seppuku un blog amico dei negri
  • Scritto il 25 agosto 2010 in Banane, Lols

    Saranno mesi ormai che il governo “sta per cadere”, vale quasi la pena di fare la cronaca giornaliera sulla Smemoranda.

    Pic unrelated

    Certo, in tutto ciò si potrebbe parlare di quanto sarebbe bello che “il mafioso di Arcore” – come diceva Bossi quando ancora poteva dire “ce l’ho duro” – si levasse dal cazzo, ma dopotutto manco i suoi avversari lo vogliono, per cui nello spirito della denigrazione delle minoranze ci sono un po’ di considerazioni altrui sulle quali vale la pena di riflettere.

    La prima è in questo articolo; no, non il pippone su Zingaretti, quello che mi interessava è questo:

    I leader del Pd potrebbero riattivare per un attimo le loro attività cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di responsabilità” e altre ammucchiate politichesi? Che senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a prescindere” dagli elettori? Un conto è la legittimità costituzionale di un governo diverso, che è fuori discussione: il fatto stesso che Cicchitto e Schifani dicano che non si può è la miglior prova che si può. Un altro conto però è l’opportunità di farlo. Certo, se in Parlamento esistesse una maggioranza pronta a rifare la legge elettorale per restituire il voto ai cittadini e a risolvere il conflitto d’interessi per levare tv e giornali a B., varrebbe la pena provarci.

    A riprova di come questo discorso non sia troppo popolare ci sono un paio di elocubrazioni farneticanti ( ah, come piacerebbe cotal linguaggio all’autrice dell’articolo del precedente post … ) di Franceschini, come questa:

    E poi perché di fronte ad una situazione di emergenza scatterebbe una risposta straordinaria e di emergenza da parte di tutta l’opposizione: [...] la nascita di una alleanza costituzionale. Aperta a tutte le forze che alla svolta autoritaria di Berlusconi sono pronte a dire di no.

    Ah, la “risposta straordinaria”, meglio della doomsday machine del dottor Stranamore.

    Nel discorso include Casini, che sa così bene quanto si sta male a stare con Berlusconi poiché ci è stato assieme per cinque degli ultimi dieci anni, senza interruzioni, ed effettivamente era visibilmente provato da questa terribile esperienza, così come lo era il suo portafoglio.

    Più che “un’alleanza con chi ci sta” e simili creature mitologiche piacerebbe a tutti capire chi entrerebbe in sto cazzo di governo tecnico “per la legge elettorale” – e quale parlamento lo sosterrebbe. Lungi da me essere troppo distruttivo, il resto dell’intervista non è male. Certo, certe cose poteva anche dirle quando era leader del PD, ma forse ha fatto bene per cautela, dopotutto all’epoca c’era Rutelli che poteva offendersi.

    La seconda considerazione va più in là, ovvero è un tentativo di risposta a “che cazzo facciamo se cade il governo?”; ovviamente è solo una parte della risposta, riguarda l’economia, ma in particolare lo scudo fiscale e i redditi da capitale. Nel primo caso si parla di un aumento dal 5% al 10% dell’aliquota, che vista la pressione fiscale in Italia ( oltre il 40% ) e visto che lo scudo fiscale è un “condono per evasori”, un rialzamento al 10% è un’idea veltroniana, ma d’altra parte se avessero imposto il 40% tanto valeva tenersi i soldi in Liechtenstein. Nel secondo caso si parla di qualcosa di simile, ma come dice qualcuno viene un po’ difficile pensare che in un sistema finanziario a crescita zero come quello italiano i redditi da capitale siano una gallina dalle uova d’oro – e tassarli ulteriormente potrebbe avere l’effetto opposto.

    Fassina apre l’articolo dicendo “chiariamo subito, il PD non teme le elezioni anticipate”, però oltre a deliri da oppio tipo “apertura all’UDC” e “un governo per le grandi riforme” sarebbe bene vedere da prima dell’apertura della campagna cosa ha il centrosinistra da mettere nel piatto in materia di welfare, di economia, di ricerca e di svariate altre cose perché io non l’ho ancora capito.

    Oltretutto sarebbe bene farlo in fretta visto che gli ex nostalgici di spuma e olio di ricino hanno già iniziato il calciomercato.

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  • Scritto il 7 luglio 2010 in Banane, Low tech

    La liberalizzazione delle frequenze telefoniche in Italia ha avuto l’effetto sperato: i provider mobili sono diventati delle enormi lobbies che possono ( devono ! ) condizionare praticamente tutte le decisioni in materia di telecomunicazioni.

