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un blog amico dei negri
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    SCRITTO IL 21 dicembre 2009 SU Banane

    Marcello Veneziani condivide con Forattini la presenza nella versione per nazicattolici di Indovina Chi (che tolti i politici conta pochi membri che abbiamo raggiunto un qualche traguardo nella loro vita); il senso comune dice chiaramente che criticare lettori – e redattori – del Giornalino è come farsi saltare in aria alle paraolimpiadi e incolpare i NAR, ciononostante la letterina della domenica, dopo aver attirato una fantastica zerg rush, ha bisogno di qualche divertente commento.

    Da una storia vera

    L’articolo, in pieno stile del Giornalino, è il solito attacco al compagno Fini, di quelli che piacciono aiggiovani di FI, perché come sapete tutti, Fini è diventato uno stronzo – ma Veneziani non era mica di AN ? Ah, già, deve aver mollato Fini perché è diventato un commie. Anche Napolitano è diventato uno stronzo, ma non ho ancora capito perché.

    Fortuna che Veneziani mi dà un sacco di delucidazioni: innanzitutto la lettera parla di violazioni della Costituzione, poi però in poche righe vengono tirati fuori “problemi della gente comune”, che poco hanno a che vedere con violazioni della Costituzione. La prima bomba riguarda il finanziamento pubblico ai partiti, della quale sovrabbondanza a quanto pare sono responsabili i tre personaggi citati. Non sono responsabili in nessun modo Governo e Parlamento ( due entità la cui distinzione esiste solo sulla carta, ma di questo MV non se ne cura ), e nello specifico non sono assolutamente responsabili super elastic bubble plastic e i paladini della PA virtuosa, da Tremonti a Brunetta. MV è distratto e, per dirne una, ignora anche l’intervento dell’IdV per quello che riguarda il finanziamento pubblico all’editoria di partito, evidentemente i suoi padroni non la pensano esattamente come lui. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con la Costituzione comunque è un mistero.

    MV parla anche della legge elettorale, della quale si parla spesso da un po’, ignorando che tale legge fu emanata da un governo che era sostanzialmente isomorfo a quello attuale; la quale, ad ogni modo non è stata bocciata per incostituzionalità, per cui anche qui il dubbio rimane.

    Non pensate che sia vostra competenza sollevare la necessità di regolare la Rete, di stanare le sacche di illegalità, le violazioni e le incitazioni alla violenza che si celano in siti, blog e Facebook, sollecitando una severa regolamentazione che impedisca l’imbarbarimento tecnologico della nostra società? [L'ha scritto davvero, purtroppo non me lo sto inventando]

    In una parola: “no”.

    È difficile che MV, venendo dalla formazione “spuma, Superga, olio di ricino e pulizia etnica”, possa pensarla in altro modo; fortunatamente per quello che riguarda Internet è in buona compagnia, fra massoni, ex-extraparlamentari militanti e dittatori di popolati Paesi asiatici.

    Nell’ultimo paragrafo della prima pagina si leggono le solite hit dell’estate di troppi anni fa sulle toghe rosse e su quanto sconfinino in ambiti che non gli competono. Nel primo della seconda pagina invece ci sono un paio di imprecisioni. Che vengano pronunciate due sentenze in contraddizione non è una novità e soprattutto non riguarda solo il suo padrone. Ad esempio, qualcuno ricorderà questo fatto, che tempo dopo è stato seguito da una sentenza esattamente opposta per un’altra persona. Sfiga. Porgo i miei migliori auguri a MV nella sua lotta per la consistenza delle sentenze della Cassazione.

    Per quanto riguarda le bestemmie, MV ignora che sono già illegali. Non si capisce quali siano queste temerarie dichiarazioni politicamente scorrette che a suo dire sono punite con la decapitazione: forse si riferisce a cose come “negri di merda” o “islamici di merda“, non capisco.

    L’ultima invettiva noiosa di MV riguarda la solita giustizia lenta, che fortunatamente è lenta anche per il suo padrone. Ancora non si vedono riforme che cerchino di sveltire le procedure magari evitando di scarcerare pedofili e stupratori a costo di salvare proprio il suo padrone, però anche su questo porgo i miei migliori auguri a MV nella sua crociata liberale.

    Per quello che mi riguarda auguro a MV di ritrovare la bussola e al Giornalino di continuare nella sua opera di diffamazione di chiunque ritenga opportuno, perché altrimenti come fanno i commentatori a continuare il loro bukkake virtuale, sarebbe ingiusto !

    L’amore vince sempre sull’odio, ma purtroppo la plastica non tollera le punte di ferro.

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    SCRITTO IL 15 dicembre 2009 SU Banane, Low tech

    La Sega Nord, oltre ad essere un partito di (e per) bifolchi, è uno dei più importanti placebo del nostro paesello. In 15 anni di esistenza mainstream sostanzialmente non hanno mai fatto un cazzo di rilevante, se non l’avere intascato vagonate di denaro pubblico nei vari “gettoni” dal consiglio comunale di Vergate sul Membro al Senato, e magari aver fatto cadere un governo.

    mandelb

    PROTIP: non è il nuovo logo della lega

    Dopo gli innumerevoli provvedimenti sull’immigrazione (che non hanno risolto nessun problema), qualche tentativo di coprifuoco nelle città (che ormai, passata la moda, è fallito), e tutte le altre varie stronzate delle quali i telegiornali (nazionali) sono intasati da un po’ di tempo a questa parte, è arrivata l’ennesima puttanata grande idea.

    È noto che in Italia internet si è diffuso intorno al 2007, e da allora è sinonimo di MSN, facebook e YouPorn, per cui non ci si può stupire se la classe politica – di qualsiasi fazione – rispecchi la popolazione italiana anche nella conoscenza della rete. È in questo spirito che il mio ex-militante di Democrazia Proletaria preferito ha tirato fuori una proposta per regolamentare “cortei e Internet”.

    Tralasciando quanto riguarda i cortei, la cosa che ha scatenato tutto è un giochino flash – ora oscurato, ma per altro fatto neanche troppo bene – in cui chiunque poteva provare l’ebbrezza di smontare il viso di super elastic bubble plastic con statuette assortite senza incorrere in pene di vario tipo o articoli capziosi1 sul Giornalino.

    Ovviamente la schiera di parassiti che potrebbero spendere buona parte delle mazzette da parlamentare in un corso di dizione ignora che esistono una caterva di siti web in cui è possibile ammirare decapitazioni, torture, e tante altre cose, for your own entertainment, e chiaramente essendo spesso materiale che viene da guerre e altre “situazioni complicate” è tutto perfettamente legale – un esempio erano gli innumerevoli video di decapitazioni che giravano su ED2K nel pieno della guerra in Afghanistan. Per cui le scelte sono due: nessuno fra i naziecommies verdi ha la minima idea di tutto ciò (non mi stupirei), oppure semplicemente “le immagini violente” sono un problema solo quando riguardano il loro padrone.

    Ricordate Fojba 2000? Dovendo fare confronti è “un pochino meno innocuo” di un gioco come “spacca la faccia a Berlusconi”, eppure è ancora online. E con esso le migliori banche dati di barzellette razziste, foto di malformazioni e malattie variegate, video di torture ed esecuzioni.

