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un blog pieno di svastiche invisibili-
SCRITTO IL 26 febbraio 2010 SU Banane, RiflessioniLe posizioni di Giovanardi riguardo alle droghe sono arcinote, esattamente come è arcinoto il risultato delle sue decisioni, anche quelle del compagno Fini, che nonostante la redenzione (quale?) rimane cofirmatario di varie leggi ridicole sempre in materia di droga e immigrazione, una appunto col suo amichetto Giovanardi.
Il risultato è chiaramente nullo. I tossici esistono ancora, i centri di recupero pure, chi lucra sulla droga pure, e così via. Questo post potrebbe essere comodamente un copiaincolla di qualcosa che scrissi tempo fa, che però riguardava l’UNODC, che, come Giovanardi, è un organismo parassita inutile che costa un sacco di soldi alla collettività.
Nella foto del post precedente c’era Feynman, in questa qui sopra c’è Paul Erdős; perché ? Perché Erdős fra i vari modi di essere eccentrico aveva dai cinquant’anni in poi una buona esperienza in fatto di MDMA e derivati e dei suoi effetti sul “dimostrare teoremi” (ipse dixit). Lungi da me limitarmi a dire che Erdős e Feynman hanno lasciato un’impronta maggiore nella storia dell’umanità di quella che Giovanardi avrebbe potuto lasciare sin dalla sua nascita, mi piacerebbe che lui – e quelli che purtroppo lo seguono – si rendano conto che esattamente come tutti i vari tossici dell’ultim’ora sfruttano il loro rapporto con la droga per promuoversi, loro fanno esattamente la stessa cosa in senso opposto, con la differenza che mentre sfigati come Morgan che per altro vanno a Porta a Porta per confessarsi non hanno chances di vedere le loro posizioni ufficializzate in qualche modo, purtroppo Giovanardi può scrivere leggi e sproloquiare su tutti i canali che vuole – tutto ovviamente a spese altrui.
Oltre ai soliti luoghi comuni (con un bel fondo di verità, ci mancherebbe) che sulla droga i suoi compagni di partito (quello vecchio e quello nuovo) hanno una lunga tradizione di fare i froci col culo degli altri, mi piacerebbe segnalare due cose interessanti.
La prima è un disegnino sulle cifre che riguardano i morti per droga (in Gran Bretagna). È bene innanzitutto notare che per l’appunto la politica del nostro governo (e quello precedente, etc.) in materia è “se crepano di overdose son cazzi loro, e se non crepano vanno in galera”; agli inglesi le cose non vanno tanto diversamente, e questo infatti spiega il basso profilo dei morti per eroina e alcool – naturalmente si contano solo effetti diretti, non incidenti stradali e suicidi. Leggermente diverso è il discorso della coca, per la quale i morti riportati sono due terzi di quelli effettivi, mentre più ridicolo è il caso della marijuana e dell’ecstasy – le quali cause di morte comunque sono difficili da appurare – in cui addirittura c’è un ingigantimento mediatico della mortalità.
La seconda cosa è questo video.
L’intervistato è Jeffrey Miron, noto per questo genere di posizioni, che per ora non hanno portato a molto perché è chiaro che non c’è razionalità che tenga quando i Giovanardi di tutto il mondo ricoprono posizioni politiche importanti. Il discorso di Miron è in buona parte economico, e in termini di convenienza è difficilmente opinabile: processi inutili e guardia di finanza costano, ed è bene tenerli in servizio perché per l’appunto i soldi che li pagano non vengono dalle tasche di Giovanardi – o chi per lui -, quindi sprecare non è un problema, soprattutto ora che grazie alle misure anticrisi siamo tutti più ricchi che mai.
Oltretutto, che accuse ridicole, “Annozero fa propaganda alla droga”, come se la droga fosse un partito.
Tags: antipropaganda, lawlforkids, le facce della droga
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SCRITTO IL 25 gennaio 2010 SU Banane, RiflessioniPer la serie “yo momma’s so fat …”, i telegiornali italiani fanno così schifo che il governo è costretto a usare Domenica In per lanciare proclami.
Fortuna che ho avuto l’onore di assistere live allo show del personaggio più densamente arrogante dello zoo della XVI legislatura, questo non perché sia un fan di Giletti o guardi Domenica In anche quando non è domenica, ma certe volte essere nel canale sbagliato al momento giusto può essere una grande fonte di intrattenimento.
L’oggetto del contendere è stato lo slogan “a 18 anni fuori casa per legge”, che era ovviamente la solita provocazione, presa prontamente sul serio da chiunque, accompagnato da una proposta per noiggiovani:
La verità è che la coperta è piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli.
Brunetta ovviamente parla da “estraneo ai fatti” e, essendo in politica da 20 anni, assolutamente non responsabile di niente che riguardi la situazione attuale. Ma a parte il discorso sulla proposta in sé, che ha qualche senso per metà, perché un sussidio statale per gli studenti universitari è sacrosanto, visto il non troppo generoso prelievo fiscale.
D’altra parte per quanto le pensioni di anzianità il discorso è ridicolo perché è difficile pensare di fare un travaso di quel tipo, che non può avere altro che carattere punitivo, e sarebbe ancora più ingiusto pensare di fare tagli non retroattivi. Ci sono un sacco di altre cose che si possono tagliare, come la presenza in Afghanistan ( che 30 anni fa non c’era ), la presenza in Iraq ( che 30 anni fa non c’era ), grandi opere inutili ( che 30 anni fa non c’erano ), i finanziamenti ai partiti, sempre per non ricadere nel solito “pagare meno, pagare tutti”, e così via.
Onestamente speravo che qualcuno criticasse Bilbo in questi toni, dicendo che “il governo non sta assolutamente andando in quella direzione”, che “è l’ennesima stronzata che non verrà mai fatta”, etc.
