seppuku un blog magmatico
  • Scritto il 21 luglio 2010 in Cultura, Riflessioni, Scienza

    Se il post precedente parlava dell’illusione che leggere un giornale dia una panoramica reale sugli eventi, non c’è voluto molto per avere una piccola conferma.

    Il curatore della pagina scientifica di Repubblica

    Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ma un articolo che titola “Newton si è sbagliato
    la gravità non esiste”
    fa venire qualche dubbio esistenziale su come Repubblica monitora le notizie scientifiche.

    L’incipit dell’articolo è questo:

    La teoria degli universi paralleli funziona anche come una metafora letteraria e ci sono tre modi per raccontare questa storia. Nella prima versione un ladro nel Sud della Francia fa sparire computer, passaporto e carta di credito di un celebre scienziato. La seconda versione racconta la vita di due gemelli monozigoti la cui vita procede perfettamente identica, fino a un divorzio che spezza l’armonia. La terza storia ci rivela che la teoria della gravità di Isaac Newton è un’illusione. Quest’ultima ci porta alla scoperta dell’universo “olografico”, della “teoria delle stringhe” e altri termini esoterici, misteriosi e affascinanti. Nonostante le apparenze è più facile partire dalla fine.

    La questione della “metafora letteraria” gliela passo per esigenze stilistiche, ma la faccenda delle tre storie è abbastanza incomprensibile. Volendo estrapolare, si capisce che Repubblica ha afferrato il concetto di “crisi della fisica classica” con un centinaio di anni di ritardo, e volendo invece difenderli si può dire che questo concetto non è chiaro a molti, visto che appunto “la legge di Newton si fa anche al Liceo e nessuno dice che è sbagliata”.

    In realtà il discorso non regge più di tanto, ma peggiora, tirando fuori le varie interpretazioni delle teorie delle interazioni fondamentali a scapito della povera gravità, che non è mai piaciuta a nessuno. Attenzione, è importante sottolineare che la questione di “molti mondi”, “ologrammi” e “universi paralleli” è puramente interpretativa e speculativa ( i.e. sono chiacchiere ) perché troppo spesso si lesinano questi concetti a profani o a studenti all’inizio facendogli pensare che i Fisici studino modi per comunicare con gli alieni i con i parenti morti.

    L’abbandono di Newton era già stato anticipato dalla relatività di Albert Einstein ma ora avviene una rottura ancora più radicale. Un celebre fisico matematico olandese-americano, il 48enne Erik Verlinde che ha già legato il suo nome alla “teoria delle stringhe” (la supersimmetria negli universi paralleli), sta agitando il mondo accademico degli Stati Uniti con una serie di conferenze in cui fa a pezzi la teoria della gravità. Da Harvard a Berkeley, i colleghi scienziati lo stanno prendendo molto sul serio. La sua nuova visione infatti può gettare una diversa luce su alcuni dei grandi temi della fisica contemporanea: la cosiddetta dark energy (energia oscura), una sorta di anti-gravità che sembra accelerare l’espansione dell’universo, o la “materia oscura” che ipoteticamente tiene unite le galassie.

    Anche qui “la supersimmetria negli universi paralleli” è una descrizione insensata, inutile e priva di significato, sarebbe stato più corretto ( e più umile ) parlare di “una teoria che si propone di unificare tutte le teorie fisiche”, oltretutto si sminuiscono persone come Edward Witten e Shing-Tung Yau che hanno legato forse meglio il loro nome alla teoria delle stringhe.

    Il resto dell’articolo è uno sproloquio fricchettone su discorsi ( probabilmente divulgativi ) di Verlinde per giustificare alcune interpretazioni della teoria, e non si capisce un granché sul se e perché effettivamente Newton abbia sbagliato.

    In realtà tutto il discorso è qualcosa di ben noto nell’ambiente, e riguarda molti maldestri tentativi di unificazione della gravitazione col resto della fisica conosciuta, un’impresa che è tanto interessante quanto disperata, e rimane tutt’ora ( pur coi vari spiragli offerti da teorie più o meno recenti ) un problema aperto, tanto che il fatto che Newton si fosse sbagliato è noto da più di cento anni, mentre per ora non si può dire tanto di più su quello che è venuto dopo.

    Il problema serio a questo punto non è tanto che non abbiamo una teoria completa, dopotutto entrambe le teorie ( “macroscopica” e “microscopica”, per essere spiccioli ) funzionano a dovere nel loro ambito, o quasi; il problema è la proliferazione della speculazione filosofica a riguardo, dei molti universi o di chissà che altro, scambiando molte congetture e interpretazioni per “reali teorie”, e lasciando che gli epistemologi, da tempo disoccupati, tornino a versare fiumi di inchiostro a riguardo.

    Come disse qualcuno, quando la fisica si stacca dall’esperimento diventa una “scienza malata”.