    In realtà è una piaga che colpisce tutto il mondo. L’ironia della faccenda è che benché il progresso abbia portato una valanga di tecnologie potenzialmente low-cost, queste spesso vengono gonfiate e vendute a peso d’oro. È abbastanza manifesto che l’Italia – ma buona parte del mondo occidentale – abbia perso il treno per venire riempita ora di fibra ottica, ma ciononostante vengono richiesti investimenti spropositati e inutili nei confronti di una tecnologia che è piuttosto difficile migliorare.

    Mi spiego, la connettività via cellulare ha avuto un’evoluzione spropositata, ma richiede un sacco di manutenzione per come è progettata. In soldoni, “la rete è una sola e se ci sono troppe persone connesse va in congestione”. Questo ovviamente non succede nelle reti WiFi anche enormi – come quelle universitarie o quelle di grossi uffici – perché in generale ogni AP ha meno di 100 utenti per volta, spesso molto meno.

    Nonostante tutto internet sugli smartphone costa tanto, perché le offerte “base” sono soldi buttati per chi non lo usa di frequente – uno sguardo su Google maps, una email urgente -, mentre quelle meno base sono care. A cosa si deve tutto il traffico della rete mobile allora ? Alle chiavette del cazzo che non servono praticamente a nessuno – l’ADSL costa meno ed è più affidabile – ma le comprano tutti perché John Travolta è grasso e non sa l’Italiano, e quindi è troppo yeah.

    Il problema ovviamente è che la DSL è cablata mentre la copertura mobile è “dove prende il cellulare”; però è anche vero che la DSL è “affidabile” mentre la rete mobile congestiona – che è quello che sta succedendo – quindi la soluzione sembra essere altrove, anche perché se è necessaria più banda per ampliare un servizio già costoso mi viene difficile credere che coi dispositivi mobili di nuova generazione ( l’iPad, per dire ) non aumenti la domanda di banda e non si ritorni al punto di partenza.

    Un problema affine sul quale lo Stato non interviene1, anzi, la legge Gasparri, fra le varie, lo aggrava, è la possibilità di creare reti WiFi decentralizzate il cui unico costo, oltre alla manutenzione della rete, è l’affitto dello zoccolo che è il vero e proprio accesso ad internet, e se il prezzo rispecchiasse un bilancio dei costi ( piuttosto che una decisione condizionata dal monopolio ) non sarebbe confrontabile con quello che chiede un qualunque gestore mobile. Il problema della congestione non esisterebbe, chiaramente, perché ogni nodo sarebbe autonomo.

    Un tempo ovviamente una cosa simile era mitologia perché era impensabile cablare ethernet condomini interi per poter offrire “quasi gratis” la connessione internet a chi ci viveva, ma ora distribuire la banda grazie al WiFi è la cosa molto favorevole a corto raggio, e varie altre tecnologie ( WiMAX, WiBro, HiperMAN ), per il lungo raggio, sono già state sperimentate – o attive – altrove. In particolare il WiMAX è una delle poche battaglie ragionevoli dei grillini, perché per quanto come tecnologia al momento faccia un po’ cagare non è che lo Stato debba per forza regalare frequenze a gente che ne ha già abbastanza – e non manifesta interesse in quel campo.

    Non me ne vogliano Vodafone e soci, ma se la gente che va su facebook dall’iPhone rompe il cazzo ai loro utenti business potrebbero sempre rivedere un po’ il marketing …

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    1. mentre invece si pensa di fare “investimenti” per favorire alcuni privati, che non è una liberalizzazione ma è Forza Italia
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  • Scritto il 5 luglio 2010 in Banane, Lols

    Criticare il PD è un po’ come aprire il fuoco con un kalashnikov in un pollaio, ma a chi non piace vincere facile …

    Quello cui vanno incontro gli elettori del PD se non cambiano i vertici

    Ci sono stati un po’ di buffi avvenimenti di recente, e tutti hanno avuto reazioni non meno buffe.

    Il primo avvenimento è che grazie al governo del “meno tasse per tutti” che ha problemi con le quattro operazioni da ragioneria la pressione fiscale è salita ulteriormente. No, non è questo il primo avvenimento, il primo avvenimento è che il governo del “meno tasse per tutti” e degli imprenditori prestati alla politica – ehi ma non erano così anche i capoccia delle imprese statali nell’URSS ? – ha deciso che era urgente aggiungere un nuovo ministero.

    Tutti si sono limitati a chiedere le dimissioni di tale ministro “perché era sotto processo”; come se fosse l’unico e il primo. Legittimo, per carità, ma nessuno s’è posto un problema come “ehi, che cazzo è il ministero del federalismo ?”, e magari “chi lo paga ?”. Certo, legittimo chiedere le dimissioni di un avanzo di galera, molto meno legittimo dire “Chapeau a Brancher” ( Bocchino ), come se un criminale fosse un esempio da seguire “perché almeno si fa processare”. Addirittura Repubblica lanciò un sondaggio “Brancher: dimissioni o processo?” come per legittimare il fatto che una cosa esclude l’altra.

