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Saranno mesi ormai che il governo “sta per cadere”, vale quasi la pena di fare la cronaca giornaliera sulla Smemoranda.
Certo, in tutto ciò si potrebbe parlare di quanto sarebbe bello che “il mafioso di Arcore” – come diceva Bossi quando ancora poteva dire “ce l’ho duro” – si levasse dal cazzo, ma dopotutto manco i suoi avversari lo vogliono, per cui nello spirito della denigrazione delle minoranze ci sono un po’ di considerazioni altrui sulle quali vale la pena di riflettere.
La prima è in questo articolo; no, non il pippone su Zingaretti, quello che mi interessava è questo:
I leader del Pd potrebbero riattivare per un attimo le loro attività cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di responsabilità” e altre ammucchiate politichesi? Che senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a prescindere” dagli elettori? Un conto è la legittimità costituzionale di un governo diverso, che è fuori discussione: il fatto stesso che Cicchitto e Schifani dicano che non si può è la miglior prova che si può. Un altro conto però è l’opportunità di farlo. Certo, se in Parlamento esistesse una maggioranza pronta a rifare la legge elettorale per restituire il voto ai cittadini e a risolvere il conflitto d’interessi per levare tv e giornali a B., varrebbe la pena provarci.
A riprova di come questo discorso non sia troppo popolare ci sono un paio di elocubrazioni farneticanti ( ah, come piacerebbe cotal linguaggio all’autrice dell’articolo del precedente post … ) di Franceschini, come questa:
E poi perché di fronte ad una situazione di emergenza scatterebbe una risposta straordinaria e di emergenza da parte di tutta l’opposizione: [...] la nascita di una alleanza costituzionale. Aperta a tutte le forze che alla svolta autoritaria di Berlusconi sono pronte a dire di no.
Ah, la “risposta straordinaria”, meglio della doomsday machine del dottor Stranamore.
Nel discorso include Casini, che sa così bene quanto si sta male a stare con Berlusconi poiché ci è stato assieme per cinque degli ultimi dieci anni, senza interruzioni, ed effettivamente era visibilmente provato da questa terribile esperienza, così come lo era il suo portafoglio.
Più che “un’alleanza con chi ci sta” e simili creature mitologiche piacerebbe a tutti capire chi entrerebbe in sto cazzo di governo tecnico “per la legge elettorale” – e quale parlamento lo sosterrebbe. Lungi da me essere troppo distruttivo, il resto dell’intervista non è male. Certo, certe cose poteva anche dirle quando era leader del PD, ma forse ha fatto bene per cautela, dopotutto all’epoca c’era Rutelli che poteva offendersi.
La seconda considerazione va più in là, ovvero è un tentativo di risposta a “che cazzo facciamo se cade il governo?”; ovviamente è solo una parte della risposta, riguarda l’economia, ma in particolare lo scudo fiscale e i redditi da capitale. Nel primo caso si parla di un aumento dal 5% al 10% dell’aliquota, che vista la pressione fiscale in Italia ( oltre il 40% ) e visto che lo scudo fiscale è un “condono per evasori”, un rialzamento al 10% è un’idea veltroniana, ma d’altra parte se avessero imposto il 40% tanto valeva tenersi i soldi in Liechtenstein. Nel secondo caso si parla di qualcosa di simile, ma come dice qualcuno viene un po’ difficile pensare che in un sistema finanziario a crescita zero come quello italiano i redditi da capitale siano una gallina dalle uova d’oro – e tassarli ulteriormente potrebbe avere l’effetto opposto.
Fassina apre l’articolo dicendo “chiariamo subito, il PD non teme le elezioni anticipate”, però oltre a deliri da oppio tipo “apertura all’UDC” e “un governo per le grandi riforme” sarebbe bene vedere da prima dell’apertura della campagna cosa ha il centrosinistra da mettere nel piatto in materia di welfare, di economia, di ricerca e di svariate altre cose perché io non l’ho ancora capito.
Oltretutto sarebbe bene farlo in fretta visto che gli ex nostalgici di spuma e olio di ricino hanno già iniziato il calciomercato.
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La scuola italiana ha molti problemi, e farli risolvere da un avvocato – neppure troppo bravo – è più inutile che farli risolvere da un prete e un gruppo di fedeli che preghino.
In realtà parlare dell’incompetenza della Gelmini ( e dei suoi collaboratori ) è peggio che sparare sulla croce rossa, e infatti la notizia della “pagella elettronica” è un po’ la solita fantastica innovazione tecnologica perché i giovani del governo ( tipo Brunetta ) sono avanti, mica come gli altri che scrivono ancora sui papiri.
Una cosa buffa a riguardo è un articolo del Fatto che ne parla. Il titolo è “Ci mancavano i voti elettronici”; è vero, non potevamo farne a meno.
Perché nello statuto professionale di un docente italiano non è prevista – se non in apparenza – una competenza tecnologica culturalmente significativa? La colpa è della modernità. Moderno è bello. Slogan che ha segnato molti mutamenti – non sempre positivi – negli ultimi anni e sostenuto radicali abiure rispetto al passato, non sempre necessarie. La modernità è suggestione irresistibile, a cui – con consapevolezza ed elaborazione – rispondono nella storia del pensiero le menti più brillanti.