    È abbastanza ovvio che una proposta facile come “oscuriamo i siti violenti” non risolve proprio nulla, perché i partiti placebo sono costretti a fare proposte placebo. Quello che invece è meno ovvio è che il fatto che il fatto che un video di una decapitazione circoli su internet sia un problema inesistente: oscurare un sito scomodo non fa sparire l’idea che c’è dietro, e bloccare il traffico dei video di Abu Ghraib non farà sparire le torture; sarebbe un po’ come, che so, chiudere gli occhi e pensare intensamente che la mafia non esiste, o semplicemente pregare per i poveri e i deboli ed essere convinti di aver fatto qualcosa di produttivo.

    Per quanto riguarda la parte operativa della legge in sé le cose sono piuttosto confuse. Lo stesso articolista di Repubblica non si rende conto che i tre Paesi citati in cui esistono “filtri” ( Cina, Iran ed Emirati Arabi Uniti ) hanno dei governi totalitari e sono sostanzialmente fuori da accordi internazionali che riguardano, fra le varie cose, anche “possibili limitazioni della libertà di espressione”. L’unico caso di oscuramento “tollerato” in Italia riguarda i siti di gioco d’azzardo, cosa che comunque è bypassabile usando DNS di un paese in cui il fisco non è un “modo per farla pagare ai cittadini”.

    Per quanto riguarda i siti registrati in Italia, verrebbero inevitabilmente spostati all’estero, in una misura analoga a quanto accade in Francia grazie alle varie leggi spazzatura ( HADOPI & co. ), danneggiando così i provider.

    Per i siti registrati all’estero si sente la parolina magica: “rogatorie”. Il fatto è che se la Svizzera non ha mai regalato a nessuno i dati degli evasori italiani – probabilmente nessuno glieli ha chiesti – non c’è motivo per cui un provider estero dovrebbe perdere clienti per colpa di un capriccio firmato da un fricchettone che camuffa le scartoffie del suo vecchio adorato movimento extraparlamentare con una cravatta verde.

    Le reazioni sono state per lo più negative, ma quelle più buffe sono quelle della fantomatica Farefuturo, che per Fini è il proverbiale laser per togliere le proverbiali svastiche che aveva tatuate sulla proverbiale fronte, e quella di Gentiloni, che in comune ai vari ministri per le telecomunicazioni e per l’innovazione aveva la più totale incompetenza in materia – ah no, è vero, lui aveva un blog, che figata – e non sorprende tanto che entrambi siano d’accordo sul fatto che provvedimenti simili siano una “limitazione della libertà”.

    Che dire, un mesetto e ce ne dimentichiamo tutti, e viviamo tutti felici e contenti, fino al prossimo tormentone.

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    1. Che bella parola, non vedevo l’ora di usarla da qualche parte!
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    SCRITTO IL 31 agosto 2009 SU Banane, Ffruustration, Riflessioni

    Se il novecento è stato un periodo in cui sono successe molte cose a ritmi serrati, specialmente negli ultimi quindici anni del secolo, il 2009 ci sta insegnando che un sacco di cose possono succedere in cinque giorni.

    Ad esempio, negli ultimi tre giorni i parlamentari e i fanboys che un tempo leccavano il culo a papi, cardinali e vescovi, si sono resi conto che “c’è un ingerenza dei poteri forti della Chiesa nelle attività dello Stato”.

    Processione

    In realtà la cosa l’hanno capita a modo loro, perché come di consueto c’è questa strana nube che confonde “il pubblico e il privato”, per cui lo Stato è magicamente incarnato nel prepuzio del suo Primo Ministro.

    Quindi, tutti quelli che sono convinti che per sentirsi più intelligenti non sia poi necessario leggere il Giornale si saranno resi conto che l’ingerenza della Chiesa in questo caso era una sorta di interrogazione sul fatto che sia giusto o no avere un’alta carica dello Stato che va a puttane, con nessuno “del giro” che abbia qualcosa da ridire.

    Il Giornale ha replicato a modo suo, con un articolo scritto da un giornalista strappato a una lunga carriera come vj di MTV. Il numero e l’efficacia delle frecciatine da “hey bro guarda che storia” del pezzo rasentavano più o meno i tentativi di un moscone che tenta di passare attraverso una finestra chiusa. Non importa ovviamente che fra un “ehi che storia te volevo scrivenpezzo d’economia che so’ ferrato” e un altro ci fosse solo un mucchio di cose irrilevanti, e soprattutto che non scagionano affatto il pedopresidente.

    Di questa vicenda fanno ridere svariate cose.

    La prima è che per quanto la replica di Boffo a Feltri abbia scavalcato a sinistra tutti i dirigenti dei principali partiti di centrosinistra dalla caduta del muro, l’Avvenire resta comunque un giornale di merda. Nonostante siano infatti stati fulminati sulla via di Damasco nessuno ricorda simili prese di posizione negli ultimi 15 anni alla luce di tutto ciò che super elastic bubble plastic rappresenta: non è divorziato da cinque giorni, non va a puttane da cinque giorni, non stringe rapporti con dittatori da cinque giorni, non fa gaffe a livello internazionale da cinque giorni, non è il proprietario di giornali spazzatura da cinque giorni, non è indagato (per vari motivi) da cinque giorni, e così via.

    Fortuna che non siamo in aria di golpe, altrimenti dovremmo avvisare i lettori dell’Avvenire, visto che non hanno chances di venirne informati in tempo.

    Da una parte un’altra cosa che fa ridere è la levata di scudi da sinistra in favore della libertà di stampa proprio nell’unico frangente in cui super elastic bubble plastic si è messo contro un avversario ( ahimè ) molto più forte ed esperto – tanto che è Boffo ad avere annunciato una querela, non Feltri; dall’altra parte invece si vedono i soliti “froci col culo degli altri”: quando giocavano da giovani a fare i nostalgici del ventennio il duce era buono “perché Stalin era più cattivo di lui”. Poi invece arrivano i processi IMI-SIR e SME e anche quelli sono roba da niente “perché i DS han fatto la scalata a una banca”. Ora invece che il pedopremier viene colto a Skins parties e a fare sesso a pagamento qualcuno rivanga il caso Sircana, mentre altri poveracci rivangano “il diritto alla privacy” di chi la sua privacy l’ha venduta più di dieci anni fa.

    Se questo discorso à la “occhio per occhio” fosse accettato come difesa in tribunale avrebbe conseguenze spettacolari: apri anche tu il fuoco a scuola, tanto non riuscirai a fare più vittime che negli anni di piombo, in confronto a quei terroristi sembrerai Gandhi !

    Nel frattempo tutto continua con un colossale nulla di fatto, perché da una parte è vero che anche Repubblica potrebbe un attimo staccare le telecamere dall’uccello di super elastic bubble plastic, mentre dall’altra parte non c’è proprio un cazzo da dire, e un buon resoconto l’ha fatto Scalfari ( anche lui era in pausa caffè ) in un commento a “quello che succede in questi giorni”.

    Tutto ciò mi porta a spostare l’argomento, non tanto al meeting dell’ingenuità, quanto agli sproloqui della MILF bresciana al meeting dell’ingenuità.

    Un leitmotiv dei ministri dell’istruzione di centrodestra è il solito annuncio di stanziamento di fondi alle scuole private. A prescindere dagli ovvi slogan che scaturiscono tutti i discorsi sulle scuole private (“Letizia profumo d’impresa”, bei tempi !), nessuno si è reso conto che l’istruzione privata in Italia vale quanto il titolo Alitalia prima del ritiro.

