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    SCRITTO IL 24 gennaio 2010 SU Low tech, Riflessioni

    La Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.

    Lo slogan che ha garantito a Obama la vittoria alle primarie 2009

    Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …

    The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.

    … o questo qui:

    Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.

    In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):

    No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.

    È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.

    Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.

    Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.

    Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.

    Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.

    Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.

    Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.

    Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).

    A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.

    Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.

    La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.

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    SCRITTO IL 21 dicembre 2009 SU Banane

    Marcello Veneziani condivide con Forattini la presenza nella versione per nazicattolici di Indovina Chi (che tolti i politici conta pochi membri che abbiamo raggiunto un qualche traguardo nella loro vita); il senso comune dice chiaramente che criticare lettori – e redattori – del Giornalino è come farsi saltare in aria alle paraolimpiadi e incolpare i NAR, ciononostante la letterina della domenica, dopo aver attirato una fantastica zerg rush, ha bisogno di qualche divertente commento.

    Da una storia vera

    L’articolo, in pieno stile del Giornalino, è il solito attacco al compagno Fini, di quelli che piacciono aiggiovani di FI, perché come sapete tutti, Fini è diventato uno stronzo – ma Veneziani non era mica di AN ? Ah, già, deve aver mollato Fini perché è diventato un commie. Anche Napolitano è diventato uno stronzo, ma non ho ancora capito perché.

    Fortuna che Veneziani mi dà un sacco di delucidazioni: innanzitutto la lettera parla di violazioni della Costituzione, poi però in poche righe vengono tirati fuori “problemi della gente comune”, che poco hanno a che vedere con violazioni della Costituzione. La prima bomba riguarda il finanziamento pubblico ai partiti, della quale sovrabbondanza a quanto pare sono responsabili i tre personaggi citati. Non sono responsabili in nessun modo Governo e Parlamento ( due entità la cui distinzione esiste solo sulla carta, ma di questo MV non se ne cura ), e nello specifico non sono assolutamente responsabili super elastic bubble plastic e i paladini della PA virtuosa, da Tremonti a Brunetta. MV è distratto e, per dirne una, ignora anche l’intervento dell’IdV per quello che riguarda il finanziamento pubblico all’editoria di partito, evidentemente i suoi padroni non la pensano esattamente come lui. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con la Costituzione comunque è un mistero.

    MV parla anche della legge elettorale, della quale si parla spesso da un po’, ignorando che tale legge fu emanata da un governo che era sostanzialmente isomorfo a quello attuale; la quale, ad ogni modo non è stata bocciata per incostituzionalità, per cui anche qui il dubbio rimane.

    Non pensate che sia vostra competenza sollevare la necessità di regolare la Rete, di stanare le sacche di illegalità, le violazioni e le incitazioni alla violenza che si celano in siti, blog e Facebook, sollecitando una severa regolamentazione che impedisca l’imbarbarimento tecnologico della nostra società? [L'ha scritto davvero, purtroppo non me lo sto inventando]

    In una parola: “no”.

    È difficile che MV, venendo dalla formazione “spuma, Superga, olio di ricino e pulizia etnica”, possa pensarla in altro modo; fortunatamente per quello che riguarda Internet è in buona compagnia, fra massoni, ex-extraparlamentari militanti e dittatori di popolati Paesi asiatici.

    Nell’ultimo paragrafo della prima pagina si leggono le solite hit dell’estate di troppi anni fa sulle toghe rosse e su quanto sconfinino in ambiti che non gli competono. Nel primo della seconda pagina invece ci sono un paio di imprecisioni. Che vengano pronunciate due sentenze in contraddizione non è una novità e soprattutto non riguarda solo il suo padrone. Ad esempio, qualcuno ricorderà questo fatto, che tempo dopo è stato seguito da una sentenza esattamente opposta per un’altra persona. Sfiga. Porgo i miei migliori auguri a MV nella sua lotta per la consistenza delle sentenze della Cassazione.

    Per quanto riguarda le bestemmie, MV ignora che sono già illegali. Non si capisce quali siano queste temerarie dichiarazioni politicamente scorrette che a suo dire sono punite con la decapitazione: forse si riferisce a cose come “negri di merda” o “islamici di merda“, non capisco.

    L’ultima invettiva noiosa di MV riguarda la solita giustizia lenta, che fortunatamente è lenta anche per il suo padrone. Ancora non si vedono riforme che cerchino di sveltire le procedure magari evitando di scarcerare pedofili e stupratori a costo di salvare proprio il suo padrone, però anche su questo porgo i miei migliori auguri a MV nella sua crociata liberale.

    Per quello che mi riguarda auguro a MV di ritrovare la bussola e al Giornalino di continuare nella sua opera di diffamazione di chiunque ritenga opportuno, perché altrimenti come fanno i commentatori a continuare il loro bukkake virtuale, sarebbe ingiusto !

    L’amore vince sempre sull’odio, ma purtroppo la plastica non tollera le punte di ferro.

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    SCRITTO IL 30 settembre 2009 SU Banane

    100€ da spendere possono essere un problema. Una dose decente di ( quasi ) qualsiasi droga costa meno, quindi c’è l’imbarazzo della scelta. Chi invece fa foto potrebbe prendersi una 6×6 economica, o un obiettivo scadente di qualche tipo. Chi suona non può comprarsi granché, magari un pedale usato o tanti dischi.

    mbraiCi sono un sacco di motivi per preferire un acquisto a caso su eBay al canone RAI, ma come nell’allegra storiella del chierichetto culattone “ci sono un fascista, un comunista, e una puttana …”, però nessuno di loro ha ragione.

    Sì perché difendendo il canone RAI si dà per scontato che io sia ben lieto di pagare le aragoste ad un pesce abissale come Masi, che oltre ad essere l’ennesimo giurista parassita nel settore pubblico ( fra gli altri ricordiamo Capezzone e Tremonti, se in questi ultimi 10 anni avevate la testa infilata nel culo ) è anche un pessimo manager che varie volte ha messo la sciarpetta del Milan davanti agli interessi dell’azienda; ad esempio la vicenda Anno Zero, ma anche la barzelletta dell’oscuramento dei canali RAI da Sky.

