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    SCRITTO IL 24 gennaio 2010 SU Low tech, Riflessioni

    La Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.

    Lo slogan che ha garantito a Obama la vittoria alle primarie 2009

    Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …

    The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.

    … o questo qui:

    Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.

    In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):

    No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.

    È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.

    Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.

    Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.

    Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.

    Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.

    Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.

    Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.

    Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).

    A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.

    Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.

    La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.

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    SCRITTO IL 23 giugno 2009 SU Low tech, Scienza

    Mentre in Iran ci sono seri problemi a uscire di casa e in Italia il pedopresidente ha difficoltà con la comunione, altrove ci sono un paio di news interessanti.

    La prima arriva da Nature, ed è una tesi che sulle prime mi sembrava un po’ far-fetched; l’articolo originale è comparso tre giorni fa sul Washington Post, e riguarda una ricerca su come una sorta di analisi statistica analoga a quella che si compie sui messaggi cifrati, svolta su “una serie di numeri apparentemente casuali”, può evidenziare dei pattern che contraddistinguono numeri truccati.

    Brogli ?

    "Preoccupati per la libertà di stampa in Iran" ... ?

    Il caso in questione è la recente tornata elettorale in Iran, in cui nelle cifre meno significative ( le ultime due, su cinque o sei ) ci sono svariate ripetizioni, mentre in teoria le varie cifre dovrebbero essere equiprobabili: per intenderci, se un candidato si aggira “sui 1250 voti” la probabilità che ne prenda 1253, 1247, 1249 o 1261 è pressoché la stessa. È chiaro che se a truccare i dati non è un generatore sufficientemente efficiente di numeri casuali, ma una persona o anche un gruppo di persone, analisi di questo tipo possono fornire risultati interessanti.

    Una ricerca a riguardo, con un po’ di grafici, è questa qui; è leggermente diversa dall’articolo del Washington Post, perché invece che analizzare le ultime cifre significative analizza le prime, mostrando delle interpolazioni sulla curva della legge di Benford, che dice che “in molte analisi di dati” le occorrenze delle prime cifre significative non sono equiprobabili. Per intenderci, la prima cifra significativa è un terzo delle volte “1″, oppure, meno frequentemente, “2″, e così via.

    La conclusione è uno scostamento “quasi certo” ( significatività < 0.007 ) dall’ipotesi di dati non truccati. Ovviamente tutto ciò non fa capire a sufficienza quanto effettivamente l’esito sia stato manipolato, e se il governo iraniano – come ha in parte ammesso – abbia truccato i dati in modo determinante, anche se a parte le solite dichiarazioni tragicomiche dei vari capi di Stato che era da un po’ che non ventilavano il palato, quello che si sta vedendo in questi giorni per le strade di Teheran non è di certo un segnale felice.

    La seconda novità riguarda l’eolico, e “cosa fare per rivedere in modo cosciente il piano energetico di una nazione”, che per l’articolo sono gli USA, ma si può fare un discorso analogo per la Francia, la Gran Bretagna, la Germania e la Scandinavia.

    È vero che l’energia eolica è indubbiamente la più scomoda fra le rinnovabili. Non sempre presente, le pale non sempre funzionano a dovere, sono pesanti e occupano un sacco di spazio. È anche vero che non è da tutti i giorni fare una pianificazione decente che evidenzi “dove conviene piazzare i generatori” e “quanti ce ne vorrebbero – in modo ottimale – per dare un risultato soddisfacente”.

    Il risultato è una sovrastima oltre il verosimile; “ricoprendo il ricopribile si produce venti volte l’energia che si consuma”, dove “il ricopribile” è praticamente tutto tranne le aree densamente popolate, quelle ghiacciate, e quelle eccessivamente irregolari. Tornando nel mondo reale non è niente di nuovo scoprire che un investimento significativo sull’eolico può portare vantaggi, ma nessuno sembra averci pensato abbastanza fino ad ora.

    AND NOW FOR SOMETHING COMPLETELY DIFFERENT

    Hai comprato dall’estero un iPhone 3G ( magari bloccato ) e lo vuoi aggiornare al firmware 3.0 ? Nessun problema !

    • Scarica PwnageTool dal sito della iPhone Dev Team
    • Prepara l’opportuno firmware crackato in modalità “esperto”, per assicurarti che siano attivati “attiva il telefono” e “aggiorna la baseband” ( e magari liberati del logo con l’ananas che fa schifo )
    • Quando ti chiede se hai già PWNATO l’iPhone digli di no; segui le istruzioncine
    • Fai un backup da iTunes in modo da salvare contatti, sms, etc.
    • Aggiorna, ma assicurati di avere una wifi a tiro
    • Scarica ultrasn0w tramite Cydia
    • Riavvia !1

    A me dava continuamente il diabolico errore 1600 mentre cercavo di aggiornare il firmwaree ( quinto passo ); per liberarvene installate il firmware 3.0 ufficiale ( non funzionerà, ovviamente ) e poi prova a ricreare quello crackato.

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    1. l’iPhone, non il computer, cazzone !
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    SCRITTO IL 8 marzo 2009 SU Low tech

    Sull’iPhone un sacco di gente dice la sua, perché fondamentalmente è un prodotto Apple, e come ogni prodotto Apple divide le persone in due.

    I primi sono i “bambini ritardati”, che sono un po’ le cash cows di Apple, la quale li munge costantemente perché sa perfettamente che qualsiasi prodotto gli va bene e loro si fanno mungere senza batter ciglio. È un po’ come il racket della prostituzione, ce n’è sempre per tutti.

