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    SCRITTO IL 17 gennaio 2010 SU Scienza

    Quando iniziai la mia tesi di laurea triennale lessi un articolo a proposito del modello che avrei dovuto studiare ( e riprodurre e, nel caso, criticare ) scritto da un tale di nome Jeremy Dunning-Davies intitolato “Is Superstatistics really super?“.

    L’articolo in sé mostrava due critiche. La prima è una rivisitazione del ben noto fatto che a causa della mancanza di comunicazione fra i vari campi della scienza ( anche solo fra fisici teorici e matematici applicati il dialogo è sorprendentemente ridotto ) si tende spesso a reinventare la ruota. Ad esempio, una cosa che viene citata spesso in articoli di questa gente è l’entropia di Tsallis, che è una ( proposta di ) generalizzazione dell’entropia che tutti conoscono; guardando l’entropia di Rényi si nota che l’espressione è identica.

    La fregatura sta nel fatto che l’entropia di Tsallis nasce in ambito fisico ( studio di sistemi non in equilibrio ), mentre l’entropia di Rényi nasce nell’ambito della teoria dell’informazione, estendendo proprio l’entropia d’informazione e la divergenza di Kullback-Leibler, che sono due cose di cui in genere i fisici ignorano l’esistenza. Un tempo questa era una prassi, ora si spererebbe che con la diffusione di articoli e dati quasi istantanea in ogni parte del mondo il problema sia soppresso; a quanto pare non è così.

    JDD purtroppo fa un ragionamento distruttivo, affibbiando a questo modo di agire il titolo di “male assoluto” della ricerca scientifica, aggiungendo appunto la seconda critica, che riguarda il fatto che essendo lui stesso sostenitore di quelle che vengono dette “fringe theories” esiste una sorta di “scienza ufficiale” che rifiuta quelli che vanno controcorrente.

    In genere queste persone si riconoscono facilmente perché nei loro articoli compare almeno 5-6 volte per pagina la parola “mainstream”, compaiono vari paragoni all’oscurantismo medievale e tutte le volte che vengono citati dei journals di qualche tipo ( possibilmente quelli importanti ), davanti alle parole “riviste rispettabili” o analoghe compare sempre la parola “cosiddette”, o sinonimi vari.

    Un’altra cosa che accade spesso, come in questo articolo che ha suscitato cinque minuti fa il mio interesse, è paragonare sé stessi e le proprie tesi a scienziati maltrattati nel passato e “morti incompresi”. L’articolo è una sorta di recensione di un libro – che non ho onestamente voglia di leggere – intitolato “Against the Tide; A Critical Review by Scientists of How Physics and Astronomy Get Done“, di cui non fatico a capire il taglio.

    Viene presentato il caso di J.J. Waterston, uno dei padri (incompresi) della teoria cinetica dei gas, e di come il riscatto è avvenuto solo in fase postuma. Quello che JDD non ricorda è che persino il padre “mainstream” della meccanica statistica, L. Boltzmann, si riscattò solo post mortem in quanto “la comunità scientifica ufficiale” tramite i suoi lacché lo spinse al suicidio. In tutti questi paragoni c’è una sorta di implicita dichiarazione di comprensione e fratellanza.

    In generale la cosa che viene criticata da tutta questa gente è il CERN, e più in generale tutta la spesa di “soldi dei contribuenti” in grossi esperimenti che riguardano principalmente la fisica delle particelle. “Billions Sucked Into Black Holes” è il titolo di un altro articolo che solleva proprio il problema etico del finanziamento pubblico ad esperimenti dai dubbi risultati.

    Persino molti di quelli che hanno lavorato a LHC non sono certi di risultati nell’immediato, né tanto meno di riuscire a trovare ampie conferme a teorie del tutto di sorta per merito di LHC. È buffo vedere però che queste persone che ostentano tanto il dente avvelenato nei confronti della scienza ufficiale “che si becca tutti i soldi” non sollevino problemi etici nei confronti di tante altre cose, come gli interventi pubblici nel sistema bancario mondiale o le varie guerre degli ultimi 15 anni – a proposito di paragoni fra cifre segnalo un blog di un grafico che fa dei lavori molto interessanti come questo qui.

    Per chiudere con una “denigrazione à la Feltri” segnalo una lunghissima pagina farcita di “cose molto dubbie”, ad opera del presidente di una fondazione di cui JDD è membro del direttivo (e stretto collaboratore).

    Purtroppo è vero che nel mondo – e in Italia è ancora più accentuato – l’ignoranza scientifica crea grossi disastri, ma altrettanto spesso è divertente esplorare la sottile linea fra autocelebrazione e paranoia, di tutti gli autodichiarati Ludwig Boltzmann che negli ultimi anni sembrano spuntare come funghi.

    Che dire, probabilmente sono anche io un venduto!

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    SCRITTO IL 29 ottobre 2009 SU Scienza

    A parte “a Marrazzo piace il” e le spassose primarie del PD non è successo niente di interessante negli ultimi giorni; non che questi due avvenimenti lo siano, ma di sicuro sono divertenti, per cui è tanto di guadagnato.

    js

    Che cazzo c'entra?

    Per i veri sfigati, una notizia decente è questa qui. Per gli altri, dovete accontentarvi del disegno. Purtroppo l’astrofisica mi annoia, per cui la cosa sembrerà molto meno interessante, anche se è incredibile come la rivelazione di un solo fotone può far titolare un articolo “teorie di quantum gravity spazzate via da un’esplosione di raggi gamma”. Lungi da me ovviamente poter dare un giudizio tecnico autorevole.

    In poche parole, quello che succede è che l’unificazione delle teorie delle interazioni fondamentali è un’orgia di modelli che si basano sul fatto che “quello che succede fra due cose grandi come pietre non succede fra due cose molto più piccole”, per cui le simmetrie del mondo reale (e anche a livello di particelle) potrebbero non manifestarsi (“rompersi”) se si aumenta molto lo zoom, per colpa di effetti di vario tipo. Nella fattispecie la cosa riguarda la scala di Planck (la lunghezza di Planck è circa 10-33 cm).

