si prendono per il culo in un colpo solo sia le zecche filopalestinesi di merda che leccano il culo a Hamas, e sia quei nove negri e quel traditore della patria ( mezzo negro anche lui ) che sono andati nella loro barchetta piena di panzerfaust a destabilizzare l’ormai secolare ordine in Israele.
Che dire, quando super elastic bubble plastic fece quella famosa battuta sui desaparecidos successe un casino; ora col senno di poi possiamo dire “almeno non li ha ammazzati lui”.
Dopodiché, un’altra cosa divertente è un video in cui ad un’autentica richiesta della marina israeliana di “fermarsi” ribatte un’altrettanto autentica risposta che dice “go back to Auschwitz, he he”; l’IDF ammette di aver modificato il video, ma assicura che è autentico. Dopotutto, dopo aver tentato di tirare a fottere una volta, perché mai ora dovrebbero mentire ?
Chissà. Per concludere è utile riportare un articolo del Guardian – che essendo un giornale per pacifinti è evidentemente inaffidabile – in cui vengono discussi alcuni dettagli sull’autopsia dei provocatori ( pacifinti, appunto ), da cui pare emergere che buona parte delle persone sono state sparate direttamente alla testa ( tipico atteggiamento difensivo ), e solo su uno è stato riportato un singolo colpo.
Che dire, ottimi modi per risollevare la propria reputazione; coraggio, non c’era bisogno di armarsi di Final Cut, bastava aspettare una settimana e se ne sarebbero dimenticati tutti.
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La moda di ieri era cancellarsi da facebook; la moda di oggi invece è rompere il cazzo in giro per il mondo sul fatto che OMGWTF FACEBOOK PRIVACY!!!!!1
Lungi da me sfoderare un pippone sul “fenomeno facebook”, le persone han preso tutta questa faccenda un po’ troppo alla leggera all’inizio, e un po’ troppo seriamente quando ormai era tardi.
Perché una persona si iscrive a cose tipo Myspace, facebook, etc. ? No, non per “tenersi in contatto con altri”, ovviamente, ma solo ed esclusivamente per sputtanarsi, nel bene e nel male; dopotutto per tenersi in contatto con altri ci sono cose che in linea di principio non richiedono alcun tipo di “profilo pubblico” ( Skype, etc. ).
In tutto ciò fa un po’ ridere dunque che chi si iscrive a facebook per far vedere le sue foto a petto nudo o per ridere dell’ultima festa in cui “ahah guarda in che condizioni ero” salvo poi avere la propria mamma fra gli amici, beh, fa un po’ ridere che dopo mesi o anni ci si renda conto che facebook ha qualche problema di privacy.
Innanzitutto beh, come per i profili pubblici di MySpace, tutte le informazioni sono raggiungibili da un motore di ricerca, perché chiunque ha una porzione pubblica di pagina, anche minima. Molti non vanno a ritoccare le impostazioni della privacy, “perché tanto chi se ne frega, non ho mica niente da nascondere” ( a parte magari qualche saltuario “fuori gli zingari dall’Italia” o “kntr tt qll k nn t vgln bn”, utili soprattutto per coltivare rapporti fuori da internet ), dunque che succede ? È sufficiente vedere una persona per strada e farsi un minimo di idea di che giri frequenti, per riuscire ad ottenere tutto quello che ha voluto rendere pubblico della sua vita, e con un paio di cross-references anche fuori da facebook si ricava veramente di tutto.
A tutto ciò è bene aggiungere anche “la via illegale”, perché mentre scrivo questo post ho una ventina di portatili nel raggio di meno di dieci metri, metà dei quali, con buona probabilità, hanno una finestra di firefox con facebook aperto. Sniffare i dati personali di una persona attraverso una wireless pubblica è tanto facile da fare quanto difficile da intercettare, e ovviamente il grande dio dello stalking ha dato da tempo una munifica benedizione alla chat di facebook che fa circolare i messaggi in chiaro, cosa che invece, ad esempio, non fanno né Googletalk né Skype. Almeno su MSN c’è una sorta di opzione di cifratura ( per chi usa Adium o Pidgin la cosa è possibile per tutti i protocolli ), mentre su facebook non c’è nemmeno questa scelta.