Bersani per una volta ne ha azzeccato una: “il governo fa correre il Paese dietro a proposte che si accendono e si spengono in 48 ore, come quella del ministro Brunetta”. D’altra parte, una qualche responsabile CGIL dice che “non serve a nessuno in questo Paese alimentare contrapposizioni di tipo generazionale”, e dello stesso avviso è Paolo Ferrero, che dice che la proposta “punta semplicemente e consapevolmente a scatenare una guerra tra i poveri dentro un folle conflitto tra generazioni”.
Tutto ciò, oltre ad essere un chiaro indice che sindacati e Rifondazione hanno intenzione di curare l’impopolarità fomentando altra impopolarità, mi fa chiedere perché questa gente abbia paura di scatenare questo fantastico “conflitto generazionale”.
I dati di fatto sono sostanzialmente che la generazione “dei genitori” è una delle più disastrose fino ad ora, perché dopo aver consumato tutte le risorse degli anni ‘70-’80 ha pensato bene di assistere servilmente i “grandi padri costituenti” nel loro lavoro di spartizione delle tangenti, visto che forse avevano difficoltà a fare i conti. Fortunatamente ne sono usciti bene perché dalla fine degli anni ‘70 ad ora tutti quelli entrati in scena prima dell’89 che non sono finiti in galera ( anche chi ne è uscito ) sono ancora al loro posto. Un esempio di “risorse consumate”: mentre negli anni ‘70 c’erano il presalario e varie altre cose adesso non c’è niente di tutto ciò.
La generazione “dei genitori” è anche la stessa generazione che ha inventato le varie schifezze in televisione per le quali vengono denigrati i “decerebrati spettatori”; è la stessa generazione che si lamenta della mancanza di turnover dopo non aver mai mollato una sola poltrona, è la stessa generazione che non è mai andata in guerra e sente l’irrefrenabile bisogno di parteciparci, a spese ovviamente di chi verrà, visto che a godere dei disastri di questo tipo in genere non è il presente.
Finita la sagra del qualunquismo “giovani contro vecchi” in ogni caso è abbastanza divertente che sia Ferrero che gli omini della CGIL prima di tirare fuori certe critiche dovrebbero sfilarsi la testa dal culo e immergerla nel mondo reale; purtroppo a scanso di quello che dice il TG1 le priorità non sono le famiglie che non arrivano a fine mese: il problema serio è che continuare a formare generazioni di incapaci dopo essersi fumati miliardi di euro in Medio Oriente ( o in tangenti, etc. ) avrà conseguenze inevitabilmente disastrose sul poter arrivare a fine mese di buona parte delle famiglie del futuro – che al contrario di quelle di oggi rischiano veramente.
Assieme a Ferrero farebbero bene a farci qualche pensierino anche i “fieri riformisti”, così magari si distrarrebbero un po’, visto che pensare troppo all’UDC fa male alla testa.
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SCRITTO IL 24 gennaio 2010 SU Low tech, RiflessioniLa Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.
Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …
The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.
… o questo qui:
Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.
In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):
No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.
È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.
Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.
Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.
Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.
Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.
Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.
Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.
Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).
A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.
Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.
La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.
Tags: cattiva informazione, cose un po' più serie, cryptology, everybody loves the internets, froci e musi gialli, ignoranza diffusa, mica scientology, negri, series of tubes
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SCRITTO IL 17 novembre 2009 SU Banane, RiflessioniL’ultimo post è ormai un po’ datato, ma se non altro la buona notizia è che non ci sono novità sul fronte universitario a parte una mia laurea imminente, che comunque ha poco a che vedere – per cui è divertente vedere come la sbrilluccicosissima riforma GelMILF sia stata tacitamente accettata più o meno da tutti.

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Il leitmotiv degli ultimi giorni è il decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi idrici.
In generale i toni sono i soliti, ci sono quelli che sono a favore perché hanno una 24 ore, una cravatta e un diploma in ragioneria, quelli che sono contro perché “buuuh la privatizzazione fa schifo” – uno dei vari anelli di comunicazione fra Rifondazione e Forza Nuova -, quelli che sono a favore “perché odiamo le zecche”, etc.
Come tutte le privatizzazioni, ci sono quelle buone e quelle italiane; questa in particolare è italiana by design, perché è difficile pensare di privatizzare nello spirito della libera concorrenza se poi la rete idrica di un comune ( o di un’area più vasta ) non viene smembrata fra più di un privato. Quello che accade in generale, come sanno bene quelli che vivono in un comune in cui la “sperimentazione” è già avviata ( o è in procinto di esserlo ) è innanzitutto che la parola “sperimentazione” è diventata un vezzeggiativo della parola “inculata”, ma, più importante, il comune cede in modi oscuri la rete idrica ad un’azienda, e la cosa finisce lì: ovviamente non finisce lì, nel senso che le bollette esplodono, e così via.
Ho due dubbi a riguardo. Quale è la funzione delle istituzioni nel momento in cui l’istituzione non fornisce più nessun servizio ? È chiaro che questo provvedimento serve a riparare il danno causato dall’abolizione dell’ICI, anche quella fatta all’italiana – si abolisce senza riscuotere gli arretrati. I comuni serviranno a qualcosa oltre ad essere grandi under 21 dei parassiti di professione ? In ogni caso è discutibile il fatto che si permetta di prendere un provvedimento che molto probabilmente andrà a sfavore di molti cittadini e lo si giustifichi con la sola legittimazione popolare ( “mi avete votato, faccio quello che voglio” ).
Il secondo dubbio riguarda una questione più semplice. Se intorno a casa mia nessuno vende arance buone posso coltivarle in casa e se raggiungo una produzione decente posso anche pensare di venderle. Se invece non mi piace il servizio erogato dallo stronzo che gestisce la mia rete idrica non posso pensare di fare un buco nel mio giardino. In un contesto di “servizio pubblico” la cosa ha un senso, perché non posso farlo io ma non può farlo nessun altro. In questo contesto invece si liberalizza l’erogazione del servizio, ma solo per chi possiede i tubi, ergo, niente pozzi faidate, per quelli bisogna chiedere il permesso, ammesso che non sia cambiato qualcosa. È un po’ la stessa logica che c’è nei provider di connettività internet, nel senso che condividere una rete wireless è reato almeno quanto crackarne una.