    Quale sarà il modello vero ? Boh.

    Una fonte di raggi gamma ci ha regalato un fotone molto energetico, per essere un fotone, che dopo il suo lungo viaggio, a quanto pare, da un punto di vista relativistico si è comportato meglio di quanto chi si occupa di quantum gravity potesse sperare, tanto che la conclusione (sempre che appunto il ragionamento sia corretto) è che se questi effetti ci sono allora non si fanno vivi se non a distanze confrontabili con la lunghezza di Planck, che è pressappoco “un milione di milardi di miliardi” di volte più piccola della più piccola lunghezza “facilmente” misurabile.

    Questo servirebbe in teoria a buttare nel cesso i vari modelli di quantum gravity che prevedono una rottura dell’invarianza di Lorentz (leggasi “cose buffe che storpiano le nozioni di spazio e tempo usuali”) in scale umane, e sarebbe una gran cosa, visto che son proprio tanti; il lato antipatico è anche l’approccio da ultras (o da massoneria) dei sostenitori di tutti i vari modelli.

    In effetti ci si accorge che in ambito scientifico le cose non vanno quando diminuiscono le persone che fanno stime e conti e aumentano quelle che dicono “io credo che”.

    L’avevo detto che non era successo niente di interessante, e soprattutto, che erano 22 giorni che non aggiornavo il blog.

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    SCRITTO IL 20 luglio 2009 SU Lols, Scienza

    Mi è capitato sott’occhio un articolo sul clima, e contrariamente a tutti gli articoli sul clima che si leggono tutti i giorni questo è particolarmente buffo, per cui è degno di qualche commento.

    Al Gore presenta CURRENT

    Al Gore presenta CURRENT

    L’articolo si intitola “Contro l’impostura climatica e i suoi araldi”, ed è di Carlo Ripa di Meana. Come molti degli articoli a tema energetico pubblicati sul sito dell’iBL, gli autori sono globalmente degli “araldi contro l’impostura climatica”, per parafrasare e rigirare il titolo. Il motivo principale dell’accanimento contro le tesi sul riscaldamento globale è … beh, non c’è un motivo principale. Ripa di Meana non è un climatologo, ed essendo un politico, posso citare Michael Crichton e il suo popolare talk “The Case for Skepticism on Global Warming“:

    I was also raised in a scientific tradition that regarded politics as inferior: If you weren’t bright enough to do science, you could go into politics.

    Del resto, come dargli torto ? Ripa di Meana cita in vari punti il talk di Crichton, ma questa riga deve averla saltata. L’inizio del discorso è una buffa successione di “non credo”, che è una cosa strana da sentire da uno che si fa portavoce della critica contro “l’ambientalismo come una religione”.

    A sostegno di tesi inesistenti ci sono un sacco di cose esilaranti:

    1. La denigrazione di rivali particolarmente stupidi, con citazioni del tipo “Come i terroristi non possono presentarsi nei media, così gli scettici sulla questione climatica non dovrebbero avere il diritto di parlare pubblicamente contro la teoria del riscaldamento globale” o “Ogni volta che qualcuno muore in seguito alle alluvioni in Bangladesh, un dirigente di una compagnia aerea dovrebbe essere trascinato fuori dal suo ufficio e annegato”. Il messaggio è: se un sostenitore di una determinata tesi dice cazzate, quella tesi è automaticamente falsa.
    2. Esagerare le posizioni altrui per provare le proprie tesi, ad esempio prendendo come una “smentita” un appello di cento scienziati rivolto ad Obama. È chiaro che più che la validità della tesi in sé l’appello mette in discussione la significatività del fenomeno, ma probabilmente “fa lo stesso”.
    3. Aggiungere qualche inaccuratezza qua e là. Freeman Dyson ad esempio da “sostenitore” è diventato “massimo oppositore”, mentre dalle sue dichiarazioni si capisce chiaramente che lo scetticismo è dovuto a questioni puramente metodologiche, che è esattamente il parere di più o meno tutti quelli che sanno perfettamente la differenza fra scienza e religione, a differenza di Ripa di Meana e di molti Verdi ( di cui ha fatto parte ).
    4. Citare fonti “contro” senza valutarne l’attendibilità. Ad esempio, “L’Ambientalista Scettico” ( di Bjørn Lomborg, che non è uno “scienziato” ma un economista ) ha ricevuto apprezzamenti praticamente solo da stampa non-scientifica, mentre molta stampa scientifica l’ha demolito; forse è colpa del fatto che la “scienza ufficiale” è una grande loggia massonica.

    Insomma, ogni volta che politici ed economisti parlano di quanto abbia senso ( o meno ) una teoria su qualcosa a loro totalmente estraneo c’è sempre da commentare; soprattutto quando in Italia c’è chi si lamenta del fatto che i think tanks non sono un’entità riconosciuta come negli USA.

    La seconda parte dell’articolo invece è una recensione dei vari provvedimenti anche in materia di energia delle varie amministrazioni che hanno iniziato a darsi da fare, prima su tutte probabilmente quella statunitense, ma con un discreto seguito; su questo poco da dire, frecciatine a parte. È da notare che a proposito di energia l’Italia è ferma al 1990 e non accenna a schiodarsi, però probabilmente anche dire queste cose è diventato roba da talebani ambientalisti.