    Sono pochissimi gli enti che hanno un qualche valore, e spesso quelli che hanno un “nome” si limitano alla ricerca mentre la didattica fa schifo, e ciononostante si continua a pensare che il finanziamento pubblico alla scuola privata sia necessario.

    In linea di principio non dovrebbe essere una cosa sbagliata, perché una scuola privata è un’impresa, e “i finanziamenti alle imprese esistono”. Il problema serio è che nel mondo civile le scuole private nascono per un motivo, e il motivo è “non essere pubbliche”. Stanziare fondi pubblici per un’istituzione concorrente ad esistenti alternative statali ne pregiudica l’autosufficienza economica, e quindi lo scopo in sé viene meno. In realtà è ovvio invece che qualsiasi stanziamento per progetti scadenti (e in questo caso senza un minimo di certificazione statale) è un investimento a vuoto.

    Tutto questo la MILF bresciana non l’ha considerato perché come tradizione di buona parte della classe politica italiana non sa un cazzo della materia che dovrebbe amministrare.

    Un altro slogan riguarda il percorso per diventare insegnanti. Si parlava di grandi cambiamenti ma non è cambiato assolutamente niente, a parte l’eliminazione delle (inutili) scuole di specializzazione all’insegnamento secondario. Ovvero, si è partiti da una buona base, l’annientamento delle SSIS, sostituendole con un qualcosa di “vago”, per poi lasciare inalterato tutto il resto.

    Questo metodo ormai ha preso il nome di “metodo Gelmini”:

    1. Cercare un problema “sentito” (sondaggi?)
    2. Annunciare che verranno presi grossi provvedimenti
    3. Cambiare un paio di virgole dai punti problematici
    4. Lasciare rigorosamente inalterati il “prima” e il “dopo”

    La cosa è analoga alla “selezione nei contratti di ricerca”, in cui dopo aver annunciato “accessi su base meritocratica” (ahahah) l’unico cambiamento è stato la composizione della commissione, in un modo irrilevante ai fini di evitare eventuali brogli o favoreggiamenti di sorta.

    Dopotutto a tutte queste persone basterebbe rivestirsi e sciacquarsi un po’ la bocca per iniziare a fare il loro lavoro, così magari la Repubblica potrà parlare un po’ anche di quello, visto che in teoria sono pagati.

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    SCRITTO IL 25 agosto 2009 SU Low tech

    Sempre sulla scia del non avere molto da fare – e poco sonno – mi sono divertito a cercare un po’ di nuove vecchie gare di sputi BSD vs. Linux.

    Non che abbia cercato molto, ma questa qui è particolarmente divertente.

    FreeBSDL’autore è un utente Linux a tempo pieno, per cui personalmente non essendo neppure io ormai un utente Linux a tempo pieno posso dichiararmi nella sua stessa situazione, senza conflitti d’interessi di sorta.

    In sintesi:

    1. BSD è semplicissimo
    2. Crea il tuo OS
    3. Velocità
    4. Stabilità
    5. Pacchetti Software
    6. Sicurezza
    7. Tutela della Proprietà Intellettuale

    Veniamo ai commenti.

    Semplicità, personalizzazione, pacchetti software (1, 2, 5)

    In poche parole: it’s not a bug, it’s a feature. Nel post precedente criticai la scelta dei BSD di forkare tutto, kernel e userspace, creando una dispersione di lavoro immensa. Il risultato è che i comandi base GNU ( ls, cp, blabla ), mantenuti da un team molto più grande, riescono a diventare molto più immediati, e probabilmente, potendoci dedicare risorse umane, più veloci. Il risultato più immediato del BSD way of life invece è che non avendo troppa gente a disposizione se volete ls con l’output colorato dovrete attendere un po’; dopotutto è la semplicità che conta.

    È molto bello anche pensare che creare più sistemi operativi ( NetBSD, FreeBSD, OpenBSD, etc. ) risponda alle esigenze di qualsiasi utenza. Dopotutto nel paese dei puffi i grafici fanno l’OS per grafici, i sysadmin fanno l’OS per sysadmin, gli sfigati faranno l’OS per sfigati. Il paese dei puffi era il mondo prima degli anni ‘90. Poi tutti hanno capito che il modello vincente era un OS che andasse bene per grafici, sysadmin e sfigati, e tutti quelli che pianificavano soluzioni “mirate” sono colati a picco ( SGI, per dirne una ). Su Linux le “scelte” si chiamano distribuzioni. Dopotutto a che pro farsi i pipponi su come debba essere il modulo ideale per la mia scheda wireless, se per vederla funzionare devo aspettare due anni, e tutto ciò perché io sono uno sfigato e ci sono poche persone come me che programmano al mio OS preferito ? Sfido a dire che per i sysadmin non valga lo stesso.

    Che dire, l’importante è che funzioni, e bene.

    L’esempio fatto a sostegno della tesi “creare un OS commerciale a partire da BSD è fattibile” è Mac OS X. È buffo vedere che non solo sia un ottimo esempio sia anche l’unico, per cui ok, “tecnicamente” è possibile, ma “in realtà” per avere un prodotto decente occorrono sforzi immani.

    Per i pacchetti software il discorso è simile. Pensare che i ports siano un sistema figo “tanto che sono stati persino imitati da una distribuzione Linux” è una infantile e beata ingenuità. Nessuna persona nel 2009 vuole compilare tonnellate di software per installarle, e le release frequenti di TeX e OpenOffice ( due esempi di programmi mastodontici ) fanno cadere le palle a chi pensa che “ok, alcune cose le compiliamo, altre le installiamo precompilate”. Che sia compilare “a mano” o in modo automatizzato fa poca differenza. L’autore non ha evidentemente mai usato Debian.

    Velocità, stabilità, sicurezza (3, 4, 6)

    Tre cose che si sentono dire da anni sui BSD rispetto a Linux. Sarà vero ?

    Linux è molto usato in ambienti desktop, per cui i due punti in genere vanno a farsi fottere. D’altra parte i BSD forniscono un setup minimale con pochissime applicazioni server-side, per cui la sicurezza è il solito approccio “se non giochi non perdi mai”.

    Secure by default, può essere, ma sono ben convinto che con un paio di giochetti dal lato sicurezza BSD e Linux siano pressoché indistinguibili. Sulla velocità il discorso è analogo, e spesso dipende anche dall’hardware. Non solo: in genere i buchi non sono relativi al kernel ma ai programmi stessi. Una injection via web è un bug di MySQL o di Apache, e questo frega sia l’admin Linux che quello BSD. Inoltre, come prima: più persone sviluppano, più persone testano, più persone aggiustano.

    La stabilità in genere è legata all’utente finale. Io voglio le ultime release, software possibilmente aggiornato ( e veloce ). Se ogni tanto crasha non è un problema. Se invece voglio puntare sul software ampiamente testato spero proprio che sarà ben più stabile e sicuro. Non è così mitologico.

    Tutela della Proprietà Intellettuale (7)

    Questo punto è semplicemente un problema della GPL che a modo suo cerca di imporre ai fabbricanti di hardware l’apertura del codice, al contrario della licenza BSD che permette la redistribuzione anche nella sola forma binaria. Per quello che mi riguarda la GPL è stata sacrosanta per il kernel Linux, perché è grazie a questo che molti programmatori dipendenti di importanti produttori hardware sono anche diventati sviluppatori del kernel stesso.