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  • Scritto il 14 luglio 2010 in Riflessioni

    HEY YOU: da pressappoco 10 minuti il tuo blog preferito ha anche una versione mobile ! Cosa aspetti ? Collegati con uno smartphone col tuo piano tariffario preferito e peggiora la tua vista tentando di leggere i miei fantastici post, per altro ricchi di immagini coloratissime che ti rallegreranno dopo le bestemmie che lancerai contro la TIM per aver prosciugato il credito !

    Faccio outing: non ho mai comprato un giornale in vita mia. Non che la cosa sia una questione di principio, ma non ho mai trovato molto senso per nessuno della mia generazione spendere un euro al giorno per 40 fogli dei quali ne leggerò al massimo 4, e probabilmente solo il primo giorno, per l’entusiasmo iniziale, che, inevitabilmente, è destinato a evaporare.

    Pic unrelated

    Ho avuto una discussione con un amico tempo fa riguardo alla differenza fra leggere un giornale e leggere le notizie sul web, e nonostante gli anni di differenza fossero meno di 20 ( in realtà meno di 5 ), il punto di vista che esprimeva era più o meno concorde al primo paragrafo di quest’articolo.

    Probabilmente la mia poca voglia di argomentare aveva a che vedere con un esame imminente, ma mi ero completamente dimenticato di aver letto un articolo su un sito che frugo spesso; lungi da me dare l’idea che io sia un grande fan di certe robe: sono ben cosciente che una buona parte degli articoli di Reason hanno un umorismo peggiore di quello di Libero ( e anche un livello di arroganza comparabile, compreso il sopracitato ), ma tolti quelli molti altri sono a posto, così come è OK l’approccio che quella gente ha nei confronti del proprio lavoro.

    In effetti l’articolo di Reason sembra una risposta anticipata di una decina di giorni all’articolo de La Voce. La prima tesi è questa:

    Possiamo pensare che la perdita di copie della stampa tradizionale sia dovuta a quanti, consultando gratuitamente il sito on line del giornale, non trovano ragione per comprare il giorno successivo la copia? Una tesi poco convincente. Il formato delle notizie dei siti on line [...] è infatti più simile a quello delle news televisive: notizie brevi e concise senza approfondimento.

    L’interpretazione che do a questo fatto è quella di un discorso “di media”, sul quale però avrei due osservazioni da fare. La prima è che l’autore sopravvaluta i lettori, ovvero c’è una sorta di assunzione che il lettore non sia uno che compra il giornale tutti i giorni per andare al lavoro per vedere se finalmente han messo sto cazzo di resoconto della Sagra del Carciofo, ma una persona che giorno dopo giorno è sempre più entusiasta di sapere tutto quello che è capitato nell’arco di 24 ore, chi è morto ieri, due giorni fa, l’anno scorso, e quali farmacie in centro sono di turno, non si sa mai che serva. In realtà dubito che sia mai stato così e dubito che lo sia, una buona parte dei lettori compra il giornale per abitudine, e azzarderei anche a dire che questa percentuale è più dell’80% dei lettori – altrimenti non ci sarebbe stato motivo per il New York Times di diminuire l’edizione cartacea. La seconda osservazione è che, tolti i necrologi e gli articoli sull’esistenza di una squadra di pallamano del mio vecchio liceo, il 95% delle informazioni presenti su un giornale o sono irrilevanti – evviva le foto dell’estate ! – oppure sono reperibili altrove.

    L’altra assunzione dell’autore dell’articolo è infatti che l’accesso ai canali informativi sia rimasto inalterato, dalla fine dell’ottocento ad ora. È vero che il sito di Repubblica ha “articoli sintetici”. È anche vero che tutti gli articoli che non riguardano l’Italia – anche del giornale cartaceo – sono inutili, perché esistono fonti informative ufficiali o meno di sicuro più attendibili di un giornalista che ormai quasi sicuramente ha attinto dalle stesse fonti. È capitato un paio di volte che questo blog anticipasse Repubblica su alcune notizie, e capita ogni giorno di ricevere aggiornamenti su twitter che gli omini di Repubblica agguantano ore dopo.

    Esempi.

    Chiunque voglia avere informazioni scientifiche non legge un giornale; non esistono giornali con una pagina scientifica degna di questo nome, per cui i possibili lettori si dividono in due categorie: quelli che ci lavorano, e quindi hanno accesso a riviste specializzate, e i “profani” che si accontentano delle sintesi, e se ne possono trovare di quanto e più valide di quelle di un giornale cartaceo facendo una banalissima ricerca su Google.

    Chiunque voglia avere informazioni sugli eventi culturali passati, presenti e futuri non ha senso che compri un giornale, perché quasi tutte le mostre, i concerti, etc., sono organizzati da persone che vivono nel 2010 e hanno un sito web: per quale motivo le notizie su un giornale cartaceo dovrebbero essere più affidabili della fonte ufficiale ?

