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La Sega Nord, oltre ad essere un partito di (e per) bifolchi, è uno dei più importanti placebo del nostro paesello. In 15 anni di esistenza mainstream sostanzialmente non hanno mai fatto un cazzo di rilevante, se non l’avere intascato vagonate di denaro pubblico nei vari “gettoni” dal consiglio comunale di Vergate sul Membro al Senato, e magari aver fatto cadere un governo.

PROTIP: non è il nuovo logo della lega
Dopo gli innumerevoli provvedimenti sull’immigrazione (che non hanno risolto nessun problema), qualche tentativo di coprifuoco nelle città (che ormai, passata la moda, è fallito), e tutte le altre varie stronzate delle quali i telegiornali (nazionali) sono intasati da un po’ di tempo a questa parte, è arrivata l’ennesima puttanata grande idea.
È noto che in Italia internet si è diffuso intorno al 2007, e da allora è sinonimo di MSN, facebook e YouPorn, per cui non ci si può stupire se la classe politica – di qualsiasi fazione – rispecchi la popolazione italiana anche nella conoscenza della rete. È in questo spirito che il mio ex-militante di Democrazia Proletaria preferito ha tirato fuori una proposta per regolamentare “cortei e Internet”.
Tralasciando quanto riguarda i cortei, la cosa che ha scatenato tutto è un giochino flash – ora oscurato, ma per altro fatto neanche troppo bene – in cui chiunque poteva provare l’ebbrezza di smontare il viso di super elastic bubble plastic con statuette assortite senza incorrere in pene di vario tipo o articoli capziosi1 sul Giornalino.
Ovviamente la schiera di parassiti che potrebbero spendere buona parte delle mazzette da parlamentare in un corso di dizione ignora che esistono una caterva di siti web in cui è possibile ammirare decapitazioni, torture, e tante altre cose, for your own entertainment, e chiaramente essendo spesso materiale che viene da guerre e altre “situazioni complicate” è tutto perfettamente legale – un esempio erano gli innumerevoli video di decapitazioni che giravano su ED2K nel pieno della guerra in Afghanistan. Per cui le scelte sono due: nessuno fra i naziecommies verdi ha la minima idea di tutto ciò (non mi stupirei), oppure semplicemente “le immagini violente” sono un problema solo quando riguardano il loro padrone.
Ricordate Fojba 2000? Dovendo fare confronti è “un pochino meno innocuo” di un gioco come “spacca la faccia a Berlusconi”, eppure è ancora online. E con esso le migliori banche dati di barzellette razziste, foto di malformazioni e malattie variegate, video di torture ed esecuzioni.
È abbastanza ovvio che una proposta facile come “oscuriamo i siti violenti” non risolve proprio nulla, perché i partiti placebo sono costretti a fare proposte placebo. Quello che invece è meno ovvio è che il fatto che il fatto che un video di una decapitazione circoli su internet sia un problema inesistente: oscurare un sito scomodo non fa sparire l’idea che c’è dietro, e bloccare il traffico dei video di Abu Ghraib non farà sparire le torture; sarebbe un po’ come, che so, chiudere gli occhi e pensare intensamente che la mafia non esiste, o semplicemente pregare per i poveri e i deboli ed essere convinti di aver fatto qualcosa di produttivo.
Per quanto riguarda la parte operativa della legge in sé le cose sono piuttosto confuse. Lo stesso articolista di Repubblica non si rende conto che i tre Paesi citati in cui esistono “filtri” ( Cina, Iran ed Emirati Arabi Uniti ) hanno dei governi totalitari e sono sostanzialmente fuori da accordi internazionali che riguardano, fra le varie cose, anche “possibili limitazioni della libertà di espressione”. L’unico caso di oscuramento “tollerato” in Italia riguarda i siti di gioco d’azzardo, cosa che comunque è bypassabile usando DNS di un paese in cui il fisco non è un “modo per farla pagare ai cittadini”.
Per quanto riguarda i siti registrati in Italia, verrebbero inevitabilmente spostati all’estero, in una misura analoga a quanto accade in Francia grazie alle varie leggi spazzatura ( HADOPI & co. ), danneggiando così i provider.
