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    SCRITTO IL 3 febbraio 2010 SU Lols

    Tenersi aggiornati su tutto è difficile, fortuna che per merito di un amico ho visto questo.

    Una tipica reazione alle conseguenze di Flash

    Perché il fatto che YouTube e altri siti abbiano in beta un lettore in HTML5 dovrebbe riguardare minimamente qualcuno?

    Un po’ di storia. C’era una volta un mondo in cui i siti internet erano tutti come quelli di Geocities, in cui la gente credeva che WordArt fosse figo, che avere uno sfondo celeste “color caramella all’anice” fosse una gran figata, che gli arcobaleni fossero qualcosa più che un inno all’omosessualità.

    Se ne vedevano di tutti i colori, cursori sbrilluccicosi, barre di Internet Explorer colorate, iFrames e le schifezze più aberranti.

    Un bel giorno si aggiunse un’altra tamarrata; un software prodotto da Macromedia che permetteva l’aggiunta di contenuto multimediale interagente col sito web ma immerso in esso, in modo da risultare leggermente estraneo. Chi sapeva fare con Flash in effetti faceva cose decenti, giochini, video, e le solite tamarrate. Piano piano il web si divise in siti con lo sfondo celeste e le scritte gialle, e siti coi bottoni animati che suonavano.

    A un certo punto però iniziano i problemi perché Windows inizia a calare in popolarità e compaiono dal nulla utenti desktop “comuni” che usano Mac OS e Linux, per cui si pone il problema di rilasciare Flash per queste nuove piattaforme. La cosa viene fatta con diligenza, ma nel frattempo la priorità rimane Windows e Flash continua ad avere sempre più features, che sono noiose da implementare in più OS contemporaneamente.

    Nel frattempo Adobe compra Macromedia, per cui, come l’effetto D’Alema in Puglia, tutti i prodotti che furono di Macromedia iniziano a fare pesantemente schifo. Anche quelli che normalmente erano Adobe nonostante la potenza hanno i loro problemi ( Photoshop su Mac OS X occupa più di 1GB, qualcuno mi spieghi perché ), ma pazienza.

    Il risultato è che Flash viene aggiornato sporadicamente per altre piattaforme. Gli utenti Linux su AMD64, un’architettura ormai diffusissima attendono quasi cinque anni prima di vedere una cazzo di versione del plugin di Flash funzionante! E per citare Steve Jobs, “chi se ne frega se nell’iPad non c’è Flash, Flash fa cagare”; ha ragione, anche sul fatto che la maggior parte dei crash dei browser è colpa di Flash.

    Steve Jobs aggiunse anche “ormai c’è HTML5″, per cui arriviamo ai nostri giorni. Flash è un software schifoso, basato sullo stesso modello di business che ha rovinato Sun Microsystems: fare un prodotto di qualità, diffonderlo e tenere la specifica chiusa ti pone in una condizione di monopolio estremamente fragile, e prima o poi la perderai, perché qualcuno deciderà di imitarti e fare quel passo in più, aprire la specifica, che la gente ( e anche altre aziende ) apprezzerà. Microsoft c’ha provato con Silverlight, ma si sa, la reputazione di Microsoft ormai è rovinata.

    HTML5 è la nuova versione della specifica HTML, che include la possibilità di infilare nelle pagine web contenuti video delegando al client la decodifica. Questo vuol dire che il video è compresso come ritiene opportuno il sito web che lo presenta, e siccome siamo nel 2010 e procurarsi un codec video è abbastanza semplice ( e anche lì quelli che hanno la specifica aperta sono quelli che sbancano ), di sicuro più semplice che aspettare che quei figli di puttana di Adobe rilascino una versione ad hoc di Flash, io metto un video sul mio sito web, e tu lo guardi se hai il codec, che è una circostanza per l’appunto quasi certa.

    Il tutto ovviamente avrà una cornice AJAX perché chiaramente ci dovranno essere dei controlli ( che so, play, pausa, volume, etc. ), e questo si può fare senza problemi.

    In sintesi, Flash non ha più ragione di esistere perché quasi tutto il contenuto “interattivo” della serie “io scrivo una cosa che viene memorizzata prima che io schiacci un tasto”, come GMail, WordPress, e così via, beh, è tutto gestito tramite AJAX – che sostanzialmente è JavaScript più qualche altra finezza; d’altra parte per i video probabilmente entro l’anno si vedrà un aggiornamento di Vimeo, YouTube e tutti gli altri servizi analoghi. Probabilmente le animazioni saranno un problema, ma anche lì ci sono standard migliori.

    Dunque mollare Flash è come mollare Geocities e tutte quelle buone idee che hanno sempre funzionato di merda perché chi ci lavorava su non ha mai avuto un eccesso di lungimiranza a riguardo. Sul “quando” ovviamente è difficile speculare, ma intanto possiamo iniziare a dire “ciao ciao” a Flash, non ci mancherà.

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    SCRITTO IL 25 gennaio 2010 SU Banane, Riflessioni

    Per la serie “yo momma’s so fat …”, i telegiornali italiani fanno così schifo che il governo è costretto a usare Domenica In per lanciare proclami.

    Il Ministro della Funzione Pubblica lancia la sua nuova proposta

    Fortuna che ho avuto l’onore di assistere live allo show del personaggio più densamente arrogante dello zoo della XVI legislatura, questo non perché sia un fan di Giletti o guardi Domenica In anche quando non è domenica, ma certe volte essere nel canale sbagliato al momento giusto può essere una grande fonte di intrattenimento.

    L’oggetto del contendere è stato lo slogan “a 18 anni fuori casa per legge”, che era ovviamente la solita provocazione, presa prontamente sul serio da chiunque, accompagnato da una proposta per noiggiovani:

    La verità è che la coperta è piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli.

    Brunetta ovviamente parla da “estraneo ai fatti” e, essendo in politica da 20 anni, assolutamente non responsabile di niente che riguardi la situazione attuale. Ma a parte il discorso sulla proposta in sé, che ha qualche senso per metà, perché un sussidio statale per gli studenti universitari è sacrosanto, visto il non troppo generoso prelievo fiscale.

