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un blog pieno di battute su Chuck Norris
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    SCRITTO IL 26 febbraio 2010 SU Banane, Riflessioni

    Le posizioni di Giovanardi riguardo alle droghe sono arcinote, esattamente come è arcinoto il risultato delle sue decisioni, anche quelle del compagno Fini, che nonostante la redenzione (quale?) rimane cofirmatario di varie leggi ridicole sempre in materia di droga e immigrazione, una appunto col suo amichetto Giovanardi.

    Paul Erdős

    Il risultato è chiaramente nullo. I tossici esistono ancora, i centri di recupero pure, chi lucra sulla droga pure, e così via. Questo post potrebbe essere comodamente un copiaincolla di qualcosa che scrissi tempo fa, che però riguardava l’UNODC, che, come Giovanardi, è un organismo parassita inutile che costa un sacco di soldi alla collettività.

    Nella foto del post precedente c’era Feynman, in questa qui sopra c’è Paul Erdős; perché ? Perché Erdős fra i vari modi di essere eccentrico aveva dai cinquant’anni in poi una buona esperienza in fatto di MDMA e derivati e dei suoi effetti sul “dimostrare teoremi” (ipse dixit). Lungi da me limitarmi a dire che Erdős e Feynman hanno lasciato un’impronta maggiore nella storia dell’umanità di quella che Giovanardi avrebbe potuto lasciare sin dalla sua nascita, mi piacerebbe che lui – e quelli che purtroppo lo seguono – si rendano conto che esattamente come tutti i vari tossici dell’ultim’ora sfruttano il loro rapporto con la droga per promuoversi, loro fanno esattamente la stessa cosa in senso opposto, con la differenza che mentre sfigati come Morgan che per altro vanno a Porta a Porta per confessarsi non hanno chances di vedere le loro posizioni ufficializzate in qualche modo, purtroppo Giovanardi può scrivere leggi e sproloquiare su tutti i canali che vuole – tutto ovviamente a spese altrui.

    Oltre ai soliti luoghi comuni (con un bel fondo di verità, ci mancherebbe) che sulla droga i suoi compagni di partito (quello vecchio e quello nuovo) hanno una lunga tradizione di fare i froci col culo degli altri, mi piacerebbe segnalare due cose interessanti.

    La prima è un disegnino sulle cifre che riguardano i morti per droga (in Gran Bretagna). È bene innanzitutto notare che per l’appunto la politica del nostro governo (e quello precedente, etc.) in materia è “se crepano di overdose son cazzi loro, e se non crepano vanno in galera”; agli inglesi le cose non vanno tanto diversamente, e questo infatti spiega il basso profilo dei morti per eroina e alcool – naturalmente si contano solo effetti diretti, non incidenti stradali e suicidi. Leggermente diverso è il discorso della coca, per la quale i morti riportati sono due terzi di quelli effettivi, mentre più ridicolo è il caso della marijuana e dell’ecstasy – le quali cause di morte comunque sono difficili da appurare – in cui addirittura c’è un ingigantimento mediatico della mortalità.

    La seconda cosa è questo video.

    L’intervistato è Jeffrey Miron, noto per questo genere di posizioni, che per ora non hanno portato a molto perché è chiaro che non c’è razionalità che tenga quando i Giovanardi di tutto il mondo ricoprono posizioni politiche importanti. Il discorso di Miron è in buona parte economico, e in termini di convenienza è difficilmente opinabile: processi inutili e guardia di finanza costano, ed è bene tenerli in servizio perché per l’appunto i soldi che li pagano non vengono dalle tasche di Giovanardi – o chi per lui -, quindi sprecare non è un problema, soprattutto ora che grazie alle misure anticrisi siamo tutti più ricchi che mai.

    Oltretutto, che accuse ridicole, “Annozero fa propaganda alla droga”, come se la droga fosse un partito.

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    SCRITTO IL 24 febbraio 2010 SU Banane, Low tech

    Il fatto che un’associazione chiamata “ViviDown” applauda ad una sentenza ridicola ha una macabra ironia.

    RETALIATION

    La questione è abbastanza famosa: nel 2006 quattro sfigati han deciso di sfogarsi su un loro compagno di classe “disabile” o “mongoloide” che dir si voglia, dopodiché hanno avuto la geniale idea di filmare tutto e metterlo su YouTube perché erano certi che nessuno l’avrebbe mai visto! In effetti questo caso è un po’ la versione “illegale” di quello che documentano siti web idioti come questo.

    Long story short, ragazzini, picchiate tutti gli stranieri (quelli picchiateli più forte perché tanto non gliene frega niente a nessuno) e gli handicappati che vi trovate in classe e filmate tutto, tornate a casa e dopo esservene vantati coi vostri genitori, i quali tanto vi difenderanno perché se non vi difendono loro chi mai vi difenderà, pubblicate il video su un sito a vostra scelta; se riuscite a far condannare i responsabili legali di quel sito avete vinto, perché essendo minorenni nessuno conoscerà i vostri nomi, e ciò non costituendo un precedente penale, sarete per sempre puliti.

    In sintesi, la condanna per i manager italiani di Google è di “sei mesi di reclusione”, che in italia vuol dire una media chiara (con poca schiuma) e una pacca sulla spalla, e un probabile futuro come assessore della regione Campania (chiunque vinca), ma è pur sempre una condanna.