    I secondi sono i “bambini piagnucolosi”, che sono i peggiori nemici dei bambini ritardati, e sono i maggiori benefattori del settore marketing di Apple, sfruttando inconsapevolmente il metodo super elastic bubble plastic: “continuate a martellare con le vostre opinioni, quando la gente smetterà di starvi dietro si creerà un effetto valanga irreversibile, e qualsiasi cazzata – vera o falsa – diciate cadrà a mio favore”.

    smoking_crack-smjpg1

    Se riuscite a risparmiare sul costo del telefono ecco cosa potete fare con quello che non avete ancora speso !

    Siccome da pochi giorni sono entrato anche io nel club dei possessori sfigati posso raccontare un po’ di cose a riguardo.

    Come averne uno ?

    È chiaro che chi reputa 500 euro un prezzo disonesto per un telefono / palmare non ha tutti i torti. È anche vero però che è più che possibile trovarne uno spendendo significativamente meno; il piccolo problema è che siccome è un oggetto molto richiesto e l’offerta è relativamente ridotta a causa della pratica oscura del “ti blocco il telefono con un gestore a mia scelta e tu ti fotti”. Questa cosa fa incazzare un sacco di gente, ma ha un primo effetto collaterale impressionante: una levitazione pazzesca dei prezzi su eBay, a causa dell’ingente quantitativo di persone che, non potendone comprare uno sbloccato o meno nel loro paese, devono arrendersi a eBay; per cui si trovano vendite di iPhone a più di sei centoni, per chi è pronto a sborsarli.

    Non è il mio caso, ovviamente, perché non sono un idiota, anche se a causa dei pezzi di merda della dogana il mio “significativamente meno” è rimasto sempre “significativamente meno” ma un po’ meno significativamente.

    Per cui, per chi si chiede come si fa ad avere un iPhone 3G a basso costo: ARRANGIATI.

    Ma è bloccato ?

    Ovviamente, anche se sinceramente mi aspettavo che la procedura di sbloccaggio fosse molto più semplice, e non solo, per cui darò un paio di informazioni utili.

    1. Gli iPhone “bloccati” non sono solo “bloccati” nel senso che non li puoi usare con un gestore telefonico diverso, ma sono “bloccati” nel senso che hanno veramente funzionalità limitata, per cui, per chiunque abbia a cuore poter utilizzare l’iPhone come utilizzerebbe un palmare, consiglio vivamente di non tenerlo bloccato per più del tempo necessario a sbloccarlo, perché ogni minuto in più è una perdita di tempo ( e di soldi, se avete pagato uno smartphone più di 400 euri ( i.e.: VI HANNO FOTTUTO ) ).
    2. Lo sbloccaggio consiste in due passaggi poco chiari. Il primo è, ovviamente, l’installazione di una versione “generosa” del sistema operativo, tramite un programmino che si chiama PwnageTool, che modifica il firmware originale ( il 2.2.0, perché il 2.2.1 fa brutti scherzi, almeno a questa data ). Il secondo passaggio è l’installazione di un altro programmino che si chiama yellowsn0w, che si deve installare direttamente dall’iPhone; id est, andate da un amico che ha una wifi funzionante e su internet qualcuno vi spiega un paio di righe da aggiungere da qualche parte per installare quel programma. yellowsn0w è semplicemente un demone che, lanciato al boot, sputtana il blocco del gestore e vi fa mettere la SIM che volete.
    3. Qui arrivano un paio di dolori. Se avete installato il firmware 2.2.1 da iTunes siete fottuti, almeno all’8 marzo 2009: usate il 2.2 !; inoltre, la SIM non deve essere vecchia quanto la mia ( era una TIM da 32kb di 8 anni fa circa, lo leggete comodamente dietro la scheda ), perché altrimenti, come molti telefoni di nuova generazione – pare – non ve la leggerà, e quindi dovrete buttare “investire” altri 10€ in una scheda aggiornata.

    Una volta riusciti nell’impresa avete un telefono che potete usare un po’ come vi pare.

    Veniamo quindi alle cose un po’ più serie.

    Cose un po’ più serie

    L’iPhone è un ARM, per cui è un’architettura non ignota e di default monta lo stesso Darwin di Mac OS X ( una versione un po’ più vecchia a dire il vero ), con un po’ di cosucce interessanti.

    È un unix, quindi supporta tutto il subsystem unix e più o meno tutte le cose compilabili su Darwin, per cui la prima cosa da fare per un nerd che vuole smanettare su un iPhone è andare a vedere come funziona l’installazione di pacchetti che non venga dallo schifoso iTunes app store; in effetti una delle due applicazioni che installa PwnageTool si chiama Cydia, che non è altro che un front-end ad apt !

    Sì, lo stesso apt di Debian; è abbastanza divertente vedere dei .deb installati su un coso che è comunque Apple.

    A questo punto installare cose come OpenSSH e un terminale non desta più tante sorprese. La rottura di palle è che la tastiera dell’iPhone non funziona splendidamente sul terminale e quindi si è un po’ lenti a fare tutto, ma ovviamente usando ssh da un portatile le cose cambiano abbastanza.

    Non ho ancora provato l’SDK, però in virtù dell’unixosità dell’iPhone è verosimile che si possa fare praticamente tutto quello che si può ( e vuole ) fare con un qualsiasi computer, senza però perdere la totale integrazione con l’ambiente user-friendly di OSX.