    Se Linux fosse stato rilasciato sotto BSD dal principio molti moduli sarebbero stati nelle condizioni dei driver 3D NVIDIA e ATI: una enorme schifezza da non toccare in nessun modo, perché il padrone non vuole.

    Per il resto è ampiamente mostrato che il modello open source “a tutti i costi” funziona anche da un lato economico1, per cui esigere la chiusura del codice ( pretendendo anche che nessuno cerchi di crackarlo ) è un revocabile privilegio, e qualunque imprenditore che voglia investire nel business dei sistemi operativi deve arrendersi al fatto che il capitalismo non è “io mi arricchisco, voi state alle mie regole”, e la “tutela” della proprietà intellettuale non è un diritto naturale, ma una gentile concessione della licenza da una parte e del legislatore dall’altra.

    In sintesi, se uno è un dipendente della discomafia la tutela della proprietà intellettuale rende la licenza BSD una figata. Allo stesso modo, se uno vive in un enorme palazzo governativo di una solida dittatura, beh, anche la pena di morte diventa una figata.

    Dunque ?

    Tutto ciò insegna che le guerre fra poveri facevano ridere nel 2002 e fanno ridere tutt’ora, ma dopotutto Internet senza flamewars sarebbe triste come un mondo senza studenti di scienze della comunicazione.

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    1. Persino Microsoft sta aprendo le specifiche delle nuove tecnologie. Una decina di anni fa sarebbe stata mitologia
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    SCRITTO IL 14 agosto 2009 SU Senza categoria

    Per i veri nerds l’estate è quel periodo dell’anno in cui si possono fare le cose che si fanno di solito, ma con molto più tempo a disposizione, e meno sensi di colpa. Incoraggiato dalla noia ho dovuto colmare le mie lacune in materia di “virtualizzazione” e ho deciso di condividere col mondo le mie esperienze in merito.

    Gli ingredienti di oggi sono

    Puffy

    OpenBSD: where unix meets ketamine

    Un po’ di storia. OpenBSD è un unix celebre fra gli script kiddies e i vergini over 25 reso popolare da un logo particolarmente buffo ( contrariamente al pinguino di Linux, ad esempio ) e dal fatto che “sono stati trovati due soli buchi nell’installazione di default”. Era uno solo fino a poco tempo fa, che storia.

    Il motivo della sicurezza di OpenBSD è lo stesso principio per cui un prete ha poche chances di prendere l’AIDS, ovvero “se non giochi non perdi mai”. Un’altra cosa folkloristica di OpenBSD è che un tempo, per qualche strano motivo, gli sviluppatori ritenevano “troppo sbatti” fare le immagini per i CD, per cui le opportunità erano l’acquisto del set, farti un’immagine a mano, o usare quelle per i floppy che si trovavano sul sito. Dopodiché passato il down da MDMA uno degli sviluppatori deve aver guardato il calendario, per la prima volta nella sua vita.

    In short: sicurezza e stabilità. Sembra quasi un luogo comune, ma.

    Ad ogni modo, the adventure begins !

    Il primo passo è il setup, dopo una facile configurazione di virtualbox che, devo dire, è gratis e fa quello che deve fare.

    Setup

    Sempre al passo coi tempi

    Il setup sembra Zork. È una serie di domande y/n più il partizionamento dei dischi. Ricorda molto i setup testuali di distribuzioni Linux di metà anni 90, però fatti da persone molto pigre.

    Una nota di merito riguarda il partizionamento, che proprio per essere sicuri che funzioni ovunque è fatto con fdisk e usa come unità di misura di default i blocchi. Almeno FreeBSD dava la scelta. In ogni caso, fortuna che il setup non è l’unico luogo in cui per OpenBSD il tempo non è mai passato.

    Dopo un pochino di y/n, spade e tesori si riesce finalmente a combinare qualcosa. Non c’è da sperare che il setup riavvii da solo, persino scrivere “reboot” era troppo.

    OpenBSD

    Sounds familiar ?

    Prima di arrivare a qualcosa di confrontabile con lo screenshot bisogna fare un paio di cose e ringraziare virtualbox per il suo router virtuale, senza il quale non avrei potuto installare un beneamato cazzo.

    Il prompt che ci si trova davanti è una banalissima ksh ( “# _” è il massimo che si può ottenere ), che oltre a non avere niente di utilizzabile non credo sia più sviluppata. Chissà perché.

    Molte altre configurazioni di base non sono poi così intuitive. Contrariamente alla scelta che ci si ritrova con Linux i layout per la tastiera sono pochini e nessuno funzionava bene. L’unico editor di base installato era vim ( che personalmente non sopporto – e non so usare ), e per altro coi vecchi comandi, quindi niente backspace o invio, troppo avanzati.

    L’aggeggio per installare i pacchetti si chiama pkg_add, e ricorda molto quello di Slackware. Il che vuol dire “no pacchetti, no party” ( anche se non sono così pochi ).

    Sull’uso in generale difficile andare oltre, anche perché è impensabile pretendere “calcoli intensi” da una virtual machine con 64MB di RAM, però si possono puntualizzare alcune cose.

    La prima è che gli sviluppatori di OpenBSD non hanno idea del significato della parola “utente tipico”, e nello spirito di “it’s not a bug, it’s a feature” la confondono con “libertà di scelta”. Che è come dire che siccome è pieno di case di vario tipo che puoi pensare di progettare, per ora stai pure in una tenda.

    Non esiste un setup decente, il che più che ad un OS sicuro “per sviluppatori” si addice ad un brutto ricordo degli anni 90: l’installazione tipica installa pochissime cose. Per la versione i386 è difficile persino pensare di farne un uso come “server domestico”, vista la ben nota scarsa compatibilità hardware ( per non parlare quindi di un uso su un laptop ). E poi perché usare gcc 3.3 ? Il 4 non è abbastanza stabile ?

    Proprio per questioni cronologiche non si capisce a chi sia rivolta la versione i386, visto che al login chiede persino “che tipo di terminale vuoi ?”. Come se nel 2009 una persona qualunque sulla ventina conosca le varie differenze.

    Per quanto riguarda il networking ci sarebbe una nota a margine abbastanza spassosa: molti dei router commerciali montano unix per questioni di “versatilità”. Non ho mai visto BSD su uno di quegli aggeggi, mentre si vedono molte distribuzioni Linux. Il fanboy BSD potrebbe dire che “non montano BSD perché sono pigri”. Può essere anche vero, però se un OS fa cagare come ambiente desktop ci si immagina che possa fare scintille sui sistemi embedded. Se poi si scopre che i sistemi embedded commerciali snobbano i BSD, beh.

    Diciamo la verità, OpenBSD attira abbastanza per la questione “strong cryptography” però nessuno ha mai capito a cosa serva tutto ciò. In realtà neppure io ho investigato più di tanto, ma se da una qualsiasi distribuzione Linux è facile criptarsi tutto il filesystem / ( lo feci anni fa, ovviamente con l’eccezione ovviamente del kernel e di un paio di oggetti di avvio ) non si può andare troppo oltre, anche se è notevole il fatto che la libreria di default includa numerose funzioni per cifrare dati al volo con una bella scelta di algoritmi.