Per i siti registrati all’estero si sente la parolina magica: “rogatorie”. Il fatto è che se la Svizzera non ha mai regalato a nessuno i dati degli evasori italiani – probabilmente nessuno glieli ha chiesti – non c’è motivo per cui un provider estero dovrebbe perdere clienti per colpa di un capriccio firmato da un fricchettone che camuffa le scartoffie del suo vecchio adorato movimento extraparlamentare con una cravatta verde.
Le reazioni sono state per lo più negative, ma quelle più buffe sono quelle della fantomatica Farefuturo, che per Fini è il proverbiale laser per togliere le proverbiali svastiche che aveva tatuate sulla proverbiale fronte, e quella di Gentiloni, che in comune ai vari ministri per le telecomunicazioni e per l’innovazione aveva la più totale incompetenza in materia – ah no, è vero, lui aveva un blog, che figata – e non sorprende tanto che entrambi siano d’accordo sul fatto che provvedimenti simili siano una “limitazione della libertà”.
Che dire, un mesetto e ce ne dimentichiamo tutti, e viviamo tutti felici e contenti, fino al prossimo tormentone.
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Scritto il 27 settembre 2009 in Banane
Eva è una donna appariscente, e contrariamente alla maggior parte delle sue simili è anche piuttosto schietta. È molto impegnata e indaffarata, e questo la porta spesso a fare una gran confusione: ad esempio, per lei il tempo passa molto velocemente, tanto che fra un arco di sei mesi e uno di un anno e mezzo c’è poca differenza.
Eva ama la collettività quanto ama le sue regole. Ogni tanto le due cose entrano in leggero conflitto e lei sente la necessità di esternarlo, mostrando al resto del mondo a quali catastrofiche conseguenze si rischia di andare contro, senza un suo intervento tempestivo. Eva non ha mai avuto un lavoro vero, ma è preoccupata per il futuro dei suoi figli, ed essendo una lodevole altruista, è persino preoccupata del futuro dei figli degli altri.
Eva sa perfettamente quello che fa, e riconosce la sua utilità a livello sociale; il valore dei suoi servizi è fuori discussione, per cui è insindacabile pensare che rinunci alle dipendenze della comunità e si metta in proprio. Allo stesso modo Eva ha una moralità ferrea e non può sopportare che alle dipendenze della comunità ci siano gli stessi mostri che ogni giorno tentano di mettere in pericolo il futuro dei suoi figli ( e di quelli degli altri ).
Eva è una combattente, non si fermerà finché non otterrà quello che vuole, per il bene della comunità; Eva non può sopportare che i suoi figli crescano nell’era della disinformazione, ed essendo una grande altruista non può sopportare che neanche i figli degli altri crescano disinformati; è per questo che Eva è lì e fa quello che fa.
E noi tutti le dobbiamo qualcosa, anche se non ce ne accorgiamo.
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Scritto il 4 luglio 2009 in Banane, Ffruustration
Da bravo studente fuori sede quando l’anno scorso fu lanciata questa iniziativa pensavo quasi di essere nato in un posto che aveva deciso di mandare a fanculo la politica fallimentare di borse di studio di tutti gli enti per il diritto allo studio che istigano al falso ideologico e premiano sostanzialmente la dichiarazione più creativa ( da “vivo con la nonna” a “la mia famiglia ha un imponibile annuo di 3,000 euro” ).

L’idea è in linea di principio innovativa. 10,000,000€ stanziati per premiare con 3,000€ o 6,000€ studenti “meritevoli” ( rispettivamente “in sede” e “fuori sede” ), con precedenza per le facoltà scientifiche.
Diciamo che per non aver mai ricevuto annualmente più di un 20% scarso delle tasse che pago 6,000€ sono un bel passo avanti, soprattutto visto e considerato che non essendoci la voce “reddito” diventa pressoché inutile tirare a fottere col fisco per impossessarsene.
Senza dover troppo ripercorrere l’epopea, il bando è stato pubblicato esattamente il 4 luglio 2008. Nessuno ha ancora ricevuto i soldi, tuttavia ci sono molti presagi della grande fregatura, per cui un elenco è doveroso.