    Per il resto le cose divertenti finiscono, se non il continuo cercare alleati a destra e a sinistra, come questa spettacolare leccata di culo:

    Ma forse la più efficace analisi e denuncia di questa manipolazione affidata alla comunicazione mediatica, tv, radio, video e giornali e riviste, l’ha sviluppata nel suo libro recente Pianeta blu non verde – Cosa è in pericolo: il clima o la libertà?, Vaclav Klaus attuale Presidente della Repubblica Ceca, tra i maggiori economisti viventi, che ci esorta a sfidare l’impostura “che non deve rimanere senza risposta da parte dell’opinione pubblica che ragiona razionalmente”.

    Non mi sono chiari i limiti dell’insieme dell’opinione pubblica che ragiona razionalmente, probabilmente io non ne faccio parte.

    Che dire, un disastro. Questo è quello che succede quando anziché prendere il politico come una sorta di specie “meno sviluppata” gli si dà una penna in mano e gli si chiede un bell’articolone dettagliato contro la moda del momento. Non è necessario provare la propria tesi, basta citare qualcuno che sia contrario e che abbia fatto qualche ricerca ( discutibile o meno, tanto mica la leggo ), dopotutto “il politico di queste cose non se ne deve occupare”.

    La cosa più allucinante della faccenda – e tengo ancora una volta a sottolinearla – è che benché Crichton avesse pienamente ragione quando parlava di “Ambientalismo come una Religione“, l’atteggiamento dei più che si oppongono alla Jihad ambientalista è totalmente indistinguibile da quello dei talebani verdi. Non ci si oppone all’idea ma ci si oppone a chi la sostiene.

    Tutte queste sono considerazioni che non hanno nulla a che vedere con le opinioni che chicchessia possa avere riguardo all’ambiente, perché se è vero che è tollerato che le persone abbiano opinioni calcistiche riguardo a vari campi della scienza ( “credo” / “non credo” ) è colpa di una pessima divulgazione ad opera di persone che dovrebbero occuparsi d’altro, e di una classe politica che anziché rivolgersi a chi di queste cose dovrebbe occuparsene spesso sceglie di legiferare “alla cieca”, servendo su un piatto d’argento agli scettici dell’ultim’ora di tutto il mondo l’opportunità di dire la propria, perché “tanto lo fanno tutti”.

    Fortunatamente – per quanto riguarda l’Italia – il Senato ha votato qualche mese fa una mozione promossa da un banchiere, un imprenditore e un avvocato e sostenuta ( ovviamente ) da altri avvocati e imprenditori, fra cui Franco Orsi ( quello della fantastica legge sulla caccia ), Domenico Nania ( sette legislature ) e Marcello Dell’Utri.

    Il contenuto e i toni della mozione sintetizzano alla perfezione tutto il discorso della politica factotum che non fa altro che combinare disastri, ed è la stessa politica che Ripa di Meana disprezza – citando tacitamente Crichton – ad esempio, nel caso della messa al bando del DDT e, in generale, in tutti i momenti in cui “la fede ha scavalcato la ragione”.

    Resta da capire che cazzo ne capisca Dell’Utri di climatologia, di sicuro nel raccontare balle è un professionista.

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    SCRITTO IL 23 giugno 2009 SU Low tech, Scienza

    Mentre in Iran ci sono seri problemi a uscire di casa e in Italia il pedopresidente ha difficoltà con la comunione, altrove ci sono un paio di news interessanti.

    La prima arriva da Nature, ed è una tesi che sulle prime mi sembrava un po’ far-fetched; l’articolo originale è comparso tre giorni fa sul Washington Post, e riguarda una ricerca su come una sorta di analisi statistica analoga a quella che si compie sui messaggi cifrati, svolta su “una serie di numeri apparentemente casuali”, può evidenziare dei pattern che contraddistinguono numeri truccati.

    Brogli ?

    "Preoccupati per la libertà di stampa in Iran" ... ?

    Il caso in questione è la recente tornata elettorale in Iran, in cui nelle cifre meno significative ( le ultime due, su cinque o sei ) ci sono svariate ripetizioni, mentre in teoria le varie cifre dovrebbero essere equiprobabili: per intenderci, se un candidato si aggira “sui 1250 voti” la probabilità che ne prenda 1253, 1247, 1249 o 1261 è pressoché la stessa. È chiaro che se a truccare i dati non è un generatore sufficientemente efficiente di numeri casuali, ma una persona o anche un gruppo di persone, analisi di questo tipo possono fornire risultati interessanti.

    Una ricerca a riguardo, con un po’ di grafici, è questa qui; è leggermente diversa dall’articolo del Washington Post, perché invece che analizzare le ultime cifre significative analizza le prime, mostrando delle interpolazioni sulla curva della legge di Benford, che dice che “in molte analisi di dati” le occorrenze delle prime cifre significative non sono equiprobabili. Per intenderci, la prima cifra significativa è un terzo delle volte “1″, oppure, meno frequentemente, “2″, e così via.

    La conclusione è uno scostamento “quasi certo” ( significatività < 0.007 ) dall’ipotesi di dati non truccati. Ovviamente tutto ciò non fa capire a sufficienza quanto effettivamente l’esito sia stato manipolato, e se il governo iraniano – come ha in parte ammesso – abbia truccato i dati in modo determinante, anche se a parte le solite dichiarazioni tragicomiche dei vari capi di Stato che era da un po’ che non ventilavano il palato, quello che si sta vedendo in questi giorni per le strade di Teheran non è di certo un segnale felice.

    La seconda novità riguarda l’eolico, e “cosa fare per rivedere in modo cosciente il piano energetico di una nazione”, che per l’articolo sono gli USA, ma si può fare un discorso analogo per la Francia, la Gran Bretagna, la Germania e la Scandinavia.

    È vero che l’energia eolica è indubbiamente la più scomoda fra le rinnovabili. Non sempre presente, le pale non sempre funzionano a dovere, sono pesanti e occupano un sacco di spazio. È anche vero che non è da tutti i giorni fare una pianificazione decente che evidenzi “dove conviene piazzare i generatori” e “quanti ce ne vorrebbero – in modo ottimale – per dare un risultato soddisfacente”.

