seppuku
un blog pieno di video di Coca Cola Light e Mentos-
SCRITTO IL 26 febbraio 2010 SU Banane, RiflessioniLe posizioni di Giovanardi riguardo alle droghe sono arcinote, esattamente come è arcinoto il risultato delle sue decisioni, anche quelle del compagno Fini, che nonostante la redenzione (quale?) rimane cofirmatario di varie leggi ridicole sempre in materia di droga e immigrazione, una appunto col suo amichetto Giovanardi.
Il risultato è chiaramente nullo. I tossici esistono ancora, i centri di recupero pure, chi lucra sulla droga pure, e così via. Questo post potrebbe essere comodamente un copiaincolla di qualcosa che scrissi tempo fa, che però riguardava l’UNODC, che, come Giovanardi, è un organismo parassita inutile che costa un sacco di soldi alla collettività.
Nella foto del post precedente c’era Feynman, in questa qui sopra c’è Paul Erdős; perché ? Perché Erdős fra i vari modi di essere eccentrico aveva dai cinquant’anni in poi una buona esperienza in fatto di MDMA e derivati e dei suoi effetti sul “dimostrare teoremi” (ipse dixit). Lungi da me limitarmi a dire che Erdős e Feynman hanno lasciato un’impronta maggiore nella storia dell’umanità di quella che Giovanardi avrebbe potuto lasciare sin dalla sua nascita, mi piacerebbe che lui – e quelli che purtroppo lo seguono – si rendano conto che esattamente come tutti i vari tossici dell’ultim’ora sfruttano il loro rapporto con la droga per promuoversi, loro fanno esattamente la stessa cosa in senso opposto, con la differenza che mentre sfigati come Morgan che per altro vanno a Porta a Porta per confessarsi non hanno chances di vedere le loro posizioni ufficializzate in qualche modo, purtroppo Giovanardi può scrivere leggi e sproloquiare su tutti i canali che vuole – tutto ovviamente a spese altrui.
Oltre ai soliti luoghi comuni (con un bel fondo di verità, ci mancherebbe) che sulla droga i suoi compagni di partito (quello vecchio e quello nuovo) hanno una lunga tradizione di fare i froci col culo degli altri, mi piacerebbe segnalare due cose interessanti.
La prima è un disegnino sulle cifre che riguardano i morti per droga (in Gran Bretagna). È bene innanzitutto notare che per l’appunto la politica del nostro governo (e quello precedente, etc.) in materia è “se crepano di overdose son cazzi loro, e se non crepano vanno in galera”; agli inglesi le cose non vanno tanto diversamente, e questo infatti spiega il basso profilo dei morti per eroina e alcool – naturalmente si contano solo effetti diretti, non incidenti stradali e suicidi. Leggermente diverso è il discorso della coca, per la quale i morti riportati sono due terzi di quelli effettivi, mentre più ridicolo è il caso della marijuana e dell’ecstasy – le quali cause di morte comunque sono difficili da appurare – in cui addirittura c’è un ingigantimento mediatico della mortalità.
La seconda cosa è questo video.
L’intervistato è Jeffrey Miron, noto per questo genere di posizioni, che per ora non hanno portato a molto perché è chiaro che non c’è razionalità che tenga quando i Giovanardi di tutto il mondo ricoprono posizioni politiche importanti. Il discorso di Miron è in buona parte economico, e in termini di convenienza è difficilmente opinabile: processi inutili e guardia di finanza costano, ed è bene tenerli in servizio perché per l’appunto i soldi che li pagano non vengono dalle tasche di Giovanardi – o chi per lui -, quindi sprecare non è un problema, soprattutto ora che grazie alle misure anticrisi siamo tutti più ricchi che mai.
Oltretutto, che accuse ridicole, “Annozero fa propaganda alla droga”, come se la droga fosse un partito.
Tags: antipropaganda, lawlforkids, le facce della droga
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BooTube
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Il fatto che un’associazione chiamata “ViviDown” applauda ad una sentenza ridicola ha una macabra ironia.
La questione è abbastanza famosa: nel 2006 quattro sfigati han deciso di sfogarsi su un loro compagno di classe “disabile” o “mongoloide” che dir si voglia, dopodiché hanno avuto la geniale idea di filmare tutto e metterlo su YouTube perché erano certi che nessuno l’avrebbe mai visto! In effetti questo caso è un po’ la versione “illegale” di quello che documentano siti web idioti come questo.
Long story short, ragazzini, picchiate tutti gli stranieri (quelli picchiateli più forte perché tanto non gliene frega niente a nessuno) e gli handicappati che vi trovate in classe e filmate tutto, tornate a casa e dopo esservene vantati coi vostri genitori, i quali tanto vi difenderanno perché se non vi difendono loro chi mai vi difenderà, pubblicate il video su un sito a vostra scelta; se riuscite a far condannare i responsabili legali di quel sito avete vinto, perché essendo minorenni nessuno conoscerà i vostri nomi, e ciò non costituendo un precedente penale, sarete per sempre puliti.
In sintesi, la condanna per i manager italiani di Google è di “sei mesi di reclusione”, che in italia vuol dire una media chiara (con poca schiuma) e una pacca sulla spalla, e un probabile futuro come assessore della regione Campania (chiunque vinca), ma è pur sempre una condanna.