- Il bando divideva gli studenti in tre categorie, rispettivamente “appena usciti dal liceo”, “iscritti al primo anno di un corso di laurea” ( anche specialistica ) e “gli altri”. Ad occhio la prima categoria conta circa metà della seconda, la quale conta meno di metà della terza; ovviamente alla Regione non ci han pensato, e i dieci milioni li hanno divisi per tre. A rendere tutto ancora più divertente le graduatorie provvisorie sono state pubblicate separatamente, per cui la cosa è irreversibile.
- Il bando è stato lanciato senza nessuna verifica preliminare, per cui chi doveva spulciare le domande si è detto “sorpreso” del numero enorme di richieste. Che dire, sarebbe stato sufficiente mandare un paio di lettere ad un paio di università con su scritto “ehi, ad occhio, quanti fra i vostri studenti hanno una media superiore al 27 ?”.
- Per la categoria “gli altri” sono state chieste varie cose, fotocopia del libretto, etc,; dopodiché, mesi dopo, è stato richiesto di compilare un modulo con corsi e voti ( troppo difficile contattare l’università ). La cosa è stata resa ancora peggiore dai nomi chilometrici dei miei corsi.
- Ad occuparsi della cosa sono due persone.
- Per verificare i dati, anziché contattare le varie università di provenienza, è stata scelta la scientifica procedura del sorteggio del 5% dei richiedenti.
Un ritardo di un anno dovuto sostanzialmente a niente – non dovevano fare controlli di nessun tipo, solo limitarsi a fare qualche copia-incolla. Insomma, un sacco di spassosi problemi tecnici. Certo, nel frattempo è anche caduta la giunta, ma veniamo alle cose peggiori.
Le lamentele sono state legittime, dopotutto nessuno ha ancora ricevuto un euro. Il problema è che oltre alle solite proteste giuste si è aggiunta una lunga serie di proteste butthurt di gente che avendo fiutato l’esclusione ha pensato bene di lamentarsi sulla precedenza alle facoltà scientifiche, che era fondamentalmente l’unica cosa chiara del bando.
Qualche furbone ci ha anche scritto un articolo. Come tutti gli articoli scritti da persone che si arrampicano sugli specchi per avere un seguito, ci si aggrappa ad un paio di punti fuorvianti, come il fatto che il criterio della provenienza sia stato “imposto sul criterio del merito”, denotando paroline magiche come “privilegio”, “dogma” e “discriminazione”.
Se pensiamo che in Italia un terzo della popolazione ( e probabilmente una buona parte degli studenti di giurisprudenza ) crede nell’oroscopo la cosa non sorprende più di tanto. Quello che sorprende invece è vedere le parti interessate ( la giunta precedente ? ) tacere nel momento in cui qualche studente ritardato si lamenta del fatto che chi fa una facoltà scientifica è un privilegiato. C’è addirittura chi ha fatto paragoni arditi, oltre all’evergreen “economia aziendale non è scientifica ? Sappiate che facciamo un sacco di esami con la calcolatrice !”; probabilmente anche essere commesso in un negozio rientra nell’ambito scientifico.
Fortunatamente una delegazione di studenti che avevano un bel po’ di tempo da perdere ( chissà perché ) sono andati ad “esigere” che nel bando successivo fosse destinato almeno il 40% dei posti agli studenti di corsi di laurea umanistici, noncuranti del fatto che molti di essi forniscono una formazione liceale e che la media delle medie è molto alta – per cui ci si dovrebbe inventare un paio di altri parametri per distinguere chi è bravo da chi non lo è; non solo, il settore umanistico non fa ricerca, e in un momento come questo è un fattore determinante.
In summa, come la protesta contro la legge 133 che da “giusta contestazione” contro una riforma dell’Università pianificata da pesci abissali ( parlare di “mancanza di programmazione” è un’offesa al vuoto quantistico ) è diventata una federazione di tutti i gruppi fricchettoni delle varie Università italiane, persino un’iniziativa regionale per “incentivi al merito” ( anche per colpa della solita disorganizzazione della PA italiana ) ha perso qualsiasi carattere di “incentivo” per colpa di “chi ha tanto tempo da perdere e tante cazzate da dire”.