    È più che apprezzabile che ci siano progetti ( pure se scarsamente sviluppati ) che ambiscono a creare distribuzioni basate su kernel BSD ( Debian/kFreeBSD, Gentoo/OpenBSD ), perché pure se il kernel BSD è effettivamente migliore su certi fronti del kernel di Linux, l’userspace vanilla è quasi tutta da buttare nel cesso, praticamente per quasi tutti i tipi possibili di utenza.

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    SCRITTO IL 29 maggio 2009 SU Banane, Lols

    Si sente spesso parlare di PD e PD+L, e altri slogan qualunquisti; non ho mai creduto in queste robe, che sono più o meno come le scie chimiche. D’altra parte è manifesto che ci siano tratti somatici dei partiti che li accomunano tutti.

    Carlton

    Ad ogni modo, c’è chi ha imparato che ci sono delle occasioni, per un partito, che sono come una messa: gli incontri con i candidati alle Europee non servono per fare domande.

    Ieri ( 28 maggio ) c’è stato un incontro con Giovanni Bignami, candidato del PD al Parlamento Europeo, all’ACLI di Lambrate. Il CV di Bignami è più esteso della somma di tutti i CV di tutti i membri del governo, non che ci voglia molto, sia chiaro, ma comunque è una cosa abbastanza importante da ricordare. Nonostante ciò, è eticamente doveroso indicare che il suo impegno accademico ha avuto molte discontinuità, visto che se è vero che dal 1997 è professore ordinario di astronomia all’Università di Pavia, è anche vero che la sua presenza in dipartimento da un po’ di anni a questa parte è piuttosto scarsa, pur mantenendo la cattedra fino a poco tempo fa. Questo fa un po’ venire un dubbio tipo “ma non vorrà fare così anche in Parlamento Europeo ?”.

    Ovviamente un’immagine vale mille parole, ma un file audio ne vale molte di più, e qui di seguito ne accodo una serie di un amico che, con un registratore, racconta cosa succede a chi esprime una perplessità ad un incontro con un candidato del PD.

    Che dire, this is why we can’t have nice things. È doveroso riportare alcune delle dichiarazioni più esilaranti della folla – la risposta di Bignami sembra essere la più equilibrata.

    Fra i tormentoni migliori l’etichetta di chiunque abbia delle domande da fare come “facente parte dello schieramento opposto”, qualunque esso sia; magari anche pagato, che è sempre meglio farsi pagare che fare queste cose gratis. Dopotutto se c’è una cosa che super elastic bubble plastic ha insegnato è non fare domande.

    Un altro leitmotiv è che “non si va a rompere il cazzo in casa d’altri”. È divertente, perché un incontro di un partito di ingrati che non ringraziano la popolazione per lo sproposito di finanziamento pubblico che riceve in genere pullula di persone che marcano il territorio; non ho ben capito cosa ci fosse di privato in un incontro ben segnalato sul sito internet del candidato. Forse era il contesto di farsi le seghe a vicenda propaganda che rendeva la cosa un po’ più intima del solito; non si capisce bene.

    Per lo meno ora siamo tutti informati dello sfacelo che sta subendo il parco Lambro ( cosa avrà mai a che vedere ? ), e abbiamo tutti imparato che se vuoi sapere quale è la capitale del Turkmenistan “la risposta è dentro di te“.

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    SCRITTO IL 25 maggio 2009 SU Banane, Lols, Riflessioni

    Non contenti del bashing di buona parte della popolazione cosciente, ora se lo fanno da soli ! Dopotutto Alemanno lo puoi anche chiamare terrone ma se gli dai del negro si incazza come una bestia.

    Comunque vogliamo chiamarlo, in qualsiasi forma si tenti di dire che l’antiberlusconismo è un autogol per la sinistra, e tutte le cazzate che si possono leggere in ogni mezzo d’informazione sovversivo, da L’Avvenire a MicroMega, super elastic bubble plastic è uno cui piace la carne fresca.

    noe

    Ecco cosa mancava

    Come dargli torto, dopotutto è questa la cosa che lo rende comune a buona parte dei condannati per reati a sfondo sessuale, dei pedofili, e dei Billy Ballo di tutta Italia.

    Nel frattempo però che il pedobrianzolo risponda senza piagnucolare – da sé o per bocca di altre cose, persone o Bonaiuti – c’è una serie di vicende che da un po’ di tempo a questa parte sta facendo notare un vuoto normativo abbastanza grottesco.

    In UE le leggi sulla privacy sono abbastanza restrittive. Negli USA no, e come sanno tutti quelli che conoscono la differenza fra seppukubukkake, negli USA esiste(va?) un programma simpatico che si chiama(va?) To Catch a Predator. Il giochino era il seguente:

    1. Finta minorenne entra in una chat.
    2. Vero sfigato ( possibilmente over 30 ) la adesca.
    3. Vero sfigato ci prova in tutti i modi ( possibilmente mandandole le foto del suo uccello ).
    4. Vero sfigato le dà appuntamento.
    5. Vero sfigato si presenta all’appuntamento.
    6. Partyvan ! E tutto senza censura.

    La morale quindi era “non adescare minorenni in chat perché potrebbe essere una trappola che ti farà arrestare in mondovisione, CIAO MAMMA !”

    Il problema è che quelle che si fanno adescare non sempre sono esche di Chris Hansen, e né sono persone “non consenzienti”, ma semplicemente prove del fatto che “so’ tutti froci cor culo de l’artri”; nonostante si senta tutti i giorni chiunque – anche le peggiori troie – sproloquiare di valori e morale nessuno va effettivamente ad analizzare pro e contro dell’improvviso abbassamento dell’età media di approccio al sesso dei minorenni.

    Sul fatto che sia “improvviso” avrei qualche dubbio, anche perché probabilmente tutto ciò è manifesto solo a causa della capillarità dell’informazione degli ultimi tempi, però sta di fatto che per colpa di queste cose gente come la Carfagna sono diventate persone “da rispettare per la loro carriera politica”, e le sentenze che riguardano reati a sfondo sessuale sono sempre più confuse perché sono diventati troppi i precedenti di “errori giudiziari” ( per uno degli ultimi casi mediatici non hanno esitato a beccare i primi due albanegri che han trovato ) e, soprattutto, quelli di “molestia consenziente”, e così via, come il caso di una demente che denunciò uno per violenza sessuale senza che poi questa fosse mai avvenuta, e a riprova di ciò non le hanno creduto anche se lo “stupratore” era negro – forse negli USA avrebbe funzionato.

    Fatto sta che appunto una decina di anni fa quando le mie compagne di classe delle medie erano abbastanza veloci a dare la risposta a domande dei test del Cioè quali “quale è la quantità media ‘espulsa’ in un’eiaculazione ?”1, non mi sarebbe sembrato tanto strano vedere una di loro in un di quegli articoli di giornale, ovviamente non per “pregiudizio nei loro confronti” ma perché “this is what you get”.

    Ovviamente sarebbe una cazzata magistralis proibire a priori che le ragazzine leggano Top Girl, esattamente come è una cazzata magistralis la Porno Tax di Tremonti, che oltre ad essere una cosa illiberale decimerebbe totalmente la videoteca di quasi tutti i membri del governo2.

