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Come sprecare un paio di GB di disco (parte 1)
5Scritto il 14 agosto 2009 in Senza categoriaPer i veri nerds l’estate è quel periodo dell’anno in cui si possono fare le cose che si fanno di solito, ma con molto più tempo a disposizione, e meno sensi di colpa. Incoraggiato dalla noia ho dovuto colmare le mie lacune in materia di “virtualizzazione” e ho deciso di condividere col mondo le mie esperienze in merito.
Gli ingredienti di oggi sono
- Virtualbox
- Una immagine CD di OpenBSD per i386 ( install45.iso, quella grossa )

OpenBSD: where unix meets ketamine
Un po’ di storia. OpenBSD è un unix celebre fra gli script kiddies e i vergini over 25 reso popolare da un logo particolarmente buffo ( contrariamente al pinguino di Linux, ad esempio ) e dal fatto che “sono stati trovati due soli buchi nell’installazione di default”. Era uno solo fino a poco tempo fa, che storia.
Il motivo della sicurezza di OpenBSD è lo stesso principio per cui un prete ha poche chances di prendere l’AIDS, ovvero “se non giochi non perdi mai”. Un’altra cosa folkloristica di OpenBSD è che un tempo, per qualche strano motivo, gli sviluppatori ritenevano “troppo sbatti” fare le immagini per i CD, per cui le opportunità erano l’acquisto del set, farti un’immagine a mano, o usare quelle per i floppy che si trovavano sul sito. Dopodiché passato il down da MDMA uno degli sviluppatori deve aver guardato il calendario, per la prima volta nella sua vita.
In short: sicurezza e stabilità. Sembra quasi un luogo comune, ma.
Ad ogni modo, the adventure begins !
Il primo passo è il setup, dopo una facile configurazione di virtualbox che, devo dire, è gratis e fa quello che deve fare.

Sempre al passo coi tempi
Il setup sembra Zork. È una serie di domande y/n più il partizionamento dei dischi. Ricorda molto i setup testuali di distribuzioni Linux di metà anni 90, però fatti da persone molto pigre.
Una nota di merito riguarda il partizionamento, che proprio per essere sicuri che funzioni ovunque è fatto con fdisk e usa come unità di misura di default i blocchi. Almeno FreeBSD dava la scelta. In ogni caso, fortuna che il setup non è l’unico luogo in cui per OpenBSD il tempo non è mai passato.
Dopo un pochino di y/n, spade e tesori si riesce finalmente a combinare qualcosa. Non c’è da sperare che il setup riavvii da solo, persino scrivere “reboot” era troppo.
Prima di arrivare a qualcosa di confrontabile con lo screenshot bisogna fare un paio di cose e ringraziare virtualbox per il suo router virtuale, senza il quale non avrei potuto installare un beneamato cazzo.
Il prompt che ci si trova davanti è una banalissima ksh ( “# _” è il massimo che si può ottenere ), che oltre a non avere niente di utilizzabile non credo sia più sviluppata. Chissà perché.
Molte altre configurazioni di base non sono poi così intuitive. Contrariamente alla scelta che ci si ritrova con Linux i layout per la tastiera sono pochini e nessuno funzionava bene. L’unico editor di base installato era vim ( che personalmente non sopporto – e non so usare ), e per altro coi vecchi comandi, quindi niente backspace o invio, troppo avanzati.
L’aggeggio per installare i pacchetti si chiama pkg_add, e ricorda molto quello di Slackware. Il che vuol dire “no pacchetti, no party” ( anche se non sono così pochi ).
Sull’uso in generale difficile andare oltre, anche perché è impensabile pretendere “calcoli intensi” da una virtual machine con 64MB di RAM, però si possono puntualizzare alcune cose.
La prima è che gli sviluppatori di OpenBSD non hanno idea del significato della parola “utente tipico”, e nello spirito di “it’s not a bug, it’s a feature” la confondono con “libertà di scelta”. Che è come dire che siccome è pieno di case di vario tipo che puoi pensare di progettare, per ora stai pure in una tenda.
Non esiste un setup decente, il che più che ad un OS sicuro “per sviluppatori” si addice ad un brutto ricordo degli anni 90: l’installazione tipica installa pochissime cose. Per la versione i386 è difficile persino pensare di farne un uso come “server domestico”, vista la ben nota scarsa compatibilità hardware ( per non parlare quindi di un uso su un laptop ). E poi perché usare gcc 3.3 ? Il 4 non è abbastanza stabile ?
Proprio per questioni cronologiche non si capisce a chi sia rivolta la versione i386, visto che al login chiede persino “che tipo di terminale vuoi ?”. Come se nel 2009 una persona qualunque sulla ventina conosca le varie differenze.
Per quanto riguarda il networking ci sarebbe una nota a margine abbastanza spassosa: molti dei router commerciali montano unix per questioni di “versatilità”. Non ho mai visto BSD su uno di quegli aggeggi, mentre si vedono molte distribuzioni Linux. Il fanboy BSD potrebbe dire che “non montano BSD perché sono pigri”. Può essere anche vero, però se un OS fa cagare come ambiente desktop ci si immagina che possa fare scintille sui sistemi embedded. Se poi si scopre che i sistemi embedded commerciali snobbano i BSD, beh.
Diciamo la verità, OpenBSD attira abbastanza per la questione “strong cryptography” però nessuno ha mai capito a cosa serva tutto ciò. In realtà neppure io ho investigato più di tanto, ma se da una qualsiasi distribuzione Linux è facile criptarsi tutto il filesystem / ( lo feci anni fa, ovviamente con l’eccezione ovviamente del kernel e di un paio di oggetti di avvio ) non si può andare troppo oltre, anche se è notevole il fatto che la libreria di default includa numerose funzioni per cifrare dati al volo con una bella scelta di algoritmi.
È più che apprezzabile che ci siano progetti ( pure se scarsamente sviluppati ) che ambiscono a creare distribuzioni basate su kernel BSD ( Debian/kFreeBSD, Gentoo/OpenBSD ), perché pure se il kernel BSD è effettivamente migliore su certi fronti del kernel di Linux, l’userspace vanilla è quasi tutta da buttare nel cesso, praticamente per quasi tutti i tipi possibili di utenza.
Tags: BSD o BDSM, epic trolling, roba da schifosi nerd
5 responses to “Come sprecare un paio di GB di disco (parte 1)” 
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Il motivo della sicurezza di OpenBSD è lo stesso principio per cui un prete ha poche chances di prendere l’AIDS
Per un momento ho pensato: impossibile! Come fa OpenBSD a violentare i bambini?
Per il resto: sei davvero un nerd, dude. Stretta di mano e complimenti. Io in certe lande desolate non mi ci avventuro, nemmeno d’estate…
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un prete ha poche chances di prendere l’AIDS
ma non vengono scomunicati se usano il preservativo?
per il resto ho capito poco, troppo sbatti :P
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Mi è impossibile far partire Xorg dio lampo, tu hai provato? cmq freebsd è meno nerd, almeno non mi chiede quale terminale voglio.
bella
ps ho messo su anche openbsd, ma che cazzo di texteditor di default ha?
dai bondionbon mandi.


ParkaDude agosto 14th, 2009 alle 05:48