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Scritto il 17 giugno 2009 in Low tech
Una cosa che si fatica sempre a capire è come mai dietro ai supporti ottici ( CD, DVD … ) ci sia una sorta di atteggiamento protettivo nei confronti di quello che ci si deve mettere dentro.

Suona familiare ?
Quando c’erano i floppy era fin troppo facile farne copie, faceva quasi sentire in colpa; coi CD è diventato un po’ più complicato perché la lettura era energeticamente molto meno dispendiosa della scrittura e i masterizzatori commerciali hanno raggiunto un prezzo abbordabile scandalosamente in ritardo.
Nonostante ciò la lettura non aveva grossi problemi e le copie si potevano comunque fare localmente, fra software e videogames, tanto che i .rar magici circolavano su internet senza problemi; per i CD audio si è dovuto aspettare un paio d’anni, e il boom delle reti di filesharing.
Nel frattempo sono arrivati i DVD, e con loro la massiccia inculata del CSS e dei codici regione e l’oscura regola “il cliente avrebbe sempre ragione, se la smettesse di lamentarsi”. Fortunatamente aggirare il sistema di protezione che associano i dischi al “posto in cui vivi” ( sembra quasi una barzelletta ) fu un giochino da 16enni, e chiunque usava Linux nel periodo del boom del DeCSS ne era al corrente.
Copiare DVD rimane un po’ una seccatura perché per qualche strano motivo i dischi vergini più grandi di 5GB non sono mai stati diffusi, ma anche qui, nessun grosso problema, come sanno più o meno tutti.
Nel frattempo la discomafia ha iniziato ad armarsi, dal fronte legale e tecnico, e con l’introduzione di HD-DVD e Blu Ray arriva l’annuncio che “i sovversivi verranno fermati per sempre”.
Le ultime parole famose: non solo il sistema di cifratura degli HD-DVD era andato a farsi fottere, ma la discomafia ha perso una dopo l’altra tutte le ingiunzioni tentate ( o intentate ) nei confronti di chi diffondeva le chiavi, come se al resto del mondo fregasse qualcosa del DMCA1.
Ora arriva l’ennesima stronzata; non contenti di aver perso braccia e gambe, i giullari della discomafia decidono che la copia personale è una “concessione” per l’utente, e per verificare la legittimità della copia ritentano ancora il giochino precedente, coscienti della sua più totale impenetrabilità.
La cosa divertente è che l’autenticazione della copia è fatta analogamente all’autenticazione di certi software: un virus ( di quelli buoni eh, non di quelli cattivi ) contatta il server della lobby di turno e, fondamentalmente, gli chiede il permesso, che non è detto sia gratuito.
Le domande extra a questo punto sono le solite:
- Quanto tempo prevedono che duri tutto ciò, prima dell’uscita di un crack ?
- A quale “diritto” si dovrebbero appellare i produttori per impedire su scala mondiale che qualcuno sfrutti il prodotto acquistato a suo piacimento ?
Dopotutto è un po’ come proibire di tagliare le carote ad uno che acquista un set di coltelli.
Forse un giorno anche loro impareranno che the harder you try, the harder you fail.
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Scritto il 26 febbraio 2009 in Banane, Riflessioni, Scienza
È assodato da non poco tempo che il governo attuale sia un tripudio di bimbi speciali e di premi Nobel mancati alla nascita, ma la fila di idee idiote si sta allungando a vista d’occhio, e sarà difficile parlarne in un post solo, per cui probabilmente se ne parlerà ad oltranza poi.

HELP !
Il primo è l’ennesimo accordo da campagna elettorale sul nucleare, sul quale vale la pena spendere un paio di parole.
Premessa
La prima parola è un “hahaha” nei confronti dell’incredibile quantità di zecche che dall’alto di lauree che vanno da “giurisprudenza” a “filosofia” ( acquisite o in fieri ) piagnucolano sul fatto che in Italia serve “fare ricerca sulle rinnovabili”.