Questa è fondamentalmente la cosa che non ha nessun senso, per cui piuttosto che liberalizzazione sarebbe più corretto chiamarla “corporativizzazione”, o qualcosa del genere, per indicare che il decreto porta la firma di un ex-missino.
Ovviamente uno potrebbe obiettare allo stesso modo sul fatto che i pozzi faidate possono essere un boomerang ambientale, e avrebbe in parte ragione, però d’altra parte le persone che dovrebbero vigilare sul buono stato di tubature e impianti idrici sono le stesse che vigilano sul buono stato degli edifici, per cui non siamo proprio in buone mani. Se poi si considera il fatto che in Italia gli imprenditori vengono braccati molto meno di altre persone – o, semplicemente, entrano in politica – non ci si stupirebbe se si vedesse una diminuzione dei controlli e un aumento delle “esenzioni”.
Se consideriamo poi le cifre che saltano fuori, il fatto che “le reti idriche sono allo sfascio”, gli sprechi, e così via, non si capisce perché alla luce dell’esperienza passata una privatizzazione “con quotazione in borsa” sia vantaggiosa. Chi mai potrebbe comprare azioni di un’azienda della quale è obbligato ( per motivi geografici ) ad essere cliente ? Difficile pensare di generare profitti senza investimenti, ammesso che il gestore locale non sia anche, che so, una catena di fast food, una casa editrice, o magari Alitalia.
Personalmente non vedo l’ora di vedere i primi abbonamenti ADSL 20MBit/s con 100 m3 di acqua inclusi al giorno.
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SCRITTO IL 2 novembre 2009 SU Banane, Ffruustration, Low tech, RiflessioniIn realtà una non è una notizia molto recente, ma l’altra è abbastanza sbrigativa.
I – salvate i nostri bambini!!1

Fig. 1
Un gruppo di clown ha tirato su l’ennesimo sito di reclutamento di piccoli brufolosi con tanta voglia di pestare negri e zingari, e per Repubblica è valsa la pena pubblicare un articolo lunghissimo a riguardo, perché si sa, a queste cose in Italia siamo totalmente estranei, e ci stupiamo ogni giorno di più.
Il lato divertente però non è tanto il “come vengono presi sul serio questi qui”, anche perché dopotutto il Ku Klux Klan non fa morti dagli anni ‘60 ( tre in un decennio ), e in ogni caso la seconda ondata, quella dopo la discussa esaltazione presentata in The Birth Of A Nation ( D.W. Griffiths, 1915 ) ha mietuto molte meno vittime della prima – tanto che appunto è discutibile il fatto che un film possa avere avuto tutta questa influenza in un “revival” che non ha una significatività statistica.
In ogni caso il noto politico ( rappresentato in Fig. 1 ) ha avuto da dire la sua a riguardo. Cito:
“[...] Una pagliacciata che può diventare pericolosa: [...] ci troviamo di fronte a persone che incitano nostri cittadini a discriminare neri, omosessuali, persone dall’orientamento religioso diverso dal nostro e lo fanno su siti e canali di comunicazione internet molto utilizzati dai più giovani e visibili a tutti, compresi i bambini”. Il ministro chiede l’intervento degli “organismi preposti al controllo della Rete per evitare la diffusione di messaggi così negativi e incivili. Che, certo, non possono avere cittadinanza in un Paese profondamente democratico e maturo come il nostro”.
È una dichiarazione così ingenua che fa tenerezza. Prima sono i videogames violenti che inducono a sparare nelle scuole, poi sono i siti internet che traviano i bambini e li fanno diventare razzisti. I genitori non esistono in tutto ciò e la colpa è semplicemente delle “informazioni”, più o meno come questo fantastico gruppo di idioti che propone la soluzione finale per giustificare la loro totale assenza nella cura dei figli.
Tutte le misure su internet degli ingenuotti governatori falliscono miseramente, come la faccenda dei siti di gioco d’azzardo oscurati, per accedere ai quali basta utilizzare un DNS svizzero, come faccio io; non che giochi d’azzardo, ma è brutto pensare che Scajola abbia il minimo diritto di decidere i siti che uno può e non può visitare.
Per cui, i miei migliori auguri alla Carfagna nella sua battaglia per salvare i bambini dall’internet.
II – il DDL GelMILF
Rispetto alla 133/08 il DDL Gelmini, che è un po’ “la vera riforma” non ha creato molto scompiglio, e contrariamente alla 133, non conosco nessuno che l’abbia letta. Per chi l’anno scorso fosse in vacanza in Cambogia, linko una presentazione “esplicativa” che feci a ottobre 2008.
La 133 e il foglietto che seguì ( quello che, per intenderci, annunciava il biscottino alle università belle ) non attuò praticamente nessuno dei benefici annunciati, mentre il blocco del turnover è già una realtà.
La cosa agghiacciante è che per menate sindacali è difficile applicare lo stesso blocco alle segreterie, che in generale sono il grande dito nel culo delle università, ma è un’altra storia.
In summa, sto cazzo di DDL Gelmini di fine ottobre 2009, cosa contiene ? Dobbiamo lamentarci ?
Innanzitutto si tratta di una riforma grossa di tutto il sistema universitario, per cui ridefinisce praticamente tutte funzioni dei vari organi: facoltà, Senato, CdA, etc., ma stranamente non tocca i dipartimenti. Vengono ridotte in modo non preoccupante le facoltà ( per obbligo ) ma la cosa non è un grosso problema, anche perché basta semplicemente accorpare, e in genere la cosa può creare più problemi di quanti non ne risolva.