In questo senso la gran protesta sul fatto che “i profili facebook non devono essere accessibili dal web” è una gran cazzata perché comunque non è un network ad invito, per cui anche se i dati fossero inaccessibili dall’esterno, beh, basta farsi un account fasullo e non si è comunque ottenuto nulla.
In sintesi, evviva facebook ed evviva le sue politiche sulla privacy che fanno emergere la stupidità della gente – e dei politici – e se non ci fosse la gente stupida io non avrei un cazzo da scrivere.
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Ci sono un sacco di cose che non capisco, ma non è una novità, c’è scritto anche nel titolo.
Sono iniziate le prime collisioni; non c’è stato nessun buco nero, com’è che il TG2 non ne parla ?
Parlando di cose più serie, la prima cosa che non capisco riguarda la Lega. Come fanno a prendere così tanti voti? Le città del nord Italia sono comunque piene di negri, e di sicuro anche di terroni, ma l’elettorato stesso della Lega è pieno di terroni. Il federalismo è una balla, sia quello fiscale che quello non fiscale; a parte il fatto che nessuno sa cosa voglia dire “federalismo fiscale”, e soprattutto per quale motivo le regioni debbano tutte avere autonomia fiscale nel momento in cui, ad esempio, gli investimenti su molte faccende sono statali, e le suddette faccende sono sovente geograficamente localizzate, per cui si andrebbe a creare una situazione spiacevole in cui la regione sfigata è in concorrenza con la regione fortunata e con lo Stato.
Legati alla Lega ci sono due fatti. Uno riguarda l’agricoltura: perché siamo nel 2010 e l’agricoltura è ancora una priorità ? Bossi non fa altro che parlare di “noi siamo vicini agli agricoltori”; ora, il grosso degli impiegati nell’agricoltura è costituito da, indovinate un po’… negri. Secondariamente, i prodotti agricoli del nord Italia in linea di massima o fanno cagare oppure “altrove sono meglio”, oppure semplicemente ci sono che se ne parli o no. Quando ero alle elementari avevo imparato che dopo l’Età del Bronzo l’uomo aveva imparato a fare altro oltre che “coltivare la terra”, e un paio di secoli fa è successa una cosa che si chiama “rivoluzione industriale”; sono davvero così ingenuo ?
Il secondo fatto, che ovviamente non capisco, riguarda il legame conturbante che hanno la Lega e le gerarchie ecclesiastiche. Molto probabilmente Bagnasco e Fisichella provano una sorta di paleoeccitazione nel sentire tanta virilità e tante prese di posizione, però non capisco cosa leghi la solidarietà cattolica alle minacce di “imbracciare i fucili”, al sapone per gli immigrati, e tutte le altre belle storie. Se nell’agenda delle priorità degli eunuchi l’opposizione alla RU486 rientra sopra “la solidarietà nei confronti dei meno abbienti” e la cosa mi stupisce non devo proprio aver capito un cazzo.
Sempre riguardo la Chiesa, non capisco in quale universo il modo più appropriato per difendersi dalle accuse di pedofilia sia negare che esistano, e non capisco per quale motivo i soliti eunuchi pensino che dire che il New York Times farnetica possa fargli guadagnare credibilità fuori dall’Italia. “Ratzinger non c’entra niente”, benissimo, mi piacerebbe capire chi è il responsabile allora; c’è stato un bel po’ di affossamento, per cui sarebbe bello trovare i responsabili, visto che allungare l’elenco dei non-responsabili non è così difficile, potrei anche aggiungermi io, se mi vogliono.
Un’altra cosa che non capisco è come mai l’Inter sia l’unica grossa squadra uscita indenne da Calciopoli e nessuno si sia mai chiesto niente. Sarà che a me l’Inter è sempre stata sul cazzo, ma forse è solo un becero odio calcistico.
