seppuku da oggi anche a colori!
  • Scritto il 25 giugno 2009 in Riflessioni

    Richard Feynman era un fisico molto famoso, una specie di idolo per molti. Non perché abbia preso il Nobel e altre onoreficenze; dopotutto non è facile capire l’importanza delle scoperte di Feynman senza un minimo di background ( anche se lui stesso sosteneva il contrario1 ).

    FeynmanFeynman era una specie di “modello da seguire” perché era uno cui piaceva divertirsi, contrariamente a Paola Binetti.

    Un’altra differenza fra Feynman e la Binetti, oltre a svariati milioni di neuroni, è che Feynman, probabilmente cavalcando la moda dell’epoca, era noto fra i fisici fricchettoni come un occasionale consumatore di svariate droghe, mentre la Binetti è nota per dormire su una tavola di legno e stringersi un coso di filo spinato attorno ad una gamba.

    Fortunatamente c’è una sorta di giustizia storica per la quale la Binetti sparirà dai libri, mentre i diagrammi di Feynman, la formula di Feynman-Kac e le Feynman’s lecutres on Physics rimarranno per un po’.

    Chi oserebbe mai paragonare un noto fisico ad uno pseudoscienziato dell’Opus Dei ? Nessuno, però mi sembrava una bella introduzione per questo interessantissimo articolo comparso sul Repubblichino.

    Incredibile ma vero. Per molti anni l’uomo ha provato a spegnere il fuoco con la benzina: ora, dopo un secolo di tentativi ci siamo resi conto che la repressione dei consumatori di stupefacenti non sta portando troppo lontano.

    Chi l’avrebbe mai detto ?

    Avevo già commentato un paio di vicende a riguardo in News dalle Facce della Droga e Le Nuove Facce della Droga, ma questa volta siamo davanti al Gargantua del proibizionismo che dopo essere tornato ancora una volta a casa a picchiare moglie e figli si rende conto di avere un problema. Cito

    Un secolo di repressione non è bastato: a cent’anni dalle prime misure contro l’uso di stupefacenti è arrivato il momento di ragionare sulle possibili alternative. Lo chiede in modo aperto l’Ufficio dell’Onu su droga e crimine, ponendo l’accento, per la prima volta da quando è stato fondato, sulla necessità di modificare l’approccio al problema. Serve “meno impegno della polizia con gli utenti, più sforzo con i trafficanti”, si legge nella prefazione firmata dal direttore Antonio Maria Costa. [...] Secondo Costa, la soluzione è elementare: “Più controllo sul crimine, ma senza diminuire i controlli sulla droga”

    Non ho letto la relazione, ma sono sicuro non manchi di umorismo. Soprattutto nel passaggio da “pensiamo alle alternative alla repressione dei consumatori” a “non dobbiamo diminuire i controlli sulla droga”.

    È chiaro che chiunque sostiene un’idea stupida, vedendola ridotta in macerie cerca di salvare il salvabile, però è una dichiarazione che lascia trasparire il fatto che qualsiasi tipo di consumatore sia una specie di cittadino di serie B, da Richard Feynman che è campato piuttosto a lungo a Shannon Hoon che è morto di overdose a 28 anni.

    Tutto ciò ci riporta all’inizio del discorso, perché questo atteggiamento non è molto diverso dal dire “ehi tu, se vai in chiesa finirai per dormire volontariamente sul filo spinato !”; è vero che pensare che ci siano persone cui piace dormire sul filo spinato è incredibilmente divertente. È anche vero che le campagne di terrorismo psicologico sulla droga si sono spinte ben oltre il limite della balla colossale ( come l’unicamente americano accostamento di marijuana e Al Qaeda ), dando un bell’input ad alcuni “scettici delle pubblicità progresso” per iniziare col crack.

    Ulteriormente:

    L’Unodc pone un “doppio NO”: no alle droghe, no al crimine. “Il crimine organizzato”, scrive il direttore, “non scomparirà con la legalizzazione della droga”: per tenere in vita le mafie bastano altri traffici.

    È vero, bastano altri traffici. È un po’ come dire che se stai in una casa col frigo vuoto puoi sempre mangiarti i tuoi coinquilini, o magari puoi sperare che in un paio di giorni l’evoluzione ti abbia trasformato in un ruminante capace di divorare i mobili.

    Tutto sommato verso la fine il pezzo migliora, soprattutto in riferimento al noto provvedimento del nazicristiano Giovanardi e il suo approccio altrettanto cristiano nei confronti della vita altrui; fortunatamente anche in questo caso si segue la consuetudine italiana riguardo all’enforcement delle leggi: dopotutto, se se ne fregano le istituzioni …

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    1. gran libro, lo consiglio a tutti i profani che hanno intenzione di finirlo.
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  • Scritto il 15 agosto 2008 in Riflessioni

    Non sto molto al computer ultimamente. La sessione estiva è stata un totale disastro, e il rientro è stato peggiore delle aspettative.

    This said, non ho voglia di dilungarmi in inutili introduzioni.

    Polline

    Nonostante il mio sempreverde cinismo il recente abuso di parole come libertarianliberista mi sta un po’ sul culo. Forse è la mia formazione, forse è il pupazzo con la faccia di Lenin che mi guarda dal comodino. Probabilmente però è colpa del 2008 e di quella strana sensazione di chi vede lo stambecco del “liberismo applicato” che scala un muretto a secco agonizzante, colpito a morte da un paio di fiocine made in China.