    Quello che è diventato “grottesco”, come appunto detto varie righe fa, non è tanto che ALLE TREDICENNI PIACE IL CAZZO, MA SOLO SE ALMENO TRE ANNI PIÙ GRANDE, perché questo si trova in qualsiasi banco di scuola, ma che la questione “sesso e minorenni” è diventata esattamente come la questione delle droghe: che ci sia o meno un divieto legislativo sembrano essere di più a guadagnarci – da entrambi i lati – che a perderci.

    Se sei arrivato qui in fondo pensando “e quindi ?”, aspettandoti qualcosa di propositivo rimarrai deluso; dopotutto non sono una minorenne, e probabilmente nemmeno tu, quindi evviva !

    _______________

    1. la risposta era “una tazzina da caffè”, io non ero stato così veloce
    2. a scanso di banalità sulla parola “membri”; i membri dei membri ? Mah.
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    SCRITTO IL 6 febbraio 2009 SU Banane

    Nota come “il grande kolossal non-stop: una storia vera”; mi piacerebbe tanto vincesse l’Oscar come miglior sceneggiatura anche solo per la quantità di colpi di scena.

    La cosa ironica è che non c’è bisogno alcun bisogno di entrare nei dettagli e trarre conclusioni astruse perché Il Repubblichino ha una bella pagina online con la trama delle singole puntate, condensata in poche righe.

    Ne elenco alcune perché sono geniali.

    11:22 – Il caso Eluana nel Consiglio dei Ministri
    La riunione del consiglio dei ministri è in corso da circa un’ora. All’ordine del giorno anche le misure anticrisi. Nel corso del cdm, probabilmente come ultimo punto, sarà affrontato il caso di Eluana Englaro. Lo si apprende da fonti governative.

    12:28 – Lettera Napolitano a governo: niente firma su dl
    Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo quanto apprende l’Agi da fonti parlamentari della maggioranza, ha inviato una lettera al governo spiegando le motivazioni per cui ritiene ancora non attuabile la strada del decreto legge sulla vicenda di Eluana Englaro. Sempre secondo quanto si apprende il premier Silvio Berlusconi ancora questa mattina avrebbe manifestato l’intenzione di intervenire con un decreto. La nuova bozza – riformulata dal ministero del Welfare e contenente i rilievi del costituzionalista Onida – sarebbe stata sottoposta al vaglio del Colle. La Presidenza della Repubblica – riferiscono ancora le stesse fonti – avrebbe chiesto tempo per verificare il contenuto del decreto invitando l’esecutivo a discutere della vicenda soltanto nella parte finale del Consiglio dei Ministri. Poi la missiva e quindi il parere negativo

    Oh, sfiga.

    12:35 – Formigoni, spero in decreto urgente
    Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, torna a sollecitare il governo su un intervento d’urgenza per bloccare lo stop all’alimentazione e all’idratazione per Eluana Englaro. “Mi auguro che il governo trovi la determinazione e il coraggio – ha detto Formigoni – per un decreto d’urgenza, anche andando incontro al parere assolutamente maggioritario all’interno del Parlamento”

    Nel frattempo, a Udine …

    12:36 – Il protocollo va avanti
    Sta andando avanti, senza interruzioni, nella casa di riposo La Quiete di Udine, il protocollo per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana Englaro. A riferirlo sono gli avvocati Franca Alessio, curatrice di Eluana, e Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, che non hanno fornito finora alcun elemento sull’avvio o meno della riduzione della nutrizione, prevista per oggi

    Ma a Roma qualcosa continua a fermentare …

    13:11 – Appello pro-decreto da parlamentari “trasversali”
    Un accorato appello affinché venga fatto il decreto su Eluana è stato rivolto al consiglio dei ministri, da un nutrito gruppo di parlamentari di entrambi gli schieramenti: Pdl, Lega, Udc, teodem del Pd: i senatori Gasparri, Quagliariello, Bianconi, Baio, Castro, Di Stefano, Divina, Scarpa Bonazza, Bevilacqua, Calabrò, Pertoldi, Papania, Peterlini, D’Alia e i deputati Mantovano, Lupi, Bertolini, Saltamartini, Di Biagio, Biava, Nola, Saglia, Landolfi, Pagano, Bruno Murgia, Riccardo Migliori, Barbaro, Pianetta, Vignali, Binetti, Casini, Buttiglione, Santolini, Volontè, Bobba, Calgano, Buonfiglio.

    Wow, Casini, Binetti, Volontè, stento a crederci !

    14:19 – Cdm vara decreto
    Il Consiglio dei ministri emana il decreto

    14:28 – Decreto approvato all’unanimità
    Il decreto del governo è stato approvato all’unanimità

    Bello, chi l’avrebbe mai detto …

    14:34 – Il governo: “Proseguire l’alimentazione fino a legge su testamento biologico”
    Il provvedimento adottato dall’esecutivo impedisce la sospensione dell’idratazione e della nutrizione artificiale ad Eluana Englaro fino a che non verrà approvata una legge sul testamento biologico

    Che è un po’ come dire “la pena di morte rimane finché non si scopre il segreto dell’immortalità”.

    14:45 – Berlusconi: “Siamo nel giusto”
    “Andiamo avanti perché siamo nel giusto”. Così il premier Silvio Berlusconi avrebbe spiegato in Consiglio dei ministri la scelta di proseguire sulla strada del decreto nonostante lo stop del Quirinale

    Non avevo dubbi, dopotutto anche Varg Vikernes sorrise una volta emessa la sentenza del processo per l’omicidio di Aarseth … sono convinto che anche Ted Kaczynsky fosse sicuro di “essere nel giusto” !

    15:18 – Gasparri, Pdl: “La vita vinca sul cinismo”
    Il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: “Dal governo è giunto un atto di coraggio e civiltà che sarà un onore difendere in Senato affinchè la vita vinca sul cinismo”

    15:23 – Vaticano: “Governo coraggioso, ci hanno ascoltato”
    Vaticano: “Governo coraggioso, ci hanno ascoltato”

    15:29 – Berlusconi: “Eluana è una persona viva”
    Berlusconi ha detto: “Eluana è una persona viva”

    Almeno quanto Gasparri.

    15:30 – Berlusconi: “Non farò omissione di soccorso
    Berlusconi: “Non farò omissione di soccorso”

    Eh ?

    15:41 – Berlusconi: “Accoglierei dimissioni di chi non vuole il decreto”
    Nel corso del Consiglio dei ministri, secondo quanto si è appreso, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo avrebbe espresso forti perplessità. Ma il premier Berlusconi avrebbe insistito sulla necessità della compattezza dell’esecutivo dicendo, che in caso contrario, avrebbe dovuto chiedere un passo indietro da chi non avesse votato il decreto

    Wow, un altro colpo di scena, mi domando perché sta storia debba mai finire.

    15:45 – Berlusconi: “Napolitano firmi o riunione del Parlamento”
    Berlusconi ha detto: “Se il presidente della Repubblica non firmasse il decreto, noi inviteremmo immediatamente il Parlamento a riunirsi ad horas ed approvare in pochissimo tempo, due o tre giorni, una legge che anticipasse quella legge che è già nell’iter legislativo, e cioè quella che contiene questa norma”

    15:47 – Berlusconi: “Senza decreti, cambiare la Costituzione”
    Berlusconi ha detto: “Se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del governo”

    Sembra quasi la trama del Dottor Stanamore.