    I pm dicono

    Con questo processo abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa.

    Questa dichiarazione è capziosa, perché il problema non era che YouTube avesse fra i suoi termini di servizio una clausola del tipo “è incitata qualsiasi documentazione di violenza sulle minoranze e sulle persone disagiate perché quei video ce lo fanno venire duro”, come invece lascia intendere chi parla di “tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”, visto che si implica in qualche modo che YouTube lucrasse sulla mortificazione altrui.

    D’altronde, sono mediamente sicuro che il fatto che la logica di impresa prevalga sulla tutela della persona non turba i loro animi quando vanno a comprare vestiti made in Indonesia.

    Ars Technica segnala due punti di vista interessanti. Il primo viene da un consigliere di Hunton & Williams che dice che questo caso “ridicolo” mette in pessima luce le leggi sulla privacy e la protezione dei dati. Se effettivamente ci danno fastidio che queste cose possano circolare sin dal principio cosa siamo pronti a rischiare per rimanere “casti e puri” ? Non è del tutto improbabile che si arrivi a una soluzione di stampo australiano, con un bel servizio che monitora il traffico dei dati a livello di provider, tutto per salvare i bambini, dopodiché però chissà con che faccia ci si incazzerà per “gli spioni telecom”…

    Come nota a margine è difficile anche pensare a soluzioni casarecce perché gli “zoccoli” di connessione a internet sono in generale privati (dei provider) o pubblici, ma non “così tanto” (università, etc.) per cui pensare di creare una rete “esterna” è improbabile, visto che legalmente non avrebbe connettività internet.

    Il secondo invece è il seguente:

    CDT [Centre for Democraty and Technology] did note, however, that the European Union could challenge the decision and ultimately overturn it, especially since it is currently considering a law that would give safe harbor to companies like Google. “This case is far from done,” the CDT said. Google added that its employees plan to vigorously appeal the decision, and Fleischer seems more hopeful than most that it will turn out for the best. “I remain confident that today’s ruling will be overturned on appeal,” he said in a statement.

    E in effetti non sarebbe la prima volta che l’UE dia (si spera) un contro-ordine all’Italia in materia di telecomunicazioni, ma vabe’.

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    SCRITTO IL 10 febbraio 2010 SU Banane, Low tech

    La procura di Bergamo ha deciso che visto che “thepiratebay fa perdere millions of dollars a non si capisce bene chi” è bene imporre ai provider un relay di tutto il traffico verso thepiratebay.org a 127.0.0.1. In altre parole, hanno bloccato thepiratebay in Italia.

    How do I unlock thepiratebay.org?

    Di nuovo? Sì, di nuovo. Non voglio perdermi troppo in seghe mentali, mi limito a dire che gli idioti che hanno proclamato tale verdetto hanno preso un grosso abbaglio. Le sentenze di questo tipo sono delle sanzioni a un colpevole che non esiste, che ha commesso un reato che non esiste, un po’ come le bestemmie.

    D’altra parte, se questo provvedimento funzionasse, non potrei mai raccontarvi un modo efficace per scavalcarlo, nell’attesa che cambino IP e risulti di nuovo raggiungibile. Innanzitutto, se andate all’Università (o in qualche altro ente pubblico in cui le reti siano poco monitorate) potete comodamente andare su thepiratebay.org da lì, perché il provvedimento colpisce solo i provider, dunque i privati.

    In caso contrario potete provare con un proxy HTTP da qui. Per usarlo è bene usare un file .pac come quello che incollo di seguito.

    function FindProxyForURL(url, host)
    {
      if (shExpMatch(host, "*thepiratebay.org"))
        return "PROXY INDIRIZZO:PORTA";
      return "DIRECT";
    }

    Incollate quelle righe in un file che chiamate “proxy.pac” sostituendo ovviamente IP e porta del proxy al posto di INDIRIZZO:PORTA ( e.g. 127.0.0.1:3128 ). Come si associa il .pac al browser forse è bene che lo sappiate, ma fortunatamente l’Università di Pavia ha una bella guida ( ovviamente dovete mettere il vostro .pac, mica il loro ).

    Una soluzione un po’ più affidabile ( i proxy vanno e vengono ), ma molto più rognosa, è avere accesso SSH ad una macchina dalla quale thepiratebay.org è raggiungibile. Nel mio caso fortunatamente è così. Una soluzione abbastanza semplice – ma un po’ sbattimento – è creare un tunnel ssh verso quella macchina.

    Innanzitutto occorre installare squid sul computer remoto, in modo che esso stesso faccia da proxy; nel mio caso ha su Debian per cui il setup di default di squid va bene ( apt-get install squid3 e via ). Ci sarebbero un po’ di cose da configurare per renderlo sicuro, ma si può soprassedere senza problemi.

    A questo punto aprite un terminale sul vostro computer e digitate

    ssh -N -L 3128:127.0.0.1:3128 SERVER_REMOTO

    Dopodiché dovete sempre importare il .pac ( questa volta con indirizzo 127.0.0.1:3128 ) e dovreste riuscire a connettervi. Un’alternativa che in generale è molto utile ( magari non in questo caso ) è fare un tunneling di tutto il traffico, senza bisogno di passare per squid, e in questo caso il comando è semplicemente

    ssh -N -D PORTA_LOCALE SERVER_REMOTO

    In questo caso 127.0.0.1:PORTA_LOCALE diventa il vostro proxy SOCKS e il traffico è ( come nella circostanza precedente ) interamente cifrato.