Questo incipit sarcastico fa un po’ rabbrividire, e ricorda un po’ certa propaganda ambientalista “contro il progresso ad ogni costo perché il progresso è male”. E la prima riga non l’ho manco capita …
Da qualche tempo, però, questa parola, ricca di implicite ed esplicite fascinazioni culturalmente sofisticate, si è involuta in una sorta di automatico “bollino” di positività; perdendo – allo stesso tempo – il senso di paradigma e indicatore di processi culturali complessi e significativi. Vittima di questo uso (e abuso) di un termine dal pedigree sontuoso è la scuola.
Altri brividi, e un sacco di parole complicate. Molto dramma e molto pathos, inizia a piacermi. C’è persino un bel “politiche intrise di entusiasmi neoilluministi” ! Finalmente arriva una riga con qualche contenuto:
Si è assegnata, insomma, valenza positiva in sé all’ingresso dei Pc e a infatuazioni per i totem tecnologici del momento (ultimo annuncio, con il plauso dei media, la pagella digitale, quando per l’Istat Internet taglia fuori 4 famiglie su 10).
Ovviamente la cosa rilevante è quella che non è enfatizzata, ovvero quella fra parentesi: innanzitutto assumo che “Internet taglia fuori 4 famiglie su 10″ voglia dire che “4 famiglie su 10 non dispongono di una connessione ad internet, però la cosa si presta a varie interpretazioni. Ne vedo tre possibili: 1) un fatto al quale dobbiamo arrenderci, 2) un problema da risolvere, 3) una barriera che separa classi sociali. Ho la sensazione che nell’articolo la più attinente sia la 3, anche se la 1 è molto simile.
Ma notevoli investimenti economici non sono stati sostenuti da un analogo disegno culturale, che rendesse questi “moderni” oggetti valore aggiunto significativo per processi cognitivi degli studenti e intenzionalità didattica degli insegnanti. Il vero risultato è una “nuova frontiera” demagogica. Punta di diamante, la famosa “scuola delle 3 i” di Moratti: Internet, Inglese e Impresa (sic!). Fiumi di soldi sprecati e acquisizioni modeste da parte dei docenti, formati con criteri “addestrativi”, in gran parte recalcitranti a servirsi del potenziale dell’inserimento delle tecnologie nella didattica. Pochi coloro che escono con un po’ di intraprendenza esplorativa dalla dimensione del fare pur che sia (che ha creato l’opinabile figura dell’esperto in ogni scuola) verso quella del verificare sperimentando. Molti ignorano l’opportunità epistemologica costituita dalle rappresentazioni del mondo che le tecnologie digitali di comunicazione inverano e sulle quali costringono a riflettere. Un uso consapevole e culturalmente significativo avrebbe invece potuto rappresentare un’alternativa all’immobilità del sistema scolastico, sottoponendo i saperi a operazioni esplicite, ma concettualmente complesse.
Questo passo è meraviglioso. Locuzioni come “intraprendenza esplorativa” e “opportunità epistemologica costituita dalle rappresentazioni del mondo che le tecnologie digitali di comunicazione inverano” sono pura dolcezza per la vista. Era un po’ che non sentivo anche la parola “recalcitrante”. Anche qui non capisco bene il contenuto, e non capisco quale sia nel 2010 l’opportunità epistemologica rappresentata da un computer o da un file pdf con su scritti i voti di uno studente.
Cerco di tradurre. È vero che sembrerebbe esserci una malsana ipocrisia di fondo da parte di chi con una mano non fa altro che tagliare ciecamente i finanziamenti pubblici all’istruzione, mentre con l’altra sdogana strumenti tecnologici. D’altra parte però la pagella digitale della Gelmini è anch’essa un taglio, visto che se la pagella non è cartacea i soldi per la stampa sono risparmiati, per cui questa manovra è piuttosto coerente con tutto il progetto. Certo, uno potrebbe anche farsi ingannare dal fatto che “ah, finalmente abbiamo un programma di taglio della spesa pubblica”; in realtà come molti sanno molte istituzioni scolastiche cattoliche hanno avuto un aumento del finanziamento pubblico, per cui evidentemente la lotta agli sprechi è una cosa molto relativa.
Tra grida e annunci, nessun vero spazio per affiancare altri modelli (frutto della metabolizzazione culturale di tecnologie alternative e plurali) alla preesistente e univoca architettura, emanazione di un’unica tecnologia, il libro tradizionale. È la scuola del cartaceo, in cui le fotocopie – grazie ai tagli – stanno diventando merce rara. In cui i docenti, arroccati nei saperi disciplinari, ignorano spesso la differenza tra mappa mentale e concettuale, continuando a chiamare “tesine” lavori privi di sintassi dichiarate, che gli studenti sono costretti ad elaborare e discutere – spesso con reciproca inconsapevolezza – in occasione della maturità. [continua]
Anche qui, parole lunghe mediamente dieci lettere, un piacere per la leggibilità. Cosa vuol dire che le robe che vengono chiamate “tesine” sono “privi di sintassi dichiarate” ? Personalmente dalla mia esperienza posso dire che si passa anche troppo tempo a preparare il tema di maturità, e che anzi, molto spesso il problema non ha nulla a che vedere con l’elaborazione e la discussione, quanto la conoscenza intrinseca di determinati argomenti o le abitudini extra-scolastiche; uno che non ha mai letto un articolo non ha problemi a scrivere “fegato spappolato” in un tema di preparazione alla prima prova di maturità ( è successo davvero ), anche avendo davanti stralci di articoli da cui volendo copiare il registro.
Per il resto manco io so la differenza fra “mappa mentale” e “mappa concettuale”, è grave ?