Last but not least, si muore ancora di polmonite?
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BooTube
0Il fatto che un’associazione chiamata “ViviDown” applauda ad una sentenza ridicola ha una macabra ironia.
La questione è abbastanza famosa: nel 2006 quattro sfigati han deciso di sfogarsi su un loro compagno di classe “disabile” o “mongoloide” che dir si voglia, dopodiché hanno avuto la geniale idea di filmare tutto e metterlo su YouTube perché erano certi che nessuno l’avrebbe mai visto! In effetti questo caso è un po’ la versione “illegale” di quello che documentano siti web idioti come questo.
Long story short, ragazzini, picchiate tutti gli stranieri (quelli picchiateli più forte perché tanto non gliene frega niente a nessuno) e gli handicappati che vi trovate in classe e filmate tutto, tornate a casa e dopo esservene vantati coi vostri genitori, i quali tanto vi difenderanno perché se non vi difendono loro chi mai vi difenderà, pubblicate il video su un sito a vostra scelta; se riuscite a far condannare i responsabili legali di quel sito avete vinto, perché essendo minorenni nessuno conoscerà i vostri nomi, e ciò non costituendo un precedente penale, sarete per sempre puliti.
In sintesi, la condanna per i manager italiani di Google è di “sei mesi di reclusione”, che in italia vuol dire una media chiara (con poca schiuma) e una pacca sulla spalla, e un probabile futuro come assessore della regione Campania (chiunque vinca), ma è pur sempre una condanna.
I pm dicono
Con questo processo abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa.
Questa dichiarazione è capziosa, perché il problema non era che YouTube avesse fra i suoi termini di servizio una clausola del tipo “è incitata qualsiasi documentazione di violenza sulle minoranze e sulle persone disagiate perché quei video ce lo fanno venire duro”, come invece lascia intendere chi parla di “tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”, visto che si implica in qualche modo che YouTube lucrasse sulla mortificazione altrui.
D’altronde, sono mediamente sicuro che il fatto che la logica di impresa prevalga sulla tutela della persona non turba i loro animi quando vanno a comprare vestiti made in Indonesia.
Ars Technica segnala due punti di vista interessanti. Il primo viene da un consigliere di Hunton & Williams che dice che questo caso “ridicolo” mette in pessima luce le leggi sulla privacy e la protezione dei dati. Se effettivamente ci danno fastidio che queste cose possano circolare sin dal principio cosa siamo pronti a rischiare per rimanere “casti e puri” ? Non è del tutto improbabile che si arrivi a una soluzione di stampo australiano, con un bel servizio che monitora il traffico dei dati a livello di provider, tutto per salvare i bambini, dopodiché però chissà con che faccia ci si incazzerà per “gli spioni telecom”…
Come nota a margine è difficile anche pensare a soluzioni casarecce perché gli “zoccoli” di connessione a internet sono in generale privati (dei provider) o pubblici, ma non “così tanto” (università, etc.) per cui pensare di creare una rete “esterna” è improbabile, visto che legalmente non avrebbe connettività internet.
Il secondo invece è il seguente:
CDT [Centre for Democraty and Technology] did note, however, that the European Union could challenge the decision and ultimately overturn it, especially since it is currently considering a law that would give safe harbor to companies like Google. “This case is far from done,” the CDT said. Google added that its employees plan to vigorously appeal the decision, and Fleischer seems more hopeful than most that it will turn out for the best. “I remain confident that today’s ruling will be overturned on appeal,” he said in a statement.
E in effetti non sarebbe la prima volta che l’UE dia (si spera) un contro-ordine all’Italia in materia di telecomunicazioni, ma vabe’.
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Scritto il 16 febbraio 2010 in Low tech
Hai una FONera da qualche parte che da bravo fricchettone usi per condividere la tua connessione a internet? Hai deciso che vuoi smanettarci per usarla come access point multiplo o per amplificare il segnale della rete dei vicini? Hai deciso che semplicemente non sei d’accordo coi “terms of service” di FON?
