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  • Secrezioni universitarie

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    Scritto il 17 novembre 2008 in Banane, Cultura, Riflessioni

    Non posso non correre il rischio di fare lo stronzo, soprattutto quando si ha sotto mano un PDF intonso da commentare. Il 14 novembre c’è stata la manifestazione “contro la riforma della scuola e dell’Università”, seguita da una due giorni di “Assemblea Nazionale”. Non mi esprimo su modi e metodi perché gli unici risultati possibili sarebbero becera propaganda o critica distruttiva verso una “mobilitazione di massa”.

    Annichilazione !

    Annichilazione !

    Tuttavia posso elegantemente commentare uno dei prodotti, e precisamente quello che riguarda la didattica.

    Una premessa divertente è che nonostante la vagonata di paroloni complicati nell’introduzione nessuno ( pare ) ha fatto notare che “già” ed “è” abbiano l’accento grave ( “realtà”, “facoltà”, … ).

    Comunque lasciamo perdere le sottigliezze e passiamo ai singoli punti. Cito:

    1) Abolizione del sistema del 3+2 così come del sistema del credito. Da questo punto di vista si è prodotto un dibattito non sintetizzabile sulle modalità attraverso cui raggiungere l’obiettivo.

    Peccato non sia presente il “dibattito non sintetizzabile sulle modalità attraverso cui raggiungere l’obiettivo”, ma quello non è un problema. Il problema è che è assente un “dibattito non sintetizzabile” sui motivi di tale scelta. Il 3+2 non è solo una realtà italiana, contrariamente a quanto qualcuno possa pensare, e nonostante lo scempio locale ci sono svariati motivi per i quali il 3+2 in linea di principio è utile.

    1. Corsi triennali professionalizzanti: non più quattro-cinque anni per certe professioni; a che serve una quinquennale per fare il webdesigner o l’interprete ? Ovviamente deve anche valere qualcosa, nel senso che il titolo non basta, ci vuole anche una qualifica maturata da esperienza sul campo per poter dire “io so fare quello per cui ho studiato”.
    2. Insegnamento secondario: a che serve una specialistica in Fisica per insegnare in un liceo ? Una triennale più, nel caso, un anno di indirizzo ( corsi di laboratorio, “addestramento”, tirocini per la didattica, etc. ) è più che sufficiente.
    3. Siamo in Unione Europea, dopo la triennale voglio andare all’estero a fare un master: perché no ?

    Si possono dire altre cose, però queste già citate funzionano male ed è bene iniziare a lavorarci; vogliamo proprio tornare al V.O. se il 3+2 funziona male ?

    Sui CFU ovviamente non c’è molto da discutere, magari si può dire qualcosa sui corsi di laurea con 60 esami da due e tre crediti, ma quella è colpa della scarsa intelligenza dei Consigli Didattici, e fortunatamente la “riforma Mussi” ha sopperito, tanto che piano piano si sta operando una riforma dell’ordinamento dei piani studi un po’ ovunque.

    2) Critica alla parcellizzazione degli esami e proposte di riaccorpamento per favorire  un sapere critico e complessivo

    La “parcellizzazione” degli esami è una conseguenza di stupidità, come detto qualche riga fa, il riaccorpamento sta già avvenendo un po’ ovunque, anche per motivi legali.

    3) Rivendicazione di un’equa retribuzione del lavoro svolto in stages e tirocini: in ogni caso va garantito il carattere facoltativo degli stessi. 

    Su questo sono parzialmente d’accordo; più che altro sarebbe una cosa carina avere un po’ più di chiarezza nelle attività di tirocinio, soprattutto qualora esse fossero obbligatorie ( per molti corsi di laurea lo sono ).

    4) Critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia. Non devono esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle universitá, a maggior ragione se autoproclamati come nel caso dell’AQUIS. In secondo luogo si è svolta una critica ai parametri di valutazione schiacciati sulla produttivitá, e nello stesso tempo si sono proposte nuove forme che privilegiassero la valutazione dal basso e la qualitá. 

    Ouch, “critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia”: c’è applicazione di meritocrazia in Italia ? Devo aver perso qualche puntata. È vero che esistono poli di eccellenza autoproclamati, ma questi ci sono ovunque. La cosa pesante è quando il polo di eccellenza ha garanzie di borse e scambi internazionali che l’ateneo per plebei non ha, e questa è una cosa che andrebbe rimossa e dovrebbe essere estesa a tutti, e la selezione andrebbe fatta sul CV oltre che sulla media ( e la provenienza accademica ), perché nessuno tiene conto di attività extracurricolari in Italia, mentre altrove sono quelle che fanno fruttare.

    In secondo luogo, il termine “dal basso” mi fa più o meno ridere esattamente come parole tipo “irrappresentabilità” e compagnia bella: come si fa a non valutare in base alla produttività ? Sarebbe come dire che un prodotto è un successo perché “anche se non vende è tanto carino da vedere”; questo è uno dei “grandi boh” che ho sempre avuto, forse perché “merito” e “produttività” in Italia suonano come parole di destra, o qualcosa di simile.