    Se non avete capito niente di tutto ciò, beh, potete sempre aprire un gruppo su facebook e piagnucolare. Se siete riusciti a far funzionare il trucco vi invito a diffonderlo, se invece avete un’idea migliore segnalatemela.

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    SCRITTO IL 25 gennaio 2010 SU Banane, Riflessioni

    Per la serie “yo momma’s so fat …”, i telegiornali italiani fanno così schifo che il governo è costretto a usare Domenica In per lanciare proclami.

    Il Ministro della Funzione Pubblica lancia la sua nuova proposta

    Fortuna che ho avuto l’onore di assistere live allo show del personaggio più densamente arrogante dello zoo della XVI legislatura, questo non perché sia un fan di Giletti o guardi Domenica In anche quando non è domenica, ma certe volte essere nel canale sbagliato al momento giusto può essere una grande fonte di intrattenimento.

    L’oggetto del contendere è stato lo slogan “a 18 anni fuori casa per legge”, che era ovviamente la solita provocazione, presa prontamente sul serio da chiunque, accompagnato da una proposta per noiggiovani:

    La verità è che la coperta è piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli.

    Brunetta ovviamente parla da “estraneo ai fatti” e, essendo in politica da 20 anni, assolutamente non responsabile di niente che riguardi la situazione attuale. Ma a parte il discorso sulla proposta in sé, che ha qualche senso per metà, perché un sussidio statale per gli studenti universitari è sacrosanto, visto il non troppo generoso prelievo fiscale.

    D’altra parte per quanto le pensioni di anzianità il discorso è ridicolo perché è difficile pensare di fare un travaso di quel tipo, che non può avere altro che carattere punitivo, e sarebbe ancora più ingiusto pensare di fare tagli non retroattivi. Ci sono un sacco di altre cose che si possono tagliare, come la presenza in Afghanistan ( che 30 anni fa non c’era ), la presenza in Iraq ( che 30 anni fa non c’era ), grandi opere inutili ( che 30 anni fa non c’erano ), i finanziamenti ai partiti, sempre per non ricadere nel solito “pagare meno, pagare tutti”, e così via.

    Onestamente speravo che qualcuno criticasse Bilbo in questi toni, dicendo che “il governo non sta assolutamente andando in quella direzione”, che “è l’ennesima stronzata che non verrà mai fatta”, etc.

    Bersani per una volta ne ha azzeccato una: “il governo fa correre il Paese dietro a proposte che si accendono e si spengono in 48 ore, come quella del ministro Brunetta”. D’altra parte, una qualche responsabile CGIL dice che “non serve a nessuno in questo Paese alimentare contrapposizioni di tipo generazionale”, e dello stesso avviso è Paolo Ferrero, che dice che la proposta “punta semplicemente e consapevolmente a scatenare una guerra tra i poveri dentro un folle conflitto tra generazioni”.

    Tutto ciò, oltre ad essere un chiaro indice che sindacati e Rifondazione hanno intenzione di curare l’impopolarità fomentando altra impopolarità, mi fa chiedere perché questa gente abbia paura di scatenare questo fantastico “conflitto generazionale”.

    I dati di fatto sono sostanzialmente che la generazione “dei genitori” è una delle più disastrose fino ad ora, perché dopo aver consumato tutte le risorse degli anni ‘70-’80 ha pensato bene di assistere servilmente i “grandi padri costituenti” nel loro lavoro di spartizione delle tangenti, visto che forse avevano difficoltà a fare i conti. Fortunatamente ne sono usciti bene perché dalla fine degli anni ‘70 ad ora tutti quelli entrati in scena prima dell’89 che non sono finiti in galera ( anche chi ne è uscito ) sono ancora al loro posto. Un esempio di “risorse consumate”: mentre negli anni ‘70 c’erano il presalario e varie altre cose adesso non c’è niente di tutto ciò.

    La generazione “dei genitori” è anche la stessa generazione che ha inventato le varie schifezze in televisione per le quali vengono denigrati i “decerebrati spettatori”; è la stessa generazione che si lamenta della mancanza di turnover dopo non aver mai mollato una sola poltrona, è la stessa generazione che non è mai andata in guerra e sente l’irrefrenabile bisogno di parteciparci, a spese ovviamente di chi verrà, visto che a godere dei disastri di questo tipo in genere non è il presente.

    Finita la sagra del qualunquismo “giovani contro vecchi” in ogni caso è abbastanza divertente che sia Ferrero che gli omini della CGIL prima di tirare fuori certe critiche dovrebbero sfilarsi la testa dal culo e immergerla nel mondo reale; purtroppo a scanso di quello che dice il TG1 le priorità non sono le famiglie che non arrivano a fine mese: il problema serio è che continuare a formare generazioni di incapaci dopo essersi fumati miliardi di euro in Medio Oriente ( o in tangenti, etc. ) avrà conseguenze inevitabilmente disastrose sul poter arrivare a fine mese di buona parte delle famiglie del futuro – che al contrario di quelle di oggi rischiano veramente.

    Assieme a Ferrero farebbero bene a farci qualche pensierino anche i “fieri riformisti”, così magari si distrarrebbero un po’, visto che pensare troppo all’UDC fa male alla testa.