I pm dicono
Con questo processo abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa.
Questa dichiarazione è capziosa, perché il problema non era che YouTube avesse fra i suoi termini di servizio una clausola del tipo “è incitata qualsiasi documentazione di violenza sulle minoranze e sulle persone disagiate perché quei video ce lo fanno venire duro”, come invece lascia intendere chi parla di “tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica di impresa”, visto che si implica in qualche modo che YouTube lucrasse sulla mortificazione altrui.
D’altronde, sono mediamente sicuro che il fatto che la logica di impresa prevalga sulla tutela della persona non turba i loro animi quando vanno a comprare vestiti made in Indonesia.
Ars Technica segnala due punti di vista interessanti. Il primo viene da un consigliere di Hunton & Williams che dice che questo caso “ridicolo” mette in pessima luce le leggi sulla privacy e la protezione dei dati. Se effettivamente ci danno fastidio che queste cose possano circolare sin dal principio cosa siamo pronti a rischiare per rimanere “casti e puri” ? Non è del tutto improbabile che si arrivi a una soluzione di stampo australiano, con un bel servizio che monitora il traffico dei dati a livello di provider, tutto per salvare i bambini, dopodiché però chissà con che faccia ci si incazzerà per “gli spioni telecom”…
Come nota a margine è difficile anche pensare a soluzioni casarecce perché gli “zoccoli” di connessione a internet sono in generale privati (dei provider) o pubblici, ma non “così tanto” (università, etc.) per cui pensare di creare una rete “esterna” è improbabile, visto che legalmente non avrebbe connettività internet.
Il secondo invece è il seguente:
CDT [Centre for Democraty and Technology] did note, however, that the European Union could challenge the decision and ultimately overturn it, especially since it is currently considering a law that would give safe harbor to companies like Google. “This case is far from done,” the CDT said. Google added that its employees plan to vigorously appeal the decision, and Fleischer seems more hopeful than most that it will turn out for the best. “I remain confident that today’s ruling will be overturned on appeal,” he said in a statement.
E in effetti non sarebbe la prima volta che l’UE dia (si spera) un contro-ordine all’Italia in materia di telecomunicazioni, ma vabe’.
Tags: HAHA, lulzkillers, ottimo giornalismo, series of tubes
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SCRITTO IL 16 febbraio 2010 SU Low techHai una FONera da qualche parte che da bravo fricchettone usi per condividere la tua connessione a internet? Hai deciso che vuoi smanettarci per usarla come access point multiplo o per amplificare il segnale della rete dei vicini? Hai deciso che semplicemente non sei d’accordo coi “terms of service” di FON?
Sei nel posto giusto!
Gli ingredienti sono i seguenti:
- Un unix con Apache attivato
- Un cavo ethernet (qualunque, cross o meno)
- Una FONera 2100 (controllate l’etichetta per il modello esatto)
- Tre file che trovate qui dentro
- Il firmware di DD-WRT più recente, precisamente linux.bin
Se avete un modello diverso controllate qui perché di sicuro sono più preparati, dopotutto è la guida da cui ho copiato io.
Attivare SSH via WiFi
La password WiFi di default, se non avete mai usato la FONera, è il numero di serie che c’è scritto sotto – l’ESSID è MyPlace.
SSH probabilmente è attivato di default tramite ethernet, la password di root è “admin”. Via WiFi invece bisogna fare un lavoretto di injection. Create due file, 1.html e 2.html e ficcateci dentro, rispettivamente:
<html>
<head></head>
<body>
<form action="http://192.168.10.1/cgi-bin/webif/connection.sh" enctype="multipart/form-data" method="post">
<input name="username" size="68" value="$(/usr/sbin/iptables -I INPUT 1 -p tcp --dport 22 -j ACCEPT)" />
<input onclick="{this.form.wifimode.value='" name="submit" type="submit" value="Submit" />
</form>
</body>
</html>e nel 2.html:
<html>
<head></head>
<body>
<form action="http://192.168.10.1/cgi-bin/webif/connection.sh" enctype="multipart/form-data" method="post">
<input name="username" size="68" value="$(/etc/init.d/dropbear)" />
<input onclick="{this.form.wifimode.value='" name="submit" type="submit" value="Submit" />
</form>
</body>
</html>Dopodiché apriteli uno dopo l’altro e aspettate che rispettivamente vi rimandino alla schermata di FON. A questo punto connettetevi via SSH a 192.168.10.1 e via.
Preliminari
Con scp spostate openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma e out.hex in una dir qualsiasi della FONera (/tmp va bene), dopodiché, dal terminale (della FONera, ovviamente):
# cd /tmp
# mtd -e vmlinux.bin.l7 write openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma vmlinux.bin.l7
# rebootOvviamente si riavvierà, ma non ci metterà molto. La wireless funzionerà ancora al riavvio, per cui OK. Dopo il passo seguente invece la wireless non funzionerà più; anche qui, nel mio caso non c’ha messo molto.