[segue] In cui si propagandano e-book dall’identità culturale indefinita, da usare in aule quasi prive di prese di corrente. In cui l’etichetta-alibi “burocrazia” ha impedito a molti docenti di scaricare i regolamenti di una “riforma” cui si andrà incontro avendo orecchiato notizie di terza mano, senza consultare fonti immediatamente disponibili. Rete e digitale potrebbero invece essere non solo semplificazione procedurale, ma strumento di emancipazione, democrazia e informazione, come dimostra il fatto che articoli come questo sono sui principali siti dedicati alla scuola 24 ore dopo la pubblicazione. La centralità di lavagna di ardesia e gesso è forma mentis che, senza un progetto culturale, non può essere sconfitta da acquisti di computer, celebrazione di e-book, seduzione digitale delle Lim. Continuiamo pure con la pedo-demagogia.
Pedo-demagogia?
Il tono apocalittico di questo passo è frustrante, soprattutto nell’urlo primitivista sull’identità culturale “indefinita” degli ebook. Come se il “blog” come tale sia un qualcosa dall’identità culturale definita. Anche la faccenda della “centralità della lavagna di ardesia e gesso” è puro vintage, per altro neppure troppo autentico perché molte poche discipline umanistiche hanno una didattica che richiede lavagna e gesso, e questo gli studenti universitari lo sanno bene.
Nella scuola tagliata di 8 mld, in cui 140.000 di noi non troveranno più posto, in cui – a un mese dall’inizio – non si hanno certezze sugli organici, con le aule tinteggiate dai genitori, la scuola dell’Eternit e dell’amianto non bonificati, della carta igienica a pagamento, Gelmini tenta di distrarci con l’ultimo golem della modernità: la pagella elettronica. Su cui digiteremo le cifre di un minimalismo culturale perseguito con ostinazione.
Le grand finale, si risponde alla demagogia con un sacco di urla di battaglia, tanta demagogia e una punchline da Victor Hugo.
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Criticare il PD è un po’ come aprire il fuoco con un kalashnikov in un pollaio, ma a chi non piace vincere facile …
Ci sono stati un po’ di buffi avvenimenti di recente, e tutti hanno avuto reazioni non meno buffe.
Il primo avvenimento è che grazie al governo del “meno tasse per tutti” che ha problemi con le quattro operazioni da ragioneria la pressione fiscale è salita ulteriormente. No, non è questo il primo avvenimento, il primo avvenimento è che il governo del “meno tasse per tutti” e degli imprenditori prestati alla politica – ehi ma non erano così anche i capoccia delle imprese statali nell’URSS ? – ha deciso che era urgente aggiungere un nuovo ministero.
Tutti si sono limitati a chiedere le dimissioni di tale ministro “perché era sotto processo”; come se fosse l’unico e il primo. Legittimo, per carità, ma nessuno s’è posto un problema come “ehi, che cazzo è il ministero del federalismo ?”, e magari “chi lo paga ?”. Certo, legittimo chiedere le dimissioni di un avanzo di galera, molto meno legittimo dire “Chapeau a Brancher” ( Bocchino ), come se un criminale fosse un esempio da seguire “perché almeno si fa processare”. Addirittura Repubblica lanciò un sondaggio “Brancher: dimissioni o processo?” come per legittimare il fatto che una cosa esclude l’altra.
Il PD s’è dato a un’orgia di commenti anche abbastanza gradevoli, a un giorno di distanza però da una grande dichiarazione di quelle “popolari” fatte proprio per prendere voti:
Commentando la proposta avanzata dal leader Udc Pier Ferdinando Casini nell’intervista a Repubblica per un “governo di larghe intese”, Enrico Letta precisa che per il Pd “una preclusione c’è ed è molto chiara”: l’esclusione di Silvio Berlusconi: “Se c’è una preclusione è che chi ha guidato sino ad adesso il governo si faccia da parte”.
Apperò, “escludiamo Berlusconi da un futuro governo”. Questa sì che è una cosa incisiva; quindi magari fino a dieci giorni fa l’avrebbe incluso ? Fantastico. Oltretutto Letta, come molti altri, sembra non essersi reso conto che l’UDC è affidabile come un signore di mezza età con le mani insanguinate che vende gelati nel suo camion arrugginito. Sarebbe divertente che Bersani spieghi a quei pochi che ancora si fidano di lui quale sarà il programma di governo della coalizione PD-UDC; magari dopo Mastella faranno Cuffaro ministro della giustizia, perché no ? E Cesa ministro della sanità.
Magari potrebbero anche chiedere l’appoggio a Forza Nuova, è sempre uno 0.5% in più, e poi sono anche loro all’opposizione ora !
La terza faccenda non è un avvenimento in sé, ma è una sorta di leitmotiv spassoso. Visto che siamo in una situazione indecente, affidiamoci a un gruppo di stronzi che a quanto pare per quindici anni hanno fatto governare i loro gemelli cattivi. “Votiamo gli emendamenti dei finiani” a una legge che loro non hanno mai ostacolato fino a due minuti fa; è una grande idea, in effetti. In realtà credo che i liberalissimi finiani siano quelli della Fini-Giovanardi e della Bossi-Fini, ma forse è un altro Fini.
Dopotutto se l’UDC è il gelataio un po’ ambiguo, gli ex AN sono suo fratello che è appena uscito di galera, “ma ora è pulito”.
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Beh, per una volta notizie fresche.
