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Major failure
3Ieri, in Germania, un mitomane ispirato da passati avvenimenti in Finlandia e, soprattutto, oltreoceano, ha pensato bene di tentare di battere il record nazionale, fallendo miseramente. Se anziché 16 ne avesse fatto fuori un paio in più …
La cosa divertente della faccenda è che il “serial killer per cinque minuti” è stato etichettato dai media come un grande campione coi “videogiochi violenti”, cosa che non stupisce più di tanto. Credo che pensare che un membro dei “comitati per genitori ritardati” di quelli che si occupano di censurare film e musica possa essere veramente un genitore di qualcuno fa venire i brividi.
Dopo la nota a margine, giorni fa mi è caduto l’occhio sulla nuova legge sul diritto d’autore in Francia, che Ars etichetta come “toughest in the world”.

Di che si tratta ? Globalmente non c’è niente di nuovo, ma ci sono due punti piuttosto imbarazzanti che nessuno fino ad ora aveva tentato di aggiungere.
- Criminalizzazione di chi non cifra la sua rete WiFi a dovere.
- Wireless pubbliche con whitelist ( i.e.: è consentito traffico solo verso certi indirizzi )
A prescindere dalle considerazioni su quanto una cosa del genere sia lesiva per le libertà individuali, tutto ciò solleva un paio di problemi.
Oltre a confermare infatti che i sostenitori del libero mercato e del “liberalismo” sono quelli che ci credono meno di tutti, perché se decisioni totalmente irrilevanti come “criptare o meno la mia wireless” devono essere l’ago della bilancia sulla mia fedina penale evidentemente c’è qualcosa che non va, beh, è altrettanto evidente che le priorità di un Paese non sono cosa poi tanto nota.
Facendo un ragionamento puramente qualitativo ( anche se sarebbe interessante analizzare un po’ di dati ), le parti coinvolte, per chi della materia non capisce un cazzo, sono esclusivamente due: l’uomo qualunque e la major discografica: nel caso francese addirittura era una sola casa discografica che ha scatenato tutto.
L’uomo qualunque scarica il nuovo disco di Katy Perry da bittorrent, e la major si incazza per questo. Katy Perry fa vari tour mondiali e le sue canzoni sono bene o male su una tonnellata di pubblicità e programmi televisivi. L’ultimo disco ha anche venduto parecchio.
Non sembra quindi che ci siano grossi problemi, considerato anche che il fatturato di negozi online come l’iTunes Store ha una quantità di zeri imbarazzanti.
A questo punto più o meno chiunque potrebbe dire che il mercato si è bene o male assestato su un certo equilibrio, e anche se una major discografica fosse in perdita, o fosse anche costretta a chiudere, non sarebbe un grosso problema, molte grosse aziende sono fallite negli ultimi anni, per cui …
Il problema però si complica, perché a tutto ciò si aggiunge una terza parte, i cui interessi in questa materia coincidono con quelli dell’uomo qualunque: i provider; quelli che in altri casi erano i soliti stronzi che offrivano un servizio pietoso ora hanno grandi motivi per essere incazzati.
Tutte le bozze di legge sul diritto d’autore infatti comprendono un bel pugno in faccia ai provider che non “denunciano” o non “staccano la spina”. Le norme sulla privacy vanno bene per la criminalità organizzata, mentre sono “immorali” per chi scarica il disco di Katy Perry da internet, quelli vanno messi in galera, e poi alla gogna.
Tuttavia, è chiaro che non è solo una questione di moralità, perché le perdite delle case discografiche non sono niente, confrontate a quelle dei provider, i quali comunque finché la cosa non sarà gestibile individualmente ( wireless cittadine, nazionali, etc. ) offrono un servizio pressoché irrinunciabile, perché chiunque usa internet per motivi di studio o lavoro. Non solo: in questo modo oltre a far crollare i provider che non si vedono più pagato il canone, si rischia di far pagare a una famiglia intera il reato di un singolo, perché il papà dell’uomo qualunque che scaricava il disco di Katy Perry magari riceve 40 email al giorno che deve controllare quasi costantemente anche da casa.
In Nuova Zelanda è stata approvata tempo fa una legge simile e un provider si è pubblicamente rifiutato di adeguarsi; il governo, come un po’ ovunque, è più amico di certe persone che di altre, per cui non si è di sicuro schierato “dalla parte di chi ci vive”; la cosa drammatica è che quello che i governi non vedono è che schierarsi con business in putrefazione perché la comunità, il progresso o il mercato, che dir si voglia, li hanno già decapitati da un po’, è una specie di suicidio economico, perché una volta che il vinile fu messo in obsolescenza nessuno si occupò di privilegiare la produzione di LP in favore dei CD.
Questo caso non ha nessuna differenza, perché fino a prova contraria la proprietà intellettuale è come Babbo Natale o Gesù: non esiste, e scrivere libri, fare disegnini, e mettere in galera chi la pensa diversamente non cambia di sicuro le cose.
Tags: analrchia, intellectual property is theft, series of tubes, sproloqui sconnessi
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[...] Stato rema contro gli interessi di tutti, e di questo se ne è parlato in lungo e in largo, anche ultimamente. Quando invece gli stessi ISP vedono dei piccoli moti rivoluzionari che non gradiscono, i provider [...]
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[...] tempo fa avevo accennato un po’ alla nuova ridicola legge francese denominata GESTAPO HADOPI che regolamenterebbe in modo nazista liberale il traffico su Internet, [...]
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[...] due punti famigerati già citati ( quelli sulla cifratura delle WiFi e sulle whitelists obbligatorie di [...]

seppuku » Blog Archive » Se il capitalista è un muso giallo siamo tutti autarchici aprile 4th, 2009 alle 18:58