    Questo ovviamente vuol dire un sacco di cose. Potenzialmente può essere usato per scrivere documenti – in qualsiasi formato – leggere, programmare, etc.; è chiaro che nessuno è così matto da programmare direttamente su un iPhone, però in termini di applicazioni è altamente personalizzabile, e su questo c’è poco da dire.

    Quando implementeranno il copia/incolla, magari, ci sarà ancora meno da dire.

    Vale la pena ?

    Dipende. Se non hai capito un cazzo delle riflessioni fatte fino ad ora ( o semplicemente non ti interessa ) allora si tratta di sicuro di un cattivo affare.

    Probabilmente è anche un cattivo affare se i tuoi risparmi sono 500€ e li usi interamente in un iPhone, però è anche vero che le cazzate che si leggono su internet come “non può fare video” e “non puoi usare IM1” sono pura mitologia.

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    1. MSN, AIM, e compagnia bella
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    SCRITTO IL 14 gennaio 2009 SU Low tech, Riflessioni

    Qualche tempo fa c’è stato il solito Macworld, l’imperdibile evento del mese, talmente imperdibile che chi non l’ha seguito dovrà aiutarmi a finire questa frase.

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    La scritta celebrativa sul sito di Apple riguarda su una cosa che non ha avuto un gran dibattito, perché ovviamente l’uscita dei nuovi MacBook Pro 17″ è un evento molto più importante.

    In breve, la scritta dice che Apple è ben lieta di aver abbandonato l’oscuro sistema di cifratura1 di una buona fetta di brani musicali dell’iTunes Store, quello che impediva appunto ai suddetti brani di essere letti da cose che non fossero iTunes e iPod; il messaggio è “contrariamente agli altri figli di puttana illiberali fascisti che usano ancora lucchetti che privano voi proletari dei vostri diritti, noi siamo dalla vostra parte”.

    EFF.org ha ovviamente avuto qualcosa da dire a riguardo, perché il gioco del “siamo dalla vostra parte” non è poi così coerente come può sembrare alle scimmie dattilografe dei forum dei fanboys Apple. Ad esempio, la prima domanda possibile poteva essere “perché non vi siete accorti subito del ‘fallimento anticipato’ di una scelta simile ?”, dopotutto tutte le compagnie che hanno adottato sistemi simili ne sono rimaste inesorabilmente fottute ( ad esempio Sony, che piange ancora ), quindi non ci voleva molto ad accorgersene.

    Le altre polemiche di EFF.org sono varie e ben calibrate, tipo

    Ovviamente, come è un classico per quanto riguarda proprietà intellettuale e DRM, non è dato di sapere all’utente finale cosa effettivamente possa fare con le cose che scarica o che compra, mentre i divieti sono ben chiari, ma spesso illeciti. L’esempio topico riguarda il reverse engineering dei vari marchingegni che tutte queste corp usano per rompere le palle all’utente finale ( iPhone bloccato, chip per autenticare i monitor più belli degli altri, etc. ).

    A riguardo, la legislazione statunitense è piuttosto chiara, mentre quella UE non lo è affatto; ci hanno provato, non ci sono riusciti, però cercano continuamente di far credere con fini operazioni di terrorismo mediatico che sbloccare l’iPhone o decriptare un brano di iTunes sia illegale e stalinista in qualsiasi posto.

    Dal canto suo Apple ha un’ottima strategia di non-interventismo nei confronti di chi disobbedisce, perché a differenza di idioti come Sony e Universal, Apple sa bene che una causa persa in materia di DRM è un terribile vaso di Pandora, e per un’azienda che vende perfettamente grazie all’immagine sporcarsi in questo modo potrebbe essere un triste e sanguinoso seppuku2.

    La lotta contro il DRM non è finita, ma dopotutto se è un modo efficiente per far fallire chi ci investe, beh, perché no ?

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    1. non tanto oscuro, il crack è stato annunciato in concomitanza con la sua pubblicizzazione
    2. lo sapevo che sarei riuscito ad infilarla da qualche parte
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    SCRITTO IL 12 dicembre 2008 SU Banane, Lols

    È dall’unità d’Itaglia che le famiglie itagliane non arrivano a fine mese, e non ci arrivano nemmeno ora, nonostante gli investimenti in SKY, banda larga e jeans D&G. Una volta è colpa della crisi, una volta è colpa degli ebrei ( o sempre, a scelta ), una volta è colpa dell’11 settembre, una volta è colpa di Mike Bongiorno, della CGIL, delle BR e di altri acronimi a tua discrezione.

    Beh, appunto, stavolta pare sia colpa della crisi finanziaria globale di settembre-ottobre 2008, come la chiama Weakiepedia.

    Tutti però parlano delle cose brutte di questa crisi, mentre nessuno si occupa del lato divertente della faccenda.

    Ad esempio, noleggiare macchine in Islanda è diventato un regalo di natale piuttosto affordable persino per chi non arriva a fine mese. E non solo, il web ormai pullula di articoli che titolano:

    Non solo. Alcune dichiarazioni recenti sono piuttosto spassose:

    “The feeling here is that the economy has come to a very sudden stop,” Baldursson [Professore all'Università di Reykjavík] said. Automobile importers, he noted, are leaving shipments of new cars on the docks rather than transferring them through customs, for fear of finding no buyers in Iceland.

    Ma non ci si ferma qui, il massimo del “come pentirsi di aver passato gli anni 90 a scuoiare le foche” arriva dopo la presa di posizione di alcuni membri del governo:

    Katrín Gunnarsdóttir, minister of education, said an application for membership needed to be discussed “in weeks rather than months”.