Cosa succede ? Niente di che, Vendola, da buon presidente amico del federalismo anche nelle decisioni amministrative, non nelle chiacchiere da zappaterra, ha preso la discutibile decisione di estromettere gli obiettori di coscienza dai consultori pubblici ( modifica: giustamente mi si fa notare che non vengono tutti deportati, ma “integrati” con non obiettori ).
Premesso che indubbiamente rappresenta una scelta che espelle buona parte dei rompicoglioni che creano problemi a chiunque vada in un consultorio perché semplicemente negano un servizio spacciando la loro volontà per un impedimento ideologico; ciononostante questa decisione non è la migliore possibile.
Prima di tutto perché la sanità pubblica è composta – purtroppo o per fortuna – anche da quelle persone, per cui siccome la figura dell’obiettore è riconosciuta per legge, un’azione del genere ha un che di discriminatorio, e secondariamente perché persino un obiettore potrebbe avere l’intelligenza per muovere una critica del genere, e niente è peggio di sentire una frotta di cattolici integralisti che si sentono discriminati – questa volta, purtroppo, a ragione.
Proporrei a Vendola soluzioni un po’ più semplici e meno naziste. Una, ad esempio, è fissare una linea: l’obiettore esiste, ma non può non garantire un certo livello di assistenza, ad esempio gli anticoncezionali; sei obiettore e non vuoi somministrare anticoncezionali ? Hai sbagliato mestiere; nessun razzista lavora con Medici senza Frontiere, nessun vegetariano ha allevamenti o macellerie; non c’è nessuna differenza. Se invece tutto ciò non ti va puoi sempre lavorare dalle suore, oppure in Lombardia.
Un’altra idea è non regolamentare affatto iniziare a vedere l’obiezione di coscienza per gli anticoncezionali come un disservizio arbitrario, con tutto quello che ne conseguirebbe. È ammissibile che l’aborto sia ( tutt’ora ) un tema controverso e non si auspica che chiunque la debba pensare in una certa maniera prefissata, perché se no si ritorna sul leitmotiv dei cattolici discriminati, ma uno stronzo al servizio pubblico che non vende anticoncezionali perché è uno stronzo deve assumersi le sue responsabilità, per cui deve poter essere denunciato come uno che non fa parte del suo lavoro.
Può anche essere un interessante esperimento sociale per valutare se effettivamente al mondo frega più dell’etica medievale o del non proliferare inutilmente.
Ovviamente la scusa dei direttori degli Ordini dei Medici che “l’obiezione di coscienza sta nel nostro codice deontologico” è una scusa, perché il medico razzista potrebbe vedere un danno all’umanità nella moltiplicazione di esseri di razze inferiori, e quindi il codice deontologico di “non nuocere” gli imporrebbe di farli abortire.
Su, Nichi, anche se sei anche tu cattolico, non fare questi passi falsi che avranno il solo scopo di farti odiare dai chierichetti …
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Scritto il 15 giugno 2010 in Lols
Il titolo sembra una presa per il culo, eppure è vero; gli alieni sono atterrati, sono fra noi, e sono cristiani ! E come se non bastasse, hanno anche un blog …
La UCCR è un’associazione di simpatici giuggioloni che si dedicano part-time a trollare la UAAR e a dare ( rispettosamente ) del nazista a qualunque seguace della satanica associazione. Personalmente non sono iscritto alla UAAR perché mi secca ricevere una rivista in cui si discute su quanto sia bello non essere credenti, anche se molto probabilmente sono dei bravi fanciulli.
In ogni caso, perché UAAR, perché sta gente ? Per colpa di questo post, che in preda all’insonnia mi accingerò a commentare; si intitola “dieci buoni motivi per non iscriversi alla UAAR”. Come tutte le liste di dieci cose pullula di cagate perché dopo il terzo motivo si finiscono le idee, però vogliamo dargli una chance.
1. Perché tutela i diritti civili degli atei e degli agnostici insultando i credenti e chi si professa cristiano
Il motivo non è tanto valido; gli insulti di chi non si stima in genere vengono presi positivamente. È pieno di religiosi che mandano all’inferno – o scomunicano – non religiosi; è ovvio che un non credente che viene scomunicato possa (debba!) ritenere la cosa irrilevante. Allo stesso modo un credente non deve sentirsi insultato da un infedele privo di anima. Anche quando dicono che “la UAAR difende i suoi associati e attraverso di essi insulta e discrimina quotidianamente chiunque si professi credente, creando un clima di tensione e di odio”, beh, la cosa è irrilevante. Oltretutto prendere in giro e discriminare sono due cose diverse, per chi non è vissuto in parrocchia – ouch, l’ho fatto di nuovo.
2. Perché difende e promuove l’ateismo mascherandosi dietro il termine laicità e schierandosi contro i Padri del liberalismo
Non sono abituato a leggere più di una riga di chi si mette a sproloquiare su liberalismo, laicità e ateismo; è noioso. E tutto il corpo del secondo motivo non mi smentisce. C’è una profonda intolleranza per l’opinione contraria – tipica di chi ha la verità rivelata … e ovviamente non mancano le parole “Benedetto Croce” a sostegno della propria tesi. Anche questo: irrilevante. Se il fatto che “si schierano contro i padri del cristianesimo” fosse stato il motivo principale per non far parte delle Bestie di Satana i giornali non ne avrebbero parlato molto; quando non si hanno appigli …
3. Perché valorizza le concezioni del mondo incredule e razionali, imponendosi nella società come nuova confessione religiosa
Se la UAAR avesse i numeri per imporsi come nuova confessione religiosa non esiterei ad iscrivermi. Irrilevante, ma principalmente falsa – e, per la prima parte, “è un’opinione come un’altra”. Paradossalmente l’elaborazione del punto in sé qualche argomentazione decente ce l’ha – in effetti mi sfuggiva che l’UAAR sulla carta si dichiarasse un’associazione religiosa.