    D’altra parte per quanto le pensioni di anzianità il discorso è ridicolo perché è difficile pensare di fare un travaso di quel tipo, che non può avere altro che carattere punitivo, e sarebbe ancora più ingiusto pensare di fare tagli non retroattivi. Ci sono un sacco di altre cose che si possono tagliare, come la presenza in Afghanistan ( che 30 anni fa non c’era ), la presenza in Iraq ( che 30 anni fa non c’era ), grandi opere inutili ( che 30 anni fa non c’erano ), i finanziamenti ai partiti, sempre per non ricadere nel solito “pagare meno, pagare tutti”, e così via.

    Onestamente speravo che qualcuno criticasse Bilbo in questi toni, dicendo che “il governo non sta assolutamente andando in quella direzione”, che “è l’ennesima stronzata che non verrà mai fatta”, etc.

    Bersani per una volta ne ha azzeccato una: “il governo fa correre il Paese dietro a proposte che si accendono e si spengono in 48 ore, come quella del ministro Brunetta”. D’altra parte, una qualche responsabile CGIL dice che “non serve a nessuno in questo Paese alimentare contrapposizioni di tipo generazionale”, e dello stesso avviso è Paolo Ferrero, che dice che la proposta “punta semplicemente e consapevolmente a scatenare una guerra tra i poveri dentro un folle conflitto tra generazioni”.

    Tutto ciò, oltre ad essere un chiaro indice che sindacati e Rifondazione hanno intenzione di curare l’impopolarità fomentando altra impopolarità, mi fa chiedere perché questa gente abbia paura di scatenare questo fantastico “conflitto generazionale”.

    I dati di fatto sono sostanzialmente che la generazione “dei genitori” è una delle più disastrose fino ad ora, perché dopo aver consumato tutte le risorse degli anni ‘70-’80 ha pensato bene di assistere servilmente i “grandi padri costituenti” nel loro lavoro di spartizione delle tangenti, visto che forse avevano difficoltà a fare i conti. Fortunatamente ne sono usciti bene perché dalla fine degli anni ‘70 ad ora tutti quelli entrati in scena prima dell’89 che non sono finiti in galera ( anche chi ne è uscito ) sono ancora al loro posto. Un esempio di “risorse consumate”: mentre negli anni ‘70 c’erano il presalario e varie altre cose adesso non c’è niente di tutto ciò.

    La generazione “dei genitori” è anche la stessa generazione che ha inventato le varie schifezze in televisione per le quali vengono denigrati i “decerebrati spettatori”; è la stessa generazione che si lamenta della mancanza di turnover dopo non aver mai mollato una sola poltrona, è la stessa generazione che non è mai andata in guerra e sente l’irrefrenabile bisogno di parteciparci, a spese ovviamente di chi verrà, visto che a godere dei disastri di questo tipo in genere non è il presente.

    Finita la sagra del qualunquismo “giovani contro vecchi” in ogni caso è abbastanza divertente che sia Ferrero che gli omini della CGIL prima di tirare fuori certe critiche dovrebbero sfilarsi la testa dal culo e immergerla nel mondo reale; purtroppo a scanso di quello che dice il TG1 le priorità non sono le famiglie che non arrivano a fine mese: il problema serio è che continuare a formare generazioni di incapaci dopo essersi fumati miliardi di euro in Medio Oriente ( o in tangenti, etc. ) avrà conseguenze inevitabilmente disastrose sul poter arrivare a fine mese di buona parte delle famiglie del futuro – che al contrario di quelle di oggi rischiano veramente.

    Assieme a Ferrero farebbero bene a farci qualche pensierino anche i “fieri riformisti”, così magari si distrarrebbero un po’, visto che pensare troppo all’UDC fa male alla testa.

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    SCRITTO IL 24 gennaio 2010 SU Low tech, Riflessioni

    La Cina è a giorni alterni l’attrattore dell’attenzione mondiale, e se ogni tanto perde questo titolo è perché è trapelata voce che qualcuno in Iran è morto in circostanze misteriose. Lungi da me giustificare o condividere i comportamenti di entrambi i governi, però sembra quasi che ci sia una sorta di preferenza “etnica” nella scelta dei bersagli che ricade sempre sugli stessi posti.

    Lo slogan che ha garantito a Obama la vittoria alle primarie 2009

    Senza divagare troppo, giovedì scorso Hillary Clinton (come Segretario di Stato USA) ha registrato un lunghissimo intervento in cui fra le varie cose bacchetta la Cina per le sue politiche in materia di Internet e censura. Alcuni dei passaggi a riguardo sono questo qui …

    The internet has already been a source of tremendous progress in China, [...] but countries that restrict free access to information or violate the basic rights of internet users risk walling themselves off from the progress of the next century. Now, the United States and China have different views on this issue, and we intend to address those differences candidly and consistently in the context of our positive, cooperative, and comprehensive relationship.

    … o questo qui:

    Some nations, however, have co-opted the internet as a tool to target and silence people of faith. Last year, for example, in Saudi Arabia, a man spent months in prison for blogging about Christianity. And a Harvard study found that the Saudi Government blocked many web pages about Hinduism, Judaism, Christianity, and even Islam. Countries including Vietnam and China employed similar tactics to restrict access to religious information.

    In realtà non è niente di nuovo che le autorità cinesi decidano di bloccare quello che gli pare dal traffico internet, sostanzialmente perché possono. Non che la cosa sia da giustificare, ma “le leggi sono le loro”, ad esempio la stessa Costituzione dice, riguardo alla libertà di culto (art. 36):

    No one may make use of religion to engage in activities that disrupt public order, impair the health of citizens or interfere with the educational system of the state.

    È ben probabile che la ricerca di “dalai lama” su Google causi problemi di ordine pubblico secondo i tecnocrati governatori, per cui la “censura” è un’applicazione arbitraria di questo punto.

    Prima di compiacersi con la Clinton e dire “HAR HAR finalmente qualcuno che sputtana questi musi gialli comunisti di merda” è bene capire un po’ da che pulpito vengono le critiche, premettendo che non sono il solo a fare un’analisi di questo tipo.

    Gli USA hanno molto da insegnarci sui codici d’onore nel pubblico impiego, e.g. se un congressman viene beccato con hookers & blow (coca e puttane) da qualche parte viene immediatamente sbattuto fuori a calci in culo sia dal partito che dal Congresso (si dimette sua sponte), e nel caso si gode la pena che gli spetta. In Italia come ben si sa questo non succede.