    Esempi analoghi se ne possono trovare a volontà, dagli articoli di economia – molti economisti di rilievo hanno un blog – alle news tecnologiche, e in particolare è abbastanza buffo e anacronistico pensare di cercare notizie adeguate sul Corriere ( Ars Technica è di sicuro meglio ).

    L’articolo di Reason citato fornisce un’analisi compiuta da due giovani stagisti obbligati a trovare questo genere di cose per ogni sezione di un numero a caso del New York Times, per cui se non ci credete dateci una lettura – ma in ogni caso se non ci credete siete proprio degli stronzi.

    Il secondo punto – siete solo al secondo punto di questo post, è tornata la grafomania ! – è un giornalista che piagnucola sul futuro della sua professione, cito:

    Notizie semplificate e veloci [...] possono trovare visitatori solamente se diffuse gratuitamente. Perciò i siti on line, per questa componente di contenuti, non possono riuscire a raccogliere ricavi dai lettori; [...] il mondo di Internet, pur destabilizzando gli attori tradizionali, non ha ancora risolto compiutamente i problemi legati all’equilibrio economico dei siti.

    È un po’ il solito discorso del produttore di clave che si lamenta perché i fabbri gli han fatto chiudere bottega. Se una notizia è “semplificata e veloce” vuol dire che non ha avuto costi di fabbricazione così elevati da doverne assicurare un profitto minimo, per cui il discorso in sé fa un po’ ridere; d’altra parte vengono citati gli esempi del FT e del WSJ che sono testate “di interesse per gli investitori”, che quindi sono disposti a sborsare.

    Volendo fare gli stronzi, il consiglio pratico implicito sembrerebbe essere “cominciate a parlare di speculazione facile così riuscite a vendere”; in realtà appunto è un problema che non esiste, perché la stampa specializzata è viva e vegeta; l’unica che perde è quella “del quotidiano che parla di tutto di più”, e tolte le rare inchieste “serie” – Il Fatto ne fa diverse ed è anche per quello che vende – il lavoro dietro uno di quei vari quotidiani non è più tanto “vendibile” quanto lo era un tempo, per cui viene davvero da dire “se veramente amate i giornali lasciateli andare”.

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  • Scritto il 7 giugno 2010 in Lols, Riflessioni

    Sì, non è perché hanno abbordato un’altra nave e c’è qualcosa di rilevante da dire, ma sulla vicenda della Mavi Marmara ci sono state un po’ di evoluzioni divertenti.

    La prima è che mentre parte delle future persone che contano dei Radicali e molti altri non hanno perso tempo per piagnucolare per i poveri israeliani che vengono sempre bersagliati dall’opinione pubblica internazionale, i poveri israeliani – tramite l’ufficio stampa del governo – non hanno perso troppo tempo per preparare la loro risposta sotto forma di un video su YouTube ( non diciamo JewTube che se no siamo “pacifinti” ).

    La strategia è che prima si mandano dei militari ad ammazzare delle persone; se gli altri criticano si fa un video in cui si prendono per il culo in un colpo solo sia le zecche filopalestinesi di merda che leccano il culo a Hamas, e sia quei nove negri e quel traditore della patria ( mezzo negro anche lui ) che sono andati nella loro barchetta piena di panzerfaust a destabilizzare l’ormai secolare ordine in Israele.

    Che dire, quando super elastic bubble plastic fece quella famosa battuta sui desaparecidos successe un casino; ora col senno di poi possiamo dire “almeno non li ha ammazzati lui”.

    Dopodiché, un’altra cosa divertente è un video in cui ad un’autentica richiesta della marina israeliana di “fermarsi” ribatte un’altrettanto autentica risposta che dice “go back to Auschwitz, he he”; l’IDF ammette di aver modificato il video, ma assicura che è autentico. Dopotutto, dopo aver tentato di tirare a fottere una volta, perché mai ora dovrebbero mentire ?

    Chissà. Per concludere è utile riportare un articolo del Guardian – che essendo un giornale per pacifinti è evidentemente inaffidabile – in cui vengono discussi alcuni dettagli sull’autopsia dei provocatori ( pacifinti, appunto ), da cui pare emergere che buona parte delle persone sono state sparate direttamente alla testa ( tipico atteggiamento difensivo ), e solo su uno è stato riportato un singolo colpo.

    Che dire, ottimi modi per risollevare la propria reputazione; coraggio, non c’era bisogno di armarsi di Final Cut, bastava aspettare una settimana e se ne sarebbero dimenticati tutti.

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  • Scritto il 1 giugno 2010 in Riflessioni

    Per chi nelle ultime ore fosse impegnato a guardare La Pupa e il Secchione su Mediaset Premium, qualche giorno fa una ONG turca ha fatto sapere che avrebbe mandato una nave di volontari in Palestina; in modo ottimista avevo pensato “secondo me li fanno fuori quando raggiungono la costa”.