    “Iceland has to define its long-term national interests and part of that is a revision of the currency regime, including a possible EU application,” she said.

    Spassoso: soprattutto se si pensa al fatto che il ministro in questione è anche il vicepresidente del Partito dell’Indipendenza (o Sjálfstæðisflokkurinn, in moonspeak), che riguardo all’ingresso in UE dichiarò:

    The Agreement on the European Economic Area has proved beneficial to the nation, and it is one of the basic pillars of the nation’s economy. It ensures Icelanders’ most important interests in this field well, and there is therefore no reason to change Iceland’s current relationship with the European Union.

    Probabilmente devono avere ingoiato un boccone di foca di troppo, anche perché allo stato attuale l’Islanda è produttiva e utile più o meno come la Moldavia; le risposte non si sono fatte attendere.

    L’altro lato divertente della faccenda è un po’ più populista.

    È utile in tempo di carestia dare un’occhiata ai grafichini dell’OPEC sui prezzi del petrolio.

    Si parla un po’ del fatto che “il prezzo sta scendendo”: quanto ?

    Beh, dai 130$1 di luglio ai 40$ di dicembre abbiamo fatto un passo avanti. Per dare un paio di numeri si vede che l’inf di circa 36$ ( 5 dicembre ) è più o meno il valore medio del 2004.

    Anni di guerra in Iraq buttati nel cesso. Quasi mi fa versare una lacrimuccia.

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    1. Per barile, che è circa 160 litri, per dare un’idea
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    SCRITTO IL 1 dicembre 2008 SU Ffruustration

    Non è una novità e ne ha già parlato un sacco di gente, però non è che abbia avuto tutto il tempo del mondo per sproloquiare ultimamente. La notizia è questa, e sulle prime sono rimasto abbastanza colpito. Poi però uno ci ripensa e fa un paio di riflessioni in più.

    weed

    Cito:

    Proprio ieri ["oggi" è 22 novembre] il Comune di Amsterdam ha deciso di chiudere un quinto dei suoi coffee shop e mentre a sud del Regno infuria una vera e propria guerra diplomatica con le nazioni confinanti – stanche del via vai di giovani che vanno a fumare in Olanda – il governo progetta di mettere al bando hashish e marijuana e, con esse, i locali più celebri dei Paesi Bassi.

    La cosa è comprensibile, da ben due lati.

    Il primo è che avere un viavai di gente che varca il confine per un solo motivo, ben preciso, di sicuro non deve essere piacevole. Soprattutto quando vedendo le magliette di Pisa che ritraggono la torre si confrontano a quelle di Amsterdam ritraggono una puttana stilizzata occupata in una felice gangbang.

    Il secondo è che è sempre stata vietata la coltivazione, quindi il problema “criminalità” era solo risolto per metà, e quindi la domanda “da dove si riforniscono i coffeeshops?” è totalmente lecita.

    L’infelice decisione potrebbe considerarsi legittima, ma è il classico modo di risolvere un problema senza effettivamente risolverlo: la legalizzazione ha eliminato una buona parte di spacciatori e ha permesso un enorme controllo dei vari traffici. Gli unici effetti collaterali sono stati una probabile legittimazione del traffico di stupefacenti che rifornivano i coffeeshops ( anche se non ne sono affatto convinto ), arginabile comunque depenalizzando la coltivazione e il traffico in dosi massicce; l’effetto non facilmente scavalcabile – a patto di norme ad hoc – era il “vado ad Amsterdam a drogarmi”, e di questo ne ho già parlato: non è un grosso problema, è più che altro una cosa irritante.

    Considerazioni spicciole ?

    Anni di depenalizzazione hanno dimostrato che si può legalizzare senza crescere una nazione di terroristi, a meno del transiente: è ovvio che la novità viene sfruttata finché è tale, poi però ci si assesta su un livello stabile, e tale livello per i Paesi Bassi era significativamente inferiore alla media italiana.

    Ciò spiega anche una buona parte delle cittadinanze dei turisti di Amsterdam.

    È l’ennesimo tassello del puzzle del “bene comune” secondo canoni che non si capiscono poi tanto. La droga è “un disagio sociale”: che cazzo dovrebbe fregarmi se il mio vicino di casa è un tossico ? Le cose fondamentali sono tre:

    • Al mondo c’è una discreta abbondanza di materiale informativo su pro/contro di assunzione di qualsiasi tipo di sostanza.
    • In Italia esiste ancora un codice penale che riguarda eventuali atti commessi in qualunque stato; se uno in preda a un trip di acidi si butta dal balcone, peggio per lui. Non mi pare che omicidi e guida in stato di ebbrezza siano problemi che “si verrebbero a creare”, visto che sono già abbastanza reali.
    • Il suddetto tossicodipendente se ha voglia di uscire dal tunnel si impegnerà a pagare come crede il recupero. È sacrosanto pensare che in Italia uno shock dovuto all’overdose ( purché non sia fatale, ovviamente ) sia trattato come un infarto, però il resto del lavoro di recupero di sicuro non deve essere a carico del contribuente medio. Magari acquisendo coscienza del fatto che “smetti con gli stessi soldi con cui hai iniziato” ci si pensa un paio di volte in più, perché no ?