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    SCRITTO IL 2 gennaio 2010 SU Banane, Lols

    In Italia non ci sono molte riforme della Costituzione possibili con una qualche utilità pratica; quelle che l’avrebbero ( per dirne una, l’eliminazione in toto del Titolo V ) non sono molto popolari, perché alcune servirebbero a tagliare le gambe alla stessa classe politica che dovrebbe farle, mentre le altre sono un desiderio della Lega Nord, ed è noto che la Lega non fa mai un cazzo di utile per nessuno.

    Il ministro della funzione pubblica è spesso oggetto di attacchi e contestazioni

    Fortuna che la proposta dell’anno la lancia il Goebbels veneziano; sia chiaro, non è una cattiveria, l’uno e l’altro avevano vistosi handicap fisici che hanno influito sulla loro arroganza ed entrambi erano socialisti, per cui è bello trovare tratti comuni.

    Comunque, lo “scienziato politico” che insegna a tutti cosa è la derivata seconda ( ahahah ) si è accorto che l’articolo 1 della Costituzione “non vuol dire niente”. Per non travisare le sue parole, cito:

    La riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’art. 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla.

    È ovvio che essendo un’intervista di Libero questa dichiarazione è il solito modo per tornare a far parlare di sé e far inorridire qualche parlamentare del PD, che difficilmente potrà fare un’analisi razionale, per cui ce ne si potrebbe dimenticare, oppure magari si può incollare anche l’articolo 1 della Costituzione e vedere se effettivamente è così brutto.

    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    Tutti quelli che citano l’art. 1 citano solo la prima parte, e buona parte di quelli che citano la prima parte ( Bilbo Baggins incluso ) dimenticano la virgola, per cui il significato diventa solo “L’Italia è una Repubblica democratica, non solo, è anche fondata sul lavoro”, che pressappoco è “ognuno dà il suo contributo”, per contrasto con sultanati e dittature militari, per i quali il contributo ( positivo ) del popolo è irrilevante.

    La seconda parte è abbastanza self-explaining anche se chi governa da un po’ di decenni a questa parte se l’è dimenticata.

    Propaganda e parassitosi a parte, è difficile capire per quale motivo si dovrebbe cambiare la parte della Costituzione che parla dei “principi”, visto che i principi fondanti di un Paese sono quelli scritti nella Costituzione, non nella Costituzione 2.0, perché se già la gente non sa la differenza fra “Capo dello Stato” e “capoverso” è difficile che faccia propri dei nuovi principi inventati dai sondaggi di Mediaset; forse dovrebbero fare un concorso a premi.

    Anche l’utilità pratica verrebbe meno: saremmo più motivati a produrre e rispettarci a vicenda se l’articolo 1 della Costituzione dicesse “L’Italia è una New Freedomocracy, fuck yeah!”? Così, tanto per renderlo più attuale.

    Comunque è un inizio dell’anno molto propizio per gli amanti delle riforme, dal cagnolino che a scanso di rischi di totalitarismi vuole un padrone con un bastone più grosso, all’uomo della strada che non vuole perdere tempo e dice “basta menarsela”.

    Massì, basta menarsela.

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    SCRITTO IL 21 dicembre 2009 SU Banane

    Marcello Veneziani condivide con Forattini la presenza nella versione per nazicattolici di Indovina Chi (che tolti i politici conta pochi membri che abbiamo raggiunto un qualche traguardo nella loro vita); il senso comune dice chiaramente che criticare lettori – e redattori – del Giornalino è come farsi saltare in aria alle paraolimpiadi e incolpare i NAR, ciononostante la letterina della domenica, dopo aver attirato una fantastica zerg rush, ha bisogno di qualche divertente commento.

    Da una storia vera

    L’articolo, in pieno stile del Giornalino, è il solito attacco al compagno Fini, di quelli che piacciono aiggiovani di FI, perché come sapete tutti, Fini è diventato uno stronzo – ma Veneziani non era mica di AN ? Ah, già, deve aver mollato Fini perché è diventato un commie. Anche Napolitano è diventato uno stronzo, ma non ho ancora capito perché.

    Fortuna che Veneziani mi dà un sacco di delucidazioni: innanzitutto la lettera parla di violazioni della Costituzione, poi però in poche righe vengono tirati fuori “problemi della gente comune”, che poco hanno a che vedere con violazioni della Costituzione. La prima bomba riguarda il finanziamento pubblico ai partiti, della quale sovrabbondanza a quanto pare sono responsabili i tre personaggi citati. Non sono responsabili in nessun modo Governo e Parlamento ( due entità la cui distinzione esiste solo sulla carta, ma di questo MV non se ne cura ), e nello specifico non sono assolutamente responsabili super elastic bubble plastic e i paladini della PA virtuosa, da Tremonti a Brunetta. MV è distratto e, per dirne una, ignora anche l’intervento dell’IdV per quello che riguarda il finanziamento pubblico all’editoria di partito, evidentemente i suoi padroni non la pensano esattamente come lui. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con la Costituzione comunque è un mistero.

    MV parla anche della legge elettorale, della quale si parla spesso da un po’, ignorando che tale legge fu emanata da un governo che era sostanzialmente isomorfo a quello attuale; la quale, ad ogni modo non è stata bocciata per incostituzionalità, per cui anche qui il dubbio rimane.