    Sì perché se è vero che Santoro non ci piace ed è proprio uno stronzo dovremmo comunque essergli grati per essere una fottuta cash cow. Purtroppo sono ben al corrente del fatto che questo discorso promuoverebbe anche Vespa, però non mi pare che al momento lui sia uno di quelli che rischiano il posto, per cui pazienza.

    Quello che né Eva Braun ( che tempo fa si dichiarò “amica di Santoro” ) né i lettori di giornali insulsi capiscono è che la RAI per un motivo o per l’altro è una rete televisiva per la quale non vale la pena pagare il canone a prescindere da Santoro; i contenuti sono scadenti e raramente, ad esempio, si vedono film degni di nota girati dopo il 1995; tutto ciò ovviamente in rapporto alla quantità di pubblicità, che in un’altra rete basterebbe a garantirne il sostentamento senza un canone. Certo, in questo modo perderebbe il senso il “servizio pubblico”, ma forse il male minore è veramente abolire il canone, visto che se non ci fosse molto probabilmente ci beccheremmo tre canali schifosi diretti dal solito ritardato di mente che pilota interessi altrui, ma per lo meno la cosa non costerebbe un contributo economico comunitario. Dopotutto fra sentire le stronzate di Masi e sentire le stronzate di Masi sapendo che sei tu che lo paghi, beh, fa tutto un altro effetto.

    Un’altra cosa di cui gli occupanti dei gloryholes di Porto Rotondo non si sono totalmente resi conto è che in questo contesto Santoro ne uscirebbe comunque vincitore perché una mossa nel nome della sciarpetta del Milan costerebbe la testa del DG ora che non c’è il canone a salvargli il culo.

    Il discorso potrebbe farsi lungo, pure senza parlare del fatto che prima di seccare il canone RAI ci sarebbero tante altre sanguisughe da eliminare – il finanziamento pubblico all’editoria e a Carlo Vanzina, per dirne due, la SIAE, la GdF e la Dogana, per aggiungerne altre – o “razionalizzare”, che è una cosa che va di moda ora. In effetti è semplicemente tenero sentire da Libero una filippica sulla RAI, dopo aver sniffato quintali di fondi pubblici come organo di un fantomatico Movimento Monarchico ( tante fonti, eccone una, ad esempio ).

    C’è una morale in tutto ciò, forse più di una. Il Giornalino e i suoi lettori sono fondamentalmente delle 13enni che in attesa di fare le baby cubiste pubblicano decine di servizi fotografici ai limiti delle condizioni d’uso di facebook; nessuna delle campagne che hanno lanciato ha mai avuto un seguito, forse perché la gente ha la memoria corta, o forse perché dopo una settimana passati a scrivere nomi falsi su un form vengono i crampi alle dita.

    “Cosa c’entra il WC con il servizio pubblico?”, si chiedono alcuni. Sono domande che rimarranno senza risposta, eppure probabilmente è la stessa per molti altri quesiti, come “Perché il terzo servizio del TG1 del pomeriggio è sempre sul Papa ?” o “Perché il pedopresidente parla a Porta A Porta per tre ore ?” o “Cosa c’entrano Masi e Giorgino con il servizio pubblico ?”, e via dicendo.

    La differenza fra ora e il 2003 è che Luttazzi e Santoro fecero un “uso criminoso del servizio pubblico” perché erano degli stronzi. Ora invece Santoro e la Dandini fanno un “uso improprio del servizio pubblico” perché sono cattivoni e campano alle spalle della collettività per perseguire obiettivi politici.

    Contrariamente a Capezzone, Bonaiuti, Rutelli e Brunetta.

    Altrove, consigli musicali:

    • Strung Out :: Agents Of The Underground (2009)
    • HORSE the Band :: Desperate Living (2009)
    • Portraits of Past :: Cypress Dust Witch (2009)

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    SCRITTO IL 31 agosto 2009 SU Banane, Ffruustration, Riflessioni

    Se il novecento è stato un periodo in cui sono successe molte cose a ritmi serrati, specialmente negli ultimi quindici anni del secolo, il 2009 ci sta insegnando che un sacco di cose possono succedere in cinque giorni.

    Ad esempio, negli ultimi tre giorni i parlamentari e i fanboys che un tempo leccavano il culo a papi, cardinali e vescovi, si sono resi conto che “c’è un ingerenza dei poteri forti della Chiesa nelle attività dello Stato”.

    Processione

    In realtà la cosa l’hanno capita a modo loro, perché come di consueto c’è questa strana nube che confonde “il pubblico e il privato”, per cui lo Stato è magicamente incarnato nel prepuzio del suo Primo Ministro.

    Quindi, tutti quelli che sono convinti che per sentirsi più intelligenti non sia poi necessario leggere il Giornale si saranno resi conto che l’ingerenza della Chiesa in questo caso era una sorta di interrogazione sul fatto che sia giusto o no avere un’alta carica dello Stato che va a puttane, con nessuno “del giro” che abbia qualcosa da ridire.

    Il Giornale ha replicato a modo suo, con un articolo scritto da un giornalista strappato a una lunga carriera come vj di MTV. Il numero e l’efficacia delle frecciatine da “hey bro guarda che storia” del pezzo rasentavano più o meno i tentativi di un moscone che tenta di passare attraverso una finestra chiusa. Non importa ovviamente che fra un “ehi che storia te volevo scrivenpezzo d’economia che so’ ferrato” e un altro ci fosse solo un mucchio di cose irrilevanti, e soprattutto che non scagionano affatto il pedopresidente.

    Di questa vicenda fanno ridere svariate cose.

    La prima è che per quanto la replica di Boffo a Feltri abbia scavalcato a sinistra tutti i dirigenti dei principali partiti di centrosinistra dalla caduta del muro, l’Avvenire resta comunque un giornale di merda. Nonostante siano infatti stati fulminati sulla via di Damasco nessuno ricorda simili prese di posizione negli ultimi 15 anni alla luce di tutto ciò che super elastic bubble plastic rappresenta: non è divorziato da cinque giorni, non va a puttane da cinque giorni, non stringe rapporti con dittatori da cinque giorni, non fa gaffe a livello internazionale da cinque giorni, non è il proprietario di giornali spazzatura da cinque giorni, non è indagato (per vari motivi) da cinque giorni, e così via.