    Il PD s’è dato a un’orgia di commenti anche abbastanza gradevoli, a un giorno di distanza però da una grande dichiarazione di quelle “popolari” fatte proprio per prendere voti:

    Commentando la proposta avanzata dal leader Udc Pier Ferdinando Casini nell’intervista a Repubblica per un “governo di larghe intese”, Enrico Letta precisa che per il Pd “una preclusione c’è ed è molto chiara”: l’esclusione di Silvio Berlusconi: “Se c’è una preclusione è che chi ha guidato sino ad adesso il governo si faccia da parte”.

    Apperò, “escludiamo Berlusconi da un futuro governo”. Questa sì che è una cosa incisiva; quindi magari fino a dieci giorni fa l’avrebbe incluso ? Fantastico. Oltretutto Letta, come molti altri, sembra non essersi reso conto che l’UDC è affidabile come un signore di mezza età con le mani insanguinate che vende gelati nel suo camion arrugginito. Sarebbe divertente che Bersani spieghi a quei pochi che ancora si fidano di lui quale sarà il programma di governo della coalizione PD-UDC; magari dopo Mastella faranno Cuffaro ministro della giustizia, perché no ? E Cesa ministro della sanità.

    Magari potrebbero anche chiedere l’appoggio a Forza Nuova, è sempre uno 0.5% in più, e poi sono anche loro all’opposizione ora !

    La terza faccenda non è un avvenimento in sé, ma è una sorta di leitmotiv spassoso. Visto che siamo in una situazione indecente, affidiamoci a un gruppo di stronzi che a quanto pare per quindici anni hanno fatto governare i loro gemelli cattivi. “Votiamo gli emendamenti dei finiani” a una legge che loro non hanno mai ostacolato fino a due minuti fa; è una grande idea, in effetti. In realtà credo che i liberalissimi finiani siano quelli della Fini-Giovanardi e della Bossi-Fini, ma forse è un altro Fini.

    Dopotutto se l’UDC è il gelataio un po’ ambiguo, gli ex AN sono suo fratello che è appena uscito di galera, “ma ora è pulito”.

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  • Scritto il 26 giugno 2010 in Banane, Lols

    Beh, per una volta notizie fresche.

    Il presidente dell'Ordine dei Medici di Bari è contrariato

    Cosa succede ? Niente di che, Vendola, da buon presidente amico del federalismo anche nelle decisioni amministrative, non nelle chiacchiere da zappaterra, ha preso la discutibile decisione di estromettere gli obiettori di coscienza dai consultori pubblici ( modifica: giustamente mi si fa notare che non vengono tutti deportati, ma “integrati” con non obiettori ).

    Premesso che indubbiamente rappresenta una scelta che espelle buona parte dei rompicoglioni che creano problemi a chiunque vada in un consultorio perché semplicemente negano un servizio spacciando la loro volontà per un impedimento ideologico; ciononostante questa decisione non è la migliore possibile.

    Prima di tutto perché la sanità pubblica è composta – purtroppo o per fortuna – anche da quelle persone, per cui siccome la figura dell’obiettore è riconosciuta per legge, un’azione del genere ha un che di discriminatorio, e secondariamente perché persino un obiettore potrebbe avere l’intelligenza per muovere una critica del genere, e niente è peggio di sentire una frotta di cattolici integralisti che si sentono discriminati – questa volta, purtroppo, a ragione.

    Proporrei a Vendola soluzioni un po’ più semplici e meno naziste. Una, ad esempio, è fissare una linea: l’obiettore esiste, ma non può non garantire un certo livello di assistenza, ad esempio gli anticoncezionali; sei obiettore e non vuoi somministrare anticoncezionali ? Hai sbagliato mestiere; nessun razzista lavora con Medici senza Frontiere, nessun vegetariano ha allevamenti o macellerie; non c’è nessuna differenza. Se invece tutto ciò non ti va puoi sempre lavorare dalle suore, oppure in Lombardia.

    Un’altra idea è non regolamentare affatto iniziare a vedere l’obiezione di coscienza per gli anticoncezionali come un disservizio arbitrario, con tutto quello che ne conseguirebbe. È ammissibile che l’aborto sia ( tutt’ora ) un tema controverso e non si auspica che chiunque la debba pensare in una certa maniera prefissata, perché se no si ritorna sul leitmotiv dei cattolici discriminati, ma uno stronzo al servizio pubblico che non vende anticoncezionali perché è uno stronzo deve assumersi le sue responsabilità, per cui deve poter essere denunciato come uno che non fa parte del suo lavoro.

