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  • Sindrome cinese

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    scissors
    24 gennaio 2010Pubblicato in Low tech, Riflessioni

    La Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.

    Lo slogan che ha garantito a Obama la vittoria alle primarie 2009

    Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …

    The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.

    … o questo qui:

    Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.

    In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):

    No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.

    È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.

    Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.

    Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.

    Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.

    Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.

    Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.

    Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.

    Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).

    A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.

    Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.

    La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.

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2 Responses to “Sindrome cinese”

  1. Ovviamente, gli unici cinesi con cui puoi parlare di queste cose sono quelli che hanno viaggiato, e che ben si rendono conto della situazione.
    Gli altri non accennano a critiche, MAI, a NESSUN governo, a meno che tu gli sia veramente amico (e anche in quei frangenti, sono molto moderati).

  2. immagino che il tuo campione sia molto più vasto del mio però comunque ho sentito diversi cinesi con una fiera venerazione per mao e un “enorme rispetto” per il governo attuale; magari si rendono conto che la situazione non è delle migliori ma si rendono conto dei miglioramenti rispetto ad anni fa.

    più che altro il mio discorso era che molti americani (specialmente democratici) fanno proclami d’ogni sorta senza poterselo permettere. sarebbe come se gordon brown dicesse la stessa cosa che disse berlusconi sugli islamici tempo fa (“è una cultura rimasta indietro al medio evo” o qualcosa del genere), nascondendo ovviamente quello che la giustizia inglese faceva ai gay (anche “eroi di guerra” come alan turing).

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