    In un certo senso la mia previsione si è rivelata piuttosto ottimista, perché l’esercito israeliano ha pensato bene di fare un’allegra strage in acque internazionali. Dico “allegra” perché fortunatamente non c’era nessun italiano fra le vittime, per cui non ci dobbiamo preoccupare.

    In ogni caso non è la vicenda in sé che è preoccupante; cioè, lo è, ovviamente, anche solo per il fatto che un esercito di un paese qualunque ( in guerra da prima della sua fondazione ) decide arbitrariamente che una nave non ha il diritto di attraccare in un territorio conteso e la attacca addirittura prima che raggiunga i suoi confini, facendo, per altro, una decina di morti.

    La cosa preoccupante è che il governo israeliano è composto per lo più da capre, perché lo scenario dell’attacco è sufficientemente indifendibile, per cui a parte il naturale populismo da politico è difficile dire che la condanna ONU “non ha lasciato un tempo i riflessione per considerare tutti i fatti”.

    Ovviamente Benjamin Netanyahu, da bravo pacificatore, ha pensato bene di elogiare con ogni onore e lode la fantastica idea dei militari – molti dei quali che soffrono indici slogati e lividi da rinculo dei mitragliatori.

    Fortuna che c’è Fiamma Nirenstein che da brava “controcorrente” dice un sacco di cazzate, come

    Israele aveva più volte offerto agli organizzatori della flotta di ispezionare i beni nel porto di Ashdod, e quindi di recapitarlo ai destinatari. Essi avevano rifiutato, e questa sembra una prova abbastanza buona della loro scarsa vocazione umanitaria.

    o anche

    L’organizzazione turca Ihh, protagonista della vicenda, è sempre stata filo terrorista, attivamente amica degli jihadisti e di Hamas, essa stessa legata ai Fratelli Musulmani, i suoi membri ricercati e arrestati e la sua sede chiusa dai turchi stessi per possesso di armi automatiche, esplosivo, azioni violente.

    Ovviamente la parte dei membri ricercati e arrestati è una balla; o meglio, la questione citata dalla donna che ogni volta che apre bocca regala un membro in più a Forza Nuova riguarda il fatto che in passato IHH si sia rifiutata di fare del volontariato attraverso i canali approvati da Israele, per cui sono stati etichettati come terroristi; questo ovviamente è quello che dicono i turchi, non “la verità assoluta”, però stranamente sembra più affidabile dell’idea della Nirenstein ( nata a Firenze, non a Haifa, quindi non si capisce che abbia da rompere ) che tutti quelli un po’ più scuri vanno sterilizzati preventivamente.

    Quindi in sostanza la cosa che un po’ stupisce, ma in positivo, è che nel mondo civile la gente si incazza, persino l’ONU ha appunto preso una posizione. Ancor meglio, persino Frattini, che di norma lecca il culo a persone indecenti come Putin, Gheddafi e Lukashenko, ha detto qualcosa !

    Visto che va di moda dare fede alle critiche “da dentro” – tipo il fatto che solo i cattolici possono criticare la chiesa – mentre quelle da fuori sono inaffidabili è utile incollare il commento su Haaretz di uno che può essere discutibile, ma almeno è un israeliano, e non un wannabe israeliano:

    Netanyahu, Barak and Ya’alon have neither vision nor charisma, but they once seemed to have good judgment. The sole promise made by their cabinet was not to make hasty decisions like the one that led its predecessor into the Second Lebanon War. It was supposed to handle Israel’s strategic interests with utmost seriousness and responsibility. On the night of May 30th the cabinet broke its promise, demonstrating extreme, unforgivable lack of judgment in the face of the Palestinian flotilla.

    Che poi altrove parli di “provocatori estremisti” sembra il denominatore comune della stampa ebraica – ci saran mica i rettiliani che gli dettano le linee guida ? – ma col fatto che a bordo ci fossero tonnellate di giornalisti il dubbio un po’ rimane.

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  • Scritto il 14 maggio 2010 in Banane, Riflessioni

    È passata leggermente inosservata la notizia di una sorta di aggressione parzialmente portata a termine nell’università di Uppsala da parte di un gruppo di idioti per colpa di questa vignetta:

    Io continuo a sostenere che quella con la bomba fosse fatta meglio e quella col tipo col turbante che avvisava la fila di persone appena arrivate in paradiso “ehi, smettetela, abbiamo finito le vergini !”; in ogni caso a prescindere dall’ingenuità svedese il fatto che delle persone siano arrivate ad aggredire l’autore della vignetta di cui sopra – spingendosi chissà a cosa se non fossero intervenuti i poliziotti – fa abbastanza schifo.

    In effetti forse le candide voci della tolleranza e della cooperazione dovrebbero fermarsi un po’ e riflettere sulla differenza fra l’approvazione della costruzione di una moschea in nome della par condicio1 e l’accettazione o, ancor peggio, la giustificazione delle azioni del suddetto gruppo di capre, tanto per restare in tema di animali, che troppo spesso col loro handicap religioso trovano un po’ la scusa di fare tutte le cazzate che vogliono.