    Non pensate che sia vostra competenza sollevare la necessità di regolare la Rete, di stanare le sacche di illegalità, le violazioni e le incitazioni alla violenza che si celano in siti, blog e Facebook, sollecitando una severa regolamentazione che impedisca l’imbarbarimento tecnologico della nostra società? [L'ha scritto davvero, purtroppo non me lo sto inventando]

    In una parola: “no”.

    È difficile che MV, venendo dalla formazione “spuma, Superga, olio di ricino e pulizia etnica”, possa pensarla in altro modo; fortunatamente per quello che riguarda Internet è in buona compagnia, fra massoni, ex-extraparlamentari militanti e dittatori di popolati Paesi asiatici.

    Nell’ultimo paragrafo della prima pagina si leggono le solite hit dell’estate di troppi anni fa sulle toghe rosse e su quanto sconfinino in ambiti che non gli competono. Nel primo della seconda pagina invece ci sono un paio di imprecisioni. Che vengano pronunciate due sentenze in contraddizione non è una novità e soprattutto non riguarda solo il suo padrone. Ad esempio, qualcuno ricorderà questo fatto, che tempo dopo è stato seguito da una sentenza esattamente opposta per un’altra persona. Sfiga. Porgo i miei migliori auguri a MV nella sua lotta per la consistenza delle sentenze della Cassazione.

    Per quanto riguarda le bestemmie, MV ignora che sono già illegali. Non si capisce quali siano queste temerarie dichiarazioni politicamente scorrette che a suo dire sono punite con la decapitazione: forse si riferisce a cose come “negri di merda” o “islamici di merda“, non capisco.

    L’ultima invettiva noiosa di MV riguarda la solita giustizia lenta, che fortunatamente è lenta anche per il suo padrone. Ancora non si vedono riforme che cerchino di sveltire le procedure magari evitando di scarcerare pedofili e stupratori a costo di salvare proprio il suo padrone, però anche su questo porgo i miei migliori auguri a MV nella sua crociata liberale.

    Per quello che mi riguarda auguro a MV di ritrovare la bussola e al Giornalino di continuare nella sua opera di diffamazione di chiunque ritenga opportuno, perché altrimenti come fanno i commentatori a continuare il loro bukkake virtuale, sarebbe ingiusto !

    L’amore vince sempre sull’odio, ma purtroppo la plastica non tollera le punte di ferro.

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    SCRITTO IL 15 dicembre 2009 SU Banane, Low tech

    La Sega Nord, oltre ad essere un partito di (e per) bifolchi, è uno dei più importanti placebo del nostro paesello. In 15 anni di esistenza mainstream sostanzialmente non hanno mai fatto un cazzo di rilevante, se non l’avere intascato vagonate di denaro pubblico nei vari “gettoni” dal consiglio comunale di Vergate sul Membro al Senato, e magari aver fatto cadere un governo.

    mandelb

    PROTIP: non è il nuovo logo della lega

    Dopo gli innumerevoli provvedimenti sull’immigrazione (che non hanno risolto nessun problema), qualche tentativo di coprifuoco nelle città (che ormai, passata la moda, è fallito), e tutte le altre varie stronzate delle quali i telegiornali (nazionali) sono intasati da un po’ di tempo a questa parte, è arrivata l’ennesima puttanata grande idea.

    È noto che in Italia internet si è diffuso intorno al 2007, e da allora è sinonimo di MSN, facebook e YouPorn, per cui non ci si può stupire se la classe politica – di qualsiasi fazione – rispecchi la popolazione italiana anche nella conoscenza della rete. È in questo spirito che il mio ex-militante di Democrazia Proletaria preferito ha tirato fuori una proposta per regolamentare “cortei e Internet”.

    Tralasciando quanto riguarda i cortei, la cosa che ha scatenato tutto è un giochino flash – ora oscurato, ma per altro fatto neanche troppo bene – in cui chiunque poteva provare l’ebbrezza di smontare il viso di super elastic bubble plastic con statuette assortite senza incorrere in pene di vario tipo o articoli capziosi1 sul Giornalino.

    Ovviamente la schiera di parassiti che potrebbero spendere buona parte delle mazzette da parlamentare in un corso di dizione ignora che esistono una caterva di siti web in cui è possibile ammirare decapitazioni, torture, e tante altre cose, for your own entertainment, e chiaramente essendo spesso materiale che viene da guerre e altre “situazioni complicate” è tutto perfettamente legale – un esempio erano gli innumerevoli video di decapitazioni che giravano su ED2K nel pieno della guerra in Afghanistan. Per cui le scelte sono due: nessuno fra i naziecommies verdi ha la minima idea di tutto ciò (non mi stupirei), oppure semplicemente “le immagini violente” sono un problema solo quando riguardano il loro padrone.

    Ricordate Fojba 2000? Dovendo fare confronti è “un pochino meno innocuo” di un gioco come “spacca la faccia a Berlusconi”, eppure è ancora online. E con esso le migliori banche dati di barzellette razziste, foto di malformazioni e malattie variegate, video di torture ed esecuzioni.

    È abbastanza ovvio che una proposta facile come “oscuriamo i siti violenti” non risolve proprio nulla, perché i partiti placebo sono costretti a fare proposte placebo. Quello che invece è meno ovvio è che il fatto che il fatto che un video di una decapitazione circoli su internet sia un problema inesistente: oscurare un sito scomodo non fa sparire l’idea che c’è dietro, e bloccare il traffico dei video di Abu Ghraib non farà sparire le torture; sarebbe un po’ come, che so, chiudere gli occhi e pensare intensamente che la mafia non esiste, o semplicemente pregare per i poveri e i deboli ed essere convinti di aver fatto qualcosa di produttivo.