    È ovvio che in questo discorso implico che la depenalizzazione dovrebbe riguardare qualsiasi tipo di sostanza stupefacente. Non si capisce perché se ne faccia una distinzione, perché non c’è una grande correlazione fra “pesantezza” e vittime ( in valore assoluto ), prova ne sono i morti per overdose e quelli dovuti ad alcool o a tabacco, o al dato ridicolo che il Corrierino continua a spacciare per l’MDMA. Non si capisce perché tutte queste cose debbano essere illegali e comportare spese inutili per quanto riguarda processi, sensibilizzazione statale, law enforcement e così via.

    Sembrerebbe che ci sia dimenticato che fra le varie leggi ci sia scritto in vari modi quali forme di “rompere il cazzo” siano tollerate o meno, indipendentemente dalle cause.

    Nel frattempo anche se la stessa Svizzera che ha regalato a beceri gruppi di rednecks tanti seggi importanti nelle varie camere ( o come cazzo si chiamano in Svizzera ) ha anche bocciato la depenalizzazione è passato totalmente in secondo piano che invece vari stati degli USA abbiano votato a favore. Eclatante il Massachusetts che ha aumentato la soglia tollerata a un’oncia ( 27 grammi ! Più di cinque volte la soglia olandese ! ), ma non è l’unico caso.

    Ma si sa, l’America serve solo per copiare cose d’un certo tipo.

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    SCRITTO IL 19 marzo 2008 SU Cultura, Scienza

    Arthur C. Clarke

    È morto Arthur Clarke, un vecchietto che scriveva cose strane e viveva in Sri Lanka. Dopo 91 anni e 2001: Odissea nello Spazio forse sarei morto anche io felice. Chi cazzo era Arthur Clarke ? Boh, cercate su google, magari imparerete qualcosa.

    Dopo Karlheinz Stockhausen, Clarke è uno di quei morti che rientrano in una delle due code della distribuzione globale della cultura, la coda di “quelli cui importa qualcosa”, contrariamente a quanto invece capitò per un’altra persona, la cui visibilità persino da deceduta fu qualcosa di disarmante.

    L’argomento del giorno è il canonico argomento pescato dalla grande scatola degli argomenti arretrati – la ripetizione è intenzionale – perché non sta succedendo molto ultimamente, e siccome a voi che mi leggete importerà di quello che penso di Enrico Boselli sicuramente meno di quanto importa a me scriverlo, rivango qualcosa dagli abissi nella speranza di interessare qualcuno.

    E visto che è tremendamente figo scrivere con termini contorti come quelli di questi tre paragrafi, e visto che lo è anche scrivere di cose vecchie, si parla un po’ di Nazismo.

    Svastica 

    Wow, in Germania mi arresterebbero per una cosa simile !

    Detto ciò, forse gli sboroni sanno che Albert Einstein fu costretto ad emigrare perché era ebreo; quello che non tutti invece sanno è che riguardo a lui ( e non solo ) fu creato un muro ideologico anche ad opera di scienziati che appoggiarono in toto il regime. La cosiddetta Deutsche Physik, un vero e proprio movimento nazionalista che non scherzava affatto, a quel tempo.

    Il problema grave è che il muro era effettivamente ideologico, e ogni critica rivolta da Philipp Von Lénárd, quello della spirale di Lenard e, ironia della sorte, Nobel per “qualcosa che riguardava l’effetto fotoelettrico” ( sul quale aveva posto le basi proprio Einstein ), beh, ogni critica da lui rivolta verso i lavori della Jüdische Physik era totalmente ad hominem, ed è una cosa piuttosto imbarazzante, perché in genere nella comunità scientifica non c’era spazio per queste cose, anche se evidentemente la demenza dell’epoca era abbastanza contagiosa.

    Altro nome di spicco piuttosto famoso era Johannes Stark, anche lui premio Nobel per qualcosa che si chiama “effetto Stark”.

    La cosa un filo più seccante è la controversia legata ad altri due nomi ben noti a chi di dovere.

    Il primo è Werner Heisenberg, che condivide il trono con Einstein per quello che riguarda i concetti decontestualizzati e usati a sproposito, il primo per quanto riguarda l’indeterminazione, il secondo per quanto riguarda la relatività. Non lo dico solo io, ma lo dice anche Richard Feynman ( che non è Gabriella Carlucci ), un sacco di questi concetti quando vengono “trasposti altrove” vengono brutalmente deformati, ed è spaventoso vedere gente che confonde “relatività” e “relativismo”, così come “indeterminazione” ( secondo Heisenberg ) e “indeterminismo”; ma dopotutto se la gente non sa che parte integrante dei teoremi sono anche le ipotesi e non solo le tesi, beh, non è colpa mia, non tutti sono condannati ad essere stupidi.

    Heisenberg, oltre ad essere famoso per il principio di indeterminazione che porta il suo nome, ha fatto un sacco di altre cose per quanto riguarda la Fisica Quantistica. Elencarne anche solo due o tre sarebbe infilarsi nel “grande tunnel dei discorsi difficili da portare a termine”, per cui potete prendere quello che vi dico per verità rivelata, oppure andate su Wikipedia, a vostro rischio e pericolo. La “sentenza” del premio Nobel è difatti una cosa molto lata, che parla della “creazione della meccanica quantistica” [sic] e altri fatti.