    Quello che invece succede sia negli USA che in Italia è cambiare certi slogan a mo’ di banderuola, come tira il vento. Questa è stata una delle ragioni della sconfitta di John Kerry nel 2004 – perché non si cambia idea sulla guerra in Iraq dicendo “noi ci siamo sempre opposti” – ed è uno dei motivi per cui la critica della Clinton è un caso da manuale di “fare i froci col culo degli altri”.

    Come effettivamente la censura cinese è una banale applicazione di un principio – che personalmente non condivido affatto – secondo il quale “lo Stato ha diritto di monitorare il traffico di informazioni per evitare che ci siano tensioni nella popolazione”, lo stesso principio sta dietro tutte le leggi americane che permettono l’intercettazione di qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi tipo di circostanza.

    Quelli che come me hanno sorriso di fronte alle dichiarazioni della Clinton ricordano il Patriot Act che con la sua lunga trafila di barzellette antiterrorismo ha dato un sacco di nuovi significati alla parola “sorveglianza elettronica”. È da notare anche il fatto che per facilitare il lavoro all’NSA che cerca di stanare i cattivoni che tentano di progettare attentati in continuazione la legge americana ha impedito in varie istanze l’utilizzo di algoritmi di cifratura che l’NSA non è capace di crackare in tempi umani - e meno male che il programma dell’NSA sulla demolizione programmata dei diritti civili è ben più esteso. Fortunatamente si potrebbe dire che gli USA da questo punto di vista sono in ottima compagnia, vista l’enorme quantità di Paesi del terzo mondo che hanno politiche analoghe.

    Un esempio divertente fu il clipper chip, un congegno ideato per facilitare le comunicazioni cifrate inculando col sale grosso permettendo però all’utente distratto di recuperare la chiave qualora la perdesse. Chi lo inventò – 1993, era l’amministrazione Clinton, per altro, quindi non John Wayne – ebbe anche la cura di chiamare il campo vulnerabile in modo assolutamente non sospetto: LEAF, che sta per Law Enforcement Access Field.

    Di casi come questo ce ne sono diversi, e tutti hanno spinto molti sviluppatori di software Open Source a spostare i server in Paesi che non avessero queste regole di stampo cinese, o semplicemente di distribuire sotto forma di patch gli aggeggi che permettono un livello arbitrariamente elevato di cifratura (via software, ovviamente).

    A peggiorare le cose, da un altro punto di vista, è bene ricordare che cinque anni fa quando non si parlava tanto di cinesi quanto se ne parla ora molte aziende americane erano ben liete di fare affari coi giallognoli tecnocrati, col benestare del governo, e sempre con la solita giustificazione.

    Per inciso, la Cisco è la stessa azienda che – sempre col benestare del governo – produce, oltre a tanti utili aggeggi di uso comune, anche un sacco di tecnologie DPI, che sta per Deep Packet Inspection, o semplicemente “il governo si fa i cazzi tuoi che tu lo voglia o no”.

    La risposta degli amministratori di Cisco a chi gli diceva “ehi non vedete nessun problema a rifornire continuamente di coltelli un torturatore seriale?” è stata la stessa che i cinesi han dato alla povera Hillary: “ehi, non è mica illegale“.

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    SCRITTO IL 17 gennaio 2010 SU Scienza

    Quando iniziai la mia tesi di laurea triennale lessi un articolo a proposito del modello che avrei dovuto studiare ( e riprodurre e, nel caso, criticare ) scritto da un tale di nome Jeremy Dunning-Davies intitolato “Is Superstatistics really super?“.

    L’articolo in sé mostrava due critiche. La prima è una rivisitazione del ben noto fatto che a causa della mancanza di comunicazione fra i vari campi della scienza ( anche solo fra fisici teorici e matematici applicati il dialogo è sorprendentemente ridotto ) si tende spesso a reinventare la ruota. Ad esempio, una cosa che viene citata spesso in articoli di questa gente è l’entropia di Tsallis, che è una ( proposta di ) generalizzazione dell’entropia che tutti conoscono; guardando l’entropia di Rényi si nota che l’espressione è identica.

    La fregatura sta nel fatto che l’entropia di Tsallis nasce in ambito fisico ( studio di sistemi non in equilibrio ), mentre l’entropia di Rényi nasce nell’ambito della teoria dell’informazione, estendendo proprio l’entropia d’informazione e la divergenza di Kullback-Leibler, che sono due cose di cui in genere i fisici ignorano l’esistenza. Un tempo questa era una prassi, ora si spererebbe che con la diffusione di articoli e dati quasi istantanea in ogni parte del mondo il problema sia soppresso; a quanto pare non è così.

    JDD purtroppo fa un ragionamento distruttivo, affibbiando a questo modo di agire il titolo di “male assoluto” della ricerca scientifica, aggiungendo appunto la seconda critica, che riguarda il fatto che essendo lui stesso sostenitore di quelle che vengono dette “fringe theories” esiste una sorta di “scienza ufficiale” che rifiuta quelli che vanno controcorrente.

    In genere queste persone si riconoscono facilmente perché nei loro articoli compare almeno 5-6 volte per pagina la parola “mainstream”, compaiono vari paragoni all’oscurantismo medievale e tutte le volte che vengono citati dei journals di qualche tipo ( possibilmente quelli importanti ), davanti alle parole “riviste rispettabili” o analoghe compare sempre la parola “cosiddette”, o sinonimi vari.

    Un’altra cosa che accade spesso, come in questo articolo che ha suscitato cinque minuti fa il mio interesse, è paragonare sé stessi e le proprie tesi a scienziati maltrattati nel passato e “morti incompresi”. L’articolo è una sorta di recensione di un libro – che non ho onestamente voglia di leggere – intitolato “Against the Tide; A Critical Review by Scientists of How Physics and Astronomy Get Done“, di cui non fatico a capire il taglio.