    Fortuna che non siamo in aria di golpe, altrimenti dovremmo avvisare i lettori dell’Avvenire, visto che non hanno chances di venirne informati in tempo.

    Da una parte un’altra cosa che fa ridere è la levata di scudi da sinistra in favore della libertà di stampa proprio nell’unico frangente in cui super elastic bubble plastic si è messo contro un avversario ( ahimè ) molto più forte ed esperto – tanto che è Boffo ad avere annunciato una querela, non Feltri; dall’altra parte invece si vedono i soliti “froci col culo degli altri”: quando giocavano da giovani a fare i nostalgici del ventennio il duce era buono “perché Stalin era più cattivo di lui”. Poi invece arrivano i processi IMI-SIR e SME e anche quelli sono roba da niente “perché i DS han fatto la scalata a una banca”. Ora invece che il pedopremier viene colto a Skins parties e a fare sesso a pagamento qualcuno rivanga il caso Sircana, mentre altri poveracci rivangano “il diritto alla privacy” di chi la sua privacy l’ha venduta più di dieci anni fa.

    Se questo discorso à la “occhio per occhio” fosse accettato come difesa in tribunale avrebbe conseguenze spettacolari: apri anche tu il fuoco a scuola, tanto non riuscirai a fare più vittime che negli anni di piombo, in confronto a quei terroristi sembrerai Gandhi !

    Nel frattempo tutto continua con un colossale nulla di fatto, perché da una parte è vero che anche Repubblica potrebbe un attimo staccare le telecamere dall’uccello di super elastic bubble plastic, mentre dall’altra parte non c’è proprio un cazzo da dire, e un buon resoconto l’ha fatto Scalfari ( anche lui era in pausa caffè ) in un commento a “quello che succede in questi giorni”.

    Tutto ciò mi porta a spostare l’argomento, non tanto al meeting dell’ingenuità, quanto agli sproloqui della MILF bresciana al meeting dell’ingenuità.

    Un leitmotiv dei ministri dell’istruzione di centrodestra è il solito annuncio di stanziamento di fondi alle scuole private. A prescindere dagli ovvi slogan che scaturiscono tutti i discorsi sulle scuole private (“Letizia profumo d’impresa”, bei tempi !), nessuno si è reso conto che l’istruzione privata in Italia vale quanto il titolo Alitalia prima del ritiro.

    Sono pochissimi gli enti che hanno un qualche valore, e spesso quelli che hanno un “nome” si limitano alla ricerca mentre la didattica fa schifo, e ciononostante si continua a pensare che il finanziamento pubblico alla scuola privata sia necessario.

    In linea di principio non dovrebbe essere una cosa sbagliata, perché una scuola privata è un’impresa, e “i finanziamenti alle imprese esistono”. Il problema serio è che nel mondo civile le scuole private nascono per un motivo, e il motivo è “non essere pubbliche”. Stanziare fondi pubblici per un’istituzione concorrente ad esistenti alternative statali ne pregiudica l’autosufficienza economica, e quindi lo scopo in sé viene meno. In realtà è ovvio invece che qualsiasi stanziamento per progetti scadenti (e in questo caso senza un minimo di certificazione statale) è un investimento a vuoto.

    Tutto questo la MILF bresciana non l’ha considerato perché come tradizione di buona parte della classe politica italiana non sa un cazzo della materia che dovrebbe amministrare.

    Un altro slogan riguarda il percorso per diventare insegnanti. Si parlava di grandi cambiamenti ma non è cambiato assolutamente niente, a parte l’eliminazione delle (inutili) scuole di specializzazione all’insegnamento secondario. Ovvero, si è partiti da una buona base, l’annientamento delle SSIS, sostituendole con un qualcosa di “vago”, per poi lasciare inalterato tutto il resto.

    Questo metodo ormai ha preso il nome di “metodo Gelmini”:

    1. Cercare un problema “sentito” (sondaggi?)
    2. Annunciare che verranno presi grossi provvedimenti
    3. Cambiare un paio di virgole dai punti problematici
    4. Lasciare rigorosamente inalterati il “prima” e il “dopo”

    La cosa è analoga alla “selezione nei contratti di ricerca”, in cui dopo aver annunciato “accessi su base meritocratica” (ahahah) l’unico cambiamento è stato la composizione della commissione, in un modo irrilevante ai fini di evitare eventuali brogli o favoreggiamenti di sorta.

    Dopotutto a tutte queste persone basterebbe rivestirsi e sciacquarsi un po’ la bocca per iniziare a fare il loro lavoro, così magari la Repubblica potrà parlare un po’ anche di quello, visto che in teoria sono pagati.

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    SCRITTO IL 20 luglio 2009 SU Lols, Scienza

    Mi è capitato sott’occhio un articolo sul clima, e contrariamente a tutti gli articoli sul clima che si leggono tutti i giorni questo è particolarmente buffo, per cui è degno di qualche commento.

    Al Gore presenta CURRENT

    Al Gore presenta CURRENT

    L’articolo si intitola “Contro l’impostura climatica e i suoi araldi”, ed è di Carlo Ripa di Meana. Come molti degli articoli a tema energetico pubblicati sul sito dell’iBL, gli autori sono globalmente degli “araldi contro l’impostura climatica”, per parafrasare e rigirare il titolo. Il motivo principale dell’accanimento contro le tesi sul riscaldamento globale è … beh, non c’è un motivo principale. Ripa di Meana non è un climatologo, ed essendo un politico, posso citare Michael Crichton e il suo popolare talk “The Case for Skepticism on Global Warming“:

    I was also raised in a scientific tradition that regarded politics as inferior: If you weren’t bright enough to do science, you could go into politics.

    Del resto, come dargli torto ? Ripa di Meana cita in vari punti il talk di Crichton, ma questa riga deve averla saltata. L’inizio del discorso è una buffa successione di “non credo”, che è una cosa strana da sentire da uno che si fa portavoce della critica contro “l’ambientalismo come una religione”.