    Questo losco figuro è anche soggetto di una lunga controversia riguardo certe sue strane posizioni politiche. Heisenberg era molto amico di Niels Bohr, che pure già emigrato negli Stati Uniti, gli mandava molte lettere, le quali sono appunto le chiavi della controversia. In effetti Heisenberg rimase in Germania “a fare i lavori sporchi” e rifiutò di unirsi a Bohr e soci, la quale cosa poteva far suonare un campanellino, che però non è mai suonato perché nessuno ha mai trovato un “Heil Hitler” nelle sue lettere ( come invece capitava spesso in quelle di Lénárd ). La spiegazione più plausibile di tutto ciò era che Heisenberg aveva parenti e amici in Germania ed emigrare “così” avrebbe potuto significare non vedere più nessuno, soprattutto in quei tempi, anche perché come tedesco aveva, per così dire, le spalle coperte, pure nell’epoca più sfigata. È fuori di ogni dubbio che Heisenberg abbia effettivamente lavorato per il Reich, per quanto riguarda la corsa alla fissione nucleare, anche se si fa speculazione sul fatto che egli stesso non avesse tanto a cuore, per ovvi motivi, la riuscita del progetto, tanto che pare che sabotò i risultati e gli esperimenti stessi; inoltre in una delle lettere pare chiaro che lui intendesse costruire un reattore, e non una bomba, della quale apprese l’esistenza solo dopo il bombardamento di Hiroshima.

    Che dire ? Io rimango in buona fede, anche se ho incrociato varie persone disposte a giurare che secondo loro Heisenberg era un nazista. Chi lo sa, magari possiamo fare una riunione ad hoc per stabilirlo. E magari possiamo declassare ulteriormente Plutone, già che ci siamo.

    Il secondo nome è uno un po’ meno noto alla plebe, un po’ più ai fisici della materia. Si tratta di Peter Debye, un olandese il cui nome per esteso è piuttosto divertente. Un sacco di cose sono chiamate “di Debye”, c’è un modello di Debye, una funzione di Debye, una lunghezza di Debye, insomma, un sacco di cose. Questo Debye deve aver fatto un sacco di cose, per risultare un illustre sconosciuto prima del secondo anno di Fisica all’Università.

    Comunque della Fisica dello Stato Solido ce ne si frega ora, anche perché l’unica cosa che so in materia è che “ci sono tante cose che vibrano in modo strano”. Quello che importa è che tempo fa ( 2006 ) furono pubblicate queste righe:

    Alla luce della situazione attuale, come stipulato dalle leggi di Norimberga, l’iscrizione di Ebrei Tedeschi alla Deutsche Physikalische Gesellschaft [ Società della Fisica Tedesca ] deve essere interrotta. Secondo il desiderio dei direttori, chiedo a tutti i membri che corrispondono a questa definizione di presentarmi le loro dimissioni. Heil Hitler !

    Beh, è piuttosto evidente che se questo documento è effettivamente autentico non avremmo molti dubbi. Questa è parte di una lettera attribuita a Peter Debye, inoltrata proprio a tutti i membri della DPG. Inoltre pare che lo stesso Einstein si fosse curato personalmente di evitare che a Debye venisse assegnato un posto di docente alla Cornell University una volta emigrato negli Stati Uniti, proprio perché egli non aveva interrotto i suoi rapporti coi dirigenti nazisti.

    In sua difesa molte biografie parlavano di una fuga dall’Europa proprio per non voler aderire al regime, e il suo stesso figlio ( che, per inciso, si chiamava Peter Debye anche lui ) lo ha sempre conosciuto come “apolitico”, persino nei tempi in cui si era “o con noi o contro di noi”.

    Le reazioni sono state variegate, ma più o meno tutte negative. L’Università di Utrecht ha rinominato il “Debye Institute”, e con essa molti altri posti che avevano dedicato qualcosa a Debye hanno misteriosamente cambiato nome.

    Ma dopotutto erano “bloody times”, e anche le opinioni della parte avversa non erano necessariamente le più pacifiche o pacifiste, quindi giudicare ora la faccenda viene molto male.

    Per quello che ci riguarda comunque i contributi di Lénárd, Stark e Debye ( più lui degli altri due ) hanno aperto un sacco di strade ed è questo che conta; il fatto che poi fossero degli stronzi nazisti può formare tante opinioni, ma non può cancellare il loro contributo, perché se la pensassimo in questo modo non saremmo affatto meglio della Deutsche Physik.

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    SCRITTO IL 20 gennaio 2008 SU Low tech

    Vedere la televisione in questi giorni è stato uno spettacolo, fra cori da stadio e ritardati mentali di vario tipo che svuotavano un po’ la dura madre del liquido in eccesso, a dimostrare che tutto in questo Paese è un po’ come una grande partita di calcio.

    Per quello che mi riguarda sono mediamente convinto che da un punto di vista stilistico osannare un vecchio che fa discorsi noiosi come se fosse la playmate dell’anno è raccapricciante. Per non parlare ovviamente del “punto di vista culturale”.

    Tuttavia, per dare ragione a Le Monde, meglio occuparsi di cose più importanti che avranno sicuramente ripercussioni maggiori nella vita di tutti i giorni.

    MacBook Air

    Questo oggettino di bell’aspetto è il nuovo portatile Apple. Ne parlano tutti, quindi, siccome io sono importante bene o male quanto tutti, con le dovute approssimazioni ( anche se probabilmente “un po’ di più” ), ne parlo anche io.

    Non l’ho ancora visto in vita reale e né tantomeno l’ho provato ( chiaramente ), però siccome il mondo sembra essere diviso fra quelli che scrivono recensioni con una imbarazzante pulsione ormonale, e quelli che invece scrivono opinionismo con le emorroidi tanto per, mi sembra opportuno tirare fuori due giudizi equilibrati.