    Può anche essere un interessante esperimento sociale per valutare se effettivamente al mondo frega più dell’etica medievale o del non proliferare inutilmente.

    Ovviamente la scusa dei direttori degli Ordini dei Medici che “l’obiezione di coscienza sta nel nostro codice deontologico” è una scusa, perché il medico razzista potrebbe vedere un danno all’umanità nella moltiplicazione di esseri di razze inferiori, e quindi il codice deontologico di “non nuocere” gli imporrebbe di farli abortire.

    Su, Nichi, anche se sei anche tu cattolico, non fare questi passi falsi che avranno il solo scopo di farti odiare dai chierichetti …

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  • Scritto il 14 maggio 2010 in Banane, Riflessioni

    È passata leggermente inosservata la notizia di una sorta di aggressione parzialmente portata a termine nell’università di Uppsala da parte di un gruppo di idioti per colpa di questa vignetta:

    Io continuo a sostenere che quella con la bomba fosse fatta meglio e quella col tipo col turbante che avvisava la fila di persone appena arrivate in paradiso “ehi, smettetela, abbiamo finito le vergini !”; in ogni caso a prescindere dall’ingenuità svedese il fatto che delle persone siano arrivate ad aggredire l’autore della vignetta di cui sopra – spingendosi chissà a cosa se non fossero intervenuti i poliziotti – fa abbastanza schifo.

    In effetti forse le candide voci della tolleranza e della cooperazione dovrebbero fermarsi un po’ e riflettere sulla differenza fra l’approvazione della costruzione di una moschea in nome della par condicio1 e l’accettazione o, ancor peggio, la giustificazione delle azioni del suddetto gruppo di capre, tanto per restare in tema di animali, che troppo spesso col loro handicap religioso trovano un po’ la scusa di fare tutte le cazzate che vogliono.

    È abbastanza importante segnalare queste vicende perché sono la vera minaccia alla libertà di espressione, al contrario di leggi che nessuno rispetterà e né applicherà, come il fantomatico decreto d’Alia – la cui protesta a riguardo ha provato tramite facebook che una buona percentuale degli italiani non ha senso comune – e l’ultima trovata del ministro della giustizia di staminchia, che rappresenta un reale problema solo sulla questione intercettazioni, ovviamente non per quello che riguarda i blog, ma vabe’, è tanto bello “indignarsi”, fa molto Al Gore.

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    1. suvvia, dire “libertà di culto” sarebbe un promuovere la religione a qualcosa di superiore a un poster di Mussolini o dei Take That
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  • Scritto il 16 aprile 2010 in Banane, Low tech

    Come al solito, Bilbo Baggins ha tirato fuori l’ennesima furbata che ritiene una rivoluzione, ma essendo un totale incompetente a riguardo, non gli si può dare troppo ragione.

    I see what you did there...

    La Posta Elettronica Certificata è una terribile idiozia concettuale tutta italiana, che è l’esatta trasposizione della burocrazia “cartacea” online.

    Prima di discutere su cosa è e perché non è una buona notizia è bene notare che rallegrarsi del fatto che finalmente “il diritto di comunicare con la pubblica amministrazione” via email arriva solo su richiesta, allora forse non si ha bene in mente quale relazione ci dovrebbe essere fra Pubblica Amministrazione e cittadini.

    Io non so niente, che cazzo è la PEC ?

    La PEC è semplicemente un account di posta elettronica con allegata una firma digitale firmata da un’authority riconosciuta dal governo, esattamente, come quando si va su siti https come PayPal o GMail, il cui traffico è cifrato grazie a un certificato che garantisce la riservatezza, ovvero il fatto che nessuno possa sniffare il traffico fra me e il sito in questione; chiaramente ciò non garantisce l’autenticità in modo bilaterale, non essendo la mia parte certificata, e d’altra parte è impossibile in linea di principio fare altrimenti, perché il ruolo di GMail è completamente distinto dal mio.

    La chiave digitale tipo PGP per le email è una cosa leggermente diversa, in quanto in questo caso il ruolo fra le due parti di una comunicazione è identico, per cui oltre alla riservatezza l’autenticità è garantita nel momento in cui le due parti si sono incrociate per strada e si siano scambiate le firme.

    Il sistema di PGP è totalmente decentralizzato, nel senso che le chiavi (pubbliche) vengono depositate in appositi server sparsi per il mondo, cosicché chiunque le possa scaricare; il passo successivo è firmare le chiavi, che è quello che il Leviatano fa nel momento in cui “ci si reca alle poste per ritirare l’indirizzo”, per cui si riconosce che quella chiave pubblica è effettivamente la mia e da quel momento in poi siamo BFF e possiamo scambiarci tutte le email che vogliamo.

