seppuku ora anche con tanti (divertenti) messaggi casuali!
  • Hot Water Music

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    Scritto il 17 novembre 2009 in Banane, Riflessioni

    L’ultimo post è ormai un po’ datato, ma se non altro la buona notizia è che non ci sono novità sul fronte universitario a parte una mia laurea imminente, che comunque ha poco a che vedere – per cui è divertente vedere come la sbrilluccicosissima riforma GelMILF sia stata tacitamente accettata più o meno da tutti.

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    Il leitmotiv degli ultimi giorni è il decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi idrici.

    In generale i toni sono i soliti, ci sono quelli che sono a favore perché hanno una 24 ore, una cravatta e un diploma in ragioneria, quelli che sono contro perché “buuuh la privatizzazione fa schifo” – uno dei vari anelli di comunicazione fra Rifondazione e Forza Nuova -, quelli che sono a favore “perché odiamo le zecche”, etc.

    Come tutte le privatizzazioni, ci sono quelle buone e quelle italiane; questa in particolare è italiana by design, perché è difficile pensare di privatizzare nello spirito della libera concorrenza se poi la rete idrica di un comune ( o di un’area più vasta ) non viene smembrata fra più di un privato. Quello che accade in generale, come sanno bene quelli che vivono in un comune in cui la “sperimentazione” è già avviata ( o è in procinto di esserlo ) è innanzitutto che la parola “sperimentazione” è diventata un vezzeggiativo della parola “inculata”, ma, più importante, il comune cede in modi oscuri la rete idrica ad un’azienda, e la cosa finisce lì: ovviamente non finisce lì, nel senso che le bollette esplodono, e così via.

    Ho due dubbi a riguardo. Quale è la funzione delle istituzioni nel momento in cui l’istituzione non fornisce più nessun servizio ? È chiaro che questo provvedimento serve a riparare il danno causato dall’abolizione dell’ICI, anche quella fatta all’italiana – si abolisce senza riscuotere gli arretrati. I comuni serviranno a qualcosa oltre ad essere grandi under 21 dei parassiti di professione ? In ogni caso è discutibile il fatto che si permetta di prendere un provvedimento che molto probabilmente andrà a sfavore di molti cittadini e lo si giustifichi con la sola legittimazione popolare ( “mi avete votato, faccio quello che voglio” ).

    Il secondo dubbio riguarda una questione più semplice. Se intorno a casa mia nessuno vende arance buone posso coltivarle in casa e se raggiungo una produzione decente posso anche pensare di venderle. Se invece non mi piace il servizio erogato dallo stronzo che gestisce la mia rete idrica non posso pensare di fare un buco nel mio giardino. In un contesto di “servizio pubblico” la cosa ha un senso, perché non posso farlo io ma non può farlo nessun altro. In questo contesto invece si liberalizza l’erogazione del servizio, ma solo per chi possiede i tubi, ergo, niente pozzi faidate, per quelli bisogna chiedere il permesso, ammesso che non sia cambiato qualcosa. È un po’ la stessa logica che c’è nei provider di connettività internet, nel senso che condividere una rete wireless è reato almeno quanto crackarne una.

    Questa è fondamentalmente la cosa che non ha nessun senso, per cui piuttosto che liberalizzazione sarebbe più corretto chiamarla “corporativizzazione”, o qualcosa del genere, per indicare che il decreto porta la firma di un ex-missino.

    Ovviamente uno potrebbe obiettare allo stesso modo sul fatto che i pozzi faidate possono essere un boomerang ambientale, e avrebbe in parte ragione, però d’altra parte le persone che dovrebbero vigilare sul buono stato di tubature e impianti idrici sono le stesse che vigilano sul buono stato degli edifici, per cui non siamo proprio in buone mani. Se poi si considera il fatto che in Italia gli imprenditori vengono braccati molto meno di altre persone – o, semplicemente, entrano in politica – non ci si stupirebbe se si vedesse una diminuzione dei controlli e un aumento delle “esenzioni”.

    Se consideriamo poi le cifre che saltano fuori, il fatto che “le reti idriche sono allo sfascio”, gli sprechi, e così via, non si capisce perché alla luce dell’esperienza passata una privatizzazione “con quotazione in borsa” sia vantaggiosa. Chi mai potrebbe comprare azioni di un’azienda della quale è obbligato ( per motivi geografici ) ad essere cliente ? Difficile pensare di generare profitti senza investimenti, ammesso che il gestore locale non sia anche, che so, una catena di fast food, una casa editrice, o magari Alitalia.

    Personalmente non vedo l’ora di vedere i primi abbonamenti ADSL 20MBit/s con 100 m3 di acqua inclusi al giorno.

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6 responses to “Hot Water Music” RSS icon

  • “sperimentazione” è diventata un vezzeggiativo della parola “inculata”

    tipo gente che chiede un sacco di soldi per costruire un acceleratore che non funziona? :P

    …sì beh, non dovrei dirmele da sola!!

  • Eh già… siamo alle solite… privatizzare senza liberalizzare equivale semplicemente a spostare il monopolio dai politici ai loro amici… Resta dunque la domanda: può lo stato liberalizzare sul serio qualcosa? Sembrerebbe un controsenso a pensarci bene…E i pochi illuminati che sono intenzionati ad una seria liberalizzazione sono visti come dei sovversivi dall’establishement politico (Paul in USA, Hannan in UK, non a caso quest’ultimo espulso dal PPE nella scorsa legislatura europea…).

    Non c’è speranza davvero… Il sistema è talmente marcio che anche le cose che apparentemente sembrano positive sono invalidate dal background corrotto (es: inutile abolire l’ICI se poi i comuni possono alzare a piacimento le imposte locali per rifarsi….).

  • l’abolizione dell’ici non aveva una programmazione dietro, era naturale che i comuni trovassero altri modi di fare cassa. è un po’ come abolire l’irpef ma raddoppiare l’iva, la gente è felice perché ha la busta paga più ricca, ma poi …

    in ogni caso mi chiedo quale sia la funzione dei comuni a questo punto visto che non offrirebbero nessun servizio che non sia “la loro presenza” o comunque il “possesso” del territorio (i.e. “se vuoi questo terreno devi chiedere il permesso a me”).

  • Asciugavi un po’ questo post e ti veniva un articolo di opinione per Crosta, altro che quella roba che mi ha fatto incazzare sul crocefisso.

    Fammi sapere quando ti laurei che ti tiro le orecchie (si chiamano cosi’?).

    Un abbraccio,
    S.

  • il 18!

    comunque, come è noto, non ho più intenzione di scrivere un solo articolo :)

  • Cazzu mi perdo sempre queste notizie.

    Almeno metti in cantiere di poter cambiare idea. E poi ricorda che questo blog e’ in copyleft-muh-uh-uh-ah-ah.

    Non ti faccio il coro poiche’ immagino ti stia sulle balle (a me lo stava). Ti stringo virtualmente la mano, comunque.


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