Viene introdotto un DG con molti poteri, che però non siede nel CdA. Una nota a margine è che i DG degli ospedali sono spesso pregiudicati. Fate 2+2.
Ci sono alcune cose fatte ad hoc per sanare particolari casi patologici, come l’assegnazione di non più di 12 CFU “a discrezione”, per cose fuori dagli esami ( prima erano 60, e succedevano cose come questa ), o come alcuni limiti ai mandati dei rettori e qualche norma in materia di conflitto di interessi fra cariche universitarie ( ironia ).
Ci sono altre modifiche leggere per quanto riguarda assegni e contratti, una grossa è che gli assegni di ricerca da parte dell’università non sono più regolati dalla stessa legge che regolamentava gli assegni degli istituti di ricerca ( INFN, ASI, etc. ), ma c’è un articolo ad hoc nel DDL di cui sopra; non che questa sia tendenzialmente una cosa buona o cattiva.
Dove sta il pericolo ? Innanzitutto una cosa è un fondo statale per borse di studio di merito, che già da sé ( statale ? No, grazie ) è una stupidaggine, ma la cosa è ancora più esplicita nel momento in cui i canoni di attribuzione sono ministeriali.
Perché è una cosa pericolosa ? Perché innanzitutto gli Istituti di Studi Superiori in Italia non hanno prodotto nulla di rilevante di recente, niente a paragone con Princeton o l’europea ENS di Parigi ( o di Lione ), eppure godono di finanziamenti statali “privilegiati”, per cui già da ora per uno studente meritevole fuori dal circuito è difficile avere incentivi. Nel caso di una borsa statale sarebbe un bel problema nel momento in cui ci fossero privati e fondazioni ( dall’ENI alle varie fondazioni che fanno ricerca in ambito medico ) che offrono borse e premi di laurea nello stesso ambito, questi avrebbero una concorrenza abbastanza impari da parte dello Stato, per cui offrire incentivi non sarebbe una cosa conveniente, e chi risultasse fuori dai canoni statali sarebbe estromesso.
A riprova di tutto ciò, il DDL non riforma minimamente gli enti per il diritto allo studio, che sono una schifezza tutta italiana, e continua con la barzelletta delle tasse scaglionate per “ambito” ( “i letterati non hanno laboratori, per cui pagano di meno” ).
Non che mi aspettassi una riforma in questi due sensi, ma se la parola chiave è meritocrazia si vede proprio che è l’ennesima riforma scritta da avvocati che non hanno mai messo piede in un’università.
L’altra faccenda grave è che mentre su certe cose il DDL è molto minuzioso ( assegni di ricerca, contratti a tempo determinato, durata dei mandati, diritti e doveri degli organi, etc. ), su altre è molto vago.
Ad esempio, tutta la faccenda delle borse è affidata ad una sola ( oscura ) s.p.a.; la questione “valutazione” è delegata all’ANVUR, che ha un sito che ricorda molto le tabelle dei laureati in scienze politiche con le ossa grosse perché conoscono la derivata prima della funzione coseno: ovvero, il DDL non si occupa di tutto ciò, la chiave è affidare tutto ad una sola agenzia esterna; si chiama metodo italiano.
Come questi casi ce ne sono altri; i biscottini di merito del FFO ( il famoso 7% da destinare alle università fighe ) non hanno ancora una ripartizione precisa, gli incentivi e le “cose che rendono un partecipante a un concorso più bravo di un altro” sono accennate, nel senso che non sono “a discrezione”, ma sono “da definirsi”; quando ? Boh.
In sintesi, non ci sono grosse novità, era prevedibile che la fantomatica riforma non riformasse un cazzo, ma il problema fondamentale è che la 133 è stata molto sbrigativa, e le promesse di scioglimento dei nodi su tagli e ripartizione meritocratica sono rimaste tali. Ma vabe’, è pur sempre la Gelmini, che c’aspettavamo.
Per concludere: tutto ciò merita una protesta ? La risposta è sì, ma da parte delle categorie più colpite, che non sono gli studenti o gli ordinari ma sono gli assegnisti, i post-doc e i ricercatori ( a contratto e non ).
Se non protestano il silenzio assenso sarà un problema loro.
Per la cronaca, ecco il DDL, per chi lo vuole leggere.
Nota a margine: sempre riguardo copypasta fallimentari del modello americano, il DDL è sufficientemente nazista su certe cose ( assunzioni, scadenze dei mandati, etc. ) ma quando parla di partecipazione dei privati nei CdA delle università non pone una quota d’ingresso. È più importante verificare che non ci siano conflitti di interessi fra organi della stessa università o impedire che entrino a far parte di un CdA persone eventualmente incompetenti – o comunque di competenza non certificata, visto che non è richiesta – che non hanno versato un centesimo nella cassa dell’ateneo ?
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SCRITTO IL 16 settembre 2009 SU Banane, Ffruustration, Low tech, RiflessioniQuesto spassoso video ha fatto un bel giro negli ultimi giorni, ed è la prova di come un intervento farcito di umorismo anni ‘60 e nessun contenuto possa scaturire applausi scroscianti. Principalmente è perché la gente ride ancora per Fantozzi, ma probabilmente un uomo delle fattezze di Brunetta che sbraita e gesticola farebbe morire d’invidia anche Tod Browning.
A quanto pare il problema dello spettacolo in Italia non è che iniziative valide non vengano finanziate perché comuni e regioni sono troppo impegnate a spendere soldi in film porno e aerei per i loro dipendenti, o che, ad esempio, le “scuole” di arte e musica seguano un modello elitario e ottocentesco ( e così anche i teatri ). Il problema è che “ci sono i Festival che si mangiano i soldi” e c’è “la mafia dei direttori d’orchestra”.