    A sostegno di tesi inesistenti ci sono un sacco di cose esilaranti:

    1. La denigrazione di rivali particolarmente stupidi, con citazioni del tipo “Come i terroristi non possono presentarsi nei media, così gli scettici sulla questione climatica non dovrebbero avere il diritto di parlare pubblicamente contro la teoria del riscaldamento globale” o “Ogni volta che qualcuno muore in seguito alle alluvioni in Bangladesh, un dirigente di una compagnia aerea dovrebbe essere trascinato fuori dal suo ufficio e annegato”. Il messaggio è: se un sostenitore di una determinata tesi dice cazzate, quella tesi è automaticamente falsa.
    2. Esagerare le posizioni altrui per provare le proprie tesi, ad esempio prendendo come una “smentita” un appello di cento scienziati rivolto ad Obama. È chiaro che più che la validità della tesi in sé l’appello mette in discussione la significatività del fenomeno, ma probabilmente “fa lo stesso”.
    3. Aggiungere qualche inaccuratezza qua e là. Freeman Dyson ad esempio da “sostenitore” è diventato “massimo oppositore”, mentre dalle sue dichiarazioni si capisce chiaramente che lo scetticismo è dovuto a questioni puramente metodologiche, che è esattamente il parere di più o meno tutti quelli che sanno perfettamente la differenza fra scienza e religione, a differenza di Ripa di Meana e di molti Verdi ( di cui ha fatto parte ).
    4. Citare fonti “contro” senza valutarne l’attendibilità. Ad esempio, “L’Ambientalista Scettico” ( di Bjørn Lomborg, che non è uno “scienziato” ma un economista ) ha ricevuto apprezzamenti praticamente solo da stampa non-scientifica, mentre molta stampa scientifica l’ha demolito; forse è colpa del fatto che la “scienza ufficiale” è una grande loggia massonica.

    Insomma, ogni volta che politici ed economisti parlano di quanto abbia senso ( o meno ) una teoria su qualcosa a loro totalmente estraneo c’è sempre da commentare; soprattutto quando in Italia c’è chi si lamenta del fatto che i think tanks non sono un’entità riconosciuta come negli USA.

    La seconda parte dell’articolo invece è una recensione dei vari provvedimenti anche in materia di energia delle varie amministrazioni che hanno iniziato a darsi da fare, prima su tutte probabilmente quella statunitense, ma con un discreto seguito; su questo poco da dire, frecciatine a parte. È da notare che a proposito di energia l’Italia è ferma al 1990 e non accenna a schiodarsi, però probabilmente anche dire queste cose è diventato roba da talebani ambientalisti.

    Per il resto le cose divertenti finiscono, se non il continuo cercare alleati a destra e a sinistra, come questa spettacolare leccata di culo:

    Ma forse la più efficace analisi e denuncia di questa manipolazione affidata alla comunicazione mediatica, tv, radio, video e giornali e riviste, l’ha sviluppata nel suo libro recente Pianeta blu non verde – Cosa è in pericolo: il clima o la libertà?, Vaclav Klaus attuale Presidente della Repubblica Ceca, tra i maggiori economisti viventi, che ci esorta a sfidare l’impostura “che non deve rimanere senza risposta da parte dell’opinione pubblica che ragiona razionalmente”.

    Non mi sono chiari i limiti dell’insieme dell’opinione pubblica che ragiona razionalmente, probabilmente io non ne faccio parte.

    Che dire, un disastro. Questo è quello che succede quando anziché prendere il politico come una sorta di specie “meno sviluppata” gli si dà una penna in mano e gli si chiede un bell’articolone dettagliato contro la moda del momento. Non è necessario provare la propria tesi, basta citare qualcuno che sia contrario e che abbia fatto qualche ricerca ( discutibile o meno, tanto mica la leggo ), dopotutto “il politico di queste cose non se ne deve occupare”.

    La cosa più allucinante della faccenda – e tengo ancora una volta a sottolinearla – è che benché Crichton avesse pienamente ragione quando parlava di “Ambientalismo come una Religione“, l’atteggiamento dei più che si oppongono alla Jihad ambientalista è totalmente indistinguibile da quello dei talebani verdi. Non ci si oppone all’idea ma ci si oppone a chi la sostiene.

    Tutte queste sono considerazioni che non hanno nulla a che vedere con le opinioni che chicchessia possa avere riguardo all’ambiente, perché se è vero che è tollerato che le persone abbiano opinioni calcistiche riguardo a vari campi della scienza ( “credo” / “non credo” ) è colpa di una pessima divulgazione ad opera di persone che dovrebbero occuparsi d’altro, e di una classe politica che anziché rivolgersi a chi di queste cose dovrebbe occuparsene spesso sceglie di legiferare “alla cieca”, servendo su un piatto d’argento agli scettici dell’ultim’ora di tutto il mondo l’opportunità di dire la propria, perché “tanto lo fanno tutti”.

    Fortunatamente – per quanto riguarda l’Italia – il Senato ha votato qualche mese fa una mozione promossa da un banchiere, un imprenditore e un avvocato e sostenuta ( ovviamente ) da altri avvocati e imprenditori, fra cui Franco Orsi ( quello della fantastica legge sulla caccia ), Domenico Nania ( sette legislature ) e Marcello Dell’Utri.

    Il contenuto e i toni della mozione sintetizzano alla perfezione tutto il discorso della politica factotum che non fa altro che combinare disastri, ed è la stessa politica che Ripa di Meana disprezza – citando tacitamente Crichton – ad esempio, nel caso della messa al bando del DDT e, in generale, in tutti i momenti in cui “la fede ha scavalcato la ragione”.

    Resta da capire che cazzo ne capisca Dell’Utri di climatologia, di sicuro nel raccontare balle è un professionista.

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    SCRITTO IL 4 luglio 2009 SU Banane, Ffruustration

    Da bravo studente fuori sede quando l’anno scorso fu lanciata questa iniziativa pensavo quasi di essere nato in un posto che aveva deciso di mandare a fanculo la politica fallimentare di borse di studio di tutti gli enti per il diritto allo studio che istigano al falso ideologico e premiano sostanzialmente la dichiarazione più creativa ( da “vivo con la nonna” a “la mia famiglia ha un imponibile annuo di 3,000 euro” ).

    Enter the-

    L’idea è in linea di principio innovativa. 10,000,000€ stanziati per premiare con 3,000€ o 6,000€ studenti “meritevoli” ( rispettivamente “in sede” e “fuori sede” ), con precedenza per le facoltà scientifiche.