    Il risultato è una sovrastima oltre il verosimile; “ricoprendo il ricopribile si produce venti volte l’energia che si consuma”, dove “il ricopribile” è praticamente tutto tranne le aree densamente popolate, quelle ghiacciate, e quelle eccessivamente irregolari. Tornando nel mondo reale non è niente di nuovo scoprire che un investimento significativo sull’eolico può portare vantaggi, ma nessuno sembra averci pensato abbastanza fino ad ora.

    AND NOW FOR SOMETHING COMPLETELY DIFFERENT

    Hai comprato dall’estero un iPhone 3G ( magari bloccato ) e lo vuoi aggiornare al firmware 3.0 ? Nessun problema !

    • Scarica PwnageTool dal sito della iPhone Dev Team
    • Prepara l’opportuno firmware crackato in modalità “esperto”, per assicurarti che siano attivati “attiva il telefono” e “aggiorna la baseband” ( e magari liberati del logo con l’ananas che fa schifo )
    • Quando ti chiede se hai già PWNATO l’iPhone digli di no; segui le istruzioncine
    • Fai un backup da iTunes in modo da salvare contatti, sms, etc.
    • Aggiorna, ma assicurati di avere una wifi a tiro
    • Scarica ultrasn0w tramite Cydia
    • Riavvia !1

    A me dava continuamente il diabolico errore 1600 mentre cercavo di aggiornare il firmwaree ( quinto passo ); per liberarvene installate il firmware 3.0 ufficiale ( non funzionerà, ovviamente ) e poi prova a ricreare quello crackato.

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    1. l’iPhone, non il computer, cazzone !
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    SCRITTO IL 7 maggio 2009 SU Low tech, Scienza

    Prendendo spunto dalle headlines del TG1 si possono fare un sacco di cose utili, anche se non me ne viene in mente nessuna ora, perciò mi sembra carino commentare news altrove aggiungendo vignette totalmente scorrelate.

    papaUna cosa abbastanza simpatica che ho trovato – che fra le varie cose dà fede al noto fatto che l’unica branca della chimica che non spinge chi la studia al suicidio è la chimica computazionale – è una ricerca che studia in un modo strano come si attaccano molecole di qualcosa (fluidi ?) a pareti di vario tipo, cosa che porta ad esempio allo studio della tensione superficiale dei fluidi – perché una goccia di mercurio su un tavolo è abbastanza “sferica” e perché una goccia d’acqua non lo è – e un po’ di altre cose.

    La ricerca in questione è fatta con simulazioni di molecole come blocchi di tetris.

    Livello 11; enjoy

    Livello 11; enjoy

    La cosa divertente di queste simulazioni è che spesso funzionano, per cui esattamente come adesso si usano cose che fanno conti per progettare altre cose che fanno conti, la termodinamica dei blocchi di tetris è strettamente legata ad applicazioni in campo di nanotecnologie.

    Utilizzando quindi un po’ di conticini di termodinamica classica e ipotizzando semplicemente che due molecole non stiano, in linea di massima, nello stesso posto, sono stati valutati gli effetti superficiali, pressione e potenziale chimico, in termini della densità, ottenendo per i vari pezzi ( poi eventualmente mescolati, come quello nella figura ) anche ordinamenti abbastanza interessanti all’aumentare proprio della densità.

    L’utilità di tutto ciò è un accordo abbastanza ragionevole nella misura sperimentale di certe quantità; chi l’avrebbe mai detto.

    Altrove, sempre nello spirito del “chi l’avrebbe mai detto”, ho trovato un articolo piuttosto interessante di un archeologo intitolato Forging Ahead – Or, how I learned to stop worrying and love eBay, che racconta un fenomeno bizzarro circa il mercato dell’antiquariato.

    eBay garantisce anonimato e riservatezza per molti scopi, a tal punto che molti grossi negozi possono ridursi semplicemente ad una stanza buia di due metri quadri con una bella bacheca sul web; la conseguenza più ovvia è che chiunque potrebbe vendere tonnellate di merce rubata senza farsi grossi problemi, abbattendo totalmente i costi di intermediazione, con le poste come unico caveat; certo, vivendo in Italia questo è un grosso problema, ma non per chi in Italia non ci vive.

    Un’altra conseguenza ovvia che per un po’ di tempo non è stata presa in considerazione è che così come eBay favorisce i ricettatori di cose arbitrariamente antiche che se ne impossessano profanando tombe e saccheggiando e incenerendo villaggi Sioux per poi spargere il sale, anche l’orda di falsari di tutto il mondo ha trovato l’Eldorado su Internet, per cui essendo spesso molto più difficile procurare merce autentica che replicare maschere e vasi si è creata una disparità notevole.

    Il lato ironico della faccenda è che spesso se la sono presa nel culo anche i ricettatori da film di Spielberg che spendevano una fortuna per merce “autentica” compensando con la vendita di falsi, per poi scoprire che era molto difficile distinguere la copia dall’originale, senza uno spettroscopio o qualche altro sistema più sofisticato, per cui spesso si ritrovano vendite di “autentici” a prezzi da capogiro che provano sperimentalmente il rapporto pressoché inesistente fra “prezzo” e “valore”.

    L’autore dice anche che i falsi su eBay hanno superato il 95% della merce, e quel che resta non sempre è immediatamente distinguibile, tanto che ormai la produzione di falsi ha raggiunto anche i musei che sono stati costretti a ricorrere a tecniche sofisticate per “filtrare”.

    Detto ciò, the game.