Ah già, “confrontatevi col mercato”. Non si capisce bene in che modo, nel momento in cui anche la promozione è cosa difficile visto che le discomafie sono amiche di tutti i governi di destra del mondo, per cui è difficile promuovere un disco autoprodotto senza incappare in normative buffe. Dopotutto era il 2004 quando fu approvato in Italia il decreto Urbani, anche se fortunatamente delle leggi ce ne si dimentica presto. È un po’ il solito discorso del liberismo “fai da te”. Siamo liberisti, ma buttiamo soldi ( pubblici ) in guerre prive di tornaconto economico, siamo liberisti, ma gli sprechi per processi e guardia di finanza valgono più della deregulation.
Fortunatamente la Francia non fa eccezione. Finalmente, con l’opposizione di socialisti e comunisti, è passata la legge Hadopi II. In breve, era una sorta di analogo delle three-strikes laws che si vedono negli Stati Uniti, però applicata al file sharing via internet. Posso essere contento per aver azzeccato la mia previsione ( “al secondo tentativo passerà” ), però per il resto c’è da piangere.
I due punti famigerati già citati ( quelli sulla cifratura delle WiFi e sulle whitelists obbligatorie di stampo cinese ) sono rimasti. Come si vede dall’articolo di Le Monde è rimasto anche il nocciolo della legge, che era l’eventualità di “rescissione forzata” del contratto col provider.
L’unica cosa che è cambiata è che l’operazione effettiva di “staccare la spina” non poteva essere compiuta da una sorta di internet police invisibile perché la cosa era in contrasto con la normativa UE sulla privacy, ma anche, come espressamente detto da alcuni membri del governo francese, da “un’inezia”, come la Costituzione del 1789.
Stavolta ci vuole un giudice, ma con una sorta di formalità, visto che a quanto pare per emettere il verdetto non è necessario un processo completo.
La punchline spettacolare è ad opera del nipote dell’ex-presidente, che da “indipendente uomo di spettacolo vicino ai socialisti” è passato all’UMP; che dire, uno che piacerebbe al PdL:
[cette loi va] protéger le droit face à ceux qui veulent faire du Net le terrain de leurs utopies libertariennes.
“Contro chi vuole fare della rete il terreno delle proprie utopie libertarie”. Sempre il solito leitmotiv, il laissez-faire va bene solo in certe circostanze. Purtroppo Mitterrand junior e il resto delle persone non capiscono che l’unico diritto da tutelare in rete è, qualora fosse richiesto, il compenso per l’offerta di connettività ad internet – è comunque l’erogazione di un servizio -, e qualora appunto tale servizio possa essere decentralizzato e gratuito in rete non esistono altri “diritti naturali” che non siano regolati dai termini d’uso delle varie entità interne ( la compravendita dei domini, i filtri dei server di posta, etc. ), e non c’è Hadopi che possa dimostrare il contrario.
L’introduzione del “giudice in persona” frenerà abbastanza l’applicabilità della legge. S’aspetterà i risultati.
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SCRITTO IL 31 agosto 2009 SU Banane, Ffruustration, RiflessioniSe il novecento è stato un periodo in cui sono successe molte cose a ritmi serrati, specialmente negli ultimi quindici anni del secolo, il 2009 ci sta insegnando che un sacco di cose possono succedere in cinque giorni.
Ad esempio, negli ultimi tre giorni i parlamentari e i fanboys che un tempo leccavano il culo a papi, cardinali e vescovi, si sono resi conto che “c’è un ingerenza dei poteri forti della Chiesa nelle attività dello Stato”.

In realtà la cosa l’hanno capita a modo loro, perché come di consueto c’è questa strana nube che confonde “il pubblico e il privato”, per cui lo Stato è magicamente incarnato nel prepuzio del suo Primo Ministro.
Quindi, tutti quelli che sono convinti che per sentirsi più intelligenti non sia poi necessario leggere il Giornale si saranno resi conto che l’ingerenza della Chiesa in questo caso era una sorta di interrogazione sul fatto che sia giusto o no avere un’alta carica dello Stato che va a puttane, con nessuno “del giro” che abbia qualcosa da ridire.
Il Giornale ha replicato a modo suo, con un articolo scritto da un giornalista strappato a una lunga carriera come vj di MTV. Il numero e l’efficacia delle frecciatine da “hey bro guarda che storia” del pezzo rasentavano più o meno i tentativi di un moscone che tenta di passare attraverso una finestra chiusa. Non importa ovviamente che fra un “ehi che storia te volevo scrivenpezzo d’economia che so’ ferrato” e un altro ci fosse solo un mucchio di cose irrilevanti, e soprattutto che non scagionano affatto il pedopresidente.
Di questa vicenda fanno ridere svariate cose.
La prima è che per quanto la replica di Boffo a Feltri abbia scavalcato a sinistra tutti i dirigenti dei principali partiti di centrosinistra dalla caduta del muro, l’Avvenire resta comunque un giornale di merda. Nonostante siano infatti stati fulminati sulla via di Damasco nessuno ricorda simili prese di posizione negli ultimi 15 anni alla luce di tutto ciò che super elastic bubble plastic rappresenta: non è divorziato da cinque giorni, non va a puttane da cinque giorni, non stringe rapporti con dittatori da cinque giorni, non fa gaffe a livello internazionale da cinque giorni, non è il proprietario di giornali spazzatura da cinque giorni, non è indagato (per vari motivi) da cinque giorni, e così via.
Fortuna che non siamo in aria di golpe, altrimenti dovremmo avvisare i lettori dell’Avvenire, visto che non hanno chances di venirne informati in tempo.
Da una parte un’altra cosa che fa ridere è la levata di scudi da sinistra in favore della libertà di stampa proprio nell’unico frangente in cui super elastic bubble plastic si è messo contro un avversario ( ahimè ) molto più forte ed esperto – tanto che è Boffo ad avere annunciato una querela, non Feltri; dall’altra parte invece si vedono i soliti “froci col culo degli altri”: quando giocavano da giovani a fare i nostalgici del ventennio il duce era buono “perché Stalin era più cattivo di lui”. Poi invece arrivano i processi IMI-SIR e SME e anche quelli sono roba da niente “perché i DS han fatto la scalata a una banca”. Ora invece che il pedopremier viene colto a Skins parties e a fare sesso a pagamento qualcuno rivanga il caso Sircana, mentre altri poveracci rivangano “il diritto alla privacy” di chi la sua privacy l’ha venduta più di dieci anni fa.