    Viene presentato il caso di J.J. Waterston, uno dei padri (incompresi) della teoria cinetica dei gas, e di come il riscatto è avvenuto solo in fase postuma. Quello che JDD non ricorda è che persino il padre “mainstream” della meccanica statistica, L. Boltzmann, si riscattò solo post mortem in quanto “la comunità scientifica ufficiale” tramite i suoi lacché lo spinse al suicidio. In tutti questi paragoni c’è una sorta di implicita dichiarazione di comprensione e fratellanza.

    In generale la cosa che viene criticata da tutta questa gente è il CERN, e più in generale tutta la spesa di “soldi dei contribuenti” in grossi esperimenti che riguardano principalmente la fisica delle particelle. “Billions Sucked Into Black Holes” è il titolo di un altro articolo che solleva proprio il problema etico del finanziamento pubblico ad esperimenti dai dubbi risultati.

    Persino molti di quelli che hanno lavorato a LHC non sono certi di risultati nell’immediato, né tanto meno di riuscire a trovare ampie conferme a teorie del tutto di sorta per merito di LHC. È buffo vedere però che queste persone che ostentano tanto il dente avvelenato nei confronti della scienza ufficiale “che si becca tutti i soldi” non sollevino problemi etici nei confronti di tante altre cose, come gli interventi pubblici nel sistema bancario mondiale o le varie guerre degli ultimi 15 anni – a proposito di paragoni fra cifre segnalo un blog di un grafico che fa dei lavori molto interessanti come questo qui.

    Per chiudere con una “denigrazione à la Feltri” segnalo una lunghissima pagina farcita di “cose molto dubbie”, ad opera del presidente di una fondazione di cui JDD è membro del direttivo (e stretto collaboratore).

    Purtroppo è vero che nel mondo – e in Italia è ancora più accentuato – l’ignoranza scientifica crea grossi disastri, ma altrettanto spesso è divertente esplorare la sottile linea fra autocelebrazione e paranoia, di tutti gli autodichiarati Ludwig Boltzmann che negli ultimi anni sembrano spuntare come funghi.

    Che dire, probabilmente sono anche io un venduto!

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    SCRITTO IL 2 gennaio 2010 SU Banane, Lols

    In Italia non ci sono molte riforme della Costituzione possibili con una qualche utilità pratica; quelle che l’avrebbero ( per dirne una, l’eliminazione in toto del Titolo V ) non sono molto popolari, perché alcune servirebbero a tagliare le gambe alla stessa classe politica che dovrebbe farle, mentre le altre sono un desiderio della Lega Nord, ed è noto che la Lega non fa mai un cazzo di utile per nessuno.

    Il ministro della funzione pubblica è spesso oggetto di attacchi e contestazioni

    Fortuna che la proposta dell’anno la lancia il Goebbels veneziano; sia chiaro, non è una cattiveria, l’uno e l’altro avevano vistosi handicap fisici che hanno influito sulla loro arroganza ed entrambi erano socialisti, per cui è bello trovare tratti comuni.

    Comunque, lo “scienziato politico” che insegna a tutti cosa è la derivata seconda ( ahahah ) si è accorto che l’articolo 1 della Costituzione “non vuol dire niente”. Per non travisare le sue parole, cito:

    La riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’art. 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla.

    È ovvio che essendo un’intervista di Libero questa dichiarazione è il solito modo per tornare a far parlare di sé e far inorridire qualche parlamentare del PD, che difficilmente potrà fare un’analisi razionale, per cui ce ne si potrebbe dimenticare, oppure magari si può incollare anche l’articolo 1 della Costituzione e vedere se effettivamente è così brutto.

    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    Tutti quelli che citano l’art. 1 citano solo la prima parte, e buona parte di quelli che citano la prima parte ( Bilbo Baggins incluso ) dimenticano la virgola, per cui il significato diventa solo “L’Italia è una Repubblica democratica, non solo, è anche fondata sul lavoro”, che pressappoco è “ognuno dà il suo contributo”, per contrasto con sultanati e dittature militari, per i quali il contributo ( positivo ) del popolo è irrilevante.

    La seconda parte è abbastanza self-explaining anche se chi governa da un po’ di decenni a questa parte se l’è dimenticata.

    Propaganda e parassitosi a parte, è difficile capire per quale motivo si dovrebbe cambiare la parte della Costituzione che parla dei “principi”, visto che i principi fondanti di un Paese sono quelli scritti nella Costituzione, non nella Costituzione 2.0, perché se già la gente non sa la differenza fra “Capo dello Stato” e “capoverso” è difficile che faccia propri dei nuovi principi inventati dai sondaggi di Mediaset; forse dovrebbero fare un concorso a premi.

    Anche l’utilità pratica verrebbe meno: saremmo più motivati a produrre e rispettarci a vicenda se l’articolo 1 della Costituzione dicesse “L’Italia è una New Freedomocracy, fuck yeah!”? Così, tanto per renderlo più attuale.

    Comunque è un inizio dell’anno molto propizio per gli amanti delle riforme, dal cagnolino che a scanso di rischi di totalitarismi vuole un padrone con un bastone più grosso, all’uomo della strada che non vuole perdere tempo e dice “basta menarsela”.

    Massì, basta menarsela.

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    SCRITTO IL 21 dicembre 2009 SU Banane

    Marcello Veneziani condivide con Forattini la presenza nella versione per nazicattolici di Indovina Chi (che tolti i politici conta pochi membri che abbiamo raggiunto un qualche traguardo nella loro vita); il senso comune dice chiaramente che criticare lettori – e redattori – del Giornalino è come farsi saltare in aria alle paraolimpiadi e incolpare i NAR, ciononostante la letterina della domenica, dopo aver attirato una fantastica zerg rush, ha bisogno di qualche divertente commento.

    Da una storia vera

    L’articolo, in pieno stile del Giornalino, è il solito attacco al compagno Fini, di quelli che piacciono aiggiovani di FI, perché come sapete tutti, Fini è diventato uno stronzo – ma Veneziani non era mica di AN ? Ah, già, deve aver mollato Fini perché è diventato un commie. Anche Napolitano è diventato uno stronzo, ma non ho ancora capito perché.