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    SCRITTO IL 6 aprile 2009 SU Riflessioni, Scienza

    Giorni fa ( 1 aprile ) ho letto questa notizia:

    «Prevedo un terremoto». E un ricercatore scatena la psicosi tra l’Aquila e Sulmona

    Oggi leggo questa notizia:

    Terremoto in Abruzzo: 92 morti accertati, 100 mila sfollati e 1.500 feriti1

    C’è qualcosa che non va in tutto ciò. Se la stampa italiana è uno sciame di pesci abissali con enormi difficoltà di elaborazione di un qualsiasi tipo di pensiero, in linea di massima si può pensare che abitiamo in un paese pieno di gente stupida, e la cosa non dovrebbe creare troppi problemi. Quando però la lieta commediola non termina con una gag con la regina Elisabetta o con un “malinteso” ma con novantadue morti sotto un ammasso di macerie forse anche i pesci abissali capiscono che c’è qualcosa che non va bene.

    Siccome io mi fregio dell’onore di non appartenere all’infame categoria, ero curioso di vedere un paio di cose per approfondire la vicenda.

    La prima cosa è che Guido Bertolaso è un medico, e non si capisce bene a che titolo sia capace di dire frasi come la seguente:

    lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere

    È vero, e non è una logica molto contorta, perché comunque Bertolaso rientra in quel 95% di italiani che vive di favolette per bambini.

    La cosa cui né Bertolaso né i pesci abissali del Corrierino hanno dato alcun peso è la seguente. Se una previsione su una scommessa la cui posta in gioco è una monetina da -.10€ si dimostra falsa non è una tragedia. Se invece una previsione su un terremoto di entità relativamente catastrofica si dimostra falsa l’unico danno è psicologico ( e quindi riparabile, bando a credenze varie ); se invece si rivela vera, beh, abbiamo capito; dopotutto è troppo facile ora chiedere agli sfollati se un falso allarme terremoto vale la pena o no, col senno di poi.

    Una falla dei discorsi di Bertolaso è che parla senza cognizione di causa, un po’ come gli editorialisti del Corriere. Ovvero, non essendoci da nessun altra parte un giornalista scientifico con più di due neuroni funzionanti che gli chieda “ehi, ma a che titolo dice cose del genere ?” nessuno si preoccupa di smentire il capo della protezione civile, perché non è costume.

    Per quanto riguarda la negazione esplicita dell’imprevedibilità dei terremoti, il discorso non è così semplice, ma ancora, Bertolaso queste cose non le può sapere perché dal suo CV si evince solo ed esclusivamente che si è occupato di emergenze, ma non della parte relativa a previsione e prevenzione delle stesse.

    Vediamo un paio di metodi “verosimili” a nostra disposizione, uno di carattere “fisico”, un altro di carattere “statistico” geologico.

    La profezia

    Molto incautamente, tal Giampaolo Giuliani, che ha ricevuto un avviso di garanzia per il falso allarme del 1 aprile, aveva utilizzato un metodo basato sulle fluttuazioni della radioattività ambientale nei dintorni ( temporali, ovviamente ) di un terremoto. Il fondo di radiazione ambientale è in gran parte dovuto al radon, che è l’elemento radioattivo più abbondante in natura, perché è un prodotto di decadimento di altri elementi ( ad esempio il Radio 226 ) presenti nelle rocce, e questo è uno dei motivi per cui “la vita all’aria aperta” è un po’ meno sana del previsto, se l’aria aperta sbatte su una piana gargantuesca di rocce granitiche.

    Long story short, se viene rilevata una serie di fluttuazioni dei conteggi di radioattività che si discosta significativamente dalla “stabilità”, evidentemente c’è qualcosa che non va nel sottosuolo.

    Il problema di questo metodo, a spanne, è che non c’è una garanzia “di vita o di morte” nella previsione dell’epicentro, perché il radon che arriva ai rivelatori può fare un po’ il cammino che vuole lui; tuttavia se effettivamente la correlazione fra fluttuazioni di radioattività e “probabilità di terremoto” è evidente, è già un gran risultato stabilire bene o male le zone interessate. Questo è accaduto, però non è sufficiente.

    Un altro problema ( e questo lo dichiara chi ha messo a punto il metodo ) è che non è possibile stabilire con precisione il “quando” preciso, e l’errore può andare dalle ore ai giorni. Questa è una gran fregatura, e Giuliani se ne è reso conto.

    Una cosa ironica della faccenda è che cercando su internet si recupera persino una tesi di dottorato risalente al 1978, quindi è sufficientemente evidente che non è una cosa recente.

    Cose più recenti

    Un metodo più recente, secondo me più interessante e meno da fisico sperimentalaccio, riguarda l’analisi dei dati sismologici per cercare trend particolari in periodi arbitrari precedenti ad un terremoto, a meno del rumore di fondo. È una tecnica relativamente recente e a quanto dicono gli autori di alcune pubblicazioni a riguardo ( [1] e [2] ):

    Calibrating the method with the data for one region provides a tool for predicting an impending earthquake within that region. Our analysis of the data for a large number of earthquakes indicate an essentially zero rate of failure for the method.

    I dettagli del metodo non sono troppo comprensibili per il lettore medio del Corrierino, ma fondamentalmente non si discostano troppo da “quello che si fa di solito”, ovvero:

    1. Si analizza il fondo in un bel po’ di circostanza
    2. Si quantifica il fondo
    3. Si ipotizza un determinato trend per l’attività immediatamente antecedente il terremoto
    4. Vediamo se funziona

    In questo caso, posto che il metodo funzioni, si può anche stimare la posizione dell’epicentro, visto che in genere è difficile che fluttuazioni anomale in Alaska siano correlate ad un eventuale terremoto a Lisbona.

    Due problemi però rimangono; uno è il solito “quando”, perché anche qui un errore di 24 ore ( anche se la ricerca parla di tempi minori ) rischia di seminare panico in un’area molto vasta, soprattutto perché comunque il tempo per le rocce passa un po’ molto più lentamente che per noi.

    Il secondo è dovuto al solito legame fra correlazione e causalità, ovvero “come distinguere i segnali di terremoto dai falsi allarmi”, e questa è una cosa che si può raffinare con un’analisi fenomenologica via via maggiore, però è piuttosto ovvio che è difficile eliminarla del tutto.