Se questo discorso à la “occhio per occhio” fosse accettato come difesa in tribunale avrebbe conseguenze spettacolari: apri anche tu il fuoco a scuola, tanto non riuscirai a fare più vittime che negli anni di piombo, in confronto a quei terroristi sembrerai Gandhi !
Nel frattempo tutto continua con un colossale nulla di fatto, perché da una parte è vero che anche Repubblica potrebbe un attimo staccare le telecamere dall’uccello di super elastic bubble plastic, mentre dall’altra parte non c’è proprio un cazzo da dire, e un buon resoconto l’ha fatto Scalfari ( anche lui era in pausa caffè ) in un commento a “quello che succede in questi giorni”.
Tutto ciò mi porta a spostare l’argomento, non tanto al meeting dell’ingenuità, quanto agli sproloqui della MILF bresciana al meeting dell’ingenuità.
Un leitmotiv dei ministri dell’istruzione di centrodestra è il solito annuncio di stanziamento di fondi alle scuole private. A prescindere dagli ovvi slogan che scaturiscono tutti i discorsi sulle scuole private (“Letizia profumo d’impresa”, bei tempi !), nessuno si è reso conto che l’istruzione privata in Italia vale quanto il titolo Alitalia prima del ritiro.
Sono pochissimi gli enti che hanno un qualche valore, e spesso quelli che hanno un “nome” si limitano alla ricerca mentre la didattica fa schifo, e ciononostante si continua a pensare che il finanziamento pubblico alla scuola privata sia necessario.
In linea di principio non dovrebbe essere una cosa sbagliata, perché una scuola privata è un’impresa, e “i finanziamenti alle imprese esistono”. Il problema serio è che nel mondo civile le scuole private nascono per un motivo, e il motivo è “non essere pubbliche”. Stanziare fondi pubblici per un’istituzione concorrente ad esistenti alternative statali ne pregiudica l’autosufficienza economica, e quindi lo scopo in sé viene meno. In realtà è ovvio invece che qualsiasi stanziamento per progetti scadenti (e in questo caso senza un minimo di certificazione statale) è un investimento a vuoto.
Tutto questo la MILF bresciana non l’ha considerato perché come tradizione di buona parte della classe politica italiana non sa un cazzo della materia che dovrebbe amministrare.
Un altro slogan riguarda il percorso per diventare insegnanti. Si parlava di grandi cambiamenti ma non è cambiato assolutamente niente, a parte l’eliminazione delle (inutili) scuole di specializzazione all’insegnamento secondario. Ovvero, si è partiti da una buona base, l’annientamento delle SSIS, sostituendole con un qualcosa di “vago”, per poi lasciare inalterato tutto il resto.
Questo metodo ormai ha preso il nome di “metodo Gelmini”:
- Cercare un problema “sentito” (sondaggi?)
- Annunciare che verranno presi grossi provvedimenti
- Cambiare un paio di virgole dai punti problematici
- Lasciare rigorosamente inalterati il “prima” e il “dopo”
La cosa è analoga alla “selezione nei contratti di ricerca”, in cui dopo aver annunciato “accessi su base meritocratica” (ahahah) l’unico cambiamento è stato la composizione della commissione, in un modo irrilevante ai fini di evitare eventuali brogli o favoreggiamenti di sorta.
Dopotutto a tutte queste persone basterebbe rivestirsi e sciacquarsi un po’ la bocca per iniziare a fare il loro lavoro, così magari la Repubblica potrà parlare un po’ anche di quello, visto che in teoria sono pagati.
Tags: cattiva informazione, epic trolling, HAHA, sproloqui sconnessi, vatican in flames
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SCRITTO IL 25 giugno 2009 SU RiflessioniRichard Feynman era un fisico molto famoso, una specie di idolo per molti. Non perché abbia preso il Nobel e altre onoreficenze; dopotutto non è facile capire l’importanza delle scoperte di Feynman senza un minimo di background ( anche se lui stesso sosteneva il contrario1 ).
Feynman era una specie di “modello da seguire” perché era uno cui piaceva divertirsi, contrariamente a Paola Binetti.Un’altra differenza fra Feynman e la Binetti, oltre a svariati milioni di neuroni, è che Feynman, probabilmente cavalcando la moda dell’epoca, era noto fra i fisici fricchettoni come un occasionale consumatore di svariate droghe, mentre la Binetti è nota per dormire su una tavola di legno e stringersi un coso di filo spinato attorno ad una gamba.
Fortunatamente c’è una sorta di giustizia storica per la quale la Binetti sparirà dai libri, mentre i diagrammi di Feynman, la formula di Feynman-Kac e le Feynman’s lecutres on Physics rimarranno per un po’.
Chi oserebbe mai paragonare un noto fisico ad uno pseudoscienziato dell’Opus Dei ? Nessuno, però mi sembrava una bella introduzione per questo interessantissimo articolo comparso sul Repubblichino.
Incredibile ma vero. Per molti anni l’uomo ha provato a spegnere il fuoco con la benzina: ora, dopo un secolo di tentativi ci siamo resi conto che la repressione dei consumatori di stupefacenti non sta portando troppo lontano.
Chi l’avrebbe mai detto ?