    Diciamo che per non aver mai ricevuto annualmente più di un 20% scarso delle tasse che pago 6,000€ sono un bel passo avanti, soprattutto visto e considerato che non essendoci la voce “reddito” diventa pressoché inutile tirare a fottere col fisco per impossessarsene.

    Senza dover troppo ripercorrere l’epopea, il bando è stato pubblicato esattamente il 4 luglio 2008. Nessuno ha ancora ricevuto i soldi, tuttavia ci sono molti presagi della grande fregatura, per cui un elenco è doveroso.

    • Il bando divideva gli studenti in tre categorie, rispettivamente “appena usciti dal liceo”, “iscritti al primo anno di un corso di laurea” ( anche specialistica ) e “gli altri”. Ad occhio la prima categoria conta circa metà della seconda, la quale conta meno di metà della terza; ovviamente alla Regione non ci han pensato, e i dieci milioni li hanno divisi per tre. A rendere tutto ancora più divertente le graduatorie provvisorie sono state pubblicate separatamente, per cui la cosa è irreversibile.
    • Il bando è stato lanciato senza nessuna verifica preliminare, per cui chi doveva spulciare le domande si è detto “sorpreso” del numero enorme di richieste. Che dire, sarebbe stato sufficiente mandare un paio di lettere ad un paio di università con su scritto “ehi, ad occhio, quanti fra i vostri studenti hanno una media superiore al 27 ?”.
    • Per la categoria “gli altri” sono state chieste varie cose, fotocopia del libretto, etc,; dopodiché, mesi dopo, è stato richiesto di compilare un modulo con corsi e voti ( troppo difficile contattare l’università ). La cosa è stata resa ancora peggiore dai nomi chilometrici dei miei corsi.
    • Ad occuparsi della cosa sono due persone.
    • Per verificare i dati, anziché contattare le varie università di provenienza, è stata scelta la scientifica procedura del sorteggio del 5% dei richiedenti.

    Un ritardo di un anno dovuto sostanzialmente a niente – non dovevano fare controlli di nessun tipo, solo limitarsi a fare qualche copia-incolla. Insomma, un sacco di spassosi problemi tecnici. Certo, nel frattempo è anche caduta la giunta, ma veniamo alle cose peggiori.

    Le lamentele sono state legittime, dopotutto nessuno ha ancora ricevuto un euro. Il problema è che oltre alle solite proteste giuste si è aggiunta una lunga serie di proteste butthurt di gente che avendo fiutato l’esclusione ha pensato bene di lamentarsi sulla precedenza alle facoltà scientifiche, che era fondamentalmente l’unica cosa chiara del bando.

    Qualche furbone ci ha anche scritto un articolo. Come tutti gli articoli scritti da persone che si arrampicano sugli specchi per avere un seguito, ci si aggrappa ad un paio di punti fuorvianti, come il fatto che il criterio della provenienza sia stato “imposto sul criterio del merito”, denotando paroline magiche come “privilegio”, “dogma” e “discriminazione”.

    Se pensiamo che in Italia un terzo della popolazione ( e probabilmente una buona parte degli studenti di giurisprudenza ) crede nell’oroscopo la cosa non sorprende più di tanto. Quello che sorprende invece è vedere le parti interessate ( la giunta precedente ? ) tacere nel momento in cui qualche studente ritardato si lamenta del fatto che chi fa una facoltà scientifica è un privilegiato. C’è addirittura chi ha fatto paragoni arditi, oltre all’evergreen “economia aziendale non è scientifica ? Sappiate che facciamo un sacco di esami con la calcolatrice !”; probabilmente anche essere commesso in un negozio rientra nell’ambito scientifico.

    Fortunatamente una delegazione di studenti che avevano un bel po’ di tempo da perdere ( chissà perché ) sono andati ad “esigere” che nel bando successivo fosse destinato almeno il 40% dei posti agli studenti di corsi di laurea umanistici, noncuranti del fatto che molti di essi forniscono una formazione liceale e che la media delle medie è molto alta – per cui ci si dovrebbe inventare un paio di altri parametri per distinguere chi è bravo da chi non lo è; non solo, il settore umanistico non fa ricerca, e in un momento come questo è un fattore determinante.

    In summa, come la protesta contro la legge 133 che da “giusta contestazione” contro una riforma dell’Università pianificata da pesci abissali ( parlare di “mancanza di programmazione” è un’offesa al vuoto quantistico ) è diventata una federazione di tutti i gruppi fricchettoni delle varie Università italiane, persino un’iniziativa regionale per “incentivi al merito” ( anche per colpa della solita disorganizzazione della PA italiana ) ha perso qualsiasi carattere di “incentivo” per colpa di “chi ha tanto tempo da perdere e tante cazzate da dire”.

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    SCRITTO IL 12 giugno 2009 SU Banane, Riflessioni

    Come era da prevedere, e come ripeto incessantemente da sempre e ovunque, l’ennesima volta che un gruppo di scimmie dattilografe legiferano su qualcosa legato al traffico di informazione, il disastro risultante è di proporzioni titaniche.

    Intercettazioni

    Punti di vista

    La violazione della privacy di chicchessia assume nomi diversi a seconda delle circostanze; stalking, origliare, intercettare, sniffare, infiltrarsi.

    Se pensate che una delle parole sia legata ad una cosa cui siete dediti ( chi più chi meno ) siete pesantemente fuori strada.

    Detto ciò, ci sono varie entità interessate a violare la privacy di altre persone, per scopi diversi. I maniaci sessuali, per preparare l’attacco; i ladri, per studiare le vittime; la digos, per abitudine ( e per studiare le vittime ); la magistratura, per altri motivi.

    Detto ciò ( di nuovo ), sembrerebbe che ci sia un grosso interesse da parte di chiunque per tutelare come possibile la propria privacy; uno può tenere alla sua proprietà, alla sua fedina penale, alla corretta pianificazione di un attentato, o semplicemente al proprio corpo. Sfortunatamente non mi occupo di casseforti o di armi semi-automatiche portatili, però posso dire qualcosa riguardo alla privacy legata all’informazione, sia essa digitale o analogica ( telefoni, etc. ).