# cd /tmp
# mtd -e "RedBoot config" write out.hex "RedBoot config"
# rebootRedBoot
Date un IP alla vostra scheda ethernet (per me sarà 192.168.1.33).
Collegate il cavo ethernet e riavviate la FONera brutalmente, staccando e riattaccando la corrente. A questo punto entro 4-5 secondi potete andare tramite telnet sulla FONera, che avrà IP 192.168.1.254, sulla porta 9000. Avete pochi secondi di tempo per farlo, io ho dovuto fare un paio di tentativi (staccando e riattaccando).
Se siete connessi, i.e. appare
root ~ # telnet 192.168.1.254 9000
Trying 192.168.1.254...
Connected to 192.168.1.254.
Escape character is '^]'.ma non appare il prompt, premete invio e dovrebbe apparirvi
RedBoot>Ovviamente come le varie righe di comando da terminale antidiluviano, RedBoot non conosce le frecce, per cui se sbagliate un comando lo dovete riscrivere. Incollo esattamente tutto il prompt così si capisce sia l’input che l’output.
RedBoot> fis init
About to initialize [format] FLASH image system - continue (y/n)? y
*** Initialize FLASH Image System
... Erase from 0xa87e0000-0xa87f0000: .
... Program from 0x80ff0000-0x81000000 at 0xa87e0000: .Dato “fis init”, per inizializzare il flashing della FONera, l’output dovrebbe essere esattamente questo. A questo punto copiate nella DocumentRoot di Apache (/var/www su Linux, /Library/WebServer/Documents su Mac OS X, ma prima va attivato, ovviamente) il firmware linux.bin; dopodiché tornate sul terminale di RedBoot:
RedBoot> ip_address -l 192.168.1.254/24 -h 192.168.1.33
IP: 192.168.1.254/255.255.255.0, Gateway: 0.0.0.0
Default server: 192.168.1.33
RedBoot> load -r -b 0x80041000 /linux.bin -m HTTP -h 192.168.1.33
Raw file loaded 0x80041000-0x806a0fff, assumed entry at 0x80041000Col primo comando state solo configurando il collegamento, col secondo invece state richiedendo l’upload tramite HTTP. Questi comandi non sono “distruttivi” e dovreste avere una risposta abbastanza veloce.
Ora invece lanciate
RedBoot> fis create linuxQuesto ci metterà molto, nel mio caso circa mezz’ora. Ça va sans dire che dipende dalla FONera e non dalla vostra CPU, per cui i tempi saranno comunque lunghi. Inoltre è distruttivo, per cui forse è una buona idea non perdere il collegamento telnet, non staccare il cavo, etc.; l’output preciso, che appare solo alla fine, è questo qui.
... Erase from 0xa8030000-0xa8690000: ......................................................................................................
... Program from 0x80041000-0x806a1000 at 0xa8030000: ......................................................................................................
... Erase from 0xa87e0000-0xa87f0000: .
... Program from 0x80ff0000-0x81000000 at 0xa87e0000: .A questo punto serve un’ultima cosa, che è la creazione dello script di avvio.
RedBoot> fconfig
Run script at boot: true
Boot script:
.. fis load -l vmlinux.bin.l7
.. exec
Enter script, terminate with empty line
>> fis load -l linux
>> exec
>>Le ultime due righe sono chiaramente quelle che dovete scrivere voi (pari pari), e dopodiché vi chiederà svariate cose, ma i settaggi di default andranno bene:
Boot script timeout (1000ms resolution): 10
Use BOOTP for network configuration: false
Gateway IP address:
Local IP address: 192.168.1.254
Local IP address mask: 255.255.255.0
Default server IP address:
Console baud rate: 9600
GDB connection port: 9000
Force console for special debug messages: false
Network debug at boot time: false
Update RedBoot non-volatile configuration - continue (y/n)? y
... Erase from 0xa87e0000-0xa87f0000: .
... Program from 0x80ff0000-0x81000000 at 0xa87e0000: .Alla fine di tutto riavviate con “reset”, e DD-WRT dovrebbe essere installato.
DD-WRT
Avendo DD-WRT si possono fare un sacco di cose; è un ottimo firmware, per cui potete farci quello che volete, e si trovano molte guide a riguardo su internet.
Per usare il vostro nuovo AP come AP vero e proprio è sufficiente un collegamento al router e la configurazione della Wireless primaria a vostra discrezione, e non ci sono grossi problemi. Se invece (cosa “darwiniananamente legale”) volete usare l’AP come “ripetitore”, ovvero volete che si connetta a una seconda rete WiFi di cui “ripeta il segnale” ovviamente sotto forma di un’altra rete dovete configurare la Wireless principale come “client” (nella wireless mode) e mettere i dati della WiFi esterna, mentre quella interna deve essere creata come interfaccia “virtuale”, e sinceramente è meglio cifrarla (come WPA2).
Buon divertimento. Una cosa utile da notare è che se la rete attraverso la quale passate è scoperta c’è l’eventualità che sia un honeypot (it’s a trap!), per cui rimando al post precedente per quello che riguarda i tunnel SSH …
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La procura di Bergamo ha deciso che visto che “thepiratebay fa perdere millions of dollars a non si capisce bene chi” è bene imporre ai provider un relay di tutto il traffico verso thepiratebay.org a 127.0.0.1. In altre parole, hanno bloccato thepiratebay in Italia.