    Il problema è che in questo caso ovviamente l’autenticazione delle chiavi, che per PGP è una cosa efficientissima ma informale viene monopolizzata da un ente solo, tanto è vero che prima la PEC costava abbastanza, e la sua unica utilità era l’obbligo di legge – i.e. un modo come un altro per regalare soldi allo Stato.

    “Ehi, ma ora è gratuita, perché rompi le palle?”

    La PEC è gratuita esattamente come è gratuita l’istruzione in Italia, è un altro servizio che viene pagato con fondi pubblici che vengono tirati fuori dal cilindro, che sono pronto a scommettere che non vengano da un’operazione di snellimento ponderato della PA.

    La differenza fra l’istruzione e la PEC è che mentre non ci sono alternative gratuite alla prima, quelle alla seconda non solo sono gratuite ma migliori, perché logicamente la PEC non è riconosciuta fuori dall’Italia, mentre una chiave PGP firmata da migliaia di persone sparse per il mondo è di sicuro più affidabile.

    Il secondo problema è “che ci voglio fare con sta PEC?”; comunicare con la Pubblica Amministrazione vuol spesso dire mandare raccomandate con un paio di fotocopie firmate, la quale cosa la posso fare io come la può fare chiunque con o senza il mio consenso, basta che falsifichi la firma. In questo modo le raccomandate in Posta sono di per sé quanto o meno sicure di una chiave PGP non certificata dal governo. Un indirizzo certificato dunque non è poi così necessario, visto che già il mezzo attuale non è così sicuro.

    Certo, c’è l’avviso di ritorno, ma nel momento in cui io mando una raccomandata falsa, auguri a riparare il danno. Allo stesso modo mi chiedo quanto sia difficile compromettere la chiave di un’azienda visto che la sicurezza informatica viene presa il più delle volte come “quella rottura di palle che bisogna fare che se no ci arrestano”.

    C’è poi il fattore “Italia”. Quanti enti accetteranno il dialogo esclusivamente via email ? Sono pronto a scommettere che lo scambio di email più frequente sarà:

    A: Ciao, ho un problema
    B: Chiama 800-xxx-xxx1 o recati all’ufficio in via xxx.
    A: RAAAAAAAAAGE

    Non solo, c’è pure l’eventualità che l’ufficio non accetti scartoffie scannerizzate, dopotutto per quale motivo se no chiederebbero gli originali firmati?

    In sintesi, la PEC sembra piuttosto inutile, non c’è nessun Paese, e mentre Bilbo Baggins sproloquia su Internet e sulle email senza sapere cosa parla, in Italia c’è un servizio bellissimo e gratuito nuovo di zecca che sarà una cornucopia per l’azienda che si incaricherà di gestire i certificati, col benestare di chi spererebbe che almeno il 20% delle tasse che paga non venga buttato nello stipendio di Bilbo e i suoi amichetti e nelle loro idee rivoluzionarie.

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    1. Se hai culo, altrimenti paghi anche la telefonata
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  • Scritto il 14 aprile 2010 in Banane, Riflessioni

    Non che sia un argomento di particolare attualità, ci sono cose più recenti e forse più divertenti, come i chierici che, per restare in tema, fanno i froci col culo degli altri, per cui quando gli va bene la “scienza”1 è cieca come la giustizia, quando non gli va bene è satanica.

    Il cardinal Bertone nel tempo libero

    Ciononostante, uno dei leitmotiv della campagna elettorale di partiti minori come anche dei vari condensati snob affiliati magari al Partito Democratico o comunque a idee più mainstream è “la voglia di legalità” e “il bisogno di legalità”.

    In effetti c’è così tanto bisogno di legalità che ci si è persino dimenticati per quale motivo credere – o meno – in essa. Fa abbastanza riflettere che nell’orgasmo collettivo ( o della “lacrimuccia”, per i deboli di cuore ) intorno alla Costituzione, che non è che non si tocca perché modificarla è irrilevante ai fini pratici, ma “non si tocca perché ommioddio stanno stuprando la costituzione!!!111!!“, in questa sorta di giubilo si è arrivati a credere che la “legalità” e il “rispetto delle leggi” debbano essere vissuti come gli islamici vivono le sure del Corano.

    In tutto ciò si perde di vista il fatto che non è che le leggi (e il rispetto di esse) siano tavole d’oro piovute dal cielo, ma “cose che qualcuno ha scritto” perché (in media) si risolvesse un problema contingente, o se ne evitasse l’occorrenza.

    I lati negativi di questo atteggiamento sono molti. Il più evidente è il manifesto vuoto ideologico del fanatico della legalità; per un esempio estremo, non si deve uccidere perché è illegale, e non perché “se tutti uccidessero tutti in libertà sarebbe un bel problema”; con una trasposizione più verosimile, questo approccio porta totalmente a banalizzare l’effetto dei condoni, delle liberalizzazioni all’italiana, e di un sacco di altre cose che vengono viste come un attacco alla legalità, piuttosto che un danno a livello pratico ( creazione di monopoli, corporativismo, etc. ).