4. Perché diffonde informazione laicista e scientista, riproponendo antiche leggende nere anticattoliche
Non ho idea di cosa voglia dire “scientista”, principalmente perché l’epistemologia è più rilevante per il lettore di MicroMega che per chiunque si occupi di scienza (di quelle vere). Quando parlano di “antiche leggende nere anticattoliche” penso si riferiscano alla caccia alle streghe (è una leggenda?) o all’inquisizione (anche quella?). “I credenti vengono insultati e definiti irrazionali, ignoranti e creduloni”; dire che una persona sia spesso propensa a perdere la propria razionalità in materia etica e religiosa è una constatazione, e in Italia quando si parla di cristiani in particolare c’è spesso la conferma sperimentale.
5. Perché è un grande spazio di incontro e confronto tra i non credenti ma un luogo di chiusura ottusa verso chi tenta un dialogo sulle ragioni della sua fede
Tolte le opinioni negative (“chiusura ottusa”, “i soliti luoghi comuni che la storia laica ha promosso ed esagerato”, etc.) le argomentazioni si accorciano; potevano chiamarlo “4 motivi per non iscriversi alla UAAR” … In ogni caso, non è compito di un’associazione dialogare con le altre, soprattutto se contrapposte; dipende dagli obiettivi che l’associazione ha. Personalmente evito spesso di parlare con filosofi di questioni epistemologiche, anche qui è una faccenda sperimentale, been there, done that.
6. Perché dà visibilità a quei non credenti saturi di odio anticlericale e discriminatorio che sarebbero altrimenti emarginati dal dialogo civile
E proprio quando si incazzano per gli attacchi personali, ecco un attacco personale ! Si incazzano perché “certi atei” fanno cose “sotto compenso economico”. Quale è il problema ? Come se le bibbie fossero gratis. E il fatto che “avversario” (parlando di sé) abbia la “a” maiuscola è conturbante.
7. Perché dopo 24 anni di pressante esistenza è poco conosciuta in Italia e totalmente sconosciuta all’estero
Pressante esistenza ? In ogni caso aspettavo la conferma della legge rossa di Godwin1 e questo punto 7 me ne regala una spettacolare, che gioia ! Anche qui, sono pochi gli iscritti, non iscrivetevi: i membri di Amnesty International ad ora sono 2.2 milioni in tutto il mondo, la sezione italiana ne fa meno di 90,000 ( quella svizzera 45,000, tanto per dire ); pochini, probabilmente nemmeno Amnesty vale la pena.
8. Perché nonostante una ventennale lotta quotidiana non è stata ancora capace di interessare veramente la popolazione italiana
Questo punto è identico al precedente, con un paragone a Comunione e Liberazione che fa venire i brividi.
9. Perché non cresce abbastanza nonostante famosi presidenti onorari e l’impegno quotidiano sotto compenso economico di un numeroso staff
“Different names for the same thing”. Anche qui si parla del cattivo dio denaro, in cui è noto che i cattolici non credano. È per quello che le suore Paoline pagano l’ICI come tutti, è per quello che dopo la morte nel 2005 non sono più usciti libri di Giussani, è per quello che la Chiesa Cattolica non fa pubblicità per avere l’8‰, è per quello che i preti lavorano gratis e sopravvivono solo grazie alle donazioni, è per quello che la Compagnia delle Opere e lo IOR non esistono. “Gli accessi al sito esplodono anche grazie ai blogger credenti che prendono spunto dai loro articoli per confermare la loro fede”, esattamente come gli accessi al loro avranno un aumento grazie a questo post, il web funziona anche in questo modo; è un motivo valido per non iscriversi alla UAAR ?
10. Perché vuole snaturare la società italiana
“Snaturare la società italiana” diffondendo l’ateismo ? C’è un’implicazione che il cattolicesimo debba essere ad ogni costo parte della natura italiana ? È un po’ il discorso che fa Forza Nuova, che però poi non parla di “radici culturali e liberali” – non so cosa sia una “radice liberale”.
In realtà è chiaro che a me non importa niente di difendere la UAAR, si difende senza problemi da sé; la cosa che però ha un minimo di rilevanza è vedere dove riescono a spingersi i soliti allocchi che piagnucolano perché non tutti al mondo la pensano come loro, e perché con questo decalogo – che, come ho già scritto, aveva un qualche contenuto per i soli primi quattro punti – e i vari altri post ( “ancora guai per il volgare clown Daniele Luttazzi”, ah no, non è un attacco personale, è una constatazione ) mostrano con feroce ironia come non ci sia una laurea che insegna ad essere divertenti o ad argomentare in modo serio.
Oltretutto parlano di un discorso del papa all’università di “Resemnburg”, forse volevano dire Regensburg … chissà perché ma mi ricorda proprio questa immagine.
_______________- la legge rossa di Godwin è quella variante della legge di Godwin che afferma che in ogni discussione su internet in italiano il numero di frasi impiegate per arrivare a un’analogia con una dittatura comunista è quasi certamente finito
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Scritto il 7 giugno 2010 in Lols, Riflessioni
Sì, non è perché hanno abbordato un’altra nave e c’è qualcosa di rilevante da dire, ma sulla vicenda della Mavi Marmara ci sono state un po’ di evoluzioni divertenti.