    È innegabile che il MacBook Air sia un aggeggio innovativo. Niente fili, e il messaggio è “liberatevi delle robe wired“.

    Che figata, in effetti io ho solo il cavo di alimentazione e l’iPod attaccato, più, saltuariamente, il disco firewire ( che sarebbe un banale “costo di conversione” ), quindi questo giocattolo sembrerebbe fare proprio per me.

    Sembrerebbe, se non fosse per un paio di dettagli.

    Una delle critiche più intelligenti è questa qui da parte del solito noto Paolo Attivissimo che mi spiace aver perso ad una conferenza nei paraggi qualche tempo fa. Devo dire che sono d’accordo su una cosa: la corsa allo spessore ha una suo rilievo, ma trascurabile nel momento in cui le dimensioni sono effettivamente tre e non ci si è curati molto di ridurre le altre due, per cui per quanto questa specie di foglio A4 un po’ più grande possa starci in una busta da lettere, tale busta non può poi essere tanto piccola.

    Per il resto molte critiche mosse hanno un rilievo non del tutto imponente, poiché per la stragrande maggioranza sono dettagli tecnici, e quindi “ci si aspetterà una soluzione prima o poi” ( lo schermo coi riflessi, l’hard disk lento e il processore non tanto figo ).

    Un dettaglio fondamentale da molti trascurato è che non esiste ancora uno standard wireless decente per il trasferimento dati a breve distanza. C’è, si chiama “Wireless USB” ( che brutto nome ), ma non mi pare di aver visto nessun portatile che abbia in dotazione il controller, per cui non posso buttare il mio disco firewire in favore di un bel coso da un terabyte da tenere fermo da qualche parte, nemmeno volendo.

    Un altro dettaglio meno importante è che è difficile parlare di innovazione tecnologica e di “demoliamo le dimensioni”, quando uno schifoso disco a stato solido da 64GB costa ancora più di 10€ per gigabyte.

    Non ho voglia di sputare fuori granché di dettagli, perché le specifiche tecniche ve le potete leggere qui.

    Le mie opinioni sono le seguenti. Prima i contro:

    • Il prezzo è troppo alto per una macchina che non offre niente di più di un MacBook normale come il mio, se non uno spessore ridotto. Ma dopotutto siccome il mio portatile sta perfettamente nel “portaportatile” di un qualsiasi eastpak come il mio, non mi spiego una differenza di 500€ per una macchina che come dice Attivissimo ha anche di peggio in fatto di prestazioni.
    • Il disco a stato solido è una gran figata, però costa ancora tanto, e il limite di scrittura sulle singole molecole mi preoccupa un po’. Ma dopotutto 64GB sono comunque troppo pochi, nel 2008.
    • Non siamo ancora nelle condizioni di buttare via la maggioranza delle periferiche “wired”, anche perché non mi spiego perché dovrei staccare il mio iPod per attaccare temporaneamente una penna USB, e questa penso che sia una cosa molto importante e diffusa, finché non faranno gli iPod sincronizzabili via WUSB ( che comunque non è supportato nel MacBook Air ). Sul lettore CD sono molto neutrale perché non sono un grande utilizzatore di lettori CD, se non quando devo rippare i dischi in MP3, e l’installazione di un sistema operativo è una tantum.

    … e i pro:

    • Design e “compattezza” sono, tanto per cambiare, all’ordine del giorno. È vero che un 13″ regolare ci sta senza problemi in uno zaino. È anche vero però che uno o due centimetri in meno di spessore sarebbero un aiuto non indifferente. Mi lascia un po’ perplesso l’asimmetria “davanti-dietro”, cosa assente negli altri due modelli.
    • Un aggeggio simile è una grande spinta per “liberarsi dei cavi”, e nonostante l’aver messo il carro davanti ai buoi dimenticandosi di un controller WUSB ( Bluetooth 2.1 raggiunge solo 3Mbit/s, da morti di fame ) è comunque un buon inizio, stesso discorso vale per i dischi a stato solido.

    I pro dunque riguardano quasi solo l’idea, più che il prodotto che ora potete trovare nei negozi, per cui penso che il massimo che si può concludere è che per ora è un pessimo affare, ci sono portatili migliori ( anche Apple ) a prezzo inferiore.

    Tuttavia non si può negare che se si riesce ad aggiustare una buona parte dei “contro”, la cosa potrebbe ribaltarsi.

    C’est tout.

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    SCRITTO IL 25 dicembre 2007 SU Lols, Scienza

    Era da un po’ che non lo facevo. Una certa fricchettona mi ha detto qualcosa come “in onore dei vecchi tempi”: cosa non si fa per rimanere giovani. Il “cosa” è legato al titolo del post, non ho voglia di linkare niente perché sarebbe fare pubblicità inutile ad entità senza pollici opponibili, e non mi va.

    Post di Natale, buone feste a tutti meno due persone a vostra discrezione.

    Se vedete un crocifisso in giro in questi giorni, rovesciatelo. Almeno, mentalmente !

    Ne hanno parlato in tanti ultimamente, mio padre compreso, Ars Technica compresa, e così via.

    LHC entrerà in funzione. Non si sa quando, ma siamo fiduciosi.

    Per chi non sapesse cosa sia LHC, è una ciambella gigante che sta più o meno sotto Ginevra, con un pezzo anche nel versante francese, che, tenuta a temperature ridicole ( meno di due Kelvin, che in gradi Celsius è circa -272 ), è usata come pista da corsa per alcune particelle.