Di nuovo? Sì, di nuovo. Non voglio perdermi troppo in seghe mentali, mi limito a dire che gli idioti che hanno proclamato tale verdetto hanno preso un grosso abbaglio. Le sentenze di questo tipo sono delle sanzioni a un colpevole che non esiste, che ha commesso un reato che non esiste, un po’ come le bestemmie.
D’altra parte, se questo provvedimento funzionasse, non potrei mai raccontarvi un modo efficace per scavalcarlo, nell’attesa che cambino IP e risulti di nuovo raggiungibile. Innanzitutto, se andate all’Università (o in qualche altro ente pubblico in cui le reti siano poco monitorate) potete comodamente andare su thepiratebay.org da lì, perché il provvedimento colpisce solo i provider, dunque i privati.
In caso contrario potete provare con un proxy HTTP da qui. Per usarlo è bene usare un file .pac come quello che incollo di seguito.
function FindProxyForURL(url, host)
{
if (shExpMatch(host, "*thepiratebay.org"))
return "PROXY INDIRIZZO:PORTA";
return "DIRECT";
}Incollate quelle righe in un file che chiamate “proxy.pac” sostituendo ovviamente IP e porta del proxy al posto di INDIRIZZO:PORTA ( e.g. 127.0.0.1:3128 ). Come si associa il .pac al browser forse è bene che lo sappiate, ma fortunatamente l’Università di Pavia ha una bella guida ( ovviamente dovete mettere il vostro .pac, mica il loro ).
Una soluzione un po’ più affidabile ( i proxy vanno e vengono ), ma molto più rognosa, è avere accesso SSH ad una macchina dalla quale thepiratebay.org è raggiungibile. Nel mio caso fortunatamente è così. Una soluzione abbastanza semplice – ma un po’ sbattimento – è creare un tunnel ssh verso quella macchina.
Innanzitutto occorre installare squid sul computer remoto, in modo che esso stesso faccia da proxy; nel mio caso ha su Debian per cui il setup di default di squid va bene ( apt-get install squid3 e via ). Ci sarebbero un po’ di cose da configurare per renderlo sicuro, ma si può soprassedere senza problemi.
A questo punto aprite un terminale sul vostro computer e digitate
ssh -N -L 3128:127.0.0.1:3128 SERVER_REMOTODopodiché dovete sempre importare il .pac ( questa volta con indirizzo 127.0.0.1:3128 ) e dovreste riuscire a connettervi. Un’alternativa che in generale è molto utile ( magari non in questo caso ) è fare un tunneling di tutto il traffico, senza bisogno di passare per squid, e in questo caso il comando è semplicemente
ssh -N -D PORTA_LOCALE SERVER_REMOTOIn questo caso 127.0.0.1:PORTA_LOCALE diventa il vostro proxy SOCKS e il traffico è ( come nella circostanza precedente ) interamente cifrato.
Se non avete capito niente di tutto ciò, beh, potete sempre aprire un gruppo su facebook e piagnucolare. Se siete riusciti a far funzionare il trucco vi invito a diffonderlo, se invece avete un’idea migliore segnalatemela.
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SCRITTO IL 3 febbraio 2010 SU LolsTenersi aggiornati su tutto è difficile, fortuna che per merito di un amico ho visto questo.
Perché il fatto che YouTube e altri siti abbiano in beta un lettore in HTML5 dovrebbe riguardare minimamente qualcuno?
Un po’ di storia. C’era una volta un mondo in cui i siti internet erano tutti come quelli di Geocities, in cui la gente credeva che WordArt fosse figo, che avere uno sfondo celeste “color caramella all’anice” fosse una gran figata, che gli arcobaleni fossero qualcosa più che un inno all’omosessualità.
Se ne vedevano di tutti i colori, cursori sbrilluccicosi, barre di Internet Explorer colorate, iFrames e le schifezze più aberranti.
Un bel giorno si aggiunse un’altra idea fantastica; un software prodotto da Macromedia che permetteva l’aggiunta di contenuto multimediale interagente col sito web ma immerso in esso, in modo da risultare leggermente estraneo. Chi sapeva fare con Flash in effetti faceva cose decenti, giochini, video, e tutte quelle cose fantastiche che conosciamo ora. Piano piano il web si divise in siti con lo sfondo celeste e le scritte gialle, e siti coi bottoni animati che suonavano.
A un certo punto però cominciano i problemi, in concomitanza con l’inizio del calo di popolarità di Windows, e compaiono dal nulla utenti desktop “comuni” – i.e. non più i soliti sfigati – che usano Mac OS e Linux, per cui si pone il problema di rilasciare Flash per queste nuove piattaforme. La cosa viene fatta con diligenza, ma nel frattempo la priorità rimane Windows e Flash continua ad avere sempre più features, che sono noiose da implementare in più OS contemporaneamente.
Nel frattempo Adobe compra Macromedia, per cui, come l’effetto D’Alema in Puglia, tutti i prodotti che furono di Macromedia iniziano a fare pesantemente schifo. Anche quelli che normalmente erano Adobe nonostante la potenza hanno i loro problemi ( Photoshop su Mac OS X occupa più di 1GB, qualcuno mi spieghi perché ), ma pazienza.