La prima è che mentre parte delle future persone che contano dei Radicali e molti altri non hanno perso tempo per piagnucolare per i poveri israeliani che vengono sempre bersagliati dall’opinione pubblica internazionale, i poveri israeliani – tramite l’ufficio stampa del governo – non hanno perso troppo tempo per preparare la loro risposta sotto forma di un video su YouTube ( non diciamo JewTube che se no siamo “pacifinti” ).
La strategia è che prima si mandano dei militari ad ammazzare delle persone; se gli altri criticano si fa un video in cui si prendono per il culo in un colpo solo sia le zecche filopalestinesi di merda che leccano il culo a Hamas, e sia quei nove negri e quel traditore della patria ( mezzo negro anche lui ) che sono andati nella loro barchetta piena di panzerfaust a destabilizzare l’ormai secolare ordine in Israele.
Che dire, quando super elastic bubble plastic fece quella famosa battuta sui desaparecidos successe un casino; ora col senno di poi possiamo dire “almeno non li ha ammazzati lui”.
Dopodiché, un’altra cosa divertente è un video in cui ad un’autentica richiesta della marina israeliana di “fermarsi” ribatte un’altrettanto autentica risposta che dice “go back to Auschwitz, he he”; l’IDF ammette di aver modificato il video, ma assicura che è autentico. Dopotutto, dopo aver tentato di tirare a fottere una volta, perché mai ora dovrebbero mentire ?
Chissà. Per concludere è utile riportare un articolo del Guardian – che essendo un giornale per pacifinti è evidentemente inaffidabile – in cui vengono discussi alcuni dettagli sull’autopsia dei provocatori ( pacifinti, appunto ), da cui pare emergere che buona parte delle persone sono state sparate direttamente alla testa ( tipico atteggiamento difensivo ), e solo su uno è stato riportato un singolo colpo.
Che dire, ottimi modi per risollevare la propria reputazione; coraggio, non c’era bisogno di armarsi di Final Cut, bastava aspettare una settimana e se ne sarebbero dimenticati tutti.
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La moda di ieri era cancellarsi da facebook; la moda di oggi invece è rompere il cazzo in giro per il mondo sul fatto che OMGWTF FACEBOOK PRIVACY!!!!!1
Lungi da me sfoderare un pippone sul “fenomeno facebook”, le persone han preso tutta questa faccenda un po’ troppo alla leggera all’inizio, e un po’ troppo seriamente quando ormai era tardi.
Perché una persona si iscrive a cose tipo Myspace, facebook, etc. ? No, non per “tenersi in contatto con altri”, ovviamente, ma solo ed esclusivamente per sputtanarsi, nel bene e nel male; dopotutto per tenersi in contatto con altri ci sono cose che in linea di principio non richiedono alcun tipo di “profilo pubblico” ( Skype, etc. ).
In tutto ciò fa un po’ ridere dunque che chi si iscrive a facebook per far vedere le sue foto a petto nudo o per ridere dell’ultima festa in cui “ahah guarda in che condizioni ero” salvo poi avere la propria mamma fra gli amici, beh, fa un po’ ridere che dopo mesi o anni ci si renda conto che facebook ha qualche problema di privacy.
Innanzitutto beh, come per i profili pubblici di MySpace, tutte le informazioni sono raggiungibili da un motore di ricerca, perché chiunque ha una porzione pubblica di pagina, anche minima. Molti non vanno a ritoccare le impostazioni della privacy, “perché tanto chi se ne frega, non ho mica niente da nascondere” ( a parte magari qualche saltuario “fuori gli zingari dall’Italia” o “kntr tt qll k nn t vgln bn”, utili soprattutto per coltivare rapporti fuori da internet ), dunque che succede ? È sufficiente vedere una persona per strada e farsi un minimo di idea di che giri frequenti, per riuscire ad ottenere tutto quello che ha voluto rendere pubblico della sua vita, e con un paio di cross-references anche fuori da facebook si ricava veramente di tutto.
A tutto ciò è bene aggiungere anche “la via illegale”, perché mentre scrivo questo post ho una ventina di portatili nel raggio di meno di dieci metri, metà dei quali, con buona probabilità, hanno una finestra di firefox con facebook aperto. Sniffare i dati personali di una persona attraverso una wireless pubblica è tanto facile da fare quanto difficile da intercettare, e ovviamente il grande dio dello stalking ha dato da tempo una munifica benedizione alla chat di facebook che fa circolare i messaggi in chiaro, cosa che invece, ad esempio, non fanno né Googletalk né Skype. Almeno su MSN c’è una sorta di opzione di cifratura ( per chi usa Adium o Pidgin la cosa è possibile per tutti i protocolli ), mentre su facebook non c’è nemmeno questa scelta.
In questo senso la gran protesta sul fatto che “i profili facebook non devono essere accessibili dal web” è una gran cazzata perché comunque non è un network ad invito, per cui anche se i dati fossero inaccessibili dall’esterno, beh, basta farsi un account fasullo e non si è comunque ottenuto nulla.
In sintesi, evviva facebook ed evviva le sue politiche sulla privacy che fanno emergere la stupidità della gente – e dei politici – e se non ci fosse la gente stupida io non avrei un cazzo da scrivere.
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Ci sono un sacco di cose che non capisco, ma non è una novità, c’è scritto anche nel titolo.
Sono iniziate le prime collisioni; non c’è stato nessun buco nero, com’è che il TG2 non ne parla ?