    Fortuna che Veneziani mi dà un sacco di delucidazioni: innanzitutto la lettera parla di violazioni della Costituzione, poi però in poche righe vengono tirati fuori “problemi della gente comune”, che poco hanno a che vedere con violazioni della Costituzione. La prima bomba riguarda il finanziamento pubblico ai partiti, della quale sovrabbondanza a quanto pare sono responsabili i tre personaggi citati. Non sono responsabili in nessun modo Governo e Parlamento ( due entità la cui distinzione esiste solo sulla carta, ma di questo MV non se ne cura ), e nello specifico non sono assolutamente responsabili super elastic bubble plastic e i paladini della PA virtuosa, da Tremonti a Brunetta. MV è distratto e, per dirne una, ignora anche l’intervento dell’IdV per quello che riguarda il finanziamento pubblico all’editoria di partito, evidentemente i suoi padroni non la pensano esattamente come lui. Cosa tutto ciò abbia a che vedere con la Costituzione comunque è un mistero.

    MV parla anche della legge elettorale, della quale si parla spesso da un po’, ignorando che tale legge fu emanata da un governo che era sostanzialmente isomorfo a quello attuale; la quale, ad ogni modo non è stata bocciata per incostituzionalità, per cui anche qui il dubbio rimane.

    Non pensate che sia vostra competenza sollevare la necessità di regolare la Rete, di stanare le sacche di illegalità, le violazioni e le incitazioni alla violenza che si celano in siti, blog e Facebook, sollecitando una severa regolamentazione che impedisca l’imbarbarimento tecnologico della nostra società? [L'ha scritto davvero, purtroppo non me lo sto inventando]

    In una parola: “no”.

    È difficile che MV, venendo dalla formazione “spuma, Superga, olio di ricino e pulizia etnica”, possa pensarla in altro modo; fortunatamente per quello che riguarda Internet è in buona compagnia, fra massoni, ex-extraparlamentari militanti e dittatori di popolati Paesi asiatici.

    Nell’ultimo paragrafo della prima pagina si leggono le solite hit dell’estate di troppi anni fa sulle toghe rosse e su quanto sconfinino in ambiti che non gli competono. Nel primo della seconda pagina invece ci sono un paio di imprecisioni. Che vengano pronunciate due sentenze in contraddizione non è una novità e soprattutto non riguarda solo il suo padrone. Ad esempio, qualcuno ricorderà questo fatto, che tempo dopo è stato seguito da una sentenza esattamente opposta per un’altra persona. Sfiga. Porgo i miei migliori auguri a MV nella sua lotta per la consistenza delle sentenze della Cassazione.

    Per quanto riguarda le bestemmie, MV ignora che sono già illegali. Non si capisce quali siano queste temerarie dichiarazioni politicamente scorrette che a suo dire sono punite con la decapitazione: forse si riferisce a cose come “negri di merda” o “islamici di merda“, non capisco.

    L’ultima invettiva noiosa di MV riguarda la solita giustizia lenta, che fortunatamente è lenta anche per il suo padrone. Ancora non si vedono riforme che cerchino di sveltire le procedure magari evitando di scarcerare pedofili e stupratori a costo di salvare proprio il suo padrone, però anche su questo porgo i miei migliori auguri a MV nella sua crociata liberale.

    Per quello che mi riguarda auguro a MV di ritrovare la bussola e al Giornalino di continuare nella sua opera di diffamazione di chiunque ritenga opportuno, perché altrimenti come fanno i commentatori a continuare il loro bukkake virtuale, sarebbe ingiusto !

    L’amore vince sempre sull’odio, ma purtroppo la plastica non tollera le punte di ferro.

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    SCRITTO IL 15 dicembre 2009 SU Banane, Low tech

    La Sega Nord, oltre ad essere un partito di (e per) bifolchi, è uno dei più importanti placebo del nostro paesello. In 15 anni di esistenza mainstream sostanzialmente non hanno mai fatto un cazzo di rilevante, se non l’avere intascato vagonate di denaro pubblico nei vari “gettoni” dal consiglio comunale di Vergate sul Membro al Senato, e magari aver fatto cadere un governo.

    mandelb

    PROTIP: non è il nuovo logo della lega

    Dopo gli innumerevoli provvedimenti sull’immigrazione (che non hanno risolto nessun problema), qualche tentativo di coprifuoco nelle città (che ormai, passata la moda, è fallito), e tutte le altre varie stronzate delle quali i telegiornali (nazionali) sono intasati da un po’ di tempo a questa parte, è arrivata l’ennesima puttanata grande idea.

    È noto che in Italia internet si è diffuso intorno al 2007, e da allora è sinonimo di MSN, facebook e YouPorn, per cui non ci si può stupire se la classe politica – di qualsiasi fazione – rispecchi la popolazione italiana anche nella conoscenza della rete. È in questo spirito che il mio ex-militante di Democrazia Proletaria preferito ha tirato fuori una proposta per regolamentare “cortei e Internet”.

    Tralasciando quanto riguarda i cortei, la cosa che ha scatenato tutto è un giochino flash – ora oscurato, ma per altro fatto neanche troppo bene – in cui chiunque poteva provare l’ebbrezza di smontare il viso di super elastic bubble plastic con statuette assortite senza incorrere in pene di vario tipo o articoli capziosi1 sul Giornalino.

    Ovviamente la schiera di parassiti che potrebbero spendere buona parte delle mazzette da parlamentare in un corso di dizione ignora che esistono una caterva di siti web in cui è possibile ammirare decapitazioni, torture, e tante altre cose, for your own entertainment, e chiaramente essendo spesso materiale che viene da guerre e altre “situazioni complicate” è tutto perfettamente legale – un esempio erano gli innumerevoli video di decapitazioni che giravano su ED2K nel pieno della guerra in Afghanistan. Per cui le scelte sono due: nessuno fra i naziecommies verdi ha la minima idea di tutto ciò (non mi stupirei), oppure semplicemente “le immagini violente” sono un problema solo quando riguardano il loro padrone.

    Ricordate Fojba 2000? Dovendo fare confronti è “un pochino meno innocuo” di un gioco come “spacca la faccia a Berlusconi”, eppure è ancora online. E con esso le migliori banche dati di barzellette razziste, foto di malformazioni e malattie variegate, video di torture ed esecuzioni.