Il risultato è che Flash viene aggiornato sporadicamente per altre piattaforme. Gli utenti Linux su AMD64, un’architettura ormai diffusissima attendono quasi cinque anni prima di vedere una cazzo di versione del plugin di Flash funzionante! E per citare Steve Jobs, “chi se ne frega se nell’iPad non c’è Flash, Flash fa cagare”; ha ragione, anche sul fatto che la maggior parte dei crash dei browser è colpa di Flash.
Steve Jobs aggiunse anche “ormai c’è HTML5″, per cui arriviamo ai nostri giorni. Flash è un software schifoso, basato sullo stesso modello di business che ha rovinato Sun Microsystems: fare un prodotto di qualità, diffonderlo e tenere la specifica chiusa ti pone in una condizione di monopolio estremamente fragile, e prima o poi la perderai, perché qualcuno deciderà di imitarti e fare quel passo in più, aprire la specifica, che la gente ( e anche altre aziende ) apprezzerà. Microsoft c’ha provato con Silverlight, ma si sa, la reputazione di Microsoft ormai è rovinata.
HTML5 è la nuova versione della specifica HTML, che include la possibilità di infilare nelle pagine web contenuti video delegando al client la decodifica. Questo vuol dire che il video è compresso come ritiene opportuno il sito web che lo presenta, e siccome siamo nel 2010 e procurarsi un codec video è abbastanza semplice ( e anche lì quelli che hanno la specifica aperta sono quelli che sbancano ), di sicuro più semplice che aspettare che quei figli di puttana di Adobe rilascino una versione ad hoc di Flash, io metto un video sul mio sito web, e tu lo guardi se hai il codec, che è una circostanza per l’appunto quasi certa.
Il tutto ovviamente avrà una cornice AJAX perché chiaramente ci dovranno essere dei controlli ( che so, play, pausa, volume, etc. ), e questo si può fare senza problemi.
In sintesi, Flash non ha più ragione di esistere perché quasi tutto il contenuto “interattivo” della serie “io scrivo una cosa che viene memorizzata prima che io schiacci un tasto”, come GMail, WordPress, e così via, beh, è tutto gestito tramite AJAX – che sostanzialmente è JavaScript più qualche altra finezza; d’altra parte per i video probabilmente entro l’anno si vedrà un aggiornamento di Vimeo, YouTube e tutti gli altri servizi analoghi. Probabilmente le animazioni saranno un problema, ma anche lì ci sono standard migliori.
Dunque mollare Flash è come mollare Geocities e tutte quelle buone idee che hanno sempre funzionato di merda perché chi ci lavorava su non ha mai avuto un eccesso di lungimiranza a riguardo. Sul “quando” ovviamente è difficile speculare, ma intanto possiamo iniziare a dire “ciao ciao” a Flash, non ci mancherà.
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SCRITTO IL 25 gennaio 2010 SU Banane, RiflessioniPer la serie “yo momma’s so fat …”, i telegiornali italiani fanno così schifo che il governo è costretto a usare Domenica In per lanciare proclami.
Fortuna che ho avuto l’onore di assistere live allo show del personaggio più densamente arrogante dello zoo della XVI legislatura, questo non perché sia un fan di Giletti o guardi Domenica In anche quando non è domenica, ma certe volte essere nel canale sbagliato al momento giusto può essere una grande fonte di intrattenimento.
L’oggetto del contendere è stato lo slogan “a 18 anni fuori casa per legge”, che era ovviamente la solita provocazione, presa prontamente sul serio da chiunque, accompagnato da una proposta per noiggiovani:
La verità è che la coperta è piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli.
Brunetta ovviamente parla da “estraneo ai fatti” e, essendo in politica da 20 anni, assolutamente non responsabile di niente che riguardi la situazione attuale. Ma a parte il discorso sulla proposta in sé, che ha qualche senso per metà, perché un sussidio statale per gli studenti universitari è sacrosanto, visto il non troppo generoso prelievo fiscale.
D’altra parte per quanto le pensioni di anzianità il discorso è ridicolo perché è difficile pensare di fare un travaso di quel tipo, che non può avere altro che carattere punitivo, e sarebbe ancora più ingiusto pensare di fare tagli non retroattivi. Ci sono un sacco di altre cose che si possono tagliare, come la presenza in Afghanistan ( che 30 anni fa non c’era ), la presenza in Iraq ( che 30 anni fa non c’era ), grandi opere inutili ( che 30 anni fa non c’erano ), i finanziamenti ai partiti, sempre per non ricadere nel solito “pagare meno, pagare tutti”, e così via.
Onestamente speravo che qualcuno criticasse Bilbo in questi toni, dicendo che “il governo non sta assolutamente andando in quella direzione”, che “è l’ennesima stronzata che non verrà mai fatta”, etc.