    Ultimamente è passato il tanto annunciato quanto discusso emendamento alla legge in materia di usi e consumi delle intercettazioni telefoniche; il governo l’ha ovviamente promosso come “tutela della privacy”, ma siccome siamo convinti che ce ne sono tanti tipi e altrettanti interessi coinvolti, forse è bene chiarire quale riservatezza in particolare sia stata violata in passato dalla mancanza di questa legge; trascuriamo totalmente lo sproloquio di cifre su costi e “cittadini intercettati”, perché sarebbe una totale mancanza di rispetto persino per la più nobile delle demenze.

    C0ntrariamente agli Stati Uniti la legge italiana sulla privacy è sufficientemente generosa; negli USA è persino proibita la “strong cryptography“, nel senso che è proibito cifrare dati al un punto che il governo – se volesse – non potrebbe decifrarli senza una chiave; il significato è “puoi cifrare i tuoi dati, ma in tutti e soli quei modi che il governo è capace di crackare”.

    In Italia è legale il traffico di informazioni cifrate su qualsiasi livello, tanto che qualsiasi gruppo di persone che abbia fatto bene i conti può far circolare informazioni sulla pianificazione di un attentato alla luce del sole e scampare qualsiasi perquisizione, perché non avendo dati in chiaro su cui basarsi diventa impossibile avere anche il minimo indizio di reato per poter ottenere un mandato.

    In questo senso una difesa per la propria privacy su vari fronti ( email, instant messaging, etc. ) c’è già, e chi lo sa la sfrutta; il punto su cui fa leva la normativa sulle intercettazioni telefoniche è che di solito le persone sentono di “non avere nulla da nascondere” e l’ingenuità popolare illude il boss mafioso di comunicare nella più totale riservatezza con un telefono, purché non ci siano altre persone nella stessa stanza.

    In altri termini, la stessa ingenuità popolare è quella che illude il tuo vicino di casa che mette una chiave WEP nella sua wireless così come illude il tizio che scarica i porno davanti a te pensando che un monitor scuro e un’attenta visuale periferica della stanza in cui vi trovate sia sufficiente a garantirgli una qualsiasi riservatezza.

    In sintesi, un qualsiasi stralcio di legge sulle intercettazioni1 è una sorta di legge ad idiotam, nel senso che si premia l’arroganza e la presunzione di chi continuerà a fare cazzate senza alcun problema di “riservatezza” e non ha né l’intelligenza e né le palle di informarsi su come tutelare da sé la propria privacy, e come chiunque ha già notato, agevola in un qualche modo la criminalità.

    Ovviamente agevola solo quelli stupidi, che sono statisticamente quelli che hanno più agganci in Parlamento, ma ci dobbiamo pur accontentare …

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    1. Tralascio in tutto il discorso la parte ridicola che riguarda la pubblicazione delle intercettazioni, perché per fortuna ne hanno già parlato abbondantemente
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    SCRITTO IL 3 maggio 2009 SU Banane

    È molto chiacchierato l’ultimo rapporto di Freedom House che declassa l’Italia a “paese parzialmente libero”, per quanto riguarda l’informazione. Detto in parole povere, il resto del mondo si è accorto che la stampa italiana è fatta per metà di pesci abissali e per l’altra metà di pesci abissali venduti.

    Le notizie più lette più recenti riguardano le costose scarpe di Michelle Obama in un evento che riguardava la povertà, e l’annuncio -preventivo- di un divorzio che farà parlare ancora per molto la stampa autorevole italiana, dal Corrierino a Novella 2000. Tre dei primi cinque articoli più letti del Corrierino di oggi riguardano per l’appunto questa gran notizia, un altro è una specie di articolo di gossip sempre in materia governativa, e un altro ancora riguarda Sergio Castellitto, un attore che il resto del mondo non invidia.

    Istallazione

    Istallazione

    Si possono aggiungere altre cose. Ad esempio, ad accompagnare la recessione c’è un’escalation di idiozia palpabile dentro e fuori dalla televisione; basta girare su un qualsiasi aggregatore di blogs con immaginette del centrodestra. Innanzitutto è abbastanza curioso vedere che ci sono ambiti in cui la pubblicità è totalmente gratuita, ma leggendo i vari contenuti si trovano cose che vanno dalle analisi di economisti alle prime armi ( in genere solo militanti di partito con alpiù un diploma di ragioneria ) alla “cronaca” che riguarda in genere xenofobia à la Resist Comics e “quanto è brutto Dario Franceschini”.

    candidature

    E tutto ciò solo nei titoli.

    Spostandosi verso l’attualità si trovano le varie misure inesistenti contro la recessione, perché l’Italia se ne tirerà fuori meglio degli altri Paesi semplicemente aspettando, gli operai che continuano a morire come mosche, i negri che stuprano e uccidono, persino all’aria aperta, e così via.

    Tolta la questione FIAT-Chrysler, che non deve sorprendere più di tanto, visto il precedente TATA-Jaguar ( e Land Rover ) l’attualità italiana è più o meno quella di un paese est europeo un paio di anni dopo la caduta del muro, contando le questioni inerenti la stampa e la collusione della criminalità organizzata con … tutto; raccogliamo i pezzi, ma attenzione agli sciacalli.

    I titoli dei giornali esteri sembrano leggermente diversi, ma se non lo sono i titoli spesso sono diversi comunque gli intenti.

    Su Nature di questa settimana c’è un pezzo relativamente corto che si intitola Obama Says More Money; c’è l’intenzione di portare gli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL, che è anche uno dei vari obiettivi UE che alcuni si son dimenticati, come il paese che santifica letteralmente una persona tascabile arrogante che si è fregiato del merito di aver ridotto le assenze per malattia dei dipendenti pubblici con una legge che gli taglia lo stipendio – wow, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe finita così. Da notare che l’Italia è anche uno dei pochi posti in cui le consulenze tecniche sono occupate solo da avvocati ed economisti, e questo è il motivo per cui l’ultima parola sui piani energetici e sulle leggi inerenti le telecomunicazioni provocano costantemente disastri.