Quello che queste persone in effetti dimenticano è che la ricerca sulle fonti rinnovabili non si fa da sola, ma oltre ai fondi servono le risorse umane, e la carenza di laureati in ambito scientifico in Italia non è solo dovuta allo scarso incentivo allo studio ( o, appunto, alla mancanza di fondi ), ma spesso anche ai buchi nel cervello delle suddette persone che con l’emisfero destro si lamentano perché il solare è sconosciuto in Italia, mentre col sinistro piagnucolano dei loro 3 in matematica al liceo.
Veniamo ora a fatti più attuali, il capitoletto che potrei intitolare “le stronzate dei bimbi speciali di Forza Italia”.
Le stronzate dei bimbi speciali di FI
Cito:
Eravamo protagonisti del nucleare negli anni ’70, poi per il fanatismo ideologico di una parte politica abbiamo interrotto la costruzione di due centrali che erano vicine ad essere completate. Ora la Francia con grande generosità apre a noi e ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l’80% del loro fabbisogno con il nucleare, un’energia pulita in un sistema di sicurezza che consente ai francesi di pagare l’energia che consumano la metà di quanto pagano gli italiani.
Dalla quantità di stronzate in così poche righe è evidente che chi parla, oltre ad essere un noto giurisperito è anche un noto massone. Diamo i numeri:
- “Eravamo protagonisti del nucleare negli anni ’70“: questa è la balla #1; fino al 1986 in Italia si contavano 4 centrali nucleari funzionanti. In Francia fino agli anni ’60 se ne contavano 9. Ora sono oltre 50.
- “il fanatismo ideologico di una parte politica“: questa è la balla #2, e per smentirla è sufficiente cercare da qualche parte e vedere le percentuali dei “sì” per quel referendum; non solo, per il “sì” ( per l’abrogazione ) si schierarono ufficialmente anche PCI, PSI e DC, e la cosa parla da sé. Fra l’altro il referendum è stato fatto subito dopo Chernobyl; che è un po’ come attaccare l’Afghanistan dopo l’11 settembre.
- “ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l’80% del loro fabbisogno con il nucleare“: questa è la balla #3, ma sono convinto che sia detta in buona fede, come quelle cose che può dire chiunque parli di argomenti che non conosce. È abbastanza vero che la Francia ha tutte le centrali che vuole per soddisfare eserciti e imperi, però la IEA la pensa un po’ diversamente riguardo alla provenienza delle risorse che queste centrali utilizzano; in parole povere, se hai un sacco di centrali nucleari ma devi comprare da terzi parte dell’uranio, sei a metà dell’opera, ma l’altra metà non te la regala lo spirito santo.
Ho già parlato un’altra volta di nucleare, per cui alcuni dati li potete andare a recuperare nell’altro post, con tanto di fonti1.
Ehi, ma ci stanno fregando ?
Nonostante le usuali balle del gommoso brianzolo, questa farsa del “nuovo piano nucleare italiano”, che a prima vista potrebbe sembrare una buona notizia ( soprattutto per chi è tendenzialmente a favore, come me ), in realtà sembra di essere un nuovo affare Alitalia, e gli indizi sono diversi.
Il primo indizio è che chiunque voglia parlare di nucleare si dovrebbe rivolgere in primis ai suoi ricercatori, al CNR e alle Università, prima che ad un leader politico di un altro paese; queste cose le faceva l’Unione Sovietica con “gli stati amici”, per cui è comprensibile che si facciano anche qua. Non solo, la Francia ha 60 centrali e un piano che va avanti dagli anni ’50: altri tempi, e altro budget, dunque non sembra l’esempio più immediato da cui copiare, sarebbero addirittura meglio l’Iran o l’Armenia.
Cazzate a parte, questo è esattamente l’interesse che hanno in Università e Ricerca persone con un livello di istruzione molto basso.
Il secondo indizio è che la prima centrale verrà attivata ( forse ) nel 2020. Chi non è Claudio Scajola e non ha grosse difficoltà con le tabelline si può benissimo rendere conto che i circa 60GW di potenza installata in Italia rimarranno lì dove sono, col petrolio in aumento in questi anni, e ammesso che un disastro di proporzioni epiche non uccida il 90% della popolazione e faccia crollare il fabbisogno energetico, “forse ci siamo svegliati un po’ in ritardo”.
Dunque ?
