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La sottile linea fra autocelebrazione e paranoia
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17 gennaio 2010Pubblicato in ScienzaQuando iniziai la mia tesi di laurea triennale lessi un articolo a proposito del modello che avrei dovuto studiare ( e riprodurre e, nel caso, criticare ) scritto da un tale di nome Jeremy Dunning-Davies intitolato “Is Superstatistics really super?“.
L’articolo in sé mostrava due critiche. La prima è una rivisitazione del ben noto fatto che a causa della mancanza di comunicazione fra i vari campi della scienza ( anche solo fra fisici teorici e matematici applicati il dialogo è sorprendentemente ridotto ) si tende spesso a reinventare la ruota. Ad esempio, una cosa che viene citata spesso in articoli di questa gente è l’entropia di Tsallis, che è una ( proposta di ) generalizzazione dell’entropia che tutti conoscono; guardando l’entropia di Rényi si nota che l’espressione è identica.
La fregatura sta nel fatto che l’entropia di Tsallis nasce in ambito fisico ( studio di sistemi non in equilibrio ), mentre l’entropia di Rényi nasce nell’ambito della teoria dell’informazione, estendendo proprio l’entropia d’informazione e la divergenza di Kullback-Leibler, che sono due cose di cui in genere i fisici ignorano l’esistenza. Un tempo questa era una prassi, ora si spererebbe che con la diffusione di articoli e dati quasi istantanea in ogni parte del mondo il problema sia soppresso; a quanto pare non è così.
JDD purtroppo fa un ragionamento distruttivo, affibbiando a questo modo di agire il titolo di “male assoluto” della ricerca scientifica, aggiungendo appunto la seconda critica, che riguarda il fatto che essendo lui stesso sostenitore di quelle che vengono dette “fringe theories” esiste una sorta di “scienza ufficiale” che rifiuta quelli che vanno controcorrente.
In genere queste persone si riconoscono facilmente perché nei loro articoli compare almeno 5-6 volte per pagina la parola “mainstream”, compaiono vari paragoni all’oscurantismo medievale e tutte le volte che vengono citati dei journals di qualche tipo ( possibilmente quelli importanti ), davanti alle parole “riviste rispettabili” o analoghe compare sempre la parola “cosiddette”, o sinonimi vari.
Un’altra cosa che accade spesso, come in questo articolo che ha suscitato cinque minuti fa il mio interesse, è paragonare sé stessi e le proprie tesi a scienziati maltrattati nel passato e “morti incompresi”. L’articolo è una sorta di recensione di un libro – che non ho onestamente voglia di leggere – intitolato “Against the Tide; A Critical Review by Scientists of How Physics and Astronomy Get Done“, di cui non fatico a capire il taglio.
Viene presentato il caso di J.J. Waterston, uno dei padri (incompresi) della teoria cinetica dei gas, e di come il riscatto è avvenuto solo in fase postuma. Quello che JDD non ricorda è che persino il padre “mainstream” della meccanica statistica, L. Boltzmann, si riscattò solo post mortem in quanto “la comunità scientifica ufficiale” tramite i suoi lacché lo spinse al suicidio. In tutti questi paragoni c’è una sorta di implicita dichiarazione di comprensione e fratellanza.
In generale la cosa che viene criticata da tutta questa gente è il CERN, e più in generale tutta la spesa di “soldi dei contribuenti” in grossi esperimenti che riguardano principalmente la fisica delle particelle. “Billions Sucked Into Black Holes” è il titolo di un altro articolo che solleva proprio il problema etico del finanziamento pubblico ad esperimenti dai dubbi risultati.
Persino molti di quelli che hanno lavorato a LHC non sono certi di risultati nell’immediato, né tanto meno di riuscire a trovare ampie conferme a teorie del tutto di sorta per merito di LHC. È buffo vedere però che queste persone che ostentano tanto il dente avvelenato nei confronti della scienza ufficiale “che si becca tutti i soldi” non sollevino problemi etici nei confronti di tante altre cose, come gli interventi pubblici nel sistema bancario mondiale o le varie guerre degli ultimi 15 anni – a proposito di paragoni fra cifre segnalo un blog di un grafico che fa dei lavori molto interessanti come questo qui.
Per chiudere con una “denigrazione à la Feltri” segnalo una lunghissima pagina farcita di “cose molto dubbie”, ad opera del presidente di una fondazione di cui JDD è membro del direttivo (e stretto collaboratore).
Purtroppo è vero che nel mondo – e in Italia è ancora più accentuato – l’ignoranza scientifica crea grossi disastri, ma altrettanto spesso è divertente esplorare la sottile linea fra autocelebrazione e paranoia, di tutti gli autodichiarati Ludwig Boltzmann che negli ultimi anni sembrano spuntare come funghi.
Che dire, probabilmente sono anche io un venduto!
Tags: HAHA, la fisica è brutta