Bersani per una volta ne ha azzeccato una: “il governo fa correre il Paese dietro a proposte che si accendono e si spengono in 48 ore, come quella del ministro Brunetta”. D’altra parte, una qualche responsabile CGIL dice che “non serve a nessuno in questo Paese alimentare contrapposizioni di tipo generazionale”, e dello stesso avviso è Paolo Ferrero, che dice che la proposta “punta semplicemente e consapevolmente a scatenare una guerra tra i poveri dentro un folle conflitto tra generazioni”.
Tutto ciò, oltre ad essere un chiaro indice che sindacati e Rifondazione hanno intenzione di curare l’impopolarità fomentando altra impopolarità, mi fa chiedere perché questa gente abbia paura di scatenare questo fantastico “conflitto generazionale”.
I dati di fatto sono sostanzialmente che la generazione “dei genitori” è una delle più disastrose fino ad ora, perché dopo aver consumato tutte le risorse degli anni ‘70-’80 ha pensato bene di assistere servilmente i “grandi padri costituenti” nel loro lavoro di spartizione delle tangenti, visto che forse avevano difficoltà a fare i conti. Fortunatamente ne sono usciti bene perché dalla fine degli anni ‘70 ad ora tutti quelli entrati in scena prima dell’89 che non sono finiti in galera ( anche chi ne è uscito ) sono ancora al loro posto. Un esempio di “risorse consumate”: mentre negli anni ‘70 c’erano il presalario e varie altre cose adesso non c’è niente di tutto ciò.
La generazione “dei genitori” è anche la stessa generazione che ha inventato le varie schifezze in televisione per le quali vengono denigrati i “decerebrati spettatori”; è la stessa generazione che si lamenta della mancanza di turnover dopo non aver mai mollato una sola poltrona, è la stessa generazione che non è mai andata in guerra e sente l’irrefrenabile bisogno di parteciparci, a spese ovviamente di chi verrà, visto che a godere dei disastri di questo tipo in genere non è il presente.
Finita la sagra del qualunquismo “giovani contro vecchi” in ogni caso è abbastanza divertente che sia Ferrero che gli omini della CGIL prima di tirare fuori certe critiche dovrebbero sfilarsi la testa dal culo e immergerla nel mondo reale; purtroppo a scanso di quello che dice il TG1 le priorità non sono le famiglie che non arrivano a fine mese: il problema serio è che continuare a formare generazioni di incapaci dopo essersi fumati miliardi di euro in Medio Oriente ( o in tangenti, etc. ) avrà conseguenze inevitabilmente disastrose sul poter arrivare a fine mese di buona parte delle famiglie del futuro – che al contrario di quelle di oggi rischiano veramente.
Assieme a Ferrero farebbero bene a farci qualche pensierino anche i “fieri riformisti”, così magari si distrarrebbero un po’, visto che pensare troppo all’UDC fa male alla testa.
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SCRITTO IL 24 gennaio 2010 SU Low tech, RiflessioniLa Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.
Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …
The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.
… o questo qui:
Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.
In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):
No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.
È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.
Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.
Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.
Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.
Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.
Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.
Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.
Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).
A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.
Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.
La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.
Tags: cattiva informazione, cose un po' più serie, cryptology, everybody loves the internets, froci e musi gialli, ignoranza diffusa, mica scientology, negri, series of tubes
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SCRITTO IL 17 gennaio 2010 SU ScienzaQuando iniziai la mia tesi di laurea triennale lessi un articolo a proposito del modello che avrei dovuto studiare ( e riprodurre e, nel caso, criticare ) scritto da un tale di nome Jeremy Dunning-Davies intitolato “Is Superstatistics really super?“.
L’articolo in sé mostrava due critiche. La prima è una rivisitazione del ben noto fatto che a causa della mancanza di comunicazione fra i vari campi della scienza ( anche solo fra fisici teorici e matematici applicati il dialogo è sorprendentemente ridotto ) si tende spesso a reinventare la ruota. Ad esempio, una cosa che viene citata spesso in articoli di questa gente è l’entropia di Tsallis, che è una ( proposta di ) generalizzazione dell’entropia che tutti conoscono; guardando l’entropia di Rényi si nota che l’espressione è identica.
La fregatura sta nel fatto che l’entropia di Tsallis nasce in ambito fisico ( studio di sistemi non in equilibrio ), mentre l’entropia di Rényi nasce nell’ambito della teoria dell’informazione, estendendo proprio l’entropia d’informazione e la divergenza di Kullback-Leibler, che sono due cose di cui in genere i fisici ignorano l’esistenza. Un tempo questa era una prassi, ora si spererebbe che con la diffusione di articoli e dati quasi istantanea in ogni parte del mondo il problema sia soppresso; a quanto pare non è così.
JDD purtroppo fa un ragionamento distruttivo, affibbiando a questo modo di agire il titolo di “male assoluto” della ricerca scientifica, aggiungendo appunto la seconda critica, che riguarda il fatto che essendo lui stesso sostenitore di quelle che vengono dette “fringe theories” esiste una sorta di “scienza ufficiale” che rifiuta quelli che vanno controcorrente.
In genere queste persone si riconoscono facilmente perché nei loro articoli compare almeno 5-6 volte per pagina la parola “mainstream”, compaiono vari paragoni all’oscurantismo medievale e tutte le volte che vengono citati dei journals di qualche tipo ( possibilmente quelli importanti ), davanti alle parole “riviste rispettabili” o analoghe compare sempre la parola “cosiddette”, o sinonimi vari.