Sei nel posto giusto!
Gli ingredienti sono i seguenti:
- Un unix con Apache attivato
- Un cavo ethernet (qualunque, cross o meno)
- Una FONera 2100 (controllate l’etichetta per il modello esatto)
- Tre file che trovate qui dentro
- Il firmware di DD-WRT più recente, precisamente linux.bin
Se avete un modello diverso controllate qui perché di sicuro sono più preparati, dopotutto è la guida da cui ho copiato io.
Attivare SSH via WiFi
La password WiFi di default, se non avete mai usato la FONera, è il numero di serie che c’è scritto sotto – l’ESSID è MyPlace.
SSH probabilmente è attivato di default tramite ethernet, la password di root è “admin”. Via WiFi invece bisogna fare un lavoretto di injection. Create due file, 1.html e 2.html e ficcateci dentro, rispettivamente:
<html>
<head></head>
<body>
<form action="http://192.168.10.1/cgi-bin/webif/connection.sh" enctype="multipart/form-data" method="post">
<input name="username" size="68" value="$(/usr/sbin/iptables -I INPUT 1 -p tcp --dport 22 -j ACCEPT)" />
<input onclick="{this.form.wifimode.value='" name="submit" type="submit" value="Submit" />
</form>
</body>
</html>e nel 2.html:
<html>
<head></head>
<body>
<form action="http://192.168.10.1/cgi-bin/webif/connection.sh" enctype="multipart/form-data" method="post">
<input name="username" size="68" value="$(/etc/init.d/dropbear)" />
<input onclick="{this.form.wifimode.value='" name="submit" type="submit" value="Submit" />
</form>
</body>
</html>Dopodiché apriteli uno dopo l’altro e aspettate che rispettivamente vi rimandino alla schermata di FON. A questo punto connettetevi via SSH a 192.168.10.1 e via.
Preliminari
Con scp spostate openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma e out.hex in una dir qualsiasi della FONera (/tmp va bene), dopodiché, dal terminale (della FONera, ovviamente):
# cd /tmp
# mtd -e vmlinux.bin.l7 write openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma vmlinux.bin.l7
# rebootOvviamente si riavvierà, ma non ci metterà molto. La wireless funzionerà ancora al riavvio, per cui OK. Dopo il passo seguente invece la wireless non funzionerà più; anche qui, nel mio caso non c’ha messo molto.
# cd /tmp
# mtd -e "RedBoot config" write out.hex "RedBoot config"
# rebootRedBoot
Date un IP alla vostra scheda ethernet (per me sarà 192.168.1.33).
Collegate il cavo ethernet e riavviate la FONera brutalmente, staccando e riattaccando la corrente. A questo punto entro 4-5 secondi potete andare tramite telnet sulla FONera, che avrà IP 192.168.1.254, sulla porta 9000. Avete pochi secondi di tempo per farlo, io ho dovuto fare un paio di tentativi (staccando e riattaccando).
Se siete connessi, i.e. appare
root ~ # telnet 192.168.1.254 9000
Trying 192.168.1.254...
Connected to 192.168.1.254.
Escape character is '^]'.ma non appare il prompt, premete invio e dovrebbe apparirvi
RedBoot>Ovviamente come le varie righe di comando da terminale antidiluviano, RedBoot non conosce le frecce, per cui se sbagliate un comando lo dovete riscrivere. Incollo esattamente tutto il prompt così si capisce sia l’input che l’output.
RedBoot> fis init
About to initialize [format] FLASH image system - continue (y/n)? y
*** Initialize FLASH Image System
... Erase from 0xa87e0000-0xa87f0000: .
