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Come vanno a finire le iniziative ambiziose
0Scritto il 4 luglio 2009 in Banane, FfruustrationDa bravo studente fuori sede quando l’anno scorso fu lanciata questa iniziativa pensavo quasi di essere nato in un posto che aveva deciso di mandare a fanculo la politica fallimentare di borse di studio di tutti gli enti per il diritto allo studio che istigano al falso ideologico e premiano sostanzialmente la dichiarazione più creativa ( da “vivo con la nonna” a “la mia famiglia ha un imponibile annuo di 3,000 euro” ).

L’idea è in linea di principio innovativa. 10,000,000€ stanziati per premiare con 3,000€ o 6,000€ studenti “meritevoli” ( rispettivamente “in sede” e “fuori sede” ), con precedenza per le facoltà scientifiche.
Diciamo che per non aver mai ricevuto annualmente più di un 20% scarso delle tasse che pago 6,000€ sono un bel passo avanti, soprattutto visto e considerato che non essendoci la voce “reddito” diventa pressoché inutile tirare a fottere col fisco per impossessarsene.
Senza dover troppo ripercorrere l’epopea, il bando è stato pubblicato esattamente il 4 luglio 2008. Nessuno ha ancora ricevuto i soldi, tuttavia ci sono molti presagi della grande fregatura, per cui un elenco è doveroso.
- Il bando divideva gli studenti in tre categorie, rispettivamente “appena usciti dal liceo”, “iscritti al primo anno di un corso di laurea” ( anche specialistica ) e “gli altri”. Ad occhio la prima categoria conta circa metà della seconda, la quale conta meno di metà della terza; ovviamente alla Regione non ci han pensato, e i dieci milioni li hanno divisi per tre. A rendere tutto ancora più divertente le graduatorie provvisorie sono state pubblicate separatamente, per cui la cosa è irreversibile.
- Il bando è stato lanciato senza nessuna verifica preliminare, per cui chi doveva spulciare le domande si è detto “sorpreso” del numero enorme di richieste. Che dire, sarebbe stato sufficiente mandare un paio di lettere ad un paio di università con su scritto “ehi, ad occhio, quanti fra i vostri studenti hanno una media superiore al 27 ?”.
- Per la categoria “gli altri” sono state chieste varie cose, fotocopia del libretto, etc,; dopodiché, mesi dopo, è stato richiesto di compilare un modulo con corsi e voti ( troppo difficile contattare l’università ). La cosa è stata resa ancora peggiore dai nomi chilometrici dei miei corsi.
- Ad occuparsi della cosa sono due persone.
- Per verificare i dati, anziché contattare le varie università di provenienza, è stata scelta la scientifica procedura del sorteggio del 5% dei richiedenti.
Un ritardo di un anno dovuto sostanzialmente a niente – non dovevano fare controlli di nessun tipo, solo limitarsi a fare qualche copia-incolla. Insomma, un sacco di spassosi problemi tecnici. Certo, nel frattempo è anche caduta la giunta, ma veniamo alle cose peggiori.
Le lamentele sono state legittime, dopotutto nessuno ha ancora ricevuto un euro. Il problema è che oltre alle solite proteste giuste si è aggiunta una lunga serie di proteste butthurt di gente che avendo fiutato l’esclusione ha pensato bene di lamentarsi sulla precedenza alle facoltà scientifiche, che era fondamentalmente l’unica cosa chiara del bando.
Qualche furbone ci ha anche scritto un articolo. Come tutti gli articoli scritti da persone che si arrampicano sugli specchi per avere un seguito, ci si aggrappa ad un paio di punti fuorvianti, come il fatto che il criterio della provenienza sia stato “imposto sul criterio del merito”, denotando paroline magiche come “privilegio”, “dogma” e “discriminazione”.
Se pensiamo che in Italia un terzo della popolazione ( e probabilmente una buona parte degli studenti di giurisprudenza ) crede nell’oroscopo la cosa non sorprende più di tanto. Quello che sorprende invece è vedere le parti interessate ( la giunta precedente ? ) tacere nel momento in cui qualche studente ritardato si lamenta del fatto che chi fa una facoltà scientifica è un privilegiato. C’è addirittura chi ha fatto paragoni arditi, oltre all’evergreen “economia aziendale non è scientifica ? Sappiate che facciamo un sacco di esami con la calcolatrice !”; probabilmente anche essere commesso in un negozio rientra nell’ambito scientifico.
Fortunatamente una delegazione di studenti che avevano un bel po’ di tempo da perdere ( chissà perché ) sono andati ad “esigere” che nel bando successivo fosse destinato almeno il 40% dei posti agli studenti di corsi di laurea umanistici, noncuranti del fatto che molti di essi forniscono una formazione liceale e che la media delle medie è molto alta – per cui ci si dovrebbe inventare un paio di altri parametri per distinguere chi è bravo da chi non lo è; non solo, il settore umanistico non fa ricerca, e in un momento come questo è un fattore determinante.
In summa, come la protesta contro la legge 133 che da “giusta contestazione” contro una riforma dell’Università pianificata da pesci abissali ( parlare di “mancanza di programmazione” è un’offesa al vuoto quantistico ) è diventata una federazione di tutti i gruppi fricchettoni delle varie Università italiane, persino un’iniziativa regionale per “incentivi al merito” ( anche per colpa della solita disorganizzazione della PA italiana ) ha perso qualsiasi carattere di “incentivo” per colpa di “chi ha tanto tempo da perdere e tante cazzate da dire”.
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