    Ovviamente non c’è speranza che al TG1 ci sia qualcuno con una laurea vera, o quanto meno con un cervello vero, perché nessuno ha mai chiesto a Gasparri – quando scrisse l’omonima legge – come tecnicamente avesse intenzione di intervenire nei confronti dei proprietari di reti wireless, visto il divieto di fuoriuscita delle onde elettromagnetiche nel suolo pubblico. Questo vale per molte altre leggi, però la cosa ironica è che non solo l’unica voce mainstream a riguardo è Beppe Grillo, ma nessun partito di opposizione parla di queste cose; chissà perché …

    Tornando agli USA, la scelta è vista di buon occhio da tutti, anche se visto che buona parte ( due terzi ) di quel 3% andrebbe al settore privato, che è lo stesso settore privato in ginocchio, beh …

    In materia di energia sempre su Nature si legge di un impegno del Giappone riguardo al solare; in breve, i giapponesi sono un po’ incazzati per aver perso il primato ( cedendolo prima alla Germania e poi alla Spagna ) della produzione di energia solare, e quindi hanno un po’ di voglia di riscattarsi.

    Tutto ciò nonostante le perdite colossali di Toyota e Mitsubishi e la recessione che colpisce un po’ tutto.

    Probabilmente la frase che colpisce di più è “Germans do it because it is profitable, but there’s no profit for the Japanese”, dritta dal ministero per l’energia.

    L’unica notizia di attualità che riguarda l’Italia è il centenario di Rita Levi Montalcini.

    Per il resto è impossibile leggere in qualche giornale novità in ambito scientifico o di ricerca, perché è ben più importante sapere dove sarà il pastore tedesco nelle prossime due settimane, e al Corrierino online le novità scientifiche arrivano più tardi di quanto arrivino a me; a questo punto potrebbero assumere me a scrivere nella pagina scientifica, tanto per come stanno le cose ora …

    È impossibile leggere novità di questo tipo perché non ce ne possono essere, visto che i problemi in generale sono ben più gravi, economici e sociali.

    Beh, che dire, se tempo fa si poteva dire che chi parlava di “rovine” era catastrofista ora ci si può accontentare di dire che, tutto sommato, l’Italia è il primo dei Paesi in via di sviluppo.

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    SCRITTO IL 6 aprile 2009 SU Riflessioni, Scienza

    Giorni fa ( 1 aprile ) ho letto questa notizia:

    «Prevedo un terremoto». E un ricercatore scatena la psicosi tra l’Aquila e Sulmona

    Oggi leggo questa notizia:

    Terremoto in Abruzzo: 92 morti accertati, 100 mila sfollati e 1.500 feriti1

    C’è qualcosa che non va in tutto ciò. Se la stampa italiana è uno sciame di pesci abissali con enormi difficoltà di elaborazione di un qualsiasi tipo di pensiero, in linea di massima si può pensare che abitiamo in un paese pieno di gente stupida, e la cosa non dovrebbe creare troppi problemi. Quando però la lieta commediola non termina con una gag con la regina Elisabetta o con un “malinteso” ma con novantadue morti sotto un ammasso di macerie forse anche i pesci abissali capiscono che c’è qualcosa che non va bene.

    Siccome io mi fregio dell’onore di non appartenere all’infame categoria, ero curioso di vedere un paio di cose per approfondire la vicenda.

    La prima cosa è che Guido Bertolaso è un medico, e non si capisce bene a che titolo sia capace di dire frasi come la seguente:

    lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere

    È vero, e non è una logica molto contorta, perché comunque Bertolaso rientra in quel 95% di italiani che vive di favolette per bambini.

    La cosa cui né Bertolaso né i pesci abissali del Corrierino hanno dato alcun peso è la seguente. Se una previsione su una scommessa la cui posta in gioco è una monetina da -.10€ si dimostra falsa non è una tragedia. Se invece una previsione su un terremoto di entità relativamente catastrofica si dimostra falsa l’unico danno è psicologico ( e quindi riparabile, bando a credenze varie ); se invece si rivela vera, beh, abbiamo capito; dopotutto è troppo facile ora chiedere agli sfollati se un falso allarme terremoto vale la pena o no, col senno di poi.

    Una falla dei discorsi di Bertolaso è che parla senza cognizione di causa, un po’ come gli editorialisti del Corriere. Ovvero, non essendoci da nessun altra parte un giornalista scientifico con più di due neuroni funzionanti che gli chieda “ehi, ma a che titolo dice cose del genere ?” nessuno si preoccupa di smentire il capo della protezione civile, perché non è costume.

    Per quanto riguarda la negazione esplicita dell’imprevedibilità dei terremoti, il discorso non è così semplice, ma ancora, Bertolaso queste cose non le può sapere perché dal suo CV si evince solo ed esclusivamente che si è occupato di emergenze, ma non della parte relativa a previsione e prevenzione delle stesse.

    Vediamo un paio di metodi “verosimili” a nostra disposizione, uno di carattere “fisico”, un altro di carattere “statistico” geologico.

    La profezia

    Molto incautamente, tal Giampaolo Giuliani, che ha ricevuto un avviso di garanzia per il falso allarme del 1 aprile, aveva utilizzato un metodo basato sulle fluttuazioni della radioattività ambientale nei dintorni ( temporali, ovviamente ) di un terremoto. Il fondo di radiazione ambientale è in gran parte dovuto al radon, che è l’elemento radioattivo più abbondante in natura, perché è un prodotto di decadimento di altri elementi ( ad esempio il Radio 226 ) presenti nelle rocce, e questo è uno dei motivi per cui “la vita all’aria aperta” è un po’ meno sana del previsto, se l’aria aperta sbatte su una piana gargantuesca di rocce granitiche.

    Long story short, se viene rilevata una serie di fluttuazioni dei conteggi di radioattività che si discosta significativamente dalla “stabilità”, evidentemente c’è qualcosa che non va nel sottosuolo.

    Il problema di questo metodo, a spanne, è che non c’è una garanzia “di vita o di morte” nella previsione dell’epicentro, perché il radon che arriva ai rivelatori può fare un po’ il cammino che vuole lui; tuttavia se effettivamente la correlazione fra fluttuazioni di radioattività e “probabilità di terremoto” è evidente, è già un gran risultato stabilire bene o male le zone interessate. Questo è accaduto, però non è sufficiente.