    Un altro lato negativo è che spesso la predica viene da chi spesso ha un atteggiamento opposto, perché “l’attacco alla legalità che fan quelli là non è quello che faccio io, perché io ho ragione”. Ovviamente ce ne potrebbero essere molti altri, ma è bene vedere un paio di esempi in cui l’appiglio alla “legalità” fine a sé stessa diventa nocivo.

    Il primo che mi viene in mente è l’onnipresente sistema di lobbies per qualsiasi stronzata, che vada da Confindustria al Movimento Genitori (in Italia e all’estero). Se si dovesse far fede alle sentenze idiote in favore di questa o quell’altra lobby si perderebbe totalmente il senso critico, anche perché molto spesso il legislatore è in conflitto d’interessi (anche indirettamente). È più coerente un atteggiamento “difensivo” nel momento in cui è ampiamente manifesto che una porzione di leggi non sia fatta “per mettere d’accordo le parti”, ma semplicemente per difendere l’agenda politica di un singolo (o di una loggia massonica); ha senso invitare al rispetto delle leggi anche quando le leggi diventano imbarazzanti ?

    Un altro esempio, per ricollegarsi al fatto che le leggi possono diventare imbarazzanti, è costituito da quella famiglia di leggi circa la regolamentazione delle telecomunicazioni, che evidenzia sempre di più come chiunque dovrebbe diffidare dal legislatore perché ha pieno diritto di dubitare della sua intelligenza ( in Gran Bretagna ad esempio è successo questo ). Poche leggi in materia di telecomunicazioni sono sensate, quelle utili ci sono già, e quasi tutte quelle recenti sono o idiote o inapplicabili, o magari ledono altri principi un po’ più importanti ( come la three-strikes law in Francia, incostituzionale ).

    D’altra parte un esempio c’è anche nella Costituzione italiana. Il titolo V della seconda parte è inutile, ed è stato anche riformato varie volte. È frutto di un errore di valutazione di chi la scrisse tanto tempo fa, perché dopo la guerra non si poteva prevedere un boom demografico in certe aree che avrebbe fatto perdere di significato alcune entità amministrative ( ad esempio i “comuni” delle città che ormai costituiscono grossi agglomerati urbani, Milano, Roma, ma anche centri più piccoli, come Cagliari ). Anche questa riforma costituzionale è sbagliata perché “è un attacco ai valori fondanti” ?

    Tutto ciò non è ovviamente per dire che bisogna sputare sui codici perché sono scritti dalla stessa gente che poi impone di schermare di piombo i muri di casa tua per non far scroccare la wireless ai vicini, ma è per dire ancora una volta che il rispetto delle leggi non è di per sé un valore o un principio, ma un equo compromesso, perché nel momento in cui tutti saranno convinti che “rubare è sbagliato perché è illegale” le conseguenze saranno piuttosto divertenti.

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    1. che poi prima di dire “è dimostrato che” qualunque scienziato ci penserebbe due volte, non è mica tutto come nelle pubblicità di un deodorante
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  • Scritto il 4 aprile 2010 in Banane, Lols

    Ci sono un sacco di cose che non capisco, ma non è una novità, c’è scritto anche nel titolo.

    Non riesco a trattenere l'entusiasmo

    Sono iniziate le prime collisioni; non c’è stato nessun buco nero, com’è che il TG2 non ne parla ?

    Parlando di cose più serie, la prima cosa che non capisco riguarda la Lega. Come fanno a prendere così tanti voti? Le città del nord Italia sono comunque piene di negri, e di sicuro anche di terroni, ma l’elettorato stesso della Lega è pieno di terroni. Il federalismo è una balla, sia quello fiscale che quello non fiscale; a parte il fatto che nessuno sa cosa voglia dire “federalismo fiscale”, e soprattutto per quale motivo le regioni debbano tutte avere autonomia fiscale nel momento in cui, ad esempio, gli investimenti su molte faccende sono statali, e le suddette faccende sono sovente geograficamente localizzate, per cui si andrebbe a creare una situazione spiacevole in cui la regione sfigata è in concorrenza con la regione fortunata e con lo Stato.