    Per quanto riguarda la parte operativa della legge in sé le cose sono piuttosto confuse. Lo stesso articolista di Repubblica non si rende conto che i tre Paesi citati in cui esistono “filtri” ( Cina, Iran ed Emirati Arabi Uniti ) hanno dei governi totalitari e sono sostanzialmente fuori da accordi internazionali che riguardano, fra le varie cose, anche “possibili limitazioni della libertà di espressione”. L’unico caso di oscuramento “tollerato” in Italia riguarda i siti di gioco d’azzardo, cosa che comunque è bypassabile usando DNS di un paese in cui il fisco non è un “modo per farla pagare ai cittadini”.

    Per quanto riguarda i siti registrati in Italia, verrebbero inevitabilmente spostati all’estero, in una misura analoga a quanto accade in Francia grazie alle varie leggi spazzatura ( HADOPI & co. ), danneggiando così i provider.

    Per i siti registrati all’estero si sente la parolina magica: “rogatorie”. Il fatto è che se la Svizzera non ha mai regalato a nessuno i dati degli evasori italiani – probabilmente nessuno glieli ha chiesti – non c’è motivo per cui un provider estero dovrebbe perdere clienti per colpa di un capriccio firmato da un fricchettone che camuffa le scartoffie del suo vecchio adorato movimento extraparlamentare con una cravatta verde.

    Le reazioni sono state per lo più negative, ma quelle più buffe sono quelle della fantomatica Farefuturo, che per Fini è il proverbiale laser per togliere le proverbiali svastiche che aveva tatuate sulla proverbiale fronte, e quella di Gentiloni, che in comune ai vari ministri per le telecomunicazioni e per l’innovazione aveva la più totale incompetenza in materia – ah no, è vero, lui aveva un blog, che figata – e non sorprende tanto che entrambi siano d’accordo sul fatto che provvedimenti simili siano una “limitazione della libertà”.

    Che dire, un mesetto e ce ne dimentichiamo tutti, e viviamo tutti felici e contenti, fino al prossimo tormentone.

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    1. Che bella parola, non vedevo l’ora di usarla da qualche parte!
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    SCRITTO IL 17 novembre 2009 SU Banane, Riflessioni

    L’ultimo post è ormai un po’ datato, ma se non altro la buona notizia è che non ci sono novità sul fronte universitario a parte una mia laurea imminente, che comunque ha poco a che vedere – per cui è divertente vedere come la sbrilluccicosissima riforma GelMILF sia stata tacitamente accettata più o meno da tutti.

    ζ

    ζ

    Il leitmotiv degli ultimi giorni è il decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi idrici.

    In generale i toni sono i soliti, ci sono quelli che sono a favore perché hanno una 24 ore, una cravatta e un diploma in ragioneria, quelli che sono contro perché “buuuh la privatizzazione fa schifo” – uno dei vari anelli di comunicazione fra Rifondazione e Forza Nuova -, quelli che sono a favore “perché odiamo le zecche”, etc.

    Come tutte le privatizzazioni, ci sono quelle buone e quelle italiane; questa in particolare è italiana by design, perché è difficile pensare di privatizzare nello spirito della libera concorrenza se poi la rete idrica di un comune ( o di un’area più vasta ) non viene smembrata fra più di un privato. Quello che accade in generale, come sanno bene quelli che vivono in un comune in cui la “sperimentazione” è già avviata ( o è in procinto di esserlo ) è innanzitutto che la parola “sperimentazione” è diventata un vezzeggiativo della parola “inculata”, ma, più importante, il comune cede in modi oscuri la rete idrica ad un’azienda, e la cosa finisce lì: ovviamente non finisce lì, nel senso che le bollette esplodono, e così via.

    Ho due dubbi a riguardo. Quale è la funzione delle istituzioni nel momento in cui l’istituzione non fornisce più nessun servizio ? È chiaro che questo provvedimento serve a riparare il danno causato dall’abolizione dell’ICI, anche quella fatta all’italiana – si abolisce senza riscuotere gli arretrati. I comuni serviranno a qualcosa oltre ad essere grandi under 21 dei parassiti di professione ? In ogni caso è discutibile il fatto che si permetta di prendere un provvedimento che molto probabilmente andrà a sfavore di molti cittadini e lo si giustifichi con la sola legittimazione popolare ( “mi avete votato, faccio quello che voglio” ).

    Il secondo dubbio riguarda una questione più semplice. Se intorno a casa mia nessuno vende arance buone posso coltivarle in casa e se raggiungo una produzione decente posso anche pensare di venderle. Se invece non mi piace il servizio erogato dallo stronzo che gestisce la mia rete idrica non posso pensare di fare un buco nel mio giardino. In un contesto di “servizio pubblico” la cosa ha un senso, perché non posso farlo io ma non può farlo nessun altro. In questo contesto invece si liberalizza l’erogazione del servizio, ma solo per chi possiede i tubi, ergo, niente pozzi faidate, per quelli bisogna chiedere il permesso, ammesso che non sia cambiato qualcosa. È un po’ la stessa logica che c’è nei provider di connettività internet, nel senso che condividere una rete wireless è reato almeno quanto crackarne una.