Avevo già commentato un paio di vicende a riguardo in News dalle Facce della Droga e Le Nuove Facce della Droga, ma questa volta siamo davanti al Gargantua del proibizionismo che dopo essere tornato ancora una volta a casa a picchiare moglie e figli si rende conto di avere un problema. Cito
Un secolo di repressione non è bastato: a cent’anni dalle prime misure contro l’uso di stupefacenti è arrivato il momento di ragionare sulle possibili alternative. Lo chiede in modo aperto l’Ufficio dell’Onu su droga e crimine, ponendo l’accento, per la prima volta da quando è stato fondato, sulla necessità di modificare l’approccio al problema. Serve “meno impegno della polizia con gli utenti, più sforzo con i trafficanti”, si legge nella prefazione firmata dal direttore Antonio Maria Costa. [...] Secondo Costa, la soluzione è elementare: “Più controllo sul crimine, ma senza diminuire i controlli sulla droga”
Non ho letto la relazione, ma sono sicuro non manchi di umorismo. Soprattutto nel passaggio da “pensiamo alle alternative alla repressione dei consumatori” a “non dobbiamo diminuire i controlli sulla droga”.
È chiaro che chiunque sostiene un’idea stupida, vedendola ridotta in macerie cerca di salvare il salvabile, però è una dichiarazione che lascia trasparire il fatto che qualsiasi tipo di consumatore sia una specie di cittadino di serie B, da Richard Feynman che è campato piuttosto a lungo a Shannon Hoon che è morto di overdose a 28 anni.
Tutto ciò ci riporta all’inizio del discorso, perché questo atteggiamento non è molto diverso dal dire “ehi tu, se vai in chiesa finirai per dormire volontariamente sul filo spinato !”; è vero che pensare che ci siano persone cui piace dormire sul filo spinato è incredibilmente divertente. È anche vero che le campagne di terrorismo psicologico sulla droga si sono spinte ben oltre il limite della balla colossale ( come l’unicamente americano accostamento di marijuana e Al Qaeda ), dando un bell’input ad alcuni “scettici delle pubblicità progresso” per iniziare col crack.
Ulteriormente:
L’Unodc pone un “doppio NO”: no alle droghe, no al crimine. “Il crimine organizzato”, scrive il direttore, “non scomparirà con la legalizzazione della droga”: per tenere in vita le mafie bastano altri traffici.
È vero, bastano altri traffici. È un po’ come dire che se stai in una casa col frigo vuoto puoi sempre mangiarti i tuoi coinquilini, o magari puoi sperare che in un paio di giorni l’evoluzione ti abbia trasformato in un ruminante capace di divorare i mobili.
Tutto sommato verso la fine il pezzo migliora, soprattutto in riferimento al noto provvedimento del nazicristiano Giovanardi e il suo approccio altrettanto cristiano nei confronti della vita altrui; fortunatamente anche in questo caso si segue la consuetudine italiana riguardo all’enforcement delle leggi: dopotutto, se se ne fregano le istituzioni …
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Tags: analrchia, drogaina, eteri ed esteri, HAHA, le facce della droga
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SCRITTO IL 12 giugno 2009 SU Banane, RiflessioniCome era da prevedere, e come ripeto incessantemente da sempre e ovunque, l’ennesima volta che un gruppo di scimmie dattilografe legiferano su qualcosa legato al traffico di informazione, il disastro risultante è di proporzioni titaniche.

Punti di vista
La violazione della privacy di chicchessia assume nomi diversi a seconda delle circostanze; stalking, origliare, intercettare, sniffare, infiltrarsi.
Se pensate che una delle parole sia legata ad una cosa cui siete dediti ( chi più chi meno ) siete pesantemente fuori strada.
Detto ciò, ci sono varie entità interessate a violare la privacy di altre persone, per scopi diversi. I maniaci sessuali, per preparare l’attacco; i ladri, per studiare le vittime; la digos, per abitudine ( e per studiare le vittime ); la magistratura, per altri motivi.
Detto ciò ( di nuovo ), sembrerebbe che ci sia un grosso interesse da parte di chiunque per tutelare come possibile la propria privacy; uno può tenere alla sua proprietà, alla sua fedina penale, alla corretta pianificazione di un attentato, o semplicemente al proprio corpo. Sfortunatamente non mi occupo di casseforti o di armi semi-automatiche portatili, però posso dire qualcosa riguardo alla privacy legata all’informazione, sia essa digitale o analogica ( telefoni, etc. ).
Ultimamente è passato il tanto annunciato quanto discusso emendamento alla legge in materia di usi e consumi delle intercettazioni telefoniche; il governo l’ha ovviamente promosso come “tutela della privacy”, ma siccome siamo convinti che ce ne sono tanti tipi e altrettanti interessi coinvolti, forse è bene chiarire quale riservatezza in particolare sia stata violata in passato dalla mancanza di questa legge; trascuriamo totalmente lo sproloquio di cifre su costi e “cittadini intercettati”, perché sarebbe una totale mancanza di rispetto persino per la più nobile delle demenze.
C0ntrariamente agli Stati Uniti la legge italiana sulla privacy è sufficientemente generosa; negli USA è persino proibita la “strong cryptography“, nel senso che è proibito cifrare dati al un punto che il governo – se volesse – non potrebbe decifrarli senza una chiave; il significato è “puoi cifrare i tuoi dati, ma in tutti e soli quei modi che il governo è capace di crackare”.
In Italia è legale il traffico di informazioni cifrate su qualsiasi livello, tanto che qualsiasi gruppo di persone che abbia fatto bene i conti può far circolare informazioni sulla pianificazione di un attentato alla luce del sole e scampare qualsiasi perquisizione, perché non avendo dati in chiaro su cui basarsi diventa impossibile avere anche il minimo indizio di reato per poter ottenere un mandato.
In questo senso una difesa per la propria privacy su vari fronti ( email, instant messaging, etc. ) c’è già, e chi lo sa la sfrutta; il punto su cui fa leva la normativa sulle intercettazioni telefoniche è che di solito le persone sentono di “non avere nulla da nascondere” e l’ingenuità popolare illude il boss mafioso di comunicare nella più totale riservatezza con un telefono, purché non ci siano altre persone nella stessa stanza.