    16:09 – Berlusconi: “Decreto ispirato dalle parole del costituzionalista Onida”
    Berlusconi ha detto: “Il decreto legge è ispirato al lavoro di molti costituzionalisti e in particolare all’intervento del presidente emerito della Consulta Onida”

    Ma ecco l’ennesimo colpo di scena, non finiscono mai.

    16:12 – Onida, costituzionalista: “Premier strumentalizza, nel decreto io non c’entro”
    Dopo le parole del premier (“”Decreto ispirato dalle parole del costituzionalista Onida”), il presidente emerito della Corte Costituzionale precisa: “Hanno strumentalizzato le mie parole, disconosco nella maniera più assoluta qualunque mia partecipazione alla stesura del testo di un decreto legge che non ritengo nemmeno di commentare”

    Fantastico, anche qui, chi l’avrebbe mai immaginato … e ora la beffa !

    16:29 – Napolitano: “Non firmo decreto: è incostituzionale”
    Napolitano: “Non firmo decreto: è incostituzionale”

    16:55 – Domani sit-in davanti a Palazzo Chigi
    Un presidio domani davanti a Palazzo Chigi, contro “l’ennesimo colpo di mano dell’esecutivo”. Lo annuncia Riccardo Nencini, segretario del partito Socialista

    Fantastico, Nencini, ma chi cazzo è Nencini ? Ah, già.

    17:14 – Fini con il Qurinale
    Gianfranco Fini, presidente della Camera, si dice “preoccupato che il Consiglio dei ministri non abbia accolto l’invito del capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico”

    Compagno Fini uno di noi ! We accept him, one of us ! One of us !

    17:23 – Vaticano: “Delusi da Napolitano”
    Il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace, ha detto: “Sono profondamente deluso dalla decisione del presidente della Repubblica di non firmare il decreto”

    E continuano a trasmettere nuove puntate, come questa qui:

    17:45 – Schifani: “Riunione urgente capigruppo se arriverà ddl”
    Renato Schifani, presidente del Senato, ha detto: “Se arriverà in Parlamento un ddl sul testamento biologico, convocherò una riunione urgente dei capigruppo per calendarizzazione il provvedimento in sede deliberante, da parte della commissione sanità”

    Ma ecco un altro aggiornamento live !

    18:27 – Pdl Senato al lavoro, possibile ddl stasera
    Il gruppo dei senatori del Pdl è al lavoro in queste ore su un disegno di legge per affrontare la vicenda di Eluana. Il ddl potrebbe essere presentato già stasera

    Il gruppo di lavoro del PdL

    Il gruppo di lavoro del PdL

    Stay tuned !

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    SCRITTO IL 10 dicembre 2008 SU Banane, Ffruustration

    Il Repubblichino è uno spasso ultimamente. Ho avuto la fortuna di sentire una conferenza di Roberto Perotti, dopo la quale l’ho informalmente interpellato sull’oscenità della stampa italiana – in particolare sugli ultimi avvenimenti concernenti l’Università – e ha dichiarato senza troppi problemi che “dopotutto il giornalista esce per strada e commenta come crede e intervistando chi gli pare”, perché il giornalismo di inchiesta non compete a nessuno, e a quanto pare nemmeno “fornire un contenuto accurato”.

    Non è una novità, affatto. Tuttavia, sentirlo dire da una delle voci più attualmente echeggianti di un certo filone di “intellettuali contro” fa capire molte cose.

    Fortuna che un po’ di sano bashing contro Il Repubblichino è come le barzellette sul Medio Oriente: è sempre d’attualità.

    Ad esempio, è notevole questa notizia, della quale riporto solo titolo e sottotitolo:

    Diritti umani, monito del Papa
    “Fragili se non fondati su Dio”

    In primis, non per fare lo scassapalle, ma chi se ne frega ?

    I discorsi di Nonno Puffo sono come l’ennesimo reality show: se non fanno una nuova edizione di La Pupa e il Secchione ( per inciso, cento discorsi di Nonno Puffo non valgono un decimo di La Pupa e il Secchione ) la gente non la chiede, quindi l’unico motivo evidente per il quale questi discorsi fanno notizia è che ci sia un inviato nella Santa Sede che è pagato da entrambe le entità per “riportare tali dichiarazioni”, perché appunto da bravo giornalista, “riporta quello che sente”, poi ovviamente non ci importa che abbia senso o meno.

    Sulla dichiarazione in sé non c’è molto da aggiungere, perché si commenta da sola.

    Mi pare imbarazzante commentare con “se non lo vuoi stare a sentire non starlo a sentire”, perché allo stesso modo chiunque potrebbe dire “se non vuoi che la gente ti critichi tieni la bocca chiusa”: e nella fattispecie potrebbe benissimo farlo, visto che i predicatori di umiltà non perdono un solo minuto per dire che qualunque cosa bella ci sia sul pianeta viene dal Nostro Signore.

    Penso che in tutto ciò sia incluso anche lo stupro.

    Fatto sta che sarebbe bello un Paese senza finanziamenti pubblici all’editoria, magari certa gente si darebbe una regolata, ma sarebbe chiedere troppo, perché il servilismo nella Repubblica Ritardata è molto redditizio, e quindi tutte queste oscenità stanno bene dove sono.

    Comunque, spostando il fuoco da Nonno Puffo, è bello vedere che anche i grandi uomini di cui pullula Il Repubblichino, con un po’ di ritardo rispetto alla mia email cui non ho mai ricevuto risposta, hanno deciso di lasciar voce ai paraolimpionici commentatori ( ovviamente solo in alcuni articoli, a quanto vedo ), alla “gente del popolo”. Ovviamente ignari dei grandi fenomeni di Internet ho qualche dubbio che abbiano potuto prevedere l’oceano di trolling del quale si può quotidianamente avere esperienza leggendo i “commenti dei lettori” circa qualunque materiale di scarsa qualità venga pubblicato su Internet, mainstream o meno, perché dopotutto l’unica differenza fra “poco famoso” e “molto famoso” sta nel numero degli insulti ricevuti.

    Non solo, analogamente a quanto accadde con i vari fallimenti online di Klaus Davi che veniva demolito in lungo e in largo da chiunque guardasse i suoi video su JewTube nessuno sembra curarsi del fatto che l’opinione dei lettori non sia altro che una derisione dei discorsi di Nonno Puffo: a peggiorare le cose è l’enormità di commenti che dicono “chi cazzo vuole leggere questa roba ?”, come se al Repubblichino importasse qualcosa del feedback dei lettori …

    This said, vedere riempito il sito del Repubblichino di tonnellate di improperi anticlericali o vere e proprie “distruzioni del lavoro altrui qualora la qualità sia scarsa”, beh, mi commuove.

    _________________

    Altrove, da un po’ di tempo a questa parte dirigo kronstadtun giornale indipendente locale ( studentesco e non ), che viene stampato in 2,000 copie e distribuito a Pavia. Giusto oggi ( o ieri ) è uscito il numero 43, leggetevelo !