    Milton Friedman ha fatto varie cose decenti nella sua vita. Come per tutti gli economisti, non capisco bene quali. Prima di morire però si fece elogiare dall’Economist “l’economista più influente della seconda metà del ventesimo secolo, forse addirittura di tutto quanto”. Le note ironiche sono due. È buffo che chi fece quell’affermazione ebbe quasi da trattenersi dal mettere Friedman prima di Keynes, per poi smentirsi e dargli la medaglia d’oro come in una specie di “beh, ormai l’ho fatto”. È altrettanto buffo che super elastic bubble plastic chiami Ecommunist un giornale che osanna così tanto uno dei padri delle “privatizzazioni prima di tutto” e del “laissez-faire”, nonché del grande kolossal “il mercato è un brutto mostro, non dategli fastidio”.

    Cosa c’entrerà tutto questo excursus con quella bella foto di una strana pianta verde su sfondo blu ? Beh, una cosa che ha attirato la mia attenzione è un progetto intitolato Budgetary Implications of Marijuana Prohibition in the US, redatto a giugno 2005 da un professore di Harvard, tal Jeffrey Miron.

    Sulle prime mi faceva un po’ strano credere che Friedman potesse essere un grande endorser di un appello del genere, ma poi ripensandoci la cosa non era tanto strana.

    Il report è molto interessante e consiglio di leggerlo tutto a chiunque abbia a cuore il tema della regolamentazione delle droghe, almeno oltre il “che figo se legalizzassero la ganja in Italia”.

    Cosa ha di speciale rispetto ad altre cose che si potrebbero leggere in giro ?

    Beh, innanzitutto l’approccio: il primo punto porta subito alcune stime sui costi del “far rispettare la legge” negli USA, andando quindi dalla polizia alle spese legali, verso il sistema carcerario. In effetti nessuno penserebbe che se non esistessero gli spacciatori perché magari qualcuno potrebbe anche pensare di coltivarsi l’oppio in casa ( e, nel caso, lo spaccio fosse punito in modiimbarazzanti, come un numero ridicolo ( venti ? ) di anni di galera, in modo da far capire allo spacciatore che il gioco non vale la candela ), non graverebbero sulla collettività spese inutili come “cani antidroga” perché anche solo il fatto che una parte di tasse va in cibo per quei brutti animali fa abbastanza sorridere. Inoltre sparirebbero gli omini della Guardia di Finanza dagli aeroporti ( che risparmierebbero complessivamente svariati milioni di euro l’anno ) e da altri posti chiave. Poi, appunto, c’è la questione “carcerati”, e la questione “processi”. La stima dell’eventuale risparmio dal solo lato “law enforcement” nel 2000 negli USA si aggira, secondo Miron, intorno ai 5 miliardi di dollari ( cinque volte il fatturato lordo nei cinema del terzo episodio del Signore degli Anelli ). 5 miliardi per un solo anno, non è male.

    Miron inoltre considera la spesa federale separatamente, e ai cinque miliardi va aggiunta dunque un’altra somma, comunque minore. Per il 2002 ne sono stimati circa 2.5, quindi si può dire tranquillamente che non essendoci ragioni particolari per parlare di crolli o di boom dei consumi la spesa totale annua potrebbe fluttuare fra i cinque e i dieci miliardi di dollari.

    Il secondo punto riguarda invece “come lucrare sull’erba”. In effetti sanno tutti che in Italia è piuttosto difficile trovare la marijuana ( non l’hashish ) a meno di 10€ al grammo, mentre invece basta avere un listino di qualsiasi coffeeshop di Amsterdam per vedere il pienone di varietà fra i 6€ e i 9€, che avrebbero forse bisogno di una contrazione, paragonando il costo della vita olandese a quella italiana. Ovviamente si trovano anche moltissime varietà che vanno ben sopra i 10€, ma non facciamo tanto i raffinati. Il discorso mostra che non solo una legalizzazione diminuirebbe la spesa per il consumatore ( per gli USA è stimata una riduzione del 20%, da ~10 a ~8 miliardi di dollari ), ma produrrebbe introiti dalla tassazione della merce.

    Inutile addentrarsi nelle cifre esatte perché non sono immediatamente “trasferibili” al caso europeo, e anche essendolo non significherebbero nulla. Fatto sta che la stima finale degli introiti che si avrebbero da una tassazione della marijuana pari a quella del tabacco o dell’alcool negli USA raggiunge quasi quello che viene speso per “far rispettare le leggi”, dunque circa sei miliardi di dollari, e sommando tutte le varie cifre, eliminando le spese e aggiungendo questi ricavi si nota molto facilmente che il guadagno è enorme. Senza contare ovviamente un boom che potrebbe essere rappresentato dal turismo ad hoc come è inevitabilmente successo in Olanda.

    Tutto questo ovviamente esclude qualsiasi tipo di moralismo da chierichetto seienne che piagnucola oscenità come “lo Stato non può vendere morte” o “la droga fa male”. Fortuna che è grazie a questo tipo di persone che esiste il fanatismo religioso, fra armate rosse che sgozzano le armate blu ( o vice versa ) e le armate gialle che si fanno saltare in aria in territorio viola, perché se non ci si ammazzasse per motivi stupidi il TG2 non avrebbe nulla da mettere fra una figa e l’altra.

    Sarà che non mi frega proprio niente di eventuali ripercussioni sulla salute che tutto ciò possa avere, poiché non mi pare che ci si faccia scrupoli sul tabacco, però ogni buco è una potenziale trincea e siccome la mafia non fa tanti passi indietro e attualmente non piove oro in quasi nessun Paese occidentale sono mediamente sicuro che un giorno nei prossimi decenni questo problema si presenterà alla porta col suo sorriso a 64 denti, ed è scandalosamente ironico avere una possibile soluzione già a portata di mano.

    Forse su questa visione globale io e Friedman non siamo poi così diversi. Chissà, magari saremmo anche potuti essere amici.

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