    Un altro problema ( e questo lo dichiara chi ha messo a punto il metodo ) è che non è possibile stabilire con precisione il “quando” preciso, e l’errore può andare dalle ore ai giorni. Questa è una gran fregatura, e Giuliani se ne è reso conto.

    Una cosa ironica della faccenda è che cercando su internet si recupera persino una tesi di dottorato risalente al 1978, quindi è sufficientemente evidente che non è una cosa recente.

    Cose più recenti

    Un metodo più recente, secondo me più interessante e meno da fisico sperimentalaccio, riguarda l’analisi dei dati sismologici per cercare trend particolari in periodi arbitrari precedenti ad un terremoto, a meno del rumore di fondo. È una tecnica relativamente recente e a quanto dicono gli autori di alcune pubblicazioni a riguardo ( [1] e [2] ):

    Calibrating the method with the data for one region provides a tool for predicting an impending earthquake within that region. Our analysis of the data for a large number of earthquakes indicate an essentially zero rate of failure for the method.

    I dettagli del metodo non sono troppo comprensibili per il lettore medio del Corrierino, ma fondamentalmente non si discostano troppo da “quello che si fa di solito”, ovvero:

    1. Si analizza il fondo in un bel po’ di circostanza
    2. Si quantifica il fondo
    3. Si ipotizza un determinato trend per l’attività immediatamente antecedente il terremoto
    4. Vediamo se funziona

    In questo caso, posto che il metodo funzioni, si può anche stimare la posizione dell’epicentro, visto che in genere è difficile che fluttuazioni anomale in Alaska siano correlate ad un eventuale terremoto a Lisbona.

    Due problemi però rimangono; uno è il solito “quando”, perché anche qui un errore di 24 ore ( anche se la ricerca parla di tempi minori ) rischia di seminare panico in un’area molto vasta, soprattutto perché comunque il tempo per le rocce passa un po’ molto più lentamente che per noi.

    Il secondo è dovuto al solito legame fra correlazione e causalità, ovvero “come distinguere i segnali di terremoto dai falsi allarmi”, e questa è una cosa che si può raffinare con un’analisi fenomenologica via via maggiore, però è piuttosto ovvio che è difficile eliminarla del tutto.

    A questo punto sta solo alla coscienza di chi vive in una regione sismicamente attiva decidere se vale la pena subire qualche falso allarme una volta ogni tanto per rischiare di salvare qualcuno se l’allarme è vero.

    Ovviamente non mi spreco nemmeno di chiedere a qualunque pesce abissale di non riportare dichiarazioni prive di cognizione di causa, perché sarebbe proprio troppo, e probabilmente non capirebbero nemmeno.

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    1. Alle 19.30 i morti sono saliti a oltre 150
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    SCRITTO IL 26 marzo 2009 SU Lols, Scienza

    Forse sono razzista o semplicemente la chimica mi fa schifo, ma i chimici, assieme ai medici, sono una delle fonti più impressionanti di ricerche interdisciplinari pesantemente contestate dalla comunità scientifica. Interdisciplinari, perché la chimica e la fisica dei nuclei sono meno collegate di quanto non si possa pensare.

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    Ovviamente, se non ci fosse un articolo sul Corrierino a riguardo, tutto ciò sarebbe relativamente ignoto.

    Prima di dire quello che quell’articolo dice, è bene raccontare un po’ quello che non dice.

    Innanzitutto, a parlare è un geologo, e in un Paese in cui le persone si sono completamente dimenticate le ubicazioni dei capoluoghi di regione non si capisce per quale motivo si dia per scontato che si sappia di cosa si stia parlando. In breve, la fusione nucleare propriamente detta è una reazione ad energie relativamente alte che consiste nella “fusione” di un paio di nuclei in un nucleo più grande ( e.g. isotopi H + H -> He ), liberando una quantità abbastanza sorprendente di energia, per cui è di grande interesse la struttura del nucleo degli ingredienti; infatti si sa che in questo caso idrogeno e deuterio si comportano diversamente, mentre sono “chimicamente indistinguibili”.

    Inoltre, l’articolo non racconta i motivi della contestazione della fusione fredda. Racconta che “ci sono state discussioni”, e non dà nessun peso “negativo” all’atteggiamento a volte pseudoscientifico dei proponenti, osannando cazzate tipo la seguente:

    Nelle loro numerose presentazioni in giro per il mondo i due chimici americani non forniscono tutti gli elementi necessari per ripetere l’ esperimento e minimizzano le difficoltà di riproducibilità del fenomeno. [...] Il mondo scientifico è frastornato, i media sono impazziti. La possibilità di avere a portata di mano la soluzione dei problemi energetici suggerisce attenzione, al di là del comportamento irritante di Fleischmann e Pons.

    Essere degli idioti è vista come una cosa folkloristica, un po’ come il bambino stupido che non capisce mai niente ma è un bravo bimbo e quindi fa un po’ di tenerezza. Poi ovviamente il giornalinista cerca di correggere il tiro:

    [...] Alcuni scienziati del prestigioso Caltech, l’Istituto di tecnologia della California, organizzano una severa istruttoria scientifica. In appena un mese la sentenza è pronta: il fenomeno non esiste, non è spiegabile, forse è pura illusione. Per altri è addirittura frode scientifica.

    Che cattivi.

    Comunque è bene aggiungere altre cose. Ci sono stati svariati tentativi di replica, uno persino nella mia università, e nessuno fino ad ora è stato soddisfacente.

    Quale è la conclusione di tutto ciò ? La Fusione Fredda non è necessariamente una vaccata colossale, ma è semplicemente una specie di “idea” la cui esistenza è stata assunta a priori e le ricerche a riguardo sono state altamente biased, perché ogni eventuale non-riproducibilità viene etichettata ( dai sostenitori ) come una farsa, un esperimento taroccato, esattamente come si fa per molte altre cose, omeopatia in primis.

    Questo non è male solo perché dà false speranze alle persone – e magari a quel briciolo di comunità scientifica che non ha una precisa opinione su tutto ciò – ma perché non fa capire se effettivamente la cosa abbia un minimo di senso o sia solo l’ultimo elemento della grande lista delle balle scientifiche.

    Ma dopotutto non posso permettermi di andare a spiegarlo da me ad uno che titola “ritorna la fusione fredda, con tanti proiettili nucleari“.

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