    A questo punto sta solo alla coscienza di chi vive in una regione sismicamente attiva decidere se vale la pena subire qualche falso allarme una volta ogni tanto per rischiare di salvare qualcuno se l’allarme è vero.

    Ovviamente non mi spreco nemmeno di chiedere a qualunque pesce abissale di non riportare dichiarazioni prive di cognizione di causa, perché sarebbe proprio troppo, e probabilmente non capirebbero nemmeno.

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    1. Alle 19.30 i morti sono saliti a oltre 150
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    SCRITTO IL 26 marzo 2009 SU Lols, Scienza

    Forse sono razzista o semplicemente la chimica mi fa schifo, ma i chimici, assieme ai medici, sono una delle fonti più impressionanti di ricerche interdisciplinari pesantemente contestate dalla comunità scientifica. Interdisciplinari, perché la chimica e la fisica dei nuclei sono meno collegate di quanto non si possa pensare.

    what

    Ovviamente, se non ci fosse un articolo sul Corrierino a riguardo, tutto ciò sarebbe relativamente ignoto.

    Prima di dire quello che quell’articolo dice, è bene raccontare un po’ quello che non dice.

    Innanzitutto, a parlare è un geologo, e in un Paese in cui le persone si sono completamente dimenticate le ubicazioni dei capoluoghi di regione non si capisce per quale motivo si dia per scontato che si sappia di cosa si stia parlando. In breve, la fusione nucleare propriamente detta è una reazione ad energie relativamente alte che consiste nella “fusione” di un paio di nuclei in un nucleo più grande ( e.g. isotopi H + H -> He ), liberando una quantità abbastanza sorprendente di energia, per cui è di grande interesse la struttura del nucleo degli ingredienti; infatti si sa che in questo caso idrogeno e deuterio si comportano diversamente, mentre sono “chimicamente indistinguibili”.

    Inoltre, l’articolo non racconta i motivi della contestazione della fusione fredda. Racconta che “ci sono state discussioni”, e non dà nessun peso “negativo” all’atteggiamento a volte pseudoscientifico dei proponenti, osannando cazzate tipo la seguente:

    Nelle loro numerose presentazioni in giro per il mondo i due chimici americani non forniscono tutti gli elementi necessari per ripetere l’ esperimento e minimizzano le difficoltà di riproducibilità del fenomeno. [...] Il mondo scientifico è frastornato, i media sono impazziti. La possibilità di avere a portata di mano la soluzione dei problemi energetici suggerisce attenzione, al di là del comportamento irritante di Fleischmann e Pons.

    Essere degli idioti è vista come una cosa folkloristica, un po’ come il bambino stupido che non capisce mai niente ma è un bravo bimbo e quindi fa un po’ di tenerezza. Poi ovviamente il giornalinista cerca di correggere il tiro:

    [...] Alcuni scienziati del prestigioso Caltech, l’Istituto di tecnologia della California, organizzano una severa istruttoria scientifica. In appena un mese la sentenza è pronta: il fenomeno non esiste, non è spiegabile, forse è pura illusione. Per altri è addirittura frode scientifica.

    Che cattivi.

    Comunque è bene aggiungere altre cose. Ci sono stati svariati tentativi di replica, uno persino nella mia università, e nessuno fino ad ora è stato soddisfacente.

    Quale è la conclusione di tutto ciò ? La Fusione Fredda non è necessariamente una vaccata colossale, ma è semplicemente una specie di “idea” la cui esistenza è stata assunta a priori e le ricerche a riguardo sono state altamente biased, perché ogni eventuale non-riproducibilità viene etichettata ( dai sostenitori ) come una farsa, un esperimento taroccato, esattamente come si fa per molte altre cose, omeopatia in primis.

    Questo non è male solo perché dà false speranze alle persone – e magari a quel briciolo di comunità scientifica che non ha una precisa opinione su tutto ciò – ma perché non fa capire se effettivamente la cosa abbia un minimo di senso o sia solo l’ultimo elemento della grande lista delle balle scientifiche.

    Ma dopotutto non posso permettermi di andare a spiegarlo da me ad uno che titola “ritorna la fusione fredda, con tanti proiettili nucleari“.

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    SCRITTO IL 26 febbraio 2009 SU Banane, Riflessioni, Scienza

    È assodato da non poco tempo che il governo attuale sia un tripudio di bimbi speciali e di premi Nobel mancati alla nascita, ma la fila di idee idiote si sta allungando a vista d’occhio, e sarà difficile parlarne in un post solo, per cui probabilmente se ne parlerà ad oltranza poi.

    HELP !

    HELP !

    Il primo è l’ennesimo accordo da campagna elettorale sul nucleare, sul quale vale la pena spendere un paio di parole.

    Premessa

    La prima parola è un “hahaha” nei confronti dell’incredibile quantità di zecche che dall’alto di lauree che vanno da “giurisprudenza” a “filosofia” ( acquisite o in fieri ) piagnucolano sul fatto che in Italia serve “fare ricerca sulle rinnovabili”.

    Quello che queste persone in effetti dimenticano è che la ricerca sulle fonti rinnovabili non si fa da sola, ma oltre ai fondi servono le risorse umane, e la carenza di laureati in ambito scientifico in Italia non è solo dovuta allo scarso incentivo allo studio ( o, appunto, alla mancanza di fondi ), ma spesso anche ai buchi nel cervello delle suddette persone che con l’emisfero destro si lamentano perché il solare è sconosciuto in Italia, mentre col sinistro piagnucolano dei loro 3 in matematica al liceo.

    Veniamo ora a fatti più attuali, il capitoletto che potrei intitolare “le stronzate dei bimbi speciali di Forza Italia”.