    Questa è fondamentalmente la cosa che non ha nessun senso, per cui piuttosto che liberalizzazione sarebbe più corretto chiamarla “corporativizzazione”, o qualcosa del genere, per indicare che il decreto porta la firma di un ex-missino.

    Ovviamente uno potrebbe obiettare allo stesso modo sul fatto che i pozzi faidate possono essere un boomerang ambientale, e avrebbe in parte ragione, però d’altra parte le persone che dovrebbero vigilare sul buono stato di tubature e impianti idrici sono le stesse che vigilano sul buono stato degli edifici, per cui non siamo proprio in buone mani. Se poi si considera il fatto che in Italia gli imprenditori vengono braccati molto meno di altre persone – o, semplicemente, entrano in politica – non ci si stupirebbe se si vedesse una diminuzione dei controlli e un aumento delle “esenzioni”.

    Se consideriamo poi le cifre che saltano fuori, il fatto che “le reti idriche sono allo sfascio”, gli sprechi, e così via, non si capisce perché alla luce dell’esperienza passata una privatizzazione “con quotazione in borsa” sia vantaggiosa. Chi mai potrebbe comprare azioni di un’azienda della quale è obbligato ( per motivi geografici ) ad essere cliente ? Difficile pensare di generare profitti senza investimenti, ammesso che il gestore locale non sia anche, che so, una catena di fast food, una casa editrice, o magari Alitalia.

    Personalmente non vedo l’ora di vedere i primi abbonamenti ADSL 20MBit/s con 100 m3 di acqua inclusi al giorno.

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    SCRITTO IL 2 novembre 2009 SU Banane, Ffruustration, Low tech, Riflessioni

    In realtà una non è una notizia molto recente, ma l’altra è abbastanza sbrigativa.

    I – salvate i nostri bambini!!1

    MC

    Fig. 1

    Un gruppo di clown ha tirato su l’ennesimo sito di reclutamento di piccoli brufolosi con tanta voglia di pestare negri e zingari, e per Repubblica è valsa la pena pubblicare un articolo lunghissimo a riguardo, perché si sa, a queste cose in Italia siamo totalmente estranei, e ci stupiamo ogni giorno di più.

    Il lato divertente però non è tanto il “come vengono presi sul serio questi qui”, anche perché dopotutto il Ku Klux Klan non fa morti dagli anni ‘60 ( tre in un decennio ), e in ogni caso la seconda ondata, quella dopo la discussa esaltazione presentata in The Birth Of A Nation ( D.W. Griffiths, 1915 ) ha mietuto molte meno vittime della prima – tanto che appunto è discutibile il fatto che un film possa avere avuto tutta questa influenza in un “revival” che non ha una significatività statistica.

    In ogni caso il noto politico ( rappresentato in Fig. 1 ) ha avuto da dire la sua a riguardo. Cito:

    “[...] Una pagliacciata che può diventare pericolosa: [...] ci troviamo di fronte a persone che incitano nostri cittadini a discriminare neri, omosessuali, persone dall’orientamento religioso diverso dal nostro e lo fanno su siti e canali di comunicazione internet molto utilizzati dai più giovani e visibili a tutti, compresi i bambini”. Il ministro chiede l’intervento degli “organismi preposti al controllo della Rete per evitare la diffusione di messaggi così negativi e incivili. Che, certo, non possono avere cittadinanza in un Paese profondamente democratico e maturo come il nostro”.

    È una dichiarazione così ingenua che fa tenerezza. Prima sono i videogames violenti che inducono a sparare nelle scuole, poi sono i siti internet che traviano i bambini e li fanno diventare razzisti. I genitori non esistono in tutto ciò e la colpa è semplicemente delle “informazioni”, più o meno come questo fantastico gruppo di idioti che propone la soluzione finale per giustificare la loro totale assenza nella cura dei figli.

    Tutte le misure su internet degli ingenuotti governatori falliscono miseramente, come la faccenda dei siti di gioco d’azzardo oscurati, per accedere ai quali basta utilizzare un DNS svizzero, come faccio io; non che giochi d’azzardo, ma è brutto pensare che Scajola abbia il minimo diritto di decidere i siti che uno può e non può visitare.

    Per cui, i miei migliori auguri alla Carfagna nella sua battaglia per salvare i bambini dall’internet.

    II –  il DDL GelMILF

    Rispetto alla 133/08 il DDL Gelmini, che è un po’ “la vera riforma” non ha creato molto scompiglio, e contrariamente alla 133, non conosco nessuno che l’abbia letta. Per chi l’anno scorso fosse in vacanza in Cambogia, linko una presentazione “esplicativa” che feci a ottobre 2008.

    La 133 e il foglietto che seguì ( quello che, per intenderci, annunciava il biscottino alle università belle ) non attuò praticamente nessuno dei benefici annunciati, mentre il blocco del turnover è già una realtà.

    La cosa agghiacciante è che per menate sindacali è difficile applicare lo stesso blocco alle segreterie, che in generale sono il grande dito nel culo delle università, ma è un’altra storia.

    In summa, sto cazzo di DDL Gelmini di fine ottobre 2009, cosa contiene ? Dobbiamo lamentarci ?