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    SCRITTO IL 17 novembre 2008 SU Banane, Cultura, Riflessioni

    Non posso non correre il rischio di fare lo stronzo, soprattutto quando si ha sotto mano un PDF intonso da commentare. Il 14 novembre c’è stata la manifestazione “contro la riforma della scuola e dell’Università”, seguita da una due giorni di “Assemblea Nazionale”. Non mi esprimo su modi e metodi perché gli unici risultati possibili sarebbero becera propaganda o critica distruttiva verso una “mobilitazione di massa”.

    Annichilazione !

    Annichilazione !

    Tuttavia posso elegantemente commentare uno dei prodotti, e precisamente quello che riguarda la didattica.

    Una premessa divertente è che nonostante la vagonata di paroloni complicati nell’introduzione nessuno ( pare ) ha fatto notare che “già” ed “è” abbiano l’accento grave ( “realtà”, “facoltà”, … ).

    Comunque lasciamo perdere le sottigliezze e passiamo ai singoli punti. Cito:

    1) Abolizione del sistema del 3+2 così come del sistema del credito. Da questo punto di vista si è prodotto un dibattito non sintetizzabile sulle modalità attraverso cui raggiungere l’obiettivo.

    Peccato non sia presente il “dibattito non sintetizzabile sulle modalità attraverso cui raggiungere l’obiettivo”, ma quello non è un problema. Il problema è che è assente un “dibattito non sintetizzabile” sui motivi di tale scelta. Il 3+2 non è solo una realtà italiana, contrariamente a quanto qualcuno possa pensare, e nonostante lo scempio locale ci sono svariati motivi per i quali il 3+2 in linea di principio è utile.

    1. Corsi triennali professionalizzanti: non più quattro-cinque anni per certe professioni; a che serve una quinquennale per fare il webdesigner o l’interprete ? Ovviamente deve anche valere qualcosa, nel senso che il titolo non basta, ci vuole anche una qualifica maturata da esperienza sul campo per poter dire “io so fare quello per cui ho studiato”.
    2. Insegnamento secondario: a che serve una specialistica in Fisica per insegnare in un liceo ? Una triennale più, nel caso, un anno di indirizzo ( corsi di laboratorio, “addestramento”, tirocini per la didattica, etc. ) è più che sufficiente.
    3. Siamo in Unione Europea, dopo la triennale voglio andare all’estero a fare un master: perché no ?

    Si possono dire altre cose, però queste già citate funzionano male ed è bene iniziare a lavorarci; vogliamo proprio tornare al V.O. se il 3+2 funziona male ?

    Sui CFU ovviamente non c’è molto da discutere, magari si può dire qualcosa sui corsi di laurea con 60 esami da due e tre crediti, ma quella è colpa della scarsa intelligenza dei Consigli Didattici, e fortunatamente la “riforma Mussi” ha sopperito, tanto che piano piano si sta operando una riforma dell’ordinamento dei piani studi un po’ ovunque.

    2) Critica alla parcellizzazione degli esami e proposte di riaccorpamento per favorire  un sapere critico e complessivo

    La “parcellizzazione” degli esami è una conseguenza di stupidità, come detto qualche riga fa, il riaccorpamento sta già avvenendo un po’ ovunque, anche per motivi legali.

    3) Rivendicazione di un’equa retribuzione del lavoro svolto in stages e tirocini: in ogni caso va garantito il carattere facoltativo degli stessi. 

    Su questo sono parzialmente d’accordo; più che altro sarebbe una cosa carina avere un po’ più di chiarezza nelle attività di tirocinio, soprattutto qualora esse fossero obbligatorie ( per molti corsi di laurea lo sono ).

    4) Critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia. Non devono esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle universitá, a maggior ragione se autoproclamati come nel caso dell’AQUIS. In secondo luogo si è svolta una critica ai parametri di valutazione schiacciati sulla produttivitá, e nello stesso tempo si sono proposte nuove forme che privilegiassero la valutazione dal basso e la qualitá. 

    Ouch, “critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia”: c’è applicazione di meritocrazia in Italia ? Devo aver perso qualche puntata. È vero che esistono poli di eccellenza autoproclamati, ma questi ci sono ovunque. La cosa pesante è quando il polo di eccellenza ha garanzie di borse e scambi internazionali che l’ateneo per plebei non ha, e questa è una cosa che andrebbe rimossa e dovrebbe essere estesa a tutti, e la selezione andrebbe fatta sul CV oltre che sulla media ( e la provenienza accademica ), perché nessuno tiene conto di attività extracurricolari in Italia, mentre altrove sono quelle che fanno fruttare.

    In secondo luogo, il termine “dal basso” mi fa più o meno ridere esattamente come parole tipo “irrappresentabilità” e compagnia bella: come si fa a non valutare in base alla produttività ? Sarebbe come dire che un prodotto è un successo perché “anche se non vende è tanto carino da vedere”; questo è uno dei “grandi boh” che ho sempre avuto, forse perché “merito” e “produttività” in Italia suonano come parole di destra, o qualcosa di simile.

    5) Abolizione dei blocchi all’accesso e lungo il percorso di formazione superiore. I blocchi devono essere eliminati sia come sistema di esclusione dal diritto allo studio, sia come filtri progressivi di stratificazione sociale. 

    Eccolo qui, “i blocchi all’accesso”, il famigerato numero chiuso. Sono d’accordo: i corsi di laurea a numero chiuso dovrebbero essere sostituiti da corsi di laurea con esami pesantissimi. Sono convinto che se per fare il medico venisse richiesta una vera conoscenza dell’Analisi Matematica e della Fisica Generale questo sarebbe un ottimo sostituto al numero chiuso.

    Non si capisce poi cosa tutto ciò abbia a che vedere con la “stratificazione sociale”, visto che non sono poche le persone che non navigano nell’oro e superano con successo i test di ingresso.

    6) Abolizione della frequenza obbligatoria come strumento di controllo sui tempi di vita e di studio.

    Ah, che criticoni, “strumento di controllo sui tempi di vita”, come se la presenza ad un laboratorio implicasse vendere l’anima al diavolo. Sono d’accordo per i corsi tradizionali, ma i laboratori devono avere l’obbligo di frequenza, almeno in generale, poi su questo si può garantire flessibilità, perché no ?

    7) Revisione dei piani di studio nella direzione di una conquista di una maggiore libertà dei propri percorsi formativi. 

    Su questo sono totalmente d’accordo. Personalmente i corsi di laurea li abolirei, ma siccome l’Italia è fatta di persone che tornano a casa nel weekend perché devono vedere la mamma, ho qualche dubbio che riescano a scrivere da sé un piano studi. Poi chiaramente da bravo individualista posso anche fottermene, ma è inevitabile fare un discorso “globale”.

    8) Le università del sud Italia hanno posto ulteriori motivazioni alla necessità della natura  pubblica dell’università. La specificità dei loro territori pone l’accento su una massiccia  corruzione. 

    Un po’ tautologico, ma siamo d’accordo.

    Non si capisce bene perché certe cose siano da rifiutare a priori o perché si debbano vedere ovunque bandiere sventolare per rivendicare una posizione che viene data come “bene comune” quando a conti fatti non rappresenta un cazzo. Questo non è per sminuire o ridurre i “tentativi di riforma” che in linea di principio sono anche giusti, ma è solo per sottolineare che non solo non è semplice ponderare una riforma efficace, ma è complicatissimo persino trovare un’idea di “rappresentanza” che sia effettivamente tale.

    Ed è difficile trovare una qualunque via d’uscita.

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