    5) Abolizione dei blocchi all’accesso e lungo il percorso di formazione superiore. I blocchi devono essere eliminati sia come sistema di esclusione dal diritto allo studio, sia come filtri progressivi di stratificazione sociale. 

    Eccolo qui, “i blocchi all’accesso”, il famigerato numero chiuso. Sono d’accordo: i corsi di laurea a numero chiuso dovrebbero essere sostituiti da corsi di laurea con esami pesantissimi. Sono convinto che se per fare il medico venisse richiesta una vera conoscenza dell’Analisi Matematica e della Fisica Generale questo sarebbe un ottimo sostituto al numero chiuso.

    Non si capisce poi cosa tutto ciò abbia a che vedere con la “stratificazione sociale”, visto che non sono poche le persone che non navigano nell’oro e superano con successo i test di ingresso.

    6) Abolizione della frequenza obbligatoria come strumento di controllo sui tempi di vita e di studio.

    Ah, che criticoni, “strumento di controllo sui tempi di vita”, come se la presenza ad un laboratorio implicasse vendere l’anima al diavolo. Sono d’accordo per i corsi tradizionali, ma i laboratori devono avere l’obbligo di frequenza, almeno in generale, poi su questo si può garantire flessibilità, perché no ?

    7) Revisione dei piani di studio nella direzione di una conquista di una maggiore libertà dei propri percorsi formativi. 

    Su questo sono totalmente d’accordo. Personalmente i corsi di laurea li abolirei, ma siccome l’Italia è fatta di persone che tornano a casa nel weekend perché devono vedere la mamma, ho qualche dubbio che riescano a scrivere da sé un piano studi. Poi chiaramente da bravo individualista posso anche fottermene, ma è inevitabile fare un discorso “globale”.

    8) Le università del sud Italia hanno posto ulteriori motivazioni alla necessità della natura  pubblica dell’università. La specificità dei loro territori pone l’accento su una massiccia  corruzione. 

    Un po’ tautologico, ma siamo d’accordo.

    Non si capisce bene perché certe cose siano da rifiutare a priori o perché si debbano vedere ovunque bandiere sventolare per rivendicare una posizione che viene data come “bene comune” quando a conti fatti non rappresenta un cazzo. Questo non è per sminuire o ridurre i “tentativi di riforma” che in linea di principio sono anche giusti, ma è solo per sottolineare che non solo non è semplice ponderare una riforma efficace, ma è complicatissimo persino trovare un’idea di “rappresentanza” che sia effettivamente tale.

    Ed è difficile trovare una qualunque via d’uscita.

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6 responses to “Secrezioni universitarie” RSS icon

  • I luv u :*

    cmq ti sei ammorbidito molto, mi aspettavo di peggio ;)

    ma li hai visti i manifesti di azione? quelli sul merito? sono super lol mi piacerebbe troppo farci una chiacchierata :°D

  • grrrrr che palle! prima di I luv u c’era citato il pezzo

    Ouch, “critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia”: c’è applicazione di meritocrazia in Italia ? Devo aver perso qualche puntata.

    tra i simboli di braket che evidentemente non piacciono visto che tempo fa era successo qualcosa di simile. sì certo, linguaggio html, ma che ne sapevo io che qua funzionano così i commenti?!!?

  • 1.Il sistema 3+2 sostanzialmente funziona, trovo un po inutile che chi voglia continuare debba comunque discutere la tesi e compagnia bella, della serie va bene per gli indecisi ma per chi sa di voler continuare mi sembra un po un di più, sempre che questo non pregiudichi la possibilità di farsi tutti gli anni all’estero-non solo Europa- che si vuole.
    4. qualità dell’insegnamento + qualità della ricerca. si può essere ottimi ricercatori e pessimi insegnanti e viceversa. d’accordo sul fatto che il populismo sia divertente.
    5. Idoneità di mate-più che di fisica- per TUTTI
    6. la frequenza non obbligatoria farebbe un po di selezione naturale. Perché no?

  • 4) la questione “meritocrazia” è sfruttata da chiunque a fini puramente propagandistici, da chi dice che è “l’arma dei padroni contro il popolo” a chi dice che è “l’unico metodo per punire i fannulloni”; quanto poi ai criteri, BEH.
    5) la menata dell’esamone di matematica e fisica per i medici è una provocazione che spaccio in giro da un po’ di tempo, che comunque secondo me andrebbe fatta solo ed esclusivamente per scremare, anche se non mi spiacerebbe che un medico sia obbligato a conoscere un po’ di fisica.