    È abbastanza ovvio che una proposta facile come “oscuriamo i siti violenti” non risolve proprio nulla, perché i partiti placebo sono costretti a fare proposte placebo. Quello che invece è meno ovvio è che il fatto che il fatto che un video di una decapitazione circoli su internet sia un problema inesistente: oscurare un sito scomodo non fa sparire l’idea che c’è dietro, e bloccare il traffico dei video di Abu Ghraib non farà sparire le torture; sarebbe un po’ come, che so, chiudere gli occhi e pensare intensamente che la mafia non esiste, o semplicemente pregare per i poveri e i deboli ed essere convinti di aver fatto qualcosa di produttivo.

    Per quanto riguarda la parte operativa della legge in sé le cose sono piuttosto confuse. Lo stesso articolista di Repubblica non si rende conto che i tre Paesi citati in cui esistono “filtri” ( Cina, Iran ed Emirati Arabi Uniti ) hanno dei governi totalitari e sono sostanzialmente fuori da accordi internazionali che riguardano, fra le varie cose, anche “possibili limitazioni della libertà di espressione”. L’unico caso di oscuramento “tollerato” in Italia riguarda i siti di gioco d’azzardo, cosa che comunque è bypassabile usando DNS di un paese in cui il fisco non è un “modo per farla pagare ai cittadini”.

    Per quanto riguarda i siti registrati in Italia, verrebbero inevitabilmente spostati all’estero, in una misura analoga a quanto accade in Francia grazie alle varie leggi spazzatura ( HADOPI & co. ), danneggiando così i provider.

    Per i siti registrati all’estero si sente la parolina magica: “rogatorie”. Il fatto è che se la Svizzera non ha mai regalato a nessuno i dati degli evasori italiani – probabilmente nessuno glieli ha chiesti – non c’è motivo per cui un provider estero dovrebbe perdere clienti per colpa di un capriccio firmato da un fricchettone che camuffa le scartoffie del suo vecchio adorato movimento extraparlamentare con una cravatta verde.

    Le reazioni sono state per lo più negative, ma quelle più buffe sono quelle della fantomatica Farefuturo, che per Fini è il proverbiale laser per togliere le proverbiali svastiche che aveva tatuate sulla proverbiale fronte, e quella di Gentiloni, che in comune ai vari ministri per le telecomunicazioni e per l’innovazione aveva la più totale incompetenza in materia – ah no, è vero, lui aveva un blog, che figata – e non sorprende tanto che entrambi siano d’accordo sul fatto che provvedimenti simili siano una “limitazione della libertà”.

    Che dire, un mesetto e ce ne dimentichiamo tutti, e viviamo tutti felici e contenti, fino al prossimo tormentone.

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    1. Che bella parola, non vedevo l’ora di usarla da qualche parte!
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    SCRITTO IL 17 novembre 2009 SU Banane, Riflessioni

    L’ultimo post è ormai un po’ datato, ma se non altro la buona notizia è che non ci sono novità sul fronte universitario a parte una mia laurea imminente, che comunque ha poco a che vedere – per cui è divertente vedere come la sbrilluccicosissima riforma GelMILF sia stata tacitamente accettata più o meno da tutti.

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    Il leitmotiv degli ultimi giorni è il decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi idrici.

    In generale i toni sono i soliti, ci sono quelli che sono a favore perché hanno una 24 ore, una cravatta e un diploma in ragioneria, quelli che sono contro perché “buuuh la privatizzazione fa schifo” – uno dei vari anelli di comunicazione fra Rifondazione e Forza Nuova -, quelli che sono a favore “perché odiamo le zecche”, etc.

    Come tutte le privatizzazioni, ci sono quelle buone e quelle italiane; questa in particolare è italiana by design, perché è difficile pensare di privatizzare nello spirito della libera concorrenza se poi la rete idrica di un comune ( o di un’area più vasta ) non viene smembrata fra più di un privato. Quello che accade in generale, come sanno bene quelli che vivono in un comune in cui la “sperimentazione” è già avviata ( o è in procinto di esserlo ) è innanzitutto che la parola “sperimentazione” è diventata un vezzeggiativo della parola “inculata”, ma, più importante, il comune cede in modi oscuri la rete idrica ad un’azienda, e la cosa finisce lì: ovviamente non finisce lì, nel senso che le bollette esplodono, e così via.

    Ho due dubbi a riguardo. Quale è la funzione delle istituzioni nel momento in cui l’istituzione non fornisce più nessun servizio ? È chiaro che questo provvedimento serve a riparare il danno causato dall’abolizione dell’ICI, anche quella fatta all’italiana – si abolisce senza riscuotere gli arretrati. I comuni serviranno a qualcosa oltre ad essere grandi under 21 dei parassiti di professione ? In ogni caso è discutibile il fatto che si permetta di prendere un provvedimento che molto probabilmente andrà a sfavore di molti cittadini e lo si giustifichi con la sola legittimazione popolare ( “mi avete votato, faccio quello che voglio” ).

    Il secondo dubbio riguarda una questione più semplice. Se intorno a casa mia nessuno vende arance buone posso coltivarle in casa e se raggiungo una produzione decente posso anche pensare di venderle. Se invece non mi piace il servizio erogato dallo stronzo che gestisce la mia rete idrica non posso pensare di fare un buco nel mio giardino. In un contesto di “servizio pubblico” la cosa ha un senso, perché non posso farlo io ma non può farlo nessun altro. In questo contesto invece si liberalizza l’erogazione del servizio, ma solo per chi possiede i tubi, ergo, niente pozzi faidate, per quelli bisogna chiedere il permesso, ammesso che non sia cambiato qualcosa. È un po’ la stessa logica che c’è nei provider di connettività internet, nel senso che condividere una rete wireless è reato almeno quanto crackarne una.

    Questa è fondamentalmente la cosa che non ha nessun senso, per cui piuttosto che liberalizzazione sarebbe più corretto chiamarla “corporativizzazione”, o qualcosa del genere, per indicare che il decreto porta la firma di un ex-missino.

    Ovviamente uno potrebbe obiettare allo stesso modo sul fatto che i pozzi faidate possono essere un boomerang ambientale, e avrebbe in parte ragione, però d’altra parte le persone che dovrebbero vigilare sul buono stato di tubature e impianti idrici sono le stesse che vigilano sul buono stato degli edifici, per cui non siamo proprio in buone mani. Se poi si considera il fatto che in Italia gli imprenditori vengono braccati molto meno di altre persone – o, semplicemente, entrano in politica – non ci si stupirebbe se si vedesse una diminuzione dei controlli e un aumento delle “esenzioni”.