Parlando di cose più serie, la prima cosa che non capisco riguarda la Lega. Come fanno a prendere così tanti voti? Le città del nord Italia sono comunque piene di negri, e di sicuro anche di terroni, ma l’elettorato stesso della Lega è pieno di terroni. Il federalismo è una balla, sia quello fiscale che quello non fiscale; a parte il fatto che nessuno sa cosa voglia dire “federalismo fiscale”, e soprattutto per quale motivo le regioni debbano tutte avere autonomia fiscale nel momento in cui, ad esempio, gli investimenti su molte faccende sono statali, e le suddette faccende sono sovente geograficamente localizzate, per cui si andrebbe a creare una situazione spiacevole in cui la regione sfigata è in concorrenza con la regione fortunata e con lo Stato.
Legati alla Lega ci sono due fatti. Uno riguarda l’agricoltura: perché siamo nel 2010 e l’agricoltura è ancora una priorità ? Bossi non fa altro che parlare di “noi siamo vicini agli agricoltori”; ora, il grosso degli impiegati nell’agricoltura è costituito da, indovinate un po’… negri. Secondariamente, i prodotti agricoli del nord Italia in linea di massima o fanno cagare oppure “altrove sono meglio”, oppure semplicemente ci sono che se ne parli o no. Quando ero alle elementari avevo imparato che dopo l’Età del Bronzo l’uomo aveva imparato a fare altro oltre che “coltivare la terra”, e un paio di secoli fa è successa una cosa che si chiama “rivoluzione industriale”; sono davvero così ingenuo ?
Il secondo fatto, che ovviamente non capisco, riguarda il legame conturbante che hanno la Lega e le gerarchie ecclesiastiche. Molto probabilmente Bagnasco e Fisichella provano una sorta di paleoeccitazione nel sentire tanta virilità e tante prese di posizione, però non capisco cosa leghi la solidarietà cattolica alle minacce di “imbracciare i fucili”, al sapone per gli immigrati, e tutte le altre belle storie. Se nell’agenda delle priorità degli eunuchi l’opposizione alla RU486 rientra sopra “la solidarietà nei confronti dei meno abbienti” e la cosa mi stupisce non devo proprio aver capito un cazzo.
Sempre riguardo la Chiesa, non capisco in quale universo il modo più appropriato per difendersi dalle accuse di pedofilia sia negare che esistano, e non capisco per quale motivo i soliti eunuchi pensino che dire che il New York Times farnetica possa fargli guadagnare credibilità fuori dall’Italia. “Ratzinger non c’entra niente”, benissimo, mi piacerebbe capire chi è il responsabile allora; c’è stato un bel po’ di affossamento, per cui sarebbe bello trovare i responsabili, visto che allungare l’elenco dei non-responsabili non è così difficile, potrei anche aggiungermi io, se mi vogliono.
Un’altra cosa che non capisco è come mai l’Inter sia l’unica grossa squadra uscita indenne da Calciopoli e nessuno si sia mai chiesto niente. Sarà che a me l’Inter è sempre stata sul cazzo, ma forse è solo un becero odio calcistico.
Last but not least, si muore ancora di polmonite?
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Scritto il 3 febbraio 2010 in Lols
Tenersi aggiornati su tutto è difficile, fortuna che per merito di un amico ho visto questo.
Perché il fatto che YouTube e altri siti abbiano in beta un lettore in HTML5 dovrebbe riguardare minimamente qualcuno?
Un po’ di storia. C’era una volta un mondo in cui i siti internet erano tutti come quelli di Geocities, in cui la gente credeva che WordArt fosse figo, che avere uno sfondo celeste “color caramella all’anice” fosse una gran figata, che gli arcobaleni fossero qualcosa più che un inno all’omosessualità.
Se ne vedevano di tutti i colori, cursori sbrilluccicosi, barre di Internet Explorer colorate, iFrames e le schifezze più aberranti.
Un bel giorno si aggiunse un’altra idea fantastica; un software prodotto da Macromedia che permetteva l’aggiunta di contenuto multimediale interagente col sito web ma immerso in esso, in modo da risultare leggermente estraneo. Chi sapeva fare con Flash in effetti faceva cose decenti, giochini, video, e tutte quelle cose fantastiche che conosciamo ora. Piano piano il web si divise in siti con lo sfondo celeste e le scritte gialle, e siti coi bottoni animati che suonavano.
A un certo punto però cominciano i problemi, in concomitanza con l’inizio del calo di popolarità di Windows, e compaiono dal nulla utenti desktop “comuni” – i.e. non più i soliti sfigati – che usano Mac OS e Linux, per cui si pone il problema di rilasciare Flash per queste nuove piattaforme. La cosa viene fatta con diligenza, ma nel frattempo la priorità rimane Windows e Flash continua ad avere sempre più features, che sono noiose da implementare in più OS contemporaneamente.
Nel frattempo Adobe compra Macromedia, per cui, come l’effetto D’Alema in Puglia, tutti i prodotti che furono di Macromedia iniziano a fare pesantemente schifo. Anche quelli che normalmente erano Adobe nonostante la potenza hanno i loro problemi ( Photoshop su Mac OS X occupa più di 1GB, qualcuno mi spieghi perché ), ma pazienza.
Il risultato è che Flash viene aggiornato sporadicamente per altre piattaforme. Gli utenti Linux su AMD64, un’architettura ormai diffusissima attendono quasi cinque anni prima di vedere una cazzo di versione del plugin di Flash funzionante! E per citare Steve Jobs, “chi se ne frega se nell’iPad non c’è Flash, Flash fa cagare”; ha ragione, anche sul fatto che la maggior parte dei crash dei browser è colpa di Flash.