... Program from 0x80ff0000-0x81000000 at 0xa87e0000: .Dato “fis init”, per inizializzare il flashing della FONera, l’output dovrebbe essere esattamente questo. A questo punto copiate nella DocumentRoot di Apache (/var/www su Linux, /Library/WebServer/Documents su Mac OS X, ma prima va attivato, ovviamente) il firmware linux.bin; dopodiché tornate sul terminale di RedBoot:
RedBoot> ip_address -l 192.168.1.254/24 -h 192.168.1.33
IP: 192.168.1.254/255.255.255.0, Gateway: 0.0.0.0
Default server: 192.168.1.33
RedBoot> load -r -b 0x80041000 /linux.bin -m HTTP -h 192.168.1.33
Raw file loaded 0x80041000-0x806a0fff, assumed entry at 0x80041000Col primo comando state solo configurando il collegamento, col secondo invece state richiedendo l’upload tramite HTTP. Questi comandi non sono “distruttivi” e dovreste avere una risposta abbastanza veloce.
Ora invece lanciate
RedBoot> fis create linuxQuesto ci metterà molto, nel mio caso circa mezz’ora. Ça va sans dire che dipende dalla FONera e non dalla vostra CPU, per cui i tempi saranno comunque lunghi. Inoltre è distruttivo, per cui forse è una buona idea non perdere il collegamento telnet, non staccare il cavo, etc.; l’output preciso, che appare solo alla fine, è questo qui.
... Erase from 0xa8030000-0xa8690000: ......................................................................................................
... Program from 0x80041000-0x806a1000 at 0xa8030000: ......................................................................................................
... Erase from 0xa87e0000-0xa87f0000: .
... Program from 0x80ff0000-0x81000000 at 0xa87e0000: .A questo punto serve un’ultima cosa, che è la creazione dello script di avvio.
RedBoot> fconfig
Run script at boot: true
Boot script:
.. fis load -l vmlinux.bin.l7
.. exec
Enter script, terminate with empty line
>> fis load -l linux
>> exec
>>Le ultime due righe sono chiaramente quelle che dovete scrivere voi (pari pari), e dopodiché vi chiederà svariate cose, ma i settaggi di default andranno bene:
Boot script timeout (1000ms resolution): 10
Use BOOTP for network configuration: false
Gateway IP address:
Local IP address: 192.168.1.254
Local IP address mask: 255.255.255.0
Default server IP address:
Console baud rate: 9600
GDB connection port: 9000
Force console for special debug messages: false
Network debug at boot time: false
Update RedBoot non-volatile configuration - continue (y/n)? y
... Erase from 0xa87e0000-0xa87f0000: .
... Program from 0x80ff0000-0x81000000 at 0xa87e0000: .Alla fine di tutto riavviate con “reset”, e DD-WRT dovrebbe essere installato.
DD-WRT
Avendo DD-WRT si possono fare un sacco di cose; è un ottimo firmware, per cui potete farci quello che volete, e si trovano molte guide a riguardo su internet.
Per usare il vostro nuovo AP come AP vero e proprio è sufficiente un collegamento al router e la configurazione della Wireless primaria a vostra discrezione, e non ci sono grossi problemi. Se invece (cosa “darwiniananamente legale”) volete usare l’AP come “ripetitore”, ovvero volete che si connetta a una seconda rete WiFi di cui “ripeta il segnale” ovviamente sotto forma di un’altra rete dovete configurare la Wireless principale come “client” (nella wireless mode) e mettere i dati della WiFi esterna, mentre quella interna deve essere creata come interfaccia “virtuale”, e sinceramente è meglio cifrarla (come WPA2).
Buon divertimento. Una cosa utile da notare è che se la rete attraverso la quale passate è scoperta c’è l’eventualità che sia un honeypot (it’s a trap!), per cui rimando al post precedente per quello che riguarda i tunnel SSH …
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La procura di Bergamo ha deciso che visto che “thepiratebay fa perdere millions of dollars a non si capisce bene chi” è bene imporre ai provider un relay di tutto il traffico verso thepiratebay.org a 127.0.0.1. In altre parole, hanno bloccato thepiratebay in Italia.