    Due cose sono notevoli.

    La prima, che giustifica il motivo della stesura di un post del genere ora, è che ne hanno raffreddato un pezzo ( coraggio, non manca tanto, heh ), e la cosa imbarazzante è la “contrazione” termica prevista, che è circa dieci metri su trenta chilometri. Come molti sanno, scaldando una sbarra di ferro, si allunga, e raffreddandola si accorcia. Il coefficiente di dilatazione lineare, che ha molto a che vedere con comprimibilità e cazzi vari, è dell’ordine del decimo di millimetro per metro, per ogni grado Kelvin ( o Celsius, trogloditi ! ), dunque con un paio di conti da terza media si vede che con un intervallo di temperatura dell’ordine di cento Kelvin tale contrazione è presto spiegata. Nonostante sia dell’ordine dello 0.1% è una grandezza enorme, tanto che non oso immaginare i marchingegni di compensazione per una cosa del genere: dopotutto se avete una ciambella perfettamente rotonda che ad un certo punto si accorcia “disordinatamente” di uno 0.1% ha buone probabilità di spaccarsi, quindi la “preoccupazione” è lecita.

    La seconda cosa che è più esoterica e fantascientifica è la possibilità di creare dei “piccoli buchi neri fatti in casa”, date le alte energie che questa mitica ciambella può far raggiungere a chi ci corre dentro. Il piccolo problema è che già tante particelle bombardano la Terra con un’energia spropositata, quindi questi buchi neri oltre ad avere una dimensione ridicola avranno anche una vita molto breve. Ma intensa. Mi spiace per Arse per gli amanti dei buchi neri, ma la Terra è salva ancora una volta !

    Sulle specifiche tecniche non dico molto, anche perché molti sono numeri che hanno poco significato anche per me, ma alcuni obiettivi sono degni di nota. 

    1. Il primo che attira un giovane e fiducioso wannabe-teorico è una verifica sperimentale della teoria delle stringhe ( o di alcuni suoi aspetti ), che è un’altra brutta bestia di una incredibile complessità matematica, non trattata in quasi nessuna laurea specialistica in Fisica. Tuttavia pare si presti ad essere una “teoria del tutto”, una teoria che unifichi dunque Relatività Generale, Meccanica Quantistica e fronzoli relativi, ma di difficile verifica sperimentale in quanto si basa su cose molto astratte. Dopotutto delle 11 dimensioni che prevede nessuno ha la benché minima idea di cosa siano le 7 aggiuntive, quindi l’esperimento è tutt’altra faccenda. Se non altro è “incredibilmente cool”, nel formalismo e nella puntualità, anche se ad oggi non c’è nessuna verifica. Stessa cosa vale per squark, sneutrini, protini, fotini e supersimmetrie varie.
    2. Il secondo, che per chiunque parrebbe ovvio è “cosa è la massa e da dove viene ?”. Ad oggi non ne abbiamo idea. O meglio, ne abbiamo idea ma non ne abbiamo certezza. E si spera che LHC faccia un po’ di chiarezza in materia.

    Purtroppo non ci sono molte raccomandazioni in merito, perché la Fisica delle Particelle è qualcosa di terribilmente complicato a primo impatto, però fa bene informarsi su queste novità, anche perché queste due verifiche sarebbero fra le più grandi scoperte della storia dell’umanità, quindi non fa male saperne qualcosa in più.

    Non ho la presunzione di dire che “la Fisica finisce qui”, come disse Lord Kelvin poco più di un secolo fa, poco tempo prima della grande crisi della Fisica Classica, ma sicuramente il checkpoint che ci aspetta non è irrilevante.

    That’s all, folks !

    Domanda di chiusura:

     Lavalamp spugnosa

    La mia lavalamp ha avviato una specie di transizione di fase tale per cui la roba collosa che faceva le bolle riesce a stare in equilibrio in acqua formando una strana struttura spugnosa. E ovviamente non si formano più le bolle. Qualcuno ha la benché minima idea circa la natura e la reversibilità della cosa ? Mi mancano già le bolle …

    Si è risolto da sé ma non so come. Dopotutto non era poi così tanto in equilibrio.

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    SCRITTO IL 7 novembre 2007 SU Cultura, Scienza

    Dopo aver consultato l’oracolo penso di dover fare una precisazione.

    Riguardo al primo punto criticato nel post precedente, pare che gli ultrasuoni effettivamente posano innescare delle reazioni di qualche tipo in quanto possono sviluppare delle pressioni elevatissime ( eh la fisica 1 … ) seppure in un volume estremamente ridotto.

    Di conseguenza trattandosi di acqua e robe simili ( elio, idrogeno, etc. ) non si può che parlare di fusione, ma l’ordine di grandezza ? Infimo, non c’è che dire, e non c’è niente di serio in un’idea simile, anche perché prendere un miliardo di miliardi di miliardi di pipistrelli per scatenare, se siamo fortunati, una decina di reazioni utili al secondo sarebbe un bel problema logistico.

    Per quanto riguarda gli altri due punti non c’è niente di probabile: curvatura dello spazio attorno ad un nucleo ? No, non ci siamo proprio.

    C’è da sperare che Socci non abbia capito un cazzo di niente, anche se si tratta di un’intervista, quindi rigirare le parole avrebbe sicuramente un effetto ( il diretto interessato che magari manda una replica ), ma in caso contrario sarà dura non diffidare.

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