Un’altra cosa che accade spesso, come in questo articolo che ha suscitato cinque minuti fa il mio interesse, è paragonare sé stessi e le proprie tesi a scienziati maltrattati nel passato e “morti incompresi”. L’articolo è una sorta di recensione di un libro – che non ho onestamente voglia di leggere – intitolato “Against the Tide; A Critical Review by Scientists of How Physics and Astronomy Get Done“, di cui non fatico a capire il taglio.
Viene presentato il caso di J.J. Waterston, uno dei padri (incompresi) della teoria cinetica dei gas, e di come il riscatto è avvenuto solo in fase postuma. Quello che JDD non ricorda è che persino il padre “mainstream” della meccanica statistica, L. Boltzmann, si riscattò solo post mortem in quanto “la comunità scientifica ufficiale” tramite i suoi lacché lo spinse al suicidio. In tutti questi paragoni c’è una sorta di implicita dichiarazione di comprensione e fratellanza.
In generale la cosa che viene criticata da tutta questa gente è il CERN, e più in generale tutta la spesa di “soldi dei contribuenti” in grossi esperimenti che riguardano principalmente la fisica delle particelle. “Billions Sucked Into Black Holes” è il titolo di un altro articolo che solleva proprio il problema etico del finanziamento pubblico ad esperimenti dai dubbi risultati.
Persino molti di quelli che hanno lavorato a LHC non sono certi di risultati nell’immediato, né tanto meno di riuscire a trovare ampie conferme a teorie del tutto di sorta per merito di LHC. È buffo vedere però che queste persone che ostentano tanto il dente avvelenato nei confronti della scienza ufficiale “che si becca tutti i soldi” non sollevino problemi etici nei confronti di tante altre cose, come gli interventi pubblici nel sistema bancario mondiale o le varie guerre degli ultimi 15 anni – a proposito di paragoni fra cifre segnalo un blog di un grafico che fa dei lavori molto interessanti come questo qui.
Per chiudere con una “denigrazione à la Feltri” segnalo una lunghissima pagina farcita di “cose molto dubbie”, ad opera del presidente di una fondazione di cui JDD è membro del direttivo (e stretto collaboratore).
Purtroppo è vero che nel mondo – e in Italia è ancora più accentuato – l’ignoranza scientifica crea grossi disastri, ma altrettanto spesso è divertente esplorare la sottile linea fra autocelebrazione e paranoia, di tutti gli autodichiarati Ludwig Boltzmann che negli ultimi anni sembrano spuntare come funghi.
Che dire, probabilmente sono anche io un venduto!
Tags: HAHA, la fisica è brutta
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In Italia non ci sono molte riforme della Costituzione possibili con una qualche utilità pratica; quelle che l’avrebbero ( per dirne una, l’eliminazione in toto del Titolo V ) non sono molto popolari, perché alcune servirebbero a tagliare le gambe alla stessa classe politica che dovrebbe farle, mentre le altre sono un desiderio della Lega Nord, ed è noto che la Lega non fa mai un cazzo di utile per nessuno.
Fortuna che la proposta dell’anno la lancia il Goebbels veneziano; sia chiaro, non è una cattiveria, l’uno e l’altro avevano vistosi handicap fisici che hanno influito sulla loro arroganza ed entrambi erano socialisti, per cui è bello trovare tratti comuni.
Comunque, lo “scienziato politico” che insegna a tutti cosa è la derivata seconda ( ahahah ) si è accorto che l’articolo 1 della Costituzione “non vuol dire niente”. Per non travisare le sue parole, cito:
La riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’art. 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla.
È ovvio che essendo un’intervista di Libero questa dichiarazione è il solito modo per tornare a far parlare di sé e far inorridire qualche parlamentare del PD, che difficilmente potrà fare un’analisi razionale, per cui ce ne si potrebbe dimenticare, oppure magari si può incollare anche l’articolo 1 della Costituzione e vedere se effettivamente è così brutto.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Tutti quelli che citano l’art. 1 citano solo la prima parte, e buona parte di quelli che citano la prima parte ( Bilbo Baggins incluso ) dimenticano la virgola, per cui il significato diventa solo “L’Italia è una Repubblica democratica, non solo, è anche fondata sul lavoro”, che pressappoco è “ognuno dà il suo contributo”, per contrasto con sultanati e dittature militari, per i quali il contributo ( positivo ) del popolo è irrilevante.
La seconda parte è abbastanza self-explaining anche se chi governa da un po’ di decenni a questa parte se l’è dimenticata.
Propaganda e parassitosi a parte, è difficile capire per quale motivo si dovrebbe cambiare la parte della Costituzione che parla dei “principi”, visto che i principi fondanti di un Paese sono quelli scritti nella Costituzione, non nella Costituzione 2.0, perché se già la gente non sa la differenza fra “Capo dello Stato” e “capoverso” è difficile che faccia propri dei nuovi principi inventati dai sondaggi di Mediaset; forse dovrebbero fare un concorso a premi.