    Legati alla Lega ci sono due fatti. Uno riguarda l’agricoltura: perché siamo nel 2010 e l’agricoltura è ancora una priorità ? Bossi non fa altro che parlare di “noi siamo vicini agli agricoltori”; ora, il grosso degli impiegati nell’agricoltura è costituito da, indovinate un po’… negri. Secondariamente, i prodotti agricoli del nord Italia in linea di massima o fanno cagare oppure “altrove sono meglio”, oppure semplicemente ci sono che se ne parli o no. Quando ero alle elementari avevo imparato che dopo l’Età del Bronzo l’uomo aveva imparato a fare altro oltre che “coltivare la terra”, e un paio di secoli fa è successa una cosa che si chiama “rivoluzione industriale”; sono davvero così ingenuo ?

    Il secondo fatto, che ovviamente non capisco, riguarda il legame conturbante che hanno la Lega e le gerarchie ecclesiastiche. Molto probabilmente Bagnasco e Fisichella provano una sorta di paleoeccitazione nel sentire tanta virilità e tante prese di posizione, però non capisco cosa leghi la solidarietà cattolica alle minacce di “imbracciare i fucili”, al sapone per gli immigrati, e tutte le altre belle storie. Se nell’agenda delle priorità degli eunuchi l’opposizione alla RU486 rientra sopra “la solidarietà nei confronti dei meno abbienti” e la cosa mi stupisce non devo proprio aver capito un cazzo.

    Sempre riguardo la Chiesa, non capisco in quale universo il modo più appropriato per difendersi dalle accuse di pedofilia sia negare che esistano, e non capisco per quale motivo i soliti eunuchi pensino che dire che il New York Times farnetica possa fargli guadagnare credibilità fuori dall’Italia. “Ratzinger non c’entra niente”, benissimo, mi piacerebbe capire chi è il responsabile allora; c’è stato un bel po’ di affossamento, per cui sarebbe bello trovare i responsabili, visto che allungare l’elenco dei non-responsabili non è così difficile, potrei anche aggiungermi io, se mi vogliono.

    Un’altra cosa che non capisco è come mai l’Inter sia l’unica grossa squadra uscita indenne da Calciopoli e nessuno si sia mai chiesto niente. Sarà che a me l’Inter è sempre stata sul cazzo, ma forse è solo un becero odio calcistico.

    Last but not least, si muore ancora di polmonite?

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  • Scritto il 26 febbraio 2010 in Banane, Riflessioni

    Le posizioni di Giovanardi riguardo alle droghe sono arcinote, esattamente come è arcinoto il risultato delle sue decisioni, anche quelle del compagno Fini, che nonostante la redenzione (quale?) rimane cofirmatario di varie leggi ridicole sempre in materia di droga e immigrazione, una appunto col suo amichetto Giovanardi.

    Paul Erdős

    Il risultato è chiaramente nullo. I tossici esistono ancora, i centri di recupero pure, chi lucra sulla droga pure, e così via. Questo post potrebbe essere comodamente un copiaincolla di qualcosa che scrissi tempo fa, che però riguardava l’UNODC, che, come Giovanardi, è un organismo parassita inutile che costa un sacco di soldi alla collettività.

    Nella foto del post precedente c’era Feynman, in questa qui sopra c’è Paul Erdős; perché ? Perché Erdős fra i vari modi di essere eccentrico aveva dai cinquant’anni in poi una buona esperienza in fatto di MDMA e derivati e dei suoi effetti sul “dimostrare teoremi” (ipse dixit). Lungi da me limitarmi a dire che Erdős e Feynman hanno lasciato un’impronta maggiore nella storia dell’umanità di quella che Giovanardi avrebbe potuto lasciare sin dalla sua nascita, mi piacerebbe che lui – e quelli che purtroppo lo seguono – si rendano conto che esattamente come tutti i vari tossici dell’ultim’ora sfruttano il loro rapporto con la droga per promuoversi, loro fanno esattamente la stessa cosa in senso opposto, con la differenza che mentre sfigati come Morgan che per altro vanno a Porta a Porta per confessarsi non hanno chances di vedere le loro posizioni ufficializzate in qualche modo, purtroppo Giovanardi può scrivere leggi e sproloquiare su tutti i canali che vuole – tutto ovviamente a spese altrui.

    Oltre ai soliti luoghi comuni (con un bel fondo di verità, ci mancherebbe) che sulla droga i suoi compagni di partito (quello vecchio e quello nuovo) hanno una lunga tradizione di fare i froci col culo degli altri, mi piacerebbe segnalare due cose interessanti.

    La prima è un disegnino sulle cifre che riguardano i morti per droga (in Gran Bretagna). È bene innanzitutto notare che per l’appunto la politica del nostro governo (e quello precedente, etc.) in materia è “se crepano di overdose son cazzi loro, e se non crepano vanno in galera”; agli inglesi le cose non vanno tanto diversamente, e questo infatti spiega il basso profilo dei morti per eroina e alcool – naturalmente si contano solo effetti diretti, non incidenti stradali e suicidi. Leggermente diverso è il discorso della coca, per la quale i morti riportati sono due terzi di quelli effettivi, mentre più ridicolo è il caso della marijuana e dell’ecstasy – le quali cause di morte comunque sono difficili da appurare – in cui addirittura c’è un ingigantimento mediatico della mortalità.