Non c’è molto altro da dire, perché è abbastanza splendidosplendente che è dal 1987 che non ci si occupa di energia in Italia; negli USA quando Obama vuole rivedere il piano energetico si rivolge ad un premio Nobel, noi invece ci accontentiamo e scegliamo Scajola, che non si capisce bene che qualifiche abbia.
Lo stato attuale è che per l’ennesima volta ci si sta affidando ad un altro Paese che per quanto abbia un piano energetico decente di sicuro non ha intenzione di fare della filantropia, you do the math.
Aggiungo due cose.
- La Francia, che non è la Franciacorta, è la stessa Francia cui è stata regalata Alitalia; in più pare che in oltralpe siano oltremodo incazzati per la questione TAV, chissà se c’è un legame …
- Meglio Sarkozy o Gheddafi ? Entrambi in queste condizioni possono staccare la spina ( o chiudere il rubinetto ) e lasciare l’Italia col culo per terra; anche qui c’è l’imbarazzo della scelta.
_______________- sul post vecchio aggiungo qui un chiarimento, che è stato esaurito in un mio articolo su Kronstadt #41 ( pagina 6 ), ma non sul blog: le percentuali sul rapporto produzione / importazione indicano che 95% è quasi un perfetto equilibrio, ma non un’autosufficienza energetica, perché “si produce tanto quanto si importa”; l’autosufficienza energetica è raggiunta solo dai Paesi che sono prevalentemente esportatori, quali Australia, Russia, Algeria, etc.; tutti i dati comunque si possono vedere qui, anche se non sono di facilissima interpretazione.
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Scritto il 19 gennaio 2009 in Low tech, Riflessioni
Rieccoci in tema di diritto d’autore, la materia che non interessa a nessuno, e nessuno ne è informato, ma non è un problema.
Di recente Apple ha spammato in lungo e in largo il suo addio al DRM. Tuttavia, siccome noi abbiamo una potenza di calcolo cerebrale superiore a quella di una libellula, o di un moderatore di macity.net, ci siamo resi facilmente conto che Apple si è liberata del DRM esattamente come super elastic bubble plastic si è liberato del conflitto di interessi.
Ultimamente però abbiamo scoperto che l’eccessiva difficoltà di processi logici complessi quali “causa ed effetto” supera enormemente il buffer dei cervelli della RIAA, tanto che durante la solita causa contro il solito stronzo che aveva messo su un motore di ricerca per torrent, non hanno assolutamente idea di quali siano i danni che gli spetterebbero:
It is possible that RIAA requests $47,000 because Dove’s services are worth $77,768.82 to RIAA, the difference between the full amount of economic loss RIAA claims ($124,768.82) and the amount it is willing to accept if Dove agrees to participate in a public service announcement ($47,000). But RIAA does not offer this explanation. Nor does RIAA adequately prove that its members’ total actual losses were $124,768.82. RIAA only proves that the first 20 of the 183 total albums on Dove’s server are held by record labels that are RIAA members; there is no such proof as to the remaining 163 albums.Also, RIAA uses $7.22, the average wholesale price of a digital album in 2005, to calculate its loss, but it is unclear whether member copyright holders would receive the full $7.22 as profit or only a portion of that amount. Further, if the reason RIAA decreases its request from the alleged total economic losses of $124,768.82 to $47,000 is because Dove’s services are worth $77,768.82, RIAA’s request problematically assumes that every illegal download resulted in a lost sale. On the other hand, if the value of Dove’s services is not the basis for RIAA’s “conservative” $47,000 request, RIAA has essentially requested an arbitrary amount.
In sintesi, non hanno idea di che cazzo stiano facendo, perché fondamentalmente la procedura con cui discografici e mafiosi della proprietà intellettuale cercano di marcare il territorio è sempre la stessa.
- Scegli uno stronzo che ti dà fastidio
- Incazzati
- Prendi un dado a sei facce
- Lancialo tre volte, ottieni tre numeri, x1, x2, y
- Porta in tribunale lo stronzo e chiedigli x1,x2 * 10y $
- ?
- Profit!