    Le stronzate dei bimbi speciali di FI

    Cito:

    Eravamo protagonisti del nucleare negli anni ‘70, poi per il fanatismo ideologico di una parte politica abbiamo interrotto la costruzione di due centrali che erano vicine ad essere completate. Ora la Francia con grande generosità apre a noi e ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l’80% del loro fabbisogno con il nucleare, un’energia pulita in un sistema di sicurezza che consente ai francesi di pagare l’energia che consumano la metà di quanto pagano gli italiani.

    Dalla quantità di stronzate in così poche righe è evidente che chi parla, oltre ad essere un noto giurisperito è anche un noto massone. Diamo i numeri:

    1. Eravamo protagonisti del nucleare negli anni ‘70“: questa è la balla #1; fino al 1986 in Italia si contavano 4 centrali nucleari funzionanti. In Francia fino agli anni ‘60 se ne contavano 9. Ora sono oltre 50.
    2. il fanatismo ideologico di una parte politica“: questa è la balla #2, e per smentirla è sufficiente cercare da qualche parte e vedere le percentuali dei “sì” per quel referendum; non solo, per il “sì” ( per l’abrogazione ) si schierarono ufficialmente anche PCI, PSI e DC, e la cosa parla da sé. Fra l’altro il referendum è stato fatto subito dopo Chernobyl; che è un po’ come attaccare l’Afghanistan dopo l’11 settembre.
    3. ricordiamo che loro hanno la possibilità di produrre l’80% del loro fabbisogno con il nucleare“: questa è la balla #3, ma sono convinto che sia detta in buona fede, come quelle cose che può dire chiunque parli di argomenti che non conosce. È abbastanza vero che la Francia ha tutte le centrali che vuole per soddisfare eserciti e imperi, però la IEA la pensa un po’ diversamente riguardo alla provenienza delle risorse che queste centrali utilizzano; in parole povere, se hai un sacco di centrali nucleari ma devi comprare da terzi parte dell’uranio, sei a metà dell’opera, ma l’altra metà non te la regala lo spirito santo.

    Ho già parlato un’altra volta di nucleare, per cui alcuni dati li potete andare a recuperare nell’altro post, con tanto di fonti1.

    Ehi, ma ci stanno fregando ?

    Nonostante le usuali balle del gommoso brianzolo, questa farsa del “nuovo piano nucleare italiano”, che a prima vista potrebbe sembrare una buona notizia ( soprattutto per chi è tendenzialmente a favore, come me ), in realtà sembra di essere un nuovo affare Alitalia, e gli indizi sono diversi.

    Il primo indizio è che chiunque voglia parlare di nucleare si dovrebbe rivolgere in primis ai suoi ricercatori, al CNR e alle Università, prima che ad un leader politico di un altro paese; queste cose le faceva l’Unione Sovietica con “gli stati amici”, per cui è comprensibile che si facciano anche qua. Non solo, la Francia ha 60 centrali e un piano che va avanti dagli anni ‘50: altri tempi, e altro budget, dunque non sembra l’esempio più immediato da cui copiare, sarebbero addirittura meglio l’Iran o l’Armenia.

    Cazzate a parte, questo è esattamente l’interesse che hanno in Università e Ricerca persone con un livello di istruzione molto basso.

    Il secondo indizio è che la prima centrale verrà attivata ( forse ) nel 2020. Chi non è Claudio Scajola e non ha grosse difficoltà con le tabelline si può benissimo rendere conto che i circa 60GW di potenza installata in Italia rimarranno lì dove sono, col petrolio in aumento in questi anni, e ammesso che un disastro di proporzioni epiche non uccida il 90% della popolazione e faccia crollare il fabbisogno energetico, “forse ci siamo svegliati un po’ in ritardo”.

    Dunque ?

    Non c’è molto altro da dire, perché è abbastanza splendidosplendente che è dal 1987 che non ci si occupa di energia in Italia; negli USA quando Obama vuole rivedere il piano energetico si rivolge ad un premio Nobel, noi invece ci accontentiamo e scegliamo Scajola, che non si capisce bene che qualifiche abbia.

    Lo stato attuale è che per l’ennesima volta ci si sta affidando ad un altro Paese che per quanto abbia un piano energetico decente di sicuro non ha intenzione di fare della filantropia, you do the math.

    Aggiungo due cose.

    • La Francia, che non è la Franciacorta, è la stessa Francia cui è stata regalata Alitalia; in più pare che in oltralpe siano oltremodo incazzati per la questione TAV, chissà se c’è un legame …
    • Meglio Sarkozy o Gheddafi ? Entrambi in queste condizioni possono staccare la spina ( o chiudere il rubinetto ) e lasciare l’Italia col culo per terra; anche qui c’è l’imbarazzo della scelta.
    _______________

    1. sul post vecchio aggiungo qui un chiarimento, che è stato esaurito in un mio articolo su Kronstadt #41 ( pagina 6 ), ma non sul blog: le percentuali sul rapporto produzione / importazione indicano che 95% è quasi un perfetto equilibrio, ma non un’autosufficienza energetica, perché “si produce tanto quanto si importa”; l’autosufficienza energetica è raggiunta solo dai Paesi che sono prevalentemente esportatori, quali Australia, Russia, Algeria, etc.; tutti i dati comunque si possono vedere qui, anche se non sono di facilissima interpretazione.
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    SCRITTO IL 29 gennaio 2009 SU Cultura, Scienza

    Nonostante non pulluli sempre di grandi notizie come questa qui, recentemente il Corrierino ha pubblicato un articolo simpatico, alla solita maniera:

    • Si cerca una notizia scientifica interessante a caso: non è prioritario che sia d’attualità
    • La si recensisce avendo cura di mostrare in modo dolcemente ingenuo1 dimostrando di dover venire incontro alle capacità mentali di quella grande fetta di redazione che non capirà mai un cazzo dell’argomento
    • Infine, cosa fondamentale, non si pubblica nel modo più assoluto nessun link di riferimento

    Finché si fa del becero opinionismo sulla strage di Erba la cosa è più che accettabile, però non è questa la situazione.

    spock

    Dopo una lunga e inutile premessa l’articolo in questione, su un sito un pochino più decente, è questo qui; il titolo è Spooky memory at a distance with quantum teleportation, e si riferisce a questa pubblicazione.