    Innanzitutto si tratta di una riforma grossa di tutto il sistema universitario, per cui ridefinisce praticamente tutte funzioni dei vari organi: facoltà, Senato, CdA, etc., ma stranamente non tocca i dipartimenti. Vengono ridotte in modo non preoccupante le facoltà ( per obbligo ) ma la cosa non è un grosso problema, anche perché basta semplicemente accorpare, e in genere la cosa può creare più problemi di quanti non ne risolva.

    Viene introdotto un DG con molti poteri, che però non siede nel CdA. Una nota a margine è che i DG degli ospedali sono spesso pregiudicati. Fate 2+2.

    Ci sono alcune cose fatte ad hoc per sanare particolari casi patologici, come l’assegnazione di non più di 12 CFU “a discrezione”, per cose fuori dagli esami ( prima erano 60, e succedevano cose come questa ), o come alcuni limiti ai mandati dei rettori e qualche norma in materia di conflitto di interessi fra cariche universitarie ( ironia ).

    Ci sono altre modifiche leggere per quanto riguarda assegni e contratti, una grossa è che gli assegni di ricerca da parte dell’università non sono più regolati dalla stessa legge che regolamentava gli assegni degli istituti di ricerca ( INFN, ASI, etc. ), ma c’è un articolo ad hoc nel DDL di cui sopra; non che questa sia tendenzialmente una cosa buona o cattiva.

    Dove sta il pericolo ? Innanzitutto una cosa è un fondo statale per borse di studio di merito, che già da sé ( statale ? No, grazie ) è una stupidaggine, ma la cosa è ancora più esplicita nel momento in cui i canoni di attribuzione sono ministeriali.

    Perché è una cosa pericolosa ? Perché innanzitutto gli Istituti di Studi Superiori in Italia non hanno prodotto nulla di rilevante di recente, niente a paragone con Princeton o l’europea ENS di Parigi ( o di Lione ), eppure godono di finanziamenti statali “privilegiati”, per cui già da ora per uno studente meritevole fuori dal circuito è difficile avere incentivi. Nel caso di una borsa statale sarebbe un bel problema nel momento in cui ci fossero privati e fondazioni ( dall’ENI alle varie fondazioni che fanno ricerca in ambito medico ) che offrono borse e premi di laurea nello stesso ambito, questi avrebbero una concorrenza abbastanza impari da parte dello Stato, per cui offrire incentivi non sarebbe una cosa conveniente, e chi risultasse fuori dai canoni statali sarebbe estromesso.

    A riprova di tutto ciò, il DDL non riforma minimamente gli enti per il diritto allo studio, che sono una schifezza tutta italiana, e continua con la barzelletta delle tasse scaglionate per “ambito” ( “i letterati non hanno laboratori, per cui pagano di meno” ).

    Non che mi aspettassi una riforma in questi due sensi, ma se la parola chiave è meritocrazia si vede proprio che è l’ennesima riforma scritta da avvocati che non hanno mai messo piede in un’università.

    L’altra faccenda grave è che mentre su certe cose il DDL è molto minuzioso ( assegni di ricerca, contratti a tempo determinato, durata dei mandati, diritti e doveri degli organi, etc. ), su altre è molto vago.

    Ad esempio, tutta la faccenda delle borse è affidata ad una sola ( oscura ) s.p.a.; la questione “valutazione” è delegata all’ANVUR, che ha un sito che ricorda molto le tabelle dei laureati in scienze politiche con le ossa grosse perché conoscono la derivata prima della funzione coseno: ovvero, il DDL non si occupa di tutto ciò, la chiave è affidare tutto ad una sola agenzia esterna; si chiama metodo italiano.

    Come questi casi ce ne sono altri; i biscottini di merito del FFO ( il famoso 7% da destinare alle università fighe ) non hanno ancora una ripartizione precisa, gli incentivi e le “cose che rendono un partecipante a un concorso più bravo di un altro” sono accennate, nel senso che non sono “a discrezione”, ma sono “da definirsi”; quando ? Boh.

    In sintesi, non ci sono grosse novità, era prevedibile che la fantomatica riforma non riformasse un cazzo, ma il problema fondamentale è che la 133 è stata molto sbrigativa, e le promesse di scioglimento dei nodi su tagli e ripartizione meritocratica sono rimaste tali. Ma vabe’, è pur sempre la Gelmini, che c’aspettavamo.

    Per concludere: tutto ciò merita una protesta ? La risposta è sì, ma da parte delle categorie più colpite, che non sono gli studenti o gli ordinari ma sono gli assegnisti, i post-doc e i ricercatori ( a contratto e non ).

    Se non protestano il silenzio assenso sarà un problema loro.

    Per la cronaca, ecco il DDL, per chi lo vuole leggere.

    Nota a margine: sempre riguardo copypasta fallimentari del modello americano, il DDL è sufficientemente nazista su certe cose ( assunzioni, scadenze dei mandati, etc. ) ma quando parla di partecipazione dei privati nei CdA delle università non pone una quota d’ingresso. È più importante verificare che non ci siano conflitti di interessi fra organi della stessa università o impedire che entrino a far parte di un CdA persone eventualmente incompetenti – o comunque di competenza non certificata, visto che non è richiesta – che non hanno versato un centesimo nella cassa dell’ateneo ?

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  • Oh wow

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    scissors
    SCRITTO IL 7 ottobre 2009 SU Banane, Lols

    alf

    E ora trascinate sto cazzo

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