In altri termini, la stessa ingenuità popolare è quella che illude il tuo vicino di casa che mette una chiave WEP nella sua wireless così come illude il tizio che scarica i porno davanti a te pensando che un monitor scuro e un’attenta visuale periferica della stanza in cui vi trovate sia sufficiente a garantirgli una qualsiasi riservatezza.
In sintesi, un qualsiasi stralcio di legge sulle intercettazioni1 è una sorta di legge ad idiotam, nel senso che si premia l’arroganza e la presunzione di chi continuerà a fare cazzate senza alcun problema di “riservatezza” e non ha né l’intelligenza e né le palle di informarsi su come tutelare da sé la propria privacy, e come chiunque ha già notato, agevola in un qualche modo la criminalità.
Ovviamente agevola solo quelli stupidi, che sono statisticamente quelli che hanno più agganci in Parlamento, ma ci dobbiamo pur accontentare …
_______________- Tralascio in tutto il discorso la parte ridicola che riguarda la pubblicazione delle intercettazioni, perché per fortuna ne hanno già parlato abbondantemente
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SCRITTO IL 25 maggio 2009 SU Banane, Lols, RiflessioniNon contenti del bashing di buona parte della popolazione cosciente, ora se lo fanno da soli ! Dopotutto Alemanno lo puoi anche chiamare terrone ma se gli dai del negro si incazza come una bestia.
Comunque vogliamo chiamarlo, in qualsiasi forma si tenti di dire che l’antiberlusconismo è un autogol per la sinistra, e tutte le cazzate che si possono leggere in ogni mezzo d’informazione sovversivo, da L’Avvenire a MicroMega, super elastic bubble plastic è uno cui piace la carne fresca.

Ecco cosa mancava
Come dargli torto, dopotutto è questa la cosa che lo rende comune a buona parte dei condannati per reati a sfondo sessuale, dei pedofili, e dei Billy Ballo di tutta Italia.
Nel frattempo però che il pedobrianzolo risponda senza piagnucolare – da sé o per bocca di altre cose, persone o Bonaiuti – c’è una serie di vicende che da un po’ di tempo a questa parte sta facendo notare un vuoto normativo abbastanza grottesco.
In UE le leggi sulla privacy sono abbastanza restrittive. Negli USA no, e come sanno tutti quelli che conoscono la differenza fra seppuku e bukkake, negli USA esiste(va?) un programma simpatico che si chiama(va?) To Catch a Predator. Il giochino era il seguente:
- Finta minorenne entra in una chat.
- Vero sfigato ( possibilmente over 30 ) la adesca.
- Vero sfigato ci prova in tutti i modi ( possibilmente mandandole le foto del suo uccello ).
- Vero sfigato le dà appuntamento.
- Vero sfigato si presenta all’appuntamento.
- Partyvan ! E tutto senza censura.
La morale quindi era “non adescare minorenni in chat perché potrebbe essere una trappola che ti farà arrestare in mondovisione, CIAO MAMMA !”
Il problema è che quelle che si fanno adescare non sempre sono esche di Chris Hansen, e né sono persone “non consenzienti”, ma semplicemente prove del fatto che “so’ tutti froci cor culo de l’artri”; nonostante si senta tutti i giorni chiunque – anche le peggiori troie – sproloquiare di valori e morale nessuno va effettivamente ad analizzare pro e contro dell’improvviso abbassamento dell’età media di approccio al sesso dei minorenni.
Sul fatto che sia “improvviso” avrei qualche dubbio, anche perché probabilmente tutto ciò è manifesto solo a causa della capillarità dell’informazione degli ultimi tempi, però sta di fatto che per colpa di queste cose gente come la Carfagna sono diventate persone “da rispettare per la loro carriera politica”, e le sentenze che riguardano reati a sfondo sessuale sono sempre più confuse perché sono diventati troppi i precedenti di “errori giudiziari” ( per uno degli ultimi casi mediatici non hanno esitato a beccare i primi due albanegri che han trovato ) e, soprattutto, quelli di “molestia consenziente”, e così via, come il caso di una demente che denunciò uno per violenza sessuale senza che poi questa fosse mai avvenuta, e a riprova di ciò non le hanno creduto anche se lo “stupratore” era negro – forse negli USA avrebbe funzionato.
Fatto sta che appunto una decina di anni fa quando le mie compagne di classe delle medie erano abbastanza veloci a dare la risposta a domande dei test del Cioè quali “quale è la quantità media ‘espulsa’ in un’eiaculazione ?”1, non mi sarebbe sembrato tanto strano vedere una di loro in un di quegli articoli di giornale, ovviamente non per “pregiudizio nei loro confronti” ma perché “this is what you get”.
Ovviamente sarebbe una cazzata magistralis proibire a priori che le ragazzine leggano Top Girl, esattamente come è una cazzata magistralis la Porno Tax di Tremonti, che oltre ad essere una cosa illiberale decimerebbe totalmente la videoteca di quasi tutti i membri del governo2.
Quello che è diventato “grottesco”, come appunto detto varie righe fa, non è tanto che ALLE TREDICENNI PIACE IL CAZZO, MA SOLO SE ALMENO TRE ANNI PIÙ GRANDE, perché questo si trova in qualsiasi banco di scuola, ma che la questione “sesso e minorenni” è diventata esattamente come la questione delle droghe: che ci sia o meno un divieto legislativo sembrano essere di più a guadagnarci – da entrambi i lati – che a perderci.
Se sei arrivato qui in fondo pensando “e quindi ?”, aspettandoti qualcosa di propositivo rimarrai deluso; dopotutto non sono una minorenne, e probabilmente nemmeno tu, quindi evviva !
_______________- la risposta era “una tazzina da caffè”, io non ero stato così veloce
- a scanso di banalità sulla parola “membri”; i membri dei membri ? Mah.
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