    C’è un motivo particolare per cui questa notizia non è così tanto interessante come potrebbe sembrare a prima vista, ma prima occorrono un paio di paragrafetti di premessa.

    Il teletrasporto quantistico è una procedura strettamente legata al concetto di “stati entangled”, che sono una delle conseguenze controintuitive più “elementari” della meccanica quantistica. Gli stati entangled sono più o meno i colori di due palline colorate, una rossa e una verde, che un maniaco porta sempre appresso. So con certezza che tale maniaco ha sempre addosso due palline colorate, ma gioca sempre con una sola, l’altra la tiene nascosta: quando lo incrociai per strada una volta giocherellava con la verde, per cui sapevo perfettamente che in tasca aveva la rossa. Dunque l’informazione su uno stato ( il colore della pallina “scoperta” ) mi regalava necessariamente informazione sull’altro.

    Quest’esempio semplificato crolla miseramente se si pensa che in realtà gli stati quantistici sono più infami del previsto; ad esempio, se il maniaco mi regala la sua pallina verde io continuo ad avere informazione sul colore di quella che invece ha tenuto, ma se decido di colorare la mia pallina di rosso non è assolutamente detto che anche la sua pallina rimanga rossa.

    Perché ? Perché sì. Colorando la mia pallina di rosso non ho fatto altro che trasferire informazione a distanza dalla sua alla mia, in modo da averne una copia perfetta.

    Il problema, appunto, è che il teletrasporto quantistico non è altro che un trasporto distruttivo di informazione, fra un oggetto e un altro; non vengono trasportati gli oggetti, ma gli stati, per cui sorgente e copia devono preesistere in partenza ed essere “simili” ( accontentatevi di “simili” per ora ), per cui tralasciando le ovvie difficoltà di calcolo per il teletrasporto di un organismo vivente – occorrerebbe trasportare una manciata ( miliardi di miliardi di miliardi ) di informazioni da una parte all’altra, e la cosa non è al momento pensabile in un periodo verosimile2 – occorrerebbe avere un blob informe che abbia più o meno le stesse caratteristiche quantistiche di una persona su cui si vada a trasferire l’informazione.

    Chi si aspettava “la gran figata” rimarrà un po’ deluso, perché non vedrà alcun uso a breve termine della cosa.

    Chi invece sa più o meno di cosa si parla sa che il teletrasporto quantistico non è una novità, nemmeno da un lato sperimentale, ma questo esperimento è il primo ( o uno dei primi, non sono mica un solidista ! ) teletrasporto a “lungo raggio”3, usando come unici ingredienti un atomo sorgente, un atomo destinazione, e un laser, come veicolo di informazione.

    La cosa elegante, appunto, è rappresentata dal trasferimento di informazione elementare ( manipolabile ) a lungo raggio, che è una perla per il calcolo quantistico, visto che in questo caso non sono state usate cose schifose come “interazioni nucleari”, che proprio per il cortissimo raggio d’azione ( un milione di miliardi di volte meno ) non rappresentavano il massimo della praticità.

    I “computer superveloci” di cui parla il Corrierino sono già quindi realtà ( seppure in forma di prototipi che non funzionano così tanto bene, ma tempo al tempo ), però con una tecnologia di questo tipo, sperando che evolva in precisione e in decenza di condizioni sperimentali – magari una temperatura maggiore di -200 °C sarebbe una cosa carina – di sicuro si possono fare numerosi passi avanti.

    _______________

    1. come quei ragazzini che volevano costruire una scala verso il paradiso per rivedere il loro amichetto morto
    2. si arriva a svariate volte l’età dell’universo, per un gatto, o per una persona
    3. un metro, per ora
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    SCRITTO IL 4 gennaio 2009 SU Banane, Cultura, Ffruustration, Scienza

    Dal Corrierino:

    CITTÀ DEL VATICANO — La pillola contraccettiva classica «funziona in molti casi con un vero effetto abortivo», viola «cinque diritti umani» e già che c’è «ha effetti ecologici devastanti», seminando «tonnellate di ormoni nell’ambiente» e contribuendo così all’«infertilità maschile in occidente». Lo sostiene un articolo comparso ieri sull’Osservatore Romano e firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici». Tesi controverse, considerate con prudenza anche in ambito cattolico, che hanno già provocato la reazione di addetti ai lavori come il professor Gianbenedetto Melis, vice presidente della Società italiana della contraccezione: «Sono affermazioni fantascientifiche ».

    L’articolo continua con un “Di certo sono affermazioni per nulla scontate”: c’è da chiedersi, più che altro, se siano vere, perché le ricerche di questo tipo possono fornire anche i numeri del lotto.

    biohazard

    Soprattutto se un articolo contro qualcosa sul quale i puffi fanno terrorismo mediatico da un po’ tanto tempo è firmato da uno dei puffi stessi, ma di questo il Corrierino se ne fotte, fortunatamente, perché dopotutto “il giornalista riporta quello che vede”.

    Ma in fondo, inquina di più una manciata di ormoni in circolazione o un bambino che nasce, nella società occidentale ?

    Ai posteri l’ardua sentenza, agli altri un felice e gioioso “vaffanculo”, o, in alternativa, un servizio nel TG1 delle 13.

    Ovviamente sulle violazioni dei diritti umani sappiamo perfettamente quanto abbiano da insegnare a chiunque; fortuna che al resto del mondo civilizzato non importa assolutamente niente.

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