Di nuovo? Sì, di nuovo. Non voglio perdermi troppo in seghe mentali, mi limito a dire che gli idioti che hanno proclamato tale verdetto hanno preso un grosso abbaglio. Le sentenze di questo tipo sono delle sanzioni a un colpevole che non esiste, che ha commesso un reato che non esiste, un po’ come le bestemmie.
D’altra parte, se questo provvedimento funzionasse, non potrei mai raccontarvi un modo efficace per scavalcarlo, nell’attesa che cambino IP e risulti di nuovo raggiungibile. Innanzitutto, se andate all’Università (o in qualche altro ente pubblico in cui le reti siano poco monitorate) potete comodamente andare su thepiratebay.org da lì, perché il provvedimento colpisce solo i provider, dunque i privati.
In caso contrario potete provare con un proxy HTTP da qui. Per usarlo è bene usare un file .pac come quello che incollo di seguito.
function FindProxyForURL(url, host)
{
if (shExpMatch(host, "*thepiratebay.org"))
return "PROXY INDIRIZZO:PORTA";
return "DIRECT";
}Incollate quelle righe in un file che chiamate “proxy.pac” sostituendo ovviamente IP e porta del proxy al posto di INDIRIZZO:PORTA ( e.g. 127.0.0.1:3128 ). Come si associa il .pac al browser forse è bene che lo sappiate, ma fortunatamente l’Università di Pavia ha una bella guida ( ovviamente dovete mettere il vostro .pac, mica il loro ).
Una soluzione un po’ più affidabile ( i proxy vanno e vengono ), ma molto più rognosa, è avere accesso SSH ad una macchina dalla quale thepiratebay.org è raggiungibile. Nel mio caso fortunatamente è così. Una soluzione abbastanza semplice – ma un po’ sbattimento – è creare un tunnel ssh verso quella macchina.
Innanzitutto occorre installare squid sul computer remoto, in modo che esso stesso faccia da proxy; nel mio caso ha su Debian per cui il setup di default di squid va bene ( apt-get install squid3 e via ). Ci sarebbero un po’ di cose da configurare per renderlo sicuro, ma si può soprassedere senza problemi.
A questo punto aprite un terminale sul vostro computer e digitate
ssh -N -L 3128:127.0.0.1:3128 SERVER_REMOTODopodiché dovete sempre importare il .pac ( questa volta con indirizzo 127.0.0.1:3128 ) e dovreste riuscire a connettervi. Un’alternativa che in generale è molto utile ( magari non in questo caso ) è fare un tunneling di tutto il traffico, senza bisogno di passare per squid, e in questo caso il comando è semplicemente
ssh -N -D PORTA_LOCALE SERVER_REMOTOIn questo caso 127.0.0.1:PORTA_LOCALE diventa il vostro proxy SOCKS e il traffico è ( come nella circostanza precedente ) interamente cifrato.
Se non avete capito niente di tutto ciò, beh, potete sempre aprire un gruppo su facebook e piagnucolare. Se siete riusciti a far funzionare il trucco vi invito a diffonderlo, se invece avete un’idea migliore segnalatemela.
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Scritto il 3 febbraio 2010 in Lols
Tenersi aggiornati su tutto è difficile, fortuna che per merito di un amico ho visto questo.
Perché il fatto che YouTube e altri siti abbiano in beta un lettore in HTML5 dovrebbe riguardare minimamente qualcuno?
Un po’ di storia. C’era una volta un mondo in cui i siti internet erano tutti come quelli di Geocities, in cui la gente credeva che WordArt fosse figo, che avere uno sfondo celeste “color caramella all’anice” fosse una gran figata, che gli arcobaleni fossero qualcosa più che un inno all’omosessualità.
Se ne vedevano di tutti i colori, cursori sbrilluccicosi, barre di Internet Explorer colorate, iFrames e le schifezze più aberranti.