Il punto è che non sempre queste cause hanno un lieto fine, e quindi spesso lo stronzo suddetto la galera se la fa davvero. Non ho mai capito come queste normative imbarazzanti si concilino con l’idea di “land of the free”, e le solite tamarrate da Michael Bay o Chuck Norris.
Che dire, almeno su questo l’UE ce l’ha più lungo, almeno perché le due leggi più infami di tutte qui non sono ancora arrivate; forse devono ancora esportarle bene, sarà colpa della crisi.
Logic clearly dicatates that the needs of the many outweigh the needs of the few.
Davvero ?
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Scritto il 15 aprile 2008 in Banane, Die Linke, Riflessioni
Furio Colombo scrive che “non vedremo un film già visto“, e Padellaro, dispiaciuto, non evita il classico commento sul “salvare il salvabile”, in quanto il PD si conferma come nelle previsioni il primo partito d’Italia.
“È morta la sinistra“, dicevano altri.

Tanto per fare lo scassapalle di turno, questa stessa dichiarazione uscì dalla bocca Giovanni Lindo Ferretti a suo tempo, in circostanze diverse, ma mica tanto.
Iniziamo a capire cosa non va, ma prima mettiamo le mani avanti: Veltroni non ha sbagliato una virgola in questa campagna elettorale, bisogna dargliene atto. L’unico errore stupido è stato la solita questione del “voto utile”, per il resto, lo ripeto, non ha sbagliato una virgola.
Per questo motivo, dare al Partito Democratico la colpa della “scomparsa della sinistra” non solo è una cazzata, ma è un atto molto immaturo, e si sono sentite anche molte dichiarazioni del tipo “te l’avevo detto”, sulla decisione di correre da soli, e sulla “chiusura verso la sinistra radicale”, quando qualche motivo dopotutto c’era.
Uno di questi, a mio parere, è la tradizione della sinistra italiana di spalarsi merda reciprocamente, tanto per. È anche divertente notare come questo accada fra sponde adiacenti, ovvero, Rifondazione che spala merda sul PD, Sinistra Critica che spala merda su Rifondazione, e “quegli altri sfigati” che spalano merda su Sinistra Critica, e il climax dei termini usati va dal “moderato” al “servo dei padroni”.
Incredibile, no ?
Spezzo una lancia a favore di Bertinotti, che oltre ad essere stato un Presidente della Camera impeccabile, è anche riuscito bene o male a riunire le varie forze di quella che chiamano “sinistra radicale”, sebbene con risultati scarsi. E la scarsità di risultati è dovuta al fatto che questa riunione è stata fatta con la colla stick, anziché coi gluoni.
Innanzitutto, il programma. Nessuno sembra essersi reso conto che il programma dell’Arcobaleno non aveva nessun tipo di politica economica “su scala nazionale”. Tutto doveva essere incentrato sul benessere di una certa classe sociale che ha fatto fare il pieno alla Lega Nord, e non si capiva come i problemi delle casse dello Stato si sarebbero dovuti risolvere.
Sia ben chiaro, questo è un problema molto più accentuato presso chi governerà questo paesello nei prossimi giorni, perché non si capisce in che modo il “più soldi al nord che produce” ( sono solo cinque le regioni a statuto ordinario in attivo in Italia ), aiutato dalla riduzione delle tasse, possa risanare il bilancio. A tutto questo ovviamente si legano l’emergenza rifiuti, fra cause ed effetti, e la questione meridionale che ormai va avanti da tempo immemore. Non verrà risolto niente di tutto questo, non mi pare che l’incapacità del centrodestra sia mai stata messa in discussione.
Chiusa questa parentesi, sul programma non c’è tanto da dire, se non il fatto che un quinto dei punti inizia con “dignità e diritti nel lavoro”, e che ci sono tante idee e poca concretezza, anche se questo era chiaro sin dal principio.