    È abbastanza importante segnalare queste vicende perché sono la vera minaccia alla libertà di espressione, al contrario di leggi che nessuno rispetterà e né applicherà, come il fantomatico decreto d’Alia – la cui protesta a riguardo ha provato tramite facebook che una buona percentuale degli italiani non ha senso comune – e l’ultima trovata del ministro della giustizia di staminchia, che rappresenta un reale problema solo sulla questione intercettazioni, ovviamente non per quello che riguarda i blog, ma vabe’, è tanto bello “indignarsi”, fa molto Al Gore.

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    1. suvvia, dire “libertà di culto” sarebbe un promuovere la religione a qualcosa di superiore a un poster di Mussolini o dei Take That
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  • Scritto il 14 aprile 2010 in Banane, Riflessioni

    Non che sia un argomento di particolare attualità, ci sono cose più recenti e forse più divertenti, come i chierici che, per restare in tema, fanno i froci col culo degli altri, per cui quando gli va bene la “scienza”1 è cieca come la giustizia, quando non gli va bene è satanica.

    Il cardinal Bertone nel tempo libero

    Ciononostante, uno dei leitmotiv della campagna elettorale di partiti minori come anche dei vari condensati snob affiliati magari al Partito Democratico o comunque a idee più mainstream è “la voglia di legalità” e “il bisogno di legalità”.

    In effetti c’è così tanto bisogno di legalità che ci si è persino dimenticati per quale motivo credere – o meno – in essa. Fa abbastanza riflettere che nell’orgasmo collettivo ( o della “lacrimuccia”, per i deboli di cuore ) intorno alla Costituzione, che non è che non si tocca perché modificarla è irrilevante ai fini pratici, ma “non si tocca perché ommioddio stanno stuprando la costituzione!!!111!!“, in questa sorta di giubilo si è arrivati a credere che la “legalità” e il “rispetto delle leggi” debbano essere vissuti come gli islamici vivono le sure del Corano.

    In tutto ciò si perde di vista il fatto che non è che le leggi (e il rispetto di esse) siano tavole d’oro piovute dal cielo, ma “cose che qualcuno ha scritto” perché (in media) si risolvesse un problema contingente, o se ne evitasse l’occorrenza.

    I lati negativi di questo atteggiamento sono molti. Il più evidente è il manifesto vuoto ideologico del fanatico della legalità; per un esempio estremo, non si deve uccidere perché è illegale, e non perché “se tutti uccidessero tutti in libertà sarebbe un bel problema”; con una trasposizione più verosimile, questo approccio porta totalmente a banalizzare l’effetto dei condoni, delle liberalizzazioni all’italiana, e di un sacco di altre cose che vengono viste come un attacco alla legalità, piuttosto che un danno a livello pratico ( creazione di monopoli, corporativismo, etc. ).

    Un altro lato negativo è che spesso la predica viene da chi spesso ha un atteggiamento opposto, perché “l’attacco alla legalità che fan quelli là non è quello che faccio io, perché io ho ragione”. Ovviamente ce ne potrebbero essere molti altri, ma è bene vedere un paio di esempi in cui l’appiglio alla “legalità” fine a sé stessa diventa nocivo.

    Il primo che mi viene in mente è l’onnipresente sistema di lobbies per qualsiasi stronzata, che vada da Confindustria al Movimento Genitori (in Italia e all’estero). Se si dovesse far fede alle sentenze idiote in favore di questa o quell’altra lobby si perderebbe totalmente il senso critico, anche perché molto spesso il legislatore è in conflitto d’interessi (anche indirettamente). È più coerente un atteggiamento “difensivo” nel momento in cui è ampiamente manifesto che una porzione di leggi non sia fatta “per mettere d’accordo le parti”, ma semplicemente per difendere l’agenda politica di un singolo (o di una loggia massonica); ha senso invitare al rispetto delle leggi anche quando le leggi diventano imbarazzanti ?

    Un altro esempio, per ricollegarsi al fatto che le leggi possono diventare imbarazzanti, è costituito da quella famiglia di leggi circa la regolamentazione delle telecomunicazioni, che evidenzia sempre di più come chiunque dovrebbe diffidare dal legislatore perché ha pieno diritto di dubitare della sua intelligenza ( in Gran Bretagna ad esempio è successo questo ). Poche leggi in materia di telecomunicazioni sono sensate, quelle utili ci sono già, e quasi tutte quelle recenti sono o idiote o inapplicabili, o magari ledono altri principi un po’ più importanti ( come la three-strikes law in Francia, incostituzionale ).