Un bel giorno si aggiunse un’altra idea fantastica; un software prodotto da Macromedia che permetteva l’aggiunta di contenuto multimediale interagente col sito web ma immerso in esso, in modo da risultare leggermente estraneo. Chi sapeva fare con Flash in effetti faceva cose decenti, giochini, video, e tutte quelle cose fantastiche che conosciamo ora. Piano piano il web si divise in siti con lo sfondo celeste e le scritte gialle, e siti coi bottoni animati che suonavano.
A un certo punto però cominciano i problemi, in concomitanza con l’inizio del calo di popolarità di Windows, e compaiono dal nulla utenti desktop “comuni” – i.e. non più i soliti sfigati – che usano Mac OS e Linux, per cui si pone il problema di rilasciare Flash per queste nuove piattaforme. La cosa viene fatta con diligenza, ma nel frattempo la priorità rimane Windows e Flash continua ad avere sempre più features, che sono noiose da implementare in più OS contemporaneamente.
Nel frattempo Adobe compra Macromedia, per cui, come l’effetto D’Alema in Puglia, tutti i prodotti che furono di Macromedia iniziano a fare pesantemente schifo. Anche quelli che normalmente erano Adobe nonostante la potenza hanno i loro problemi ( Photoshop su Mac OS X occupa più di 1GB, qualcuno mi spieghi perché ), ma pazienza.
Il risultato è che Flash viene aggiornato sporadicamente per altre piattaforme. Gli utenti Linux su AMD64, un’architettura ormai diffusissima attendono quasi cinque anni prima di vedere una cazzo di versione del plugin di Flash funzionante! E per citare Steve Jobs, “chi se ne frega se nell’iPad non c’è Flash, Flash fa cagare”; ha ragione, anche sul fatto che la maggior parte dei crash dei browser è colpa di Flash.
Steve Jobs aggiunse anche “ormai c’è HTML5″, per cui arriviamo ai nostri giorni. Flash è un software schifoso, basato sullo stesso modello di business che ha rovinato Sun Microsystems: fare un prodotto di qualità, diffonderlo e tenere la specifica chiusa ti pone in una condizione di monopolio estremamente fragile, e prima o poi la perderai, perché qualcuno deciderà di imitarti e fare quel passo in più, aprire la specifica, che la gente ( e anche altre aziende ) apprezzerà. Microsoft c’ha provato con Silverlight, ma si sa, la reputazione di Microsoft ormai è rovinata.
HTML5 è la nuova versione della specifica HTML, che include la possibilità di infilare nelle pagine web contenuti video delegando al client la decodifica. Questo vuol dire che il video è compresso come ritiene opportuno il sito web che lo presenta, e siccome siamo nel 2010 e procurarsi un codec video è abbastanza semplice ( e anche lì quelli che hanno la specifica aperta sono quelli che sbancano ), di sicuro più semplice che aspettare che quei figli di puttana di Adobe rilascino una versione ad hoc di Flash, io metto un video sul mio sito web, e tu lo guardi se hai il codec, che è una circostanza per l’appunto quasi certa.
Il tutto ovviamente avrà una cornice AJAX perché chiaramente ci dovranno essere dei controlli ( che so, play, pausa, volume, etc. ), e questo si può fare senza problemi.
In sintesi, Flash non ha più ragione di esistere perché quasi tutto il contenuto “interattivo” della serie “io scrivo una cosa che viene memorizzata prima che io schiacci un tasto”, come GMail, WordPress, e così via, beh, è tutto gestito tramite AJAX – che sostanzialmente è JavaScript più qualche altra finezza; d’altra parte per i video probabilmente entro l’anno si vedrà un aggiornamento di Vimeo, YouTube e tutti gli altri servizi analoghi. Probabilmente le animazioni saranno un problema, ma anche lì ci sono standard migliori.
Dunque mollare Flash è come mollare Geocities e tutte quelle buone idee che hanno sempre funzionato di merda perché chi ci lavorava su non ha mai avuto un eccesso di lungimiranza a riguardo. Sul “quando” ovviamente è difficile speculare, ma intanto possiamo iniziare a dire “ciao ciao” a Flash, non ci mancherà.
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