  • Per quanto riguarda la sola italiana della 3 + 2 posso applicare un discorso che faccio molto spesso: l’Italia copia le idee degli altri e lo fa male.
    La 3+2, diffusa anche nei paesi seri europei è fallita in Italia perchè noi italiani vogliamo sempre fare i furbi.
    La 3+2 fallisce perchè, aldilà del suo contenuto innovativo, nell’università italiana ha conservato la stessa logica del vecchio ordinamento, cambiandone la forma, ma facendoci restare, nel migliore dei casi, nella stessa identica situazione di prima.
    Non cambia molto fra il dare 5 esami cazzutissimi in un anno e darne 15 piccoli.
    Aggiungiamo poi i trucchetti del bottegaio italico che sfrutta lo stato delle cose per fare la cresta.

    Esempio di me a psicologia.
    Col vecchio ordinamento credo ci fosse un bell’esamone cazzuto sulla psicologia sperimentale che comprendeva parecchi libri – facciamo 4-5 – che trattavano di psicologia generale, statistica, metodologia della ricerca, tecniche dei test.
    Con questa porcata della 3+2 italiana questo esame è spezzettato in 4 esami diversi di psicologia generale, statistica, metodologia della ricerca e tecniche dei test; per ogni esame ci sono 2 libri da studiare. Guadagno secco per gli editori e per i professori che spesso sono anche gli autori dei libri che fanno studiare.
    Sarà una mia impressione, ma io penso che con la 3+2, oltre che a spendere di più, si lavora di più e si studia di meno. Grazie a questo spezzettamento degli esami ci si ritrova in una situazione in cui sei costretto a studiarti più volte le stesse cose in esami diversi, perdendo tempo che si potrebbe meglio impiegare a studiare cose nuove. Quindi alla fine della triennale hai una preparazione non eccellente e, per essere preparato in maniera completa devi aspettare di aver finito la specialistica. Non a caso, durante la mia ricerca di tirocinio, ho trovato un sacco di enti che, senza nemmeno leggere il curriculum e guardare gli esami fatti e la media che avevo, mi hanno scaricato perchè prendevano solo studenti della specialistica e del vecchio ordinamento. VECCHIO ORDINAMENTO! Questo significa che, senza nemmeno fare un colloquio per sapere che razza di persona ero, preferivano un fuoricorso pluriennale a me, che stavo in regola con gli studi!

    Se già da prima della 3+2, con il vecchio ordinamento non era per niente detto che avevi il lavoro assicurato, figurati cosa succede col nuovo e quanti sputi in faccia si prende lo studente illuso che si presenta con la sola laurea triennale (e fatta pure male).
    Per me dovrebbero dare un calcio in culo a tutti quelli che permettono che questo assetto culturale possa essere perpetrato, lasciando la 3+2 così com’è. Il problema è che vedo la cosa molto complicata.
    Un altro problema è che non voglio che questo calcio in culo lo dia la Gelmini, lei è un oca con gli occhialetti da troia finta-secchiona che sta lì solo perchè raccomandata. Lei non appartiene al mondo universitario, l’ha visto di sfuggita e dimistra di non averlo interiorizzato. Il calcio in culo ai professori universitari lo dovrebbero dare gli universitari, quelli veri.

  • le cose che descrivi nel secondo spezzone sono ben localizzate e non dipendono necessariamente dal 3+2 italiano, perché quando riformeranno il 3+2 in un pigreco+e diranno che il nuovo sistema è irrazionale ( ahah ) e richiederanno solo studenti del 3+2 che “sono più preparati”.

    ergo: fai 20km e troverai altri scandali, ma magari questo lo risolvono. analogamente il fatto dei corsi spezzettati è dovuto all’idiozia di molti docenti in campo umanistico. da me i vari libri “scritti da docenti” servono per più di un esame; la frammentazione dei corsi è spesso un problema dei consigli didattici e dei vari organi di “potere” degli atenei che fanno scelte palesemente sbagliate ( vedansi i “trimestri” ), perché da me al massimo quello che è successo è vedere corsi annuali spezzati in due, che è l’ovvia conseguenza del “corso in semestri”. ovviamente il libro rimaneva lo stesso se il corso conservava bene o male il programma.

    esempi?
    fisica 2 => elettromagnetismo + ottica ( stessa materia )
    fisichetta 2 => laboratorio + statistica ( materie diverse e libri diversi anche nel corso annuale, quindi niente di nuovo )
    analisi 1 => analisi A + analisi B ( stesso libro, prima e seconda parte )

    poi magari alcuni sono un po’ un palo nel culo perché corsi annuali “larghi di orario” sono diventati corsi semestrali con orari massacranti, ma vabe’, certe cose possono ancora cambiare.

    la maggior parte di questi problemi sono dovuti a cattiva partecipazione nella vita universitaria, soprattutto in quella amministrativa, perché in genere nessuna di queste cose “piove dall’alto”, tant’è vero che da me a fisica i piani studi di default post-”riforma mussi” sono frutto di una mozione dei rappresentanti degli studenti.


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