    La seconda cosa è questo video.

    L’intervistato è Jeffrey Miron, noto per questo genere di posizioni, che per ora non hanno portato a molto perché è chiaro che non c’è razionalità che tenga quando i Giovanardi di tutto il mondo ricoprono posizioni politiche importanti. Il discorso di Miron è in buona parte economico, e in termini di convenienza è difficilmente opinabile: processi inutili e guardia di finanza costano, ed è bene tenerli in servizio perché per l’appunto i soldi che li pagano non vengono dalle tasche di Giovanardi – o chi per lui -, quindi sprecare non è un problema, soprattutto ora che grazie alle misure anticrisi siamo tutti più ricchi che mai.

    Oltretutto, che accuse ridicole, “Annozero fa propaganda alla droga”, come se la droga fosse un partito.

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  • Scritto il 24 febbraio 2010 in Banane, Low tech

    Il fatto che un’associazione chiamata “ViviDown” applauda ad una sentenza ridicola ha una macabra ironia.

    RETALIATION

    La questione è abbastanza famosa: nel 2006 quattro sfigati han deciso di sfogarsi su un loro compagno di classe “disabile” o “mongoloide” che dir si voglia, dopodiché hanno avuto la geniale idea di filmare tutto e metterlo su YouTube perché erano certi che nessuno l’avrebbe mai visto! In effetti questo caso è un po’ la versione “illegale” di quello che documentano siti web idioti come questo.

    Long story short, ragazzini, picchiate tutti gli stranieri (quelli picchiateli più forte perché tanto non gliene frega niente a nessuno) e gli handicappati che vi trovate in classe e filmate tutto, tornate a casa e dopo esservene vantati coi vostri genitori, i quali tanto vi difenderanno perché se non vi difendono loro chi mai vi difenderà, pubblicate il video su un sito a vostra scelta; se riuscite a far condannare i responsabili legali di quel sito avete vinto, perché essendo minorenni nessuno conoscerà i vostri nomi, e ciò non costituendo un precedente penale, sarete per sempre puliti.

    In sintesi, la condanna per i manager italiani di Google è di “sei mesi di reclusione”, che in italia vuol dire una media chiara (con poca schiuma) e una pacca sulla spalla, e un probabile futuro come assessore della regione Campania (chiunque vinca), ma è pur sempre una condanna.

    I pm dicono

    Con questo processo abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa.

    Questa dichiarazione è capziosa, perché il problema non era che YouTube avesse fra i suoi termini di servizio una clausola del tipo “è incitata qualsiasi documentazione di violenza sulle minoranze e sulle persone disagiate perché quei video ce lo fanno venire duro”, come invece lascia intendere chi parla di “tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”, visto che si implica in qualche modo che YouTube lucrasse sulla mortificazione altrui.

    D’altronde, sono mediamente sicuro che il fatto che la logica di impresa prevalga sulla tutela della persona non turba i loro animi quando vanno a comprare vestiti made in Indonesia.

    Ars Technica segnala due punti di vista interessanti. Il primo viene da un consigliere di Hunton & Williams che dice che questo caso “ridicolo” mette in pessima luce le leggi sulla privacy e la protezione dei dati. Se effettivamente ci danno fastidio che queste cose possano circolare sin dal principio cosa siamo pronti a rischiare per rimanere “casti e puri” ? Non è del tutto improbabile che si arrivi a una soluzione di stampo australiano, con un bel servizio che monitora il traffico dei dati a livello di provider, tutto per salvare i bambini, dopodiché però chissà con che faccia ci si incazzerà per “gli spioni telecom”…

    Come nota a margine è difficile anche pensare a soluzioni casarecce perché gli “zoccoli” di connessione a internet sono in generale privati (dei provider) o pubblici, ma non “così tanto” (università, etc.) per cui pensare di creare una rete “esterna” è improbabile, visto che legalmente non avrebbe connettività internet.

    Il secondo invece è il seguente:

    CDT [Centre for Democraty and Technology] did note, however, that the European Union could challenge the decision and ultimately overturn it, especially since it is currently considering a law that would give safe harbor to companies like Google. “This case is far from done,” the CDT said. Google added that its employees plan to vigorously appeal the decision, and Fleischer seems more hopeful than most that it will turn out for the best. “I remain confident that today’s ruling will be overturned on appeal,” he said in a statement.

    E in effetti non sarebbe la prima volta che l’UE dia (si spera) un contro-ordine all’Italia in materia di telecomunicazioni, ma vabe’.

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