I problemi diventano quindi due, che posso elaborare separatamente:
- È necessario buttare via la spazzatura. Bertinotti si è dimesso, e non possiamo dire “era ora”, anche perché al momento non c’è un altro leader decente, e c’è poco da fare. Cosa buona e giusta è che i Verdi si sciolgano definitivamente e che Pecoraro Scanio sparisca dalla politica, perché ha dimostrato la sua totale incapacità sia come “leader di qualcosa” che come tecnico. Non si può dire la stessa cosa, fortunatamente, di molti altri suoi compagni di partito, tuttavia fare dell’ambientalismo cieco una bandiera non fa bene né all’ambientalismo e né all’Italia in sé, perché fare politica ( non so se se ne siano accorti ) deve guardare anche agli interessi del Paese in toto, e non all’Italia dell’abusivismo edilizio, all’Italia dell’inquinamento o a quella della mafia, separatamente. Una cosa analoga si può dire per Marco Rizzo, che è uno scassapalle atroce, così come per le varie altre persone che hanno badato di più a falce e martello e a “Veltroni, tu vuoi correre da solo, vedi come perdi” ( come se si dovesse essere in competizione serrata gli uni con gli altri ), che alla produttività. Flavia D’Angeli dice che Bertinotti ha distrutto la sinistra, e allora si abbia il coraggio di dire “ma vaffanculo, Flavia D’Angeli”, che ha preferito staccarsi e rubare qualche voto, perché così almeno non sta coi padroni. Come di consueto, “non contiamo un cazzo e non abbiamo niente di intelligente da dire, ma guarda un po’ che simboletto figo che c’abbiamo”. Sintesi: quadro dirigente nuovo, e non come età, chi se ne frega dell’età; nuove idee, altrimenti si sta bene così che quelli del PD idee decenti ne hanno.
- È necessario proporre. Abbiamo capito che i lavoratori votano Lega, così come vediamo che molti voti che sono andati all’Arcobaleno venivano anche da persone della mia generazione ( e nella mia condizione ) la cui posizione attuale non veniva assolutamente tutelata, data la totale assenza di cose riguardanti “criteri meritocratici” nelle parti riguardanti l’Università, in favore del solito cieco “diritto allo studio per tutti”, come se vivessimo ancora in Etiopia. Altre cose di cui si potrebbe parlare che non piacciono molto, a quanto pare, a quelli di sinistra avveru sono l’innovazione tecnologica e i “problemi minori del mercato del lavoro” ( come il fatto che sta scomparendo la formazione tecnica e professionale ). Siamo nel 2008 e parlare di “sinistra” non fa più figo per gli operai, quindi le scelte sono due: o non ci si rivolge più direttamente agli operai e si cerca di allargare il target, oppure si cambia la sinistra. Si devono fare entrambe queste cose, perché è scandaloso che in Italia esistano il partito dei lavoratori, il partito degli ambientalisti, il partito degli evasori fiscali, e il partito dei puffi bianchi, e l’essere monotematici non rende Rifondazione così diverso dall’UDC, da questo punto di vista: agire anche e nell’interesse dei lavoratori, non principalmente e in prima linea, perché le politiche sociali devono essere qualcosa di vasto e pragmatico, che tocchino tutto, o quasi, dall’Università alle fabbriche, e non ci si deve focalizzare eccessivamente su certi punti ammesso che non siano veramente problematici e di larga scala. È un’eresia da dire a persone che ripugnavano persino il non aver messo falce e martello nel simbolo ( nemmeno Izquierda Unida ce l’ha ), ma non mi pare ci siano grandi alternative. E la questione “sinistra di lotta” contro “sinistra di governo” è veramente da bambini piccoli; mi chiedo perché chi non vuole governare abbia anche solo l’intenzione di candidarsi.
Questo è “quanto”, o forse no, ci sarebbe tanto altro da dire.
Mi hanno deluso e questa volta non li ho votati, e non solo perché “se non votiamo il PD vince Berlusconi”, ma per molte ragioni, e alcune delle quali le espresse in questi commenti.
Ormai è successo, e l’unica cosa rimane far fruttare questo pit stop forzato, perché di più non si può dire. Per quello che mi riguarda, il simbolo e il progetto d’origine devono rimanere, e questi tre partiti non devono fare altro che unirsi e smetterla di lamentarsi; la realizzazione è andata male, pazienza.
Spero solo che questa non sia una chance che si dà a quelli che dopotutto hanno sempre pensato che dirsi extraparlamentari faccia figo; beh se è così dovrebbero essere contenti: il loro sogno ora è realtà.
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