    D’altra parte un esempio c’è anche nella Costituzione italiana. Il titolo V della seconda parte è inutile, ed è stato anche riformato varie volte. È frutto di un errore di valutazione di chi la scrisse tanto tempo fa, perché dopo la guerra non si poteva prevedere un boom demografico in certe aree che avrebbe fatto perdere di significato alcune entità amministrative ( ad esempio i “comuni” delle città che ormai costituiscono grossi agglomerati urbani, Milano, Roma, ma anche centri più piccoli, come Cagliari ). Anche questa riforma costituzionale è sbagliata perché “è un attacco ai valori fondanti” ?

    Tutto ciò non è ovviamente per dire che bisogna sputare sui codici perché sono scritti dalla stessa gente che poi impone di schermare di piombo i muri di casa tua per non far scroccare la wireless ai vicini, ma è per dire ancora una volta che il rispetto delle leggi non è di per sé un valore o un principio, ma un equo compromesso, perché nel momento in cui tutti saranno convinti che “rubare è sbagliato perché è illegale” le conseguenze saranno piuttosto divertenti.

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    1. che poi prima di dire “è dimostrato che” qualunque scienziato ci penserebbe due volte, non è mica tutto come nelle pubblicità di un deodorante
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  • Scritto il 26 febbraio 2010 in Banane, Riflessioni

    Le posizioni di Giovanardi riguardo alle droghe sono arcinote, esattamente come è arcinoto il risultato delle sue decisioni, anche quelle del compagno Fini, che nonostante la redenzione (quale?) rimane cofirmatario di varie leggi ridicole sempre in materia di droga e immigrazione, una appunto col suo amichetto Giovanardi.

    Paul Erdős

    Il risultato è chiaramente nullo. I tossici esistono ancora, i centri di recupero pure, chi lucra sulla droga pure, e così via. Questo post potrebbe essere comodamente un copiaincolla di qualcosa che scrissi tempo fa, che però riguardava l’UNODC, che, come Giovanardi, è un organismo parassita inutile che costa un sacco di soldi alla collettività.

    Nella foto del post precedente c’era Feynman, in questa qui sopra c’è Paul Erdős; perché ? Perché Erdős fra i vari modi di essere eccentrico aveva dai cinquant’anni in poi una buona esperienza in fatto di MDMA e derivati e dei suoi effetti sul “dimostrare teoremi” (ipse dixit). Lungi da me limitarmi a dire che Erdős e Feynman hanno lasciato un’impronta maggiore nella storia dell’umanità di quella che Giovanardi avrebbe potuto lasciare sin dalla sua nascita, mi piacerebbe che lui – e quelli che purtroppo lo seguono – si rendano conto che esattamente come tutti i vari tossici dell’ultim’ora sfruttano il loro rapporto con la droga per promuoversi, loro fanno esattamente la stessa cosa in senso opposto, con la differenza che mentre sfigati come Morgan che per altro vanno a Porta a Porta per confessarsi non hanno chances di vedere le loro posizioni ufficializzate in qualche modo, purtroppo Giovanardi può scrivere leggi e sproloquiare su tutti i canali che vuole – tutto ovviamente a spese altrui.

    Oltre ai soliti luoghi comuni (con un bel fondo di verità, ci mancherebbe) che sulla droga i suoi compagni di partito (quello vecchio e quello nuovo) hanno una lunga tradizione di fare i froci col culo degli altri, mi piacerebbe segnalare due cose interessanti.

    La prima è un disegnino sulle cifre che riguardano i morti per droga (in Gran Bretagna). È bene innanzitutto notare che per l’appunto la politica del nostro governo (e quello precedente, etc.) in materia è “se crepano di overdose son cazzi loro, e se non crepano vanno in galera”; agli inglesi le cose non vanno tanto diversamente, e questo infatti spiega il basso profilo dei morti per eroina e alcool – naturalmente si contano solo effetti diretti, non incidenti stradali e suicidi. Leggermente diverso è il discorso della coca, per la quale i morti riportati sono due terzi di quelli effettivi, mentre più ridicolo è il caso della marijuana e dell’ecstasy – le quali cause di morte comunque sono difficili da appurare – in cui addirittura c’è un ingigantimento mediatico della mortalità.

    La seconda cosa è questo video.

    L’intervistato è Jeffrey Miron, noto per questo genere di posizioni, che per ora non hanno portato a molto perché è chiaro che non c’è razionalità che tenga quando i Giovanardi di tutto il mondo ricoprono posizioni politiche importanti. Il discorso di Miron è in buona parte economico, e in termini di convenienza è difficilmente opinabile: processi inutili e guardia di finanza costano, ed è bene tenerli in servizio perché per l’appunto i soldi che li pagano non vengono dalle tasche di Giovanardi – o chi per lui -, quindi sprecare non è un problema, soprattutto ora che grazie alle misure anticrisi siamo tutti più ricchi che mai.

    Oltretutto, che accuse ridicole, “Annozero fa propaganda alla droga”, come se la droga fosse un partito.

