seppuku THE GAME
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    Scritto il 7 maggio 2009 in Low tech, Scienza

    Prendendo spunto dalle headlines del TG1 si possono fare un sacco di cose utili, anche se non me ne viene in mente nessuna ora, perciò mi sembra carino commentare news altrove aggiungendo vignette totalmente scorrelate.

    papaUna cosa abbastanza simpatica che ho trovato – che fra le varie cose dà fede al noto fatto che l’unica branca della chimica che non spinge chi la studia al suicidio è la chimica computazionale – è una ricerca che studia in un modo strano come si attaccano molecole di qualcosa (fluidi ?) a pareti di vario tipo, cosa che porta ad esempio allo studio della tensione superficiale dei fluidi – perché una goccia di mercurio su un tavolo è abbastanza “sferica” e perché una goccia d’acqua non lo è – e un po’ di altre cose.

    La ricerca in questione è fatta con simulazioni di molecole come blocchi di tetris.

    Livello 11; enjoy

    Livello 11; enjoy

    La cosa divertente di queste simulazioni è che spesso funzionano, per cui esattamente come adesso si usano cose che fanno conti per progettare altre cose che fanno conti, la termodinamica dei blocchi di tetris è strettamente legata ad applicazioni in campo di nanotecnologie.

    Utilizzando quindi un po’ di conticini di termodinamica classica e ipotizzando semplicemente che due molecole non stiano, in linea di massima, nello stesso posto, sono stati valutati gli effetti superficiali, pressione e potenziale chimico, in termini della densità, ottenendo per i vari pezzi ( poi eventualmente mescolati, come quello nella figura ) anche ordinamenti abbastanza interessanti all’aumentare proprio della densità.

    L’utilità di tutto ciò è un accordo abbastanza ragionevole nella misura sperimentale di certe quantità; chi l’avrebbe mai detto.

    Altrove, sempre nello spirito del “chi l’avrebbe mai detto”, ho trovato un articolo piuttosto interessante di un archeologo intitolato Forging Ahead – Or, how I learned to stop worrying and love eBay, che racconta un fenomeno bizzarro circa il mercato dell’antiquariato.

    eBay garantisce anonimato e riservatezza per molti scopi, a tal punto che molti grossi negozi possono ridursi semplicemente ad una stanza buia di due metri quadri con una bella bacheca sul web; la conseguenza più ovvia è che chiunque potrebbe vendere tonnellate di merce rubata senza farsi grossi problemi, abbattendo totalmente i costi di intermediazione, con le poste come unico caveat; certo, vivendo in Italia questo è un grosso problema, ma non per chi in Italia non ci vive.

    Un’altra conseguenza ovvia che per un po’ di tempo non è stata presa in considerazione è che così come eBay favorisce i ricettatori di cose arbitrariamente antiche che se ne impossessano profanando tombe e saccheggiando e incenerendo villaggi Sioux per poi spargere il sale, anche l’orda di falsari di tutto il mondo ha trovato l’Eldorado su Internet, per cui essendo spesso molto più difficile procurare merce autentica che replicare maschere e vasi si è creata una disparità notevole.

    Il lato ironico della faccenda è che spesso se la sono presa nel culo anche i ricettatori da film di Spielberg che spendevano una fortuna per merce “autentica” compensando con la vendita di falsi, per poi scoprire che era molto difficile distinguere la copia dall’originale, senza uno spettroscopio o qualche altro sistema più sofisticato, per cui spesso si ritrovano vendite di “autentici” a prezzi da capogiro che provano sperimentalmente il rapporto pressoché inesistente fra “prezzo” e “valore”.

    L’autore dice anche che i falsi su eBay hanno superato il 95% della merce, e quel che resta non sempre è immediatamente distinguibile, tanto che ormai la produzione di falsi ha raggiunto anche i musei che sono stati costretti a ricorrere a tecniche sofisticate per “filtrare”.

    Detto ciò, the game.

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