Anche l’utilità pratica verrebbe meno: saremmo più motivati a produrre e rispettarci a vicenda se l’articolo 1 della Costituzione dicesse “L’Italia è una New Freedomocracy, fuck yeah!”? Così, tanto per renderlo più attuale.
Comunque è un inizio dell’anno molto propizio per gli amanti delle riforme, dal cagnolino che a scanso di rischi di totalitarismi vuole un padrone con un bastone più grosso, all’uomo della strada che non vuole perdere tempo e dice “basta menarsela”.
Massì, basta menarsela.
Tags: bah, cose inutili, HAHA, lol-eat-x, sega nerd
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SCRITTO IL 21 dicembre 2009 SU BananeMarcello Veneziani condivide con Forattini la presenza nella versione per nazicattolici di Indovina Chi (che tolti i politici conta pochi membri che abbiamo raggiunto un qualche traguardo nella loro vita); il senso comune dice chiaramente che criticare lettori – e redattori – del Giornalino è come farsi saltare in aria alle paraolimpiadi e incolpare i NAR, ciononostante la letterina della domenica, dopo aver attirato una fantastica zerg rush, ha bisogno di qualche divertente commento.
L’articolo, in pieno stile del Giornalino, è il solito attacco al compagno Fini, di quelli che piacciono aiggiovani di FI, perché come sapete tutti, Fini è diventato uno stronzo – ma Veneziani non era mica di AN ? Ah, già, deve aver mollato Fini perché è diventato un commie. Anche Napolitano è diventato uno stronzo, ma non ho ancora capito perché.
Fortuna che Veneziani mi dà un sacco di delucidazioni: innanzitutto la lettera parla di violazioni della Costituzione, poi però in poche righe vengono tirati fuori “problemi della gente comune”, che poco hanno a che vedere con violazioni della Costituzione. La prima bomba riguarda il finanziamento pubblico ai partiti, della quale sovrabbondanza a quanto pare sono responsabili i tre personaggi citati. Non sono responsabili in nessun modo Governo e Parlamento ( due entità la cui distinzione esiste solo sulla carta, ma di questo MV non se ne cura ), e nello specifico non sono assolutamente responsabili super elastic bubble plastic e i paladini della PA virtuosa, da Tremonti a Brunetta. MV è distratto e, per dirne una, ignora anche l’intervento dell’IdV per quello che riguarda il finanziamento pubblico all’editoria di partito, evidentemente i suoi padroni non la pensano esattamente come lui. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con la Costituzione comunque è un mistero.
MV parla anche della legge elettorale, della quale si parla spesso da un po’, ignorando che tale legge fu emanata da un governo che era sostanzialmente isomorfo a quello attuale; la quale, ad ogni modo non è stata bocciata per incostituzionalità, per cui anche qui il dubbio rimane.
Non pensate che sia vostra competenza sollevare la necessità di regolare la Rete, di stanare le sacche di illegalità, le violazioni e le incitazioni alla violenza che si celano in siti, blog e Facebook, sollecitando una severa regolamentazione che impedisca l’imbarbarimento tecnologico della nostra società? [L'ha scritto davvero, purtroppo non me lo sto inventando]
In una parola: “no”.
È difficile che MV, venendo dalla formazione “spuma, Superga, olio di ricino e pulizia etnica”, possa pensarla in altro modo; fortunatamente per quello che riguarda Internet è in buona compagnia, fra massoni, ex-extraparlamentari militanti e dittatori di popolati Paesi asiatici.
Nell’ultimo paragrafo della prima pagina si leggono le solite hit dell’estate di troppi anni fa sulle toghe rosse e su quanto sconfinino in ambiti che non gli competono. Nel primo della seconda pagina invece ci sono un paio di imprecisioni. Che vengano pronunciate due sentenze in contraddizione non è una novità e soprattutto non riguarda solo il suo padrone. Ad esempio, qualcuno ricorderà questo fatto, che tempo dopo è stato seguito da una sentenza esattamente opposta per un’altra persona. Sfiga. Porgo i miei migliori auguri a MV nella sua lotta per la consistenza delle sentenze della Cassazione.
Per quanto riguarda le bestemmie, MV ignora che sono già illegali. Non si capisce quali siano queste temerarie dichiarazioni politicamente scorrette che a suo dire sono punite con la decapitazione: forse si riferisce a cose come “negri di merda” o “islamici di merda“, non capisco.
L’ultima invettiva noiosa di MV riguarda la solita giustizia lenta, che fortunatamente è lenta anche per il suo padrone. Ancora non si vedono riforme che cerchino di sveltire le procedure magari evitando di scarcerare pedofili e stupratori a costo di salvare proprio il suo padrone, però anche su questo porgo i miei migliori auguri a MV nella sua crociata liberale.
Per quello che mi riguarda auguro a MV di ritrovare la bussola e al Giornalino di continuare nella sua opera di diffamazione di chiunque ritenga opportuno, perché altrimenti come fanno i commentatori a continuare il loro bukkake virtuale, sarebbe ingiusto !
L’amore vince sempre sull’odio, ma purtroppo la plastica non tollera le punte di ferro.
Tags: cattiva informazione, epic trolling, HAHA, lawlforkids
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