    Se consideriamo poi le cifre che saltano fuori, il fatto che “le reti idriche sono allo sfascio”, gli sprechi, e così via, non si capisce perché alla luce dell’esperienza passata una privatizzazione “con quotazione in borsa” sia vantaggiosa. Chi mai potrebbe comprare azioni di un’azienda della quale è obbligato ( per motivi geografici ) ad essere cliente ? Difficile pensare di generare profitti senza investimenti, ammesso che il gestore locale non sia anche, che so, una catena di fast food, una casa editrice, o magari Alitalia.

    Personalmente non vedo l’ora di vedere i primi abbonamenti ADSL 20MBit/s con 100 m3 di acqua inclusi al giorno.

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    SCRITTO IL 2 novembre 2009 SU Banane, Ffruustration, Low tech, Riflessioni

    In realtà una non è una notizia molto recente, ma l’altra è abbastanza sbrigativa.

    I – salvate i nostri bambini!!1

    MC

    Fig. 1

    Un gruppo di clown ha tirato su l’ennesimo sito di reclutamento di piccoli brufolosi con tanta voglia di pestare negri e zingari, e per Repubblica è valsa la pena pubblicare un articolo lunghissimo a riguardo, perché si sa, a queste cose in Italia siamo totalmente estranei, e ci stupiamo ogni giorno di più.

    Il lato divertente però non è tanto il “come vengono presi sul serio questi qui”, anche perché dopotutto il Ku Klux Klan non fa morti dagli anni ‘60 ( tre in un decennio ), e in ogni caso la seconda ondata, quella dopo la discussa esaltazione presentata in The Birth Of A Nation ( D.W. Griffiths, 1915 ) ha mietuto molte meno vittime della prima – tanto che appunto è discutibile il fatto che un film possa avere avuto tutta questa influenza in un “revival” che non ha una significatività statistica.

    In ogni caso il noto politico ( rappresentato in Fig. 1 ) ha avuto da dire la sua a riguardo. Cito:

    “[...] Una pagliacciata che può diventare pericolosa: [...] ci troviamo di fronte a persone che incitano nostri cittadini a discriminare neri, omosessuali, persone dall’orientamento religioso diverso dal nostro e lo fanno su siti e canali di comunicazione internet molto utilizzati dai più giovani e visibili a tutti, compresi i bambini”. Il ministro chiede l’intervento degli “organismi preposti al controllo della Rete per evitare la diffusione di messaggi così negativi e incivili. Che, certo, non possono avere cittadinanza in un Paese profondamente democratico e maturo come il nostro”.

    È una dichiarazione così ingenua che fa tenerezza. Prima sono i videogames violenti che inducono a sparare nelle scuole, poi sono i siti internet che traviano i bambini e li fanno diventare razzisti. I genitori non esistono in tutto ciò e la colpa è semplicemente delle “informazioni”, più o meno come questo fantastico gruppo di idioti che propone la soluzione finale per giustificare la loro totale assenza nella cura dei figli.

    Tutte le misure su internet degli ingenuotti governatori falliscono miseramente, come la faccenda dei siti di gioco d’azzardo oscurati, per accedere ai quali basta utilizzare un DNS svizzero, come faccio io; non che giochi d’azzardo, ma è brutto pensare che Scajola abbia il minimo diritto di decidere i siti che uno può e non può visitare.

    Per cui, i miei migliori auguri alla Carfagna nella sua battaglia per salvare i bambini dall’internet.

    II –  il DDL GelMILF

    Rispetto alla 133/08 il DDL Gelmini, che è un po’ “la vera riforma” non ha creato molto scompiglio, e contrariamente alla 133, non conosco nessuno che l’abbia letta. Per chi l’anno scorso fosse in vacanza in Cambogia, linko una presentazione “esplicativa” che feci a ottobre 2008.

    La 133 e il foglietto che seguì ( quello che, per intenderci, annunciava il biscottino alle università belle ) non attuò praticamente nessuno dei benefici annunciati, mentre il blocco del turnover è già una realtà.

    La cosa agghiacciante è che per menate sindacali è difficile applicare lo stesso blocco alle segreterie, che in generale sono il grande dito nel culo delle università, ma è un’altra storia.

    In summa, sto cazzo di DDL Gelmini di fine ottobre 2009, cosa contiene ? Dobbiamo lamentarci ?

    Innanzitutto si tratta di una riforma grossa di tutto il sistema universitario, per cui ridefinisce praticamente tutte funzioni dei vari organi: facoltà, Senato, CdA, etc., ma stranamente non tocca i dipartimenti. Vengono ridotte in modo non preoccupante le facoltà ( per obbligo ) ma la cosa non è un grosso problema, anche perché basta semplicemente accorpare, e in genere la cosa può creare più problemi di quanti non ne risolva.

    Viene introdotto un DG con molti poteri, che però non siede nel CdA. Una nota a margine è che i DG degli ospedali sono spesso pregiudicati. Fate 2+2.

    Ci sono alcune cose fatte ad hoc per sanare particolari casi patologici, come l’assegnazione di non più di 12 CFU “a discrezione”, per cose fuori dagli esami ( prima erano 60, e succedevano cose come questa ), o come alcuni limiti ai mandati dei rettori e qualche norma in materia di conflitto di interessi fra cariche universitarie ( ironia ).

    Ci sono altre modifiche leggere per quanto riguarda assegni e contratti, una grossa è che gli assegni di ricerca da parte dell’università non sono più regolati dalla stessa legge che regolamentava gli assegni degli istituti di ricerca ( INFN, ASI, etc. ), ma c’è un articolo ad hoc nel DDL di cui sopra; non che questa sia tendenzialmente una cosa buona o cattiva.

    Dove sta il pericolo ? Innanzitutto una cosa è un fondo statale per borse di studio di merito, che già da sé ( statale ? No, grazie ) è una stupidaggine, ma la cosa è ancora più esplicita nel momento in cui i canoni di attribuzione sono ministeriali.