Steve Jobs aggiunse anche “ormai c’è HTML5″, per cui arriviamo ai nostri giorni. Flash è un software schifoso, basato sullo stesso modello di business che ha rovinato Sun Microsystems: fare un prodotto di qualità, diffonderlo e tenere la specifica chiusa ti pone in una condizione di monopolio estremamente fragile, e prima o poi la perderai, perché qualcuno deciderà di imitarti e fare quel passo in più, aprire la specifica, che la gente ( e anche altre aziende ) apprezzerà. Microsoft c’ha provato con Silverlight, ma si sa, la reputazione di Microsoft ormai è rovinata.
HTML5 è la nuova versione della specifica HTML, che include la possibilità di infilare nelle pagine web contenuti video delegando al client la decodifica. Questo vuol dire che il video è compresso come ritiene opportuno il sito web che lo presenta, e siccome siamo nel 2010 e procurarsi un codec video è abbastanza semplice ( e anche lì quelli che hanno la specifica aperta sono quelli che sbancano ), di sicuro più semplice che aspettare che quei figli di puttana di Adobe rilascino una versione ad hoc di Flash, io metto un video sul mio sito web, e tu lo guardi se hai il codec, che è una circostanza per l’appunto quasi certa.
Il tutto ovviamente avrà una cornice AJAX perché chiaramente ci dovranno essere dei controlli ( che so, play, pausa, volume, etc. ), e questo si può fare senza problemi.
In sintesi, Flash non ha più ragione di esistere perché quasi tutto il contenuto “interattivo” della serie “io scrivo una cosa che viene memorizzata prima che io schiacci un tasto”, come GMail, WordPress, e così via, beh, è tutto gestito tramite AJAX – che sostanzialmente è JavaScript più qualche altra finezza; d’altra parte per i video probabilmente entro l’anno si vedrà un aggiornamento di Vimeo, YouTube e tutti gli altri servizi analoghi. Probabilmente le animazioni saranno un problema, ma anche lì ci sono standard migliori.
Dunque mollare Flash è come mollare Geocities e tutte quelle buone idee che hanno sempre funzionato di merda perché chi ci lavorava su non ha mai avuto un eccesso di lungimiranza a riguardo. Sul “quando” ovviamente è difficile speculare, ma intanto possiamo iniziare a dire “ciao ciao” a Flash, non ci mancherà.
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In Italia non ci sono molte riforme della Costituzione possibili con una qualche utilità pratica; quelle che l’avrebbero ( per dirne una, l’eliminazione in toto del Titolo V ) non sono molto popolari, perché alcune servirebbero a tagliare le gambe alla stessa classe politica che dovrebbe farle, mentre le altre sono un desiderio della Lega Nord, ed è noto che la Lega non fa mai un cazzo di utile per nessuno.
Fortuna che la proposta dell’anno la lancia il Goebbels veneziano; sia chiaro, non è una cattiveria, l’uno e l’altro avevano vistosi handicap fisici che hanno influito sulla loro arroganza ed entrambi erano socialisti, per cui è bello trovare tratti comuni.
Comunque, lo “scienziato politico” che insegna a tutti cosa è la derivata seconda ( ahahah ) si è accorto che l’articolo 1 della Costituzione “non vuol dire niente”. Per non travisare le sue parole, cito:
La riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’art. 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla.
È ovvio che essendo un’intervista di Libero questa dichiarazione è il solito modo per tornare a far parlare di sé e far inorridire qualche parlamentare del PD, che difficilmente potrà fare un’analisi razionale, per cui ce ne si potrebbe dimenticare, oppure magari si può incollare anche l’articolo 1 della Costituzione e vedere se effettivamente è così brutto.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Tutti quelli che citano l’art. 1 citano solo la prima parte, e buona parte di quelli che citano la prima parte ( Bilbo Baggins incluso ) dimenticano la virgola, per cui il significato diventa solo “L’Italia è una Repubblica democratica, non solo, è anche fondata sul lavoro”, che pressappoco è “ognuno dà il suo contributo”, per contrasto con sultanati e dittature militari, per i quali il contributo ( positivo ) del popolo è irrilevante.
La seconda parte è abbastanza self-explaining anche se chi governa da un po’ di decenni a questa parte se l’è dimenticata.
Propaganda e parassitosi a parte, è difficile capire per quale motivo si dovrebbe cambiare la parte della Costituzione che parla dei “principi”, visto che i principi fondanti di un Paese sono quelli scritti nella Costituzione, non nella Costituzione 2.0, perché se già la gente non sa la differenza fra “Capo dello Stato” e “capoverso” è difficile che faccia propri dei nuovi principi inventati dai sondaggi di Mediaset; forse dovrebbero fare un concorso a premi.
Anche l’utilità pratica verrebbe meno: saremmo più motivati a produrre e rispettarci a vicenda se l’articolo 1 della Costituzione dicesse “L’Italia è una New Freedomocracy, fuck yeah!”? Così, tanto per renderlo più attuale.
Comunque è un inizio dell’anno molto propizio per gli amanti delle riforme, dal cagnolino che a scanso di rischi di totalitarismi vuole un padrone con un bastone più grosso, all’uomo della strada che non vuole perdere tempo e dice “basta menarsela”.
Massì, basta menarsela.
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