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Non è la RAI
4Scritto il 30 settembre 2009 in Banane100€ da spendere possono essere un problema. Una dose decente di ( quasi ) qualsiasi droga costa meno, quindi c’è l’imbarazzo della scelta. Chi invece fa foto potrebbe prendersi una 6×6 economica, o un obiettivo scadente di qualche tipo. Chi suona non può comprarsi granché, magari un pedale usato o tanti dischi.
Ci sono un sacco di motivi per preferire un acquisto a caso su eBay al canone RAI, ma come nell’allegra storiella del chierichetto culattone “ci sono un fascista, un comunista, e una puttana …”, però nessuno di loro ha ragione.Sì perché difendendo il canone RAI si dà per scontato che io sia ben lieto di pagare le aragoste ad un pesce abissale come Masi, che oltre ad essere l’ennesimo giurista parassita nel settore pubblico ( fra gli altri ricordiamo Capezzone e Tremonti, se in questi ultimi 10 anni avevate la testa infilata nel culo ) è anche un pessimo manager che varie volte ha messo la sciarpetta del Milan davanti agli interessi dell’azienda; ad esempio la vicenda Anno Zero, ma anche la barzelletta dell’oscuramento dei canali RAI da Sky.
Sì perché se è vero che Santoro non ci piace ed è proprio uno stronzo dovremmo comunque essergli grati per essere una fottuta cash cow. Purtroppo sono ben al corrente del fatto che questo discorso promuoverebbe anche Vespa, però non mi pare che al momento lui sia uno di quelli che rischiano il posto, per cui pazienza.
Quello che né Eva Braun ( che tempo fa si dichiarò “amica di Santoro” ) né i lettori di giornali insulsi capiscono è che la RAI per un motivo o per l’altro è una rete televisiva per la quale non vale la pena pagare il canone a prescindere da Santoro; i contenuti sono scadenti e raramente, ad esempio, si vedono film degni di nota girati dopo il 1995; tutto ciò ovviamente in rapporto alla quantità di pubblicità, che in un’altra rete basterebbe a garantirne il sostentamento senza un canone. Certo, in questo modo perderebbe il senso il “servizio pubblico”, ma forse il male minore è veramente abolire il canone, visto che se non ci fosse molto probabilmente ci beccheremmo tre canali schifosi diretti dal solito ritardato di mente che pilota interessi altrui, ma per lo meno la cosa non costerebbe un contributo economico comunitario. Dopotutto fra sentire le stronzate di Masi e sentire le stronzate di Masi sapendo che sei tu che lo paghi, beh, fa tutto un altro effetto.
Un’altra cosa di cui gli occupanti dei gloryholes di Porto Rotondo non si sono totalmente resi conto è che in questo contesto Santoro ne uscirebbe comunque vincitore perché una mossa nel nome della sciarpetta del Milan costerebbe la testa del DG ora che non c’è il canone a salvargli il culo.
Il discorso potrebbe farsi lungo, pure senza parlare del fatto che prima di seccare il canone RAI ci sarebbero tante altre sanguisughe da eliminare – il finanziamento pubblico all’editoria e a Carlo Vanzina, per dirne due, la SIAE, la GdF e la Dogana, per aggiungerne altre – o “razionalizzare”, che è una cosa che va di moda ora. In effetti è semplicemente tenero sentire da Libero una filippica sulla RAI, dopo aver sniffato quintali di fondi pubblici come organo di un fantomatico Movimento Monarchico ( tante fonti, eccone una, ad esempio ).
C’è una morale in tutto ciò, forse più di una. Il Giornalino e i suoi lettori sono fondamentalmente delle 13enni che in attesa di fare le baby cubiste pubblicano decine di servizi fotografici ai limiti delle condizioni d’uso di facebook; nessuna delle campagne che hanno lanciato ha mai avuto un seguito, forse perché la gente ha la memoria corta, o forse perché dopo una settimana passati a scrivere nomi falsi su un form vengono i crampi alle dita.
“Cosa c’entra il WC con il servizio pubblico?”, si chiedono alcuni. Sono domande che rimarranno senza risposta, eppure probabilmente è la stessa per molti altri quesiti, come “Perché il terzo servizio del TG1 del pomeriggio è sempre sul Papa ?” o “Perché il pedopresidente parla a Porta A Porta per tre ore ?” o “Cosa c’entrano Masi e Giorgino con il servizio pubblico ?”, e via dicendo.
La differenza fra ora e il 2003 è che Luttazzi e Santoro fecero un “uso criminoso del servizio pubblico” perché erano degli stronzi. Ora invece Santoro e la Dandini fanno un “uso improprio del servizio pubblico” perché sono cattivoni e campano alle spalle della collettività per perseguire obiettivi politici.
Contrariamente a Capezzone, Bonaiuti, Rutelli e Brunetta.
Tags: cattiva informazione, HAHA, liberismo for dummies, watching the idiot boxAltrove, consigli musicali:
- Strung Out :: Agents Of The Underground (2009)
- HORSE the Band :: Desperate Living (2009)
- Portraits of Past :: Cypress Dust Witch (2009)
4 responses to “Non è la RAI” 
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Con 100 € ci compri sicuramente un bel pedelone, usato ok … che poi fa molto vintage.
Il problema non è se Santoro sia più o meno simpatico, ma che la rete che lo ospita è pagata con un canone-tassa, la cui somma io potrei usare invece per quello che più mi interessa: comprarmi un pedale o l’abbonamento a Sky – forse non mi bastano, ma parlo in linea di principio.
Il problema non è Santoro, il problema è la Rai! “Servizio pubblico” a servizio della politica. Capezzone, Bonaiuti, Rutelli e Brunetta compresi. -
…io dico che il canone fa bene, ecco perchè:
gli spettatori si dividono in 2, quelli che guardano mediaset per programmi diversi da ‘I Simpson’ e gli altri. I primi, se pagano il canone, lo fanno per abitudine, i secondi fanno più o meno lo stesso ma a volte si chiedono i perchè.
Sganciare un centone per un servizio così scadente è quasi buttare i soldi nel cesso no?!E magari qualcuno fa una scelta di responsabilità e, oltre a smettere di pagare il canone, dismette pure l’apparecchio televisivo. Si aprono due scenari: 1) mantiene la sua disinformazione passando da tg1/2 a niente 2) Scopre che il mondo non è esattamente come lo dipingono tg1/2. Tutto di guadagnato no?Se no come ci liberiamo dallo strapotere mediatico del signor b?

Emanuele settembre 30th, 2009 alle 11:43