    Perché è una cosa pericolosa ? Perché innanzitutto gli Istituti di Studi Superiori in Italia non hanno prodotto nulla di rilevante di recente, niente a paragone con Princeton o l’europea ENS di Parigi ( o di Lione ), eppure godono di finanziamenti statali “privilegiati”, per cui già da ora per uno studente meritevole fuori dal circuito è difficile avere incentivi. Nel caso di una borsa statale sarebbe un bel problema nel momento in cui ci fossero privati e fondazioni ( dall’ENI alle varie fondazioni che fanno ricerca in ambito medico ) che offrono borse e premi di laurea nello stesso ambito, questi avrebbero una concorrenza abbastanza impari da parte dello Stato, per cui offrire incentivi non sarebbe una cosa conveniente, e chi risultasse fuori dai canoni statali sarebbe estromesso.

    A riprova di tutto ciò, il DDL non riforma minimamente gli enti per il diritto allo studio, che sono una schifezza tutta italiana, e continua con la barzelletta delle tasse scaglionate per “ambito” ( “i letterati non hanno laboratori, per cui pagano di meno” ).

    Non che mi aspettassi una riforma in questi due sensi, ma se la parola chiave è meritocrazia si vede proprio che è l’ennesima riforma scritta da avvocati che non hanno mai messo piede in un’università.

    L’altra faccenda grave è che mentre su certe cose il DDL è molto minuzioso ( assegni di ricerca, contratti a tempo determinato, durata dei mandati, diritti e doveri degli organi, etc. ), su altre è molto vago.

    Ad esempio, tutta la faccenda delle borse è affidata ad una sola ( oscura ) s.p.a.; la questione “valutazione” è delegata all’ANVUR, che ha un sito che ricorda molto le tabelle dei laureati in scienze politiche con le ossa grosse perché conoscono la derivata prima della funzione coseno: ovvero, il DDL non si occupa di tutto ciò, la chiave è affidare tutto ad una sola agenzia esterna; si chiama metodo italiano.

    Come questi casi ce ne sono altri; i biscottini di merito del FFO ( il famoso 7% da destinare alle università fighe ) non hanno ancora una ripartizione precisa, gli incentivi e le “cose che rendono un partecipante a un concorso più bravo di un altro” sono accennate, nel senso che non sono “a discrezione”, ma sono “da definirsi”; quando ? Boh.

    In sintesi, non ci sono grosse novità, era prevedibile che la fantomatica riforma non riformasse un cazzo, ma il problema fondamentale è che la 133 è stata molto sbrigativa, e le promesse di scioglimento dei nodi su tagli e ripartizione meritocratica sono rimaste tali. Ma vabe’, è pur sempre la Gelmini, che c’aspettavamo.

    Per concludere: tutto ciò merita una protesta ? La risposta è sì, ma da parte delle categorie più colpite, che non sono gli studenti o gli ordinari ma sono gli assegnisti, i post-doc e i ricercatori ( a contratto e non ).

    Se non protestano il silenzio assenso sarà un problema loro.

    Per la cronaca, ecco il DDL, per chi lo vuole leggere.

    Nota a margine: sempre riguardo copypasta fallimentari del modello americano, il DDL è sufficientemente nazista su certe cose ( assunzioni, scadenze dei mandati, etc. ) ma quando parla di partecipazione dei privati nei CdA delle università non pone una quota d’ingresso. È più importante verificare che non ci siano conflitti di interessi fra organi della stessa università o impedire che entrino a far parte di un CdA persone eventualmente incompetenti – o comunque di competenza non certificata, visto che non è richiesta – che non hanno versato un centesimo nella cassa dell’ateneo ?

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    SCRITTO IL 29 ottobre 2009 SU Scienza

    A parte “a Marrazzo piace il” e le spassose primarie del PD non è successo niente di interessante negli ultimi giorni; non che questi due avvenimenti lo siano, ma di sicuro sono divertenti, per cui è tanto di guadagnato.

    js

    Che cazzo c'entra?

    Per i veri sfigati, una notizia decente è questa qui. Per gli altri, dovete accontentarvi del disegno. Purtroppo l’astrofisica mi annoia, per cui la cosa sembrerà molto meno interessante, anche se è incredibile come la rivelazione di un solo fotone può far titolare un articolo “teorie di quantum gravity spazzate via da un’esplosione di raggi gamma”. Lungi da me ovviamente poter dare un giudizio tecnico autorevole.

    In poche parole, quello che succede è che l’unificazione delle teorie delle interazioni fondamentali è un’orgia di modelli che si basano sul fatto che “quello che succede fra due cose grandi come pietre non succede fra due cose molto più piccole”, per cui le simmetrie del mondo reale (e anche a livello di particelle) potrebbero non manifestarsi (“rompersi”) se si aumenta molto lo zoom, per colpa di effetti di vario tipo. Nella fattispecie la cosa riguarda la scala di Planck (la lunghezza di Planck è circa 10-33 cm).

    Quale sarà il modello vero ? Boh.

    Una fonte di raggi gamma ci ha regalato un fotone molto energetico, per essere un fotone, che dopo il suo lungo viaggio, a quanto pare, da un punto di vista relativistico si è comportato meglio di quanto chi si occupa di quantum gravity potesse sperare, tanto che la conclusione (sempre che appunto il ragionamento sia corretto) è che se questi effetti ci sono allora non si fanno vivi se non a distanze confrontabili con la lunghezza di Planck, che è pressappoco “un milione di milardi di miliardi” di volte più piccola della più piccola lunghezza “facilmente” misurabile.

    Questo servirebbe in teoria a buttare nel cesso i vari modelli di quantum gravity che prevedono una rottura dell’invarianza di Lorentz (leggasi “cose buffe che storpiano le nozioni di spazio e tempo usuali”) in scale umane, e sarebbe una gran cosa, visto che son proprio tanti; il lato antipatico è anche l’approccio da ultras (o da massoneria) dei sostenitori di tutti i vari modelli.

    In effetti ci si accorge che in ambito scientifico le cose non vanno quando diminuiscono le persone che fanno stime e conti e aumentano quelle che dicono “io credo che”.

    L’avevo detto che non era successo niente di interessante, e soprattutto, che erano 22 giorni che non aggiornavo il blog.

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