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  • Scritto il 25 gennaio 2010 in Banane, Riflessioni

    Per la serie “yo momma’s so fat …”, i telegiornali italiani fanno così schifo che il governo è costretto a usare Domenica In per lanciare proclami.

    Il Ministro della Funzione Pubblica lancia la sua nuova proposta

    Fortuna che ho avuto l’onore di assistere live allo show del personaggio più densamente arrogante dello zoo della XVI legislatura, questo non perché sia un fan di Giletti o guardi Domenica In anche quando non è domenica, ma certe volte essere nel canale sbagliato al momento giusto può essere una grande fonte di intrattenimento.

    L’oggetto del contendere è stato lo slogan “a 18 anni fuori casa per legge”, che era ovviamente la solita provocazione, presa prontamente sul serio da chiunque, accompagnato da una proposta per noiggiovani:

    La verità è che la coperta è piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli.

    Brunetta ovviamente parla da “estraneo ai fatti” e, essendo in politica da 20 anni, assolutamente non responsabile di niente che riguardi la situazione attuale. Ma a parte il discorso sulla proposta in sé, che ha qualche senso per metà, perché un sussidio statale per gli studenti universitari è sacrosanto, visto il non troppo generoso prelievo fiscale.

    D’altra parte per quanto le pensioni di anzianità il discorso è ridicolo perché è difficile pensare di fare un travaso di quel tipo, che non può avere altro che carattere punitivo, e sarebbe ancora più ingiusto pensare di fare tagli non retroattivi. Ci sono un sacco di altre cose che si possono tagliare, come la presenza in Afghanistan ( che 30 anni fa non c’era ), la presenza in Iraq ( che 30 anni fa non c’era ), grandi opere inutili ( che 30 anni fa non c’erano ), i finanziamenti ai partiti, sempre per non ricadere nel solito “pagare meno, pagare tutti”, e così via.

    Onestamente speravo che qualcuno criticasse Bilbo in questi toni, dicendo che “il governo non sta assolutamente andando in quella direzione”, che “è l’ennesima stronzata che non verrà mai fatta”, etc.

    Bersani per una volta ne ha azzeccato una: “il governo fa correre il Paese dietro a proposte che si accendono e si spengono in 48 ore, come quella del ministro Brunetta”. D’altra parte, una qualche responsabile CGIL dice che “non serve a nessuno in questo Paese alimentare contrapposizioni di tipo generazionale”, e dello stesso avviso è Paolo Ferrero, che dice che la proposta “punta semplicemente e consapevolmente a scatenare una guerra tra i poveri dentro un folle conflitto tra generazioni”.

    Tutto ciò, oltre ad essere un chiaro indice che sindacati e Rifondazione hanno intenzione di curare l’impopolarità fomentando altra impopolarità, mi fa chiedere perché questa gente abbia paura di scatenare questo fantastico “conflitto generazionale”.

    I dati di fatto sono sostanzialmente che la generazione “dei genitori” è una delle più disastrose fino ad ora, perché dopo aver consumato tutte le risorse degli anni ’70-’80 ha pensato bene di assistere servilmente i “grandi padri costituenti” nel loro lavoro di spartizione delle tangenti, visto che forse avevano difficoltà a fare i conti. Fortunatamente ne sono usciti bene perché dalla fine degli anni ’70 ad ora tutti quelli entrati in scena prima dell’89 che non sono finiti in galera ( anche chi ne è uscito ) sono ancora al loro posto. Un esempio di “risorse consumate”: mentre negli anni ’70 c’erano il presalario e varie altre cose adesso non c’è niente di tutto ciò.

    La generazione “dei genitori” è anche la stessa generazione che ha inventato le varie schifezze in televisione per le quali vengono denigrati i “decerebrati spettatori”; è la stessa generazione che si lamenta della mancanza di turnover dopo non aver mai mollato una sola poltrona, è la stessa generazione che non è mai andata in guerra e sente l’irrefrenabile bisogno di parteciparci, a spese ovviamente di chi verrà, visto che a godere dei disastri di questo tipo in genere non è il presente.

    Finita la sagra del qualunquismo “giovani contro vecchi” in ogni caso è abbastanza divertente che sia Ferrero che gli omini della CGIL prima di tirare fuori certe critiche dovrebbero sfilarsi la testa dal culo e immergerla nel mondo reale; purtroppo a scanso di quello che dice il TG1 le priorità non sono le famiglie che non arrivano a fine mese: il problema serio è che continuare a formare generazioni di incapaci dopo essersi fumati miliardi di euro in Medio Oriente ( o in tangenti, etc. ) avrà conseguenze inevitabilmente disastrose sul poter arrivare a fine mese di buona parte delle famiglie del futuro – che al contrario di quelle di oggi rischiano veramente.

    Assieme a Ferrero farebbero bene a farci qualche pensierino anche i “fieri riformisti”, così magari si distrarrebbero un po’, visto che pensare troppo all’UDC fa male alla testa.

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  • Scritto il 24 gennaio 2010 in Low tech, Riflessioni

    La Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.

    Lo slogan che ha garantito a Obama la vittoria alle primarie 2009

    Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …

    The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.

    … o questo qui:

    Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.

    In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):

    No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.

    È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.

    Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.

    Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.

    Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.

    Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.

    Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.

    Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.

    Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).

    A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.

    Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.

    La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.

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  • Scritto il 17 novembre 2009 in Banane, Riflessioni

    L’ultimo post è ormai un po’ datato, ma se non altro la buona notizia è che non ci sono novità sul fronte universitario a parte una mia laurea imminente, che comunque ha poco a che vedere – per cui è divertente vedere come la sbrilluccicosissima riforma GelMILF sia stata tacitamente accettata più o meno da tutti.

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    Il leitmotiv degli ultimi giorni è il decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi idrici.

    In generale i toni sono i soliti, ci sono quelli che sono a favore perché hanno una 24 ore, una cravatta e un diploma in ragioneria, quelli che sono contro perché “buuuh la privatizzazione fa schifo” – uno dei vari anelli di comunicazione fra Rifondazione e Forza Nuova -, quelli che sono a favore “perché odiamo le zecche”, etc.

    Come tutte le privatizzazioni, ci sono quelle buone e quelle italiane; questa in particolare è italiana by design, perché è difficile pensare di privatizzare nello spirito della libera concorrenza se poi la rete idrica di un comune ( o di un’area più vasta ) non viene smembrata fra più di un privato. Quello che accade in generale, come sanno bene quelli che vivono in un comune in cui la “sperimentazione” è già avviata ( o è in procinto di esserlo ) è innanzitutto che la parola “sperimentazione” è diventata un vezzeggiativo della parola “inculata”, ma, più importante, il comune cede in modi oscuri la rete idrica ad un’azienda, e la cosa finisce lì: ovviamente non finisce lì, nel senso che le bollette esplodono, e così via.

    Ho due dubbi a riguardo. Quale è la funzione delle istituzioni nel momento in cui l’istituzione non fornisce più nessun servizio ? È chiaro che questo provvedimento serve a riparare il danno causato dall’abolizione dell’ICI, anche quella fatta all’italiana – si abolisce senza riscuotere gli arretrati. I comuni serviranno a qualcosa oltre ad essere grandi under 21 dei parassiti di professione ? In ogni caso è discutibile il fatto che si permetta di prendere un provvedimento che molto probabilmente andrà a sfavore di molti cittadini e lo si giustifichi con la sola legittimazione popolare ( “mi avete votato, faccio quello che voglio” ).

    Il secondo dubbio riguarda una questione più semplice. Se intorno a casa mia nessuno vende arance buone posso coltivarle in casa e se raggiungo una produzione decente posso anche pensare di venderle. Se invece non mi piace il servizio erogato dallo stronzo che gestisce la mia rete idrica non posso pensare di fare un buco nel mio giardino. In un contesto di “servizio pubblico” la cosa ha un senso, perché non posso farlo io ma non può farlo nessun altro. In questo contesto invece si liberalizza l’erogazione del servizio, ma solo per chi possiede i tubi, ergo, niente pozzi faidate, per quelli bisogna chiedere il permesso, ammesso che non sia cambiato qualcosa. È un po’ la stessa logica che c’è nei provider di connettività internet, nel senso che condividere una rete wireless è reato almeno quanto crackarne una.

    Questa è fondamentalmente la cosa che non ha nessun senso, per cui piuttosto che liberalizzazione sarebbe più corretto chiamarla “corporativizzazione”, o qualcosa del genere, per indicare che il decreto porta la firma di un ex-missino.

    Ovviamente uno potrebbe obiettare allo stesso modo sul fatto che i pozzi faidate possono essere un boomerang ambientale, e avrebbe in parte ragione, però d’altra parte le persone che dovrebbero vigilare sul buono stato di tubature e impianti idrici sono le stesse che vigilano sul buono stato degli edifici, per cui non siamo proprio in buone mani. Se poi si considera il fatto che in Italia gli imprenditori vengono braccati molto meno di altre persone – o, semplicemente, entrano in politica – non ci si stupirebbe se si vedesse una diminuzione dei controlli e un aumento delle “esenzioni”.

    Se consideriamo poi le cifre che saltano fuori, il fatto che “le reti idriche sono allo sfascio”, gli sprechi, e così via, non si capisce perché alla luce dell’esperienza passata una privatizzazione “con quotazione in borsa” sia vantaggiosa. Chi mai potrebbe comprare azioni di un’azienda della quale è obbligato ( per motivi geografici ) ad essere cliente ? Difficile pensare di generare profitti senza investimenti, ammesso che il gestore locale non sia anche, che so, una catena di fast food, una casa editrice, o magari Alitalia.

    Personalmente non vedo l’ora di vedere i primi abbonamenti ADSL 20MBit/s con 